Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39332 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. II, 10/12/2021, (ud. 19/01/2021, dep. 10/12/2021), n.39332

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rosanna – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23248-2016 proposto da:

C.M.R., P.D., elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA DELLE QUATTRO FONTANE, 20, presso lo studio

dell’avvocato AUGUSTA CIMINELLI, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato GIACOMO SARTOR;

– ricorrenti –

contro

PA.FE., PA.AG., il quale agisce in proprio e

quale liquidatore di Lugana srl in liquidazione, PA.RU.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA TACITO 23, presso lo studio

dell’avvocato GIOVANNI GIUSTINIANI, rappresentati e difesi dagli

avvocati SERGIO BENETTI, ANDREA FARESIN;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 188/2016 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 07/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/01/2021 dal Consigliere Dott. CHIARA BESSO MARCHEIS.

 

Fatto

PREMESSO

CHE:

1. I coniugi P.D. e C.M.R. avevano citato in giudizio la società Lugana s.r.l., dalla quale avevano acquistato un appartamento il 6 dicembre 2002. I coniugi deducevano di avere pernottato per la prima volta nell’appartamento nell’estate del 2003 e che già la prima notte era scattato l’allarme antincendio, con immissioni acustiche e fuoriuscita di fumi di rilevanza tale che la vendita era da considerarsi viziata per aliud pro alio; chiedevano pertanto che fosse accertato che l’immobile era affetto da vizi che lo rendevano inidoneo all’uso cui era destinato e che la convenuta venisse condannata per violazione dell’art. 1669 c.c., ovvero per responsabilità extracontrattuale, ad eliminare i vizi e, in ulteriore subordine, previo accertamento del minore valore dell’immobile a causa dei vizi e difetti, che la convenuta fosse condannata a restituire quanto aveva in più ricevuto e a risarcire il danno.

Con sentenza n. 327/2008, il Tribunale di Bassano del Grappa, dopo avere constatato che l’immobile era inidoneo alla funzione economico-sociale per cui era stato compravenduto e che gli attori non avevano chiesto la risoluzione del contratto, ma la riduzione del prezzo di compravendita, ha condannato la società Lugana s.r.l. al pagamento di Euro 35.000.

2. I soci della società Laguna s.r.l., nel frattempo cancellata dal registro delle imprese, hanno impugnato la decisione, contestando la ricostruzione della fattispecie quale vendita di aliud pro alio e il rigetto dell’eccezione di decadenza ai sensi dell’art. 1492 c.c. e dell’eccezione di cui all’art. 1491 c.c. e lamentando la carenza dell’istruzione, anche tecnica, della causa.

La Corte d’appello di Venezia – con sentenza 7 marzo 2016, n. 488 – ha accolto l’impugnazione e, in riforma della sentenza di primo grado, ha escluso che il caso in esame concernesse una vendita di aliud pro alio, ritenendo che si trattasse invece di vizi redibitori, vizi rilevanti che però, pur incidendo sull’abitabilità dell’appartamento intesa come pacifica godibilità del bene, non hanno impedito la concessione dell’abitabilità in senso stretto; la Corte d’appello di Venezia ha quindi rilevato la mancata prova da parte degli attori della tempestività della denuncia dei vizi e ha quindi dichiarato P.D. e C.M.R. decaduti dalla garanzia.

3. P.D. e C.M.R. ricorrono per cassazione avverso la sentenza della Corte d’appello di Venezia. Resistono con controricorso A. R. e Pa.Fe.. I ricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

I. Il ricorso è articolato in dodici motivi.

1) I primi quattro motivi sono tra loro connessi e sono pertanto trattati congiuntamente.

a) Il primo motivo denuncia “vizio della sentenza ex art. 360 c.p.c., n. 3 per violazione ed erronea applicazione degli artt. 1470 c.c. e ss., art. 1453 c.c. e ss. e art. 1490 c.c. e ss., in particolare per travisamento della nozione di aliud pro alio e per avere conseguentemente la Corte d’appello escluso che il bene consegnato costituisse un aliud rispetto a quanto pattuito”.

b) Il secondo motivo lamenta “nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, per irrimediabile contraddittorietà delle motivazioni in merito alla configurabilità della figura dell’aliud pro alio in relazione ad un bene appartenente al medesimo genus di quello promesso (in particolare: “immobile”)”.

c) Il terzo motivo denuncia “vizio della sentenza impugnata ex art. 360, n. 3 per irrimediabile contraddittorietà delle motivazioni in merito alla configurabilità della figura dell’aliud pro alio in relazione ad un bene appartenente al medesimo genus di quello promesso (“immobile”) in violazione degli art. 111 Cost. e art. 132 c.p.c., n. 4″.

d) Il quarto motivo lamenta “vizio della sentenza impugnata ex art. 360, n. 3 per travisamento della nozione di aliud pro alio e violazione della normativa e dei principi in materia di inadempimento contrattuale per consegna di aliud pro alio e di certificazione di abitabilità/agibilità”.

I quattro motivi, che richiamando i diversi parametri dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4 contestano tutti la mancata riconduzione della fattispecie alla vendita di aliud pro alio, sono infondati.

E’ vero che, come deducono i ricorrenti, secondo l’orientamento di questa Corte si ha vendita di aliud pro alio non soltanto “quando il bene consegnato sia completamente diverso da quella contrattato perché appartiene a un genere del tutto diverso”, ma anche quando sia privo “delle capacità funzionali necessarie a soddisfare i bisogni dell’acquirente” (Cass. 10523/2003). Nel caso di specie, però, il giudice d’appello ha correttamente escluso la configurabilità di aliud pro alio in quanto si è in presenza di vizi che sì incidono – sulla base delle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio – sulla pacifica godibilità del bene, ma che non privano il bene medesimo della sua capacità funzionale, anche considerando l’avvenuta concessione del certificato di abitabilità (sull’essenzialità del certificato di abitabilità, fra le altre cfr. Cass. 23265/2019, secondo la quale “nella vendita di immobile destinato ad abitazione, il certificato di abitabilità costituisce requisito giuridico essenziale del bene compravenduto, poiché vale a incidere sull’attitudine del bene stesso ad assolvere la sua funzione economico sociale, assicurandone il legittimo godimento e la commerciabilità”).

2) Il quinto e sesto motivo sono tra loro strettamente connessi.

a) Il quinto motivo denuncia “nullità della sentenza impugnata in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4 per radicale assenza di motivazione in merito alla qualificazione dei difetti di cui è causa come vizi redibitori”.

b) Il sesto motivo lamenta il “vizio della sentenza impugnata per violazione di norme di diritto e in particolare per violazione dell’art. 111 Cost. e art. 132 c.p.c., n. 4, nonché per erronea applicazione della normativa in materia di immissioni in relazione alla disciplina ex artt. 1490 c.c. e ss.”.

I motivi non possono essere accolti.

I ricorrenti contestano il vizio di radicale assenza di motivazione quando al contrario la Corte d’appello ha argomentato la riconduzione della fattispecie alla presenza di vizi incidenti sulla pacifica godibilità del bene, vizi correttamente qualificati come immissioni, trattandosi appunto di rumori e/o emissioni tossiche (v. pp. 8 e 9 della sentenza impugnata). Pertanto, non sono configurabili né il vizio di assenza di motivazione ai sensi del n. 4 del 360 c.p.c., né quello di violazione di legge ex art. 111 Cost. e ex art. 132 c.p.c. Quanto poi al contestato richiamo da parte del giudice di appello della pronuncia di questa Corte n. 8338/1998, tale richiamo vale unicamente per la qualificazione delle ipotesi di immissioni eccedenti la normale tollerabilità quale vendita di bene oggettivamente affetto da un difetto.

3) Il settimo motivo denuncia “nullità della sentenza impugnata per violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, in particolare per omessa pronuncia sulla domanda degli attori ex art. 1669 c.c.”.

Il motivo è fondato. I ricorrenti in primo grado avevano proposto in via subordinata la domanda di condanna della società Lugana s.r.l. “ex art. 1669 c.c., ovvero per responsabilità extracontrattuale, ad eliminare i vizi e difetti che rendono l’appartamento degli attori inidoneo all’uso cui è destinato”, domanda che è stata reiterata in appello. Tale domanda non è stata esaminata dal giudice d’appello, che ha considerato unicamente la proposizione dell’azione contrattuale (v. p. 8 della sentenza impugnata).

4) La fondatezza del settimo motivo comporta l’assorbimento dei restanti motivi, che rispettivamente denunciano:

a) “omessa valutazione di elementi essenziali ai fini della decisione ed in particolare della sussistenza di una tempestiva denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5” (ottavo motivo);

b) “vizio della sentenza per mancata ammissione in sede di appello di prove essenziali ai fini della decisione e pertanto per omesso esame di un fatto decisivo per la controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5” (nono motivo);

c) “vizio della sentenza per mancata ammissione in sede di appello di prove essenziali ai fini della decisione e pertanto nullità del procedimento sotto tale profilo in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4” (decimo motivo);

d) “vizio della sentenza impugnata ex art. 360 c.p.c., n. 3 per erronea applicazione dell’art. 1495 c.c.” (undicesimo motivo);

e) “vizio della sentenza impugnata ex art. 360 c.p.c., n. 3 per violazione della normativa in merito alle compravendite coinvolgenti consumatori” (dodicesimo motivo).

II. La sentenza impugnata va quindi cassata in relazione all’accoglimento del settimo motivo e la causa deve essere rinviata alla Corte d’appello di Venezia, che provvederà anche in relazione alle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il settimo motivo, rigettati i motivi dal primo al sesto, assorbiti i restanti motivi; cassa il provvedimento impugnato in relazione al motivo accolto e rinvia la causa, anche per le spese, alla Corte d’appello di Venezia, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale della sezione seconda civile, il 19 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

 

 

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