Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39362 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 10/12/2021, (ud. 26/11/2021, dep. 10/12/2021), n.39362

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6009-2021 proposto da:

CONDOMINIO (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

CIRCONVALLAZIONE CLODIA 169, presso lo studio dell’avvocato PAOLO

BENIGNI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLO

RANGAIOLI;

– ricorrente –

contro

D.C.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TAGLIAMENTO

55, presso lo studio dell’avvocato NICOLA DI PIERRO, che la

rappresenta e difende unitamente agli avvocati SERGIO DAL CERO,

CORRADO FARINON;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza n. 16531/2020 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

depositata il 31/07/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26/11/2021 dal Consigliere Dott. SCARPA ANTONIO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Condominio (OMISSIS), di via Sacchi 21, Venezia, ha proposto ricorso per la revocazione della ordinanza n. 16531/2020 del 31 luglio 2020 della Corte di cassazione.

Stefania D.C. si difende con controricorso.

Su proposta del relatore, ai sensi dell’art. 391-bis c.p.c., comma 4, e art. 380-bis c.p.c., commi 1 e 2, che ravvisava l’inammissibilità del ricorso, il presidente fissava con decreto l’adunanza della Corte perché la controversia venisse trattata in camera di consiglio nell’osservanza delle citate disposizioni.

Le parti hanno presentato memorie.

Questa Corte, con l’ordinanza ordinanza n. 16531/2020 del 31 luglio 2020, accolse il secondo ed il terzo motivo del ricorso di D.C.S. contro la sentenza n. 970/2015 della Corte d’appello di Venezia. La Corte di Venezia, confermando la pronuncia di primo grado, aveva respinto l’impugnazione ex art. 1137 c.c. della deliberazione assembleare 8 maggio 2007 del Condominio (OMISSIS), proposta da D.C.S. con riguardo all’errato riparto delle spese nel consuntivo 2006 in riferimento ai criteri dettati dal regolamento e delle tabelle millesimali. L’ordinanza impugnata ha enunciato il seguente principio di diritto: ” In materia di delibere condominiali sono affette da nullità – che anche il condomino il quale abbia espresso il voto favorevole può fare valere – quelle con cui a maggioranza sono stabiliti o modificati i criteri di ripartizione delle spese comuni in difformità da quanto previsto dall’art. 1123 c.c. o dal regolamento condominiale contrattuale, essendo necessario, a pena di radicale nullità, il consenso unanime dei condomini”.

Il ricorso per revocazione deduce l’errore addebitato all’ordinanza n. 16531/2020 quanto alla ripartizione delle spese “in parti uguali tra tutti i condomini” (pagina 7 del provvedimento), giacché si tratterebbe di “fatto mai accaduto”; si contrappone che le spese nell’impugnata delibera vennero suddivise “con i criteri legali per millesimi ex art. 1123 c.c.”, essendo stato il criterio regolamentare modificato per facta concludentia dalla pratica seguita da trentuno anni in sede di approvazione dei bilanci condominiali. Il ricorso per revocazione allega altresì che il terzo motivo sulla mutatio libelli, che l’ordinanza n. 16531/2020 ha accolto, non è stato “affatto trattato”.

Va considerato come:

1) l’impugnazione per revocazione delle decisioni della Corte di cassazione è ammessa nell’ipotesi di errore compiuto nella lettura degli atti interni al giudizio di legittimità, errore che presuppone l’esistenza di divergenti rappresentazioni dello stesso oggetto, emergenti una dalla sentenza e l’altra dagli atti e documenti di causa che la Corte esamina direttamente nell’ambito del motivo di ricorso o delle questioni rilevabili d’ufficio (Cass. Sez. U, 27/11/2019, n. 31032);

2) alla stregua dell’orientamento sancito da Cass. Sez. 6, 17/05/2018, n. 12046, il ricorso per revocazione delle pronunce di cassazione con rinvio (quale quella oggetto dell’impugnazione in esame) deve ritenersi inammissibile se l’errore revocatorio enunciato abbia portato all’omesso esame di eccezioni, questioni o tesi difensive che possano costituire oggetto di una nuova, libera ed autonoma valutazione da parte del giudice del rinvio, ma non anche se la pronuncia di accoglimento sia fondata su di un vizio processuale dovuto ad un errore di fatto o se il fatto di cui si denuncia l’errore percettivo sia assunto come decisivo nell’enunciazione del principio di diritto, o, nell’economia della sentenza, sia stato determinante per condurre all’annullamento per vizio di motivazione.

Ora, il fatto che l’ordinanza n. 16531/2020 abbia fatto cenno in motivazione ad una ripartizione in parti uguali delle spese non rappresenta un errore che rivela l’essenziale carattere decisivo, in

quanto non costituisce comunque una ragione determinante ed ineliminabile nell’economia della decisione che ha comunque condotto all’accoglimento del ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d’appello di Venezia (cfr. Cass. Sez. 2, 02/08/2019, n. 20856; Cass. Sez. 6, 17/05/2018, n. 12046; Cass. Sez. L, 04/11/2015, n. 22520; Cass. Sez. L, 14/11/2014, n. 24334).

Invero, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, è comunque invalida la delibera condominiale attraverso la quale, a maggioranza, siano ripartite le spese che ripartiscono in concreto tra i condomini le spese relative alla gestione delle parti e dei servizi comuni adottate in violazione dei criteri generali previsti dalla legge o dalla convenzione eventualmente contenuta nel regolamento (Cass. Sez. U, 14/04/2021, n. 9839): è perciò la difformità dai criteri legali o convenzionali, e non l’eguaglianza delle quote di riparto, la ragione essenziale della annullabilità della deliberazione assembleare.

Viceversa, le questioni attinenti all’avvenuta modifica per facta concludentia del criterio regolamentare di riparto delle spese (ipotesi la cui praticabilità è peraltro smentita dal più recente orientamento giurisprudenziale: cfr. Cass. Sez. 2, 15/10/2019, n. 26042) e all’omesso esame del terzo motivo dell’avverso ricorso per cassazione (sul quale l’ordinanza revocanda ha invece ravvisato l’opportunità di una trattazione congiunta col secondo motivo) neppure prospettano vizi revocatori per errori di fatto (quali svista percettiva immediatamente percepibile), ma sono volti a reintrodurre il “thema decidendum” originario del precedente giudizio di legittimità, ovvero a denunciare un’errata considerazione e interpretazione dell’oggetto di ricorso e, quindi, un errore di giudizio.

Nella memoria ancora il ricorrente sostiene che “non sono ancora state effettivamente comprese le ragioni del Condominio (OMISSIS) poste a fondamento del ricorso per revocazione dell’Ordinanza impugnata viziata per un palese errore di fatto sull’oggetto della causa in cui è incorsa la Corte”. Ciò conferma che, in realtà, quale che non si è ancora compreso è che si ha qui riguardo all’errore di fatto che dovrebbe giustificare la revocazione di una decisione della Corte di cassazione, il quale può concernere i soli fatti sottoposti al diretto accertamento della Suprema Corte, e non pretesi errori in iudicando.

Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile e, in ragione della soccombenza, il ricorrente va condannato a rimborsare alla controricorrente le spese del giudizio di revocazione, liquidate in dispositivo.

Sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione dichiarata inammissibile.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare le spese sostenute nel giudizio di revocazione dalla controricorrente, che liquida in complessivi Euro 4.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6 – 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 26 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

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