Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39319 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/12/2021, (ud. 24/11/2021, dep. 10/12/2021), n.39319

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Paolo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore, legale

rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa, ex lege,

dall’Avvocatura Generale dello Stato, ed elettivamente domiciliata

presso i suoi ufficì, alla via dei Portoghesi, n. 12, in Roma;

– ricorrente –

contro

Impiantistica 2000 Srl, in persona del legale rappresentante pro

tempore;

– intimata –

Avverso la sentenza n. 250, pronunciata dalla Commissione Tributaria

Regionale della Campania il 13.05.2013, e pubblicata l’8.7.2013;

ascoltata la relazione svolta dal Consigliere Paolo Di Marzio;

la Corte osserva.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. L’Agenzia delle Entrate notificava alla Impiantistica 2000 Srl, esercente attività di installazione di impianti idraulici, l’avviso di accertamento n. (OMISSIS), avente ad oggetto Ires, Iva ed Irap, oltre accessori, in relazione all’anno 2007. L’accertamento risultava fondato su rilevate incongruenze contabili, l’Amministrazione finanziaria affermava di averlo eseguito con metodo analitico induttivo, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), ed il calcolo del maggior reddito era stato effettuato in considerazione delle percentuali di ricarico desumibili dai pertinenti studi di settore.

2. La contribuente impugnava l’avviso di accertamento innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Napoli che, ritenuto necessario il contraddittorio preventivo, non attivato dall’Ente impositore, annullava l’atto impositivo.

3. L’Amministrazione finanziaria ricorreva avverso la decisione sfavorevole conseguita, innanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Campania, che confermava la pronuncia di primo grado e l’annullamento dell’avviso di accertamento.

4. Avverso la decisione assunta dalla CTR ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, affidandosi a tre motivi di impugnazione. La società Impiantistica 2000 Srl non si è costituita. Il P.M., s.Procuratore Generale De Matteis Stanislao, ha proposto le proprie conclusioni, domandando rinnovarsi la notificazione del ricorso in favore della società e, nel merito, argomentando in favore dell’accoglimento dell’impugnazione.

Il giudizio è stato chiamato per la trattazione all’udienza dell’8.9.2020, quando il Collegio ha dovuto rilevare che, come rilevato dal P.M., era stata tentata dall’Amministrazione finanziaria la notifica del ricorso presso la sede legale della società, che non aveva sortito esito positivo stante l’irreperibilità della destinataria. In relazione alla notifica tentata in favore del procuratore della società, poi, non si rinveniva in atti l’avviso di ricevimento. In conseguenza, ritenuta la ricorrenza di una ipotesi di nullità, ma non di inesistenza, della notificazione, il Collegio ne disponeva la rinnovazione a cura della ricorrente, ai sensi dell’art. 291 c.p.c., comma 1. L’Agenzia delle Entrate ottemperava nei termini fissati, ed il 9.3.2021 la notificazione del ricorso è stata effettuata nelle proprie mani del procuratore della Impiantistica 2000 SrI costituito in grado di appello. Neppure a seguito della notificazione del ricorso positivamente effettuata presso il suo procuratore la società Impiantistica 2000 Srl si è costituita.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso, proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’Agenzia delle Entrate contesta la insufficiente motivazione su un fatto controverso, in cui è incorsa la CTR, per aver annullato l’avviso di accertamento a causa dell’omessa istaurazione del contraddittorio preventivo con la contribuente, non tenendo conto che l’adempimento non era necessario, perché l’accertamento non si fonda sugli studi di settore, essendo invece un accertamento analitico induttivo, fondato sulle riscontrate incongruenze contabili e sull’antieconomicità della gestione d’impresa.

2. Mediante il secondo strumento di impugnazione, introdotto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’Amministrazione finanziaria censura la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4, dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e dell’art. 11 Cost., comma 6, da cui dipende la nullità della sentenza adottata dalla CTR, per non avere il giudice dell’appello esaminato il provvedimento impugnato, ed aver annullato l’avviso di accertamento solo per il difetto del contraddittorio preventivo, che non era però necessario perché trattavasi di un accertamento analitico induttivo, fondato sulle riscontrate incongruenze contabili e sull’antieconomicità della gestione d’impresa.

3. Con il terzo motivo di ricorso, proposto nuovamente ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ma nella sua nuova formula, l’Agenzia delle Entrate critica l’omesso esame di un fatto decisivo in cui è incorsa la CTR, per aver annullato l’avviso di accertamento a causa della mancata istaurazione del contraddittorio preventivo, non tenendo conto che lo stesso non era necessario, perché l’accertamento non si fonda sugli studi di settore, essendo invece un accertamento analitico induttivo, fondato sulle riscontrate incongruenze contabili e sull’antieconomicità della gestione d’impresa, come emergente dallo stesso testo dell’atto impositivo.

4. Mediante i suoi motivi di ricorso l’Agenzia delle Entrate contesta la nullità della sentenza adottata dalla CTR, nonché la violazione di legge ed il vizio di motivazione (ai sensi della precedente e della vigente formulazione), per avere il giudice dell’appello annullato l’avviso di accertamento a causa del difetto del contraddittorio preventivo mentre, in considerazione della natura propria dell’atto impositivo, un accertamento analitico induttivo, l’instaurazione del contraddittorio preventivo non era richiesto dalla legge.

Sussistendo evidenti ragioni di connessione, i motivi di ricorso sono suscettibili di trattazione unitaria.

4.1. In effetti l’unica motivazione su cui si basa la decisione del giudice di secondo grado è che l’atto impositivo, fondato su uno studio di settore, sarebbe nullo a causa della mancata attivazione del contraddittorio preventivo con la contribuente. L’Agenzia delle Entrate ha contestato, riportando anche stralcio dell’avviso di accertamento ed i passaggi dei propri scritti difensivi in cui ha trattato l’argomento, che l’accertamento non era basato sugli studi di settore. L’atto impositivo risulta invece essere un accertamento analitico induttivo, che ha evidenziato incongruenze contabili e l’antieconomicità della gestione. Soltanto ai fini del calcolo dei maggiori ricavi si è poi utilizzato un parametro desunto dagli studi di settore. Nell’avviso di accertamento, come riportato in ricorso, si legge che “dall’esame di cui al quadro RS” della dichiarazione dei redditi presentata dalla contribuente, “risulta che nell’anno 2007 l’incidenza del costo delle materie prime e delle merci utilizzate per la realizzazione dei prodotti… oggetto dell’impresa che hanno generato ricavi per il citato anno ammonta al 80%”, mentre nello studio di settore si “prevede un’incidenza media del costo del venduto pari al 47,3%”. L’Agenzia rileva quindi “che nel periodo 2005/2008 la società ha dichiarato redditi irrisori rispetto al fatturato conseguito…”; “le descritte circostanze… incoerenza nei valori contabili e l’esiguità dei redditi… rappresentano fatti gravi, precisi e concordanti… i quali consentono di dichiarare inattendibili le scritture contabili e di procedere ad accertamento induttivo degli omessi ricavi… per effetto… accerta ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), i ricavi nella misura di…”.

Non appare dubbio pertanto che, come sempre affermato dall’odierna ricorrente, l’Amministrazione finanziaria abbia proceduto non ad un accertamento fondato esclusivamente sugli studi di settore, bensì ad un accertamento tributario di natura analitico induttiva, fondato sulle riscontrate incongruenze contabili e sull’antieconomicità della gestione aziendale, e si sia avvalsa degli studi di settore al solo fine di quantificare i maggiori ricavi di cui la società aveva omesso la dichiarazione.

4.2. Tanto premesso, questa Corte di legittimità ha già avuto modo di chiarire che “nel caso di accertamento basato esclusivamente sugli studi di settore, l’Amministrazione finanziaria è obbligata ad instaurare il contraddittorio preventivo con il contribuente ai sensi della L. n. 146 del 1998, art. 10, mentre detto obbligo non opera qualora l’accertamento si fondi anche su altri elementi giustificativi, quali riscontrate irregolarità contabili o antieconomiche gestioni aziendali”, Cass. sez. V, ord. 5.12.2019, n. 31814. Si è pure osservato, ricordato che l’avviso di accertamento per cui è causa ha ad oggetto anche l’IVA, tributo armonizzato, che “in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’Amministrazione finanziaria è gravata di un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale, la cui violazione comporta l’invalidità dell’atto purché il contribuente abbia assolto all’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere e non abbia proposto un’opposizione meramente pretestuosa, esclusivamente per i tributi “armonizzati”, mentre, per quelli “non armonizzati”, non è rinvenibile, nella legislazione nazionale, un analogo generalizzato vincolo, sicché esso sussiste solo per le ipotesi in cui risulti specificamente sancito”, Cass. sez. VI-V, 29.10.2018, n. 27421 e, nel presente giudizio, non risulta che la contribuente abbia neppure allegato le ragioni che avrebbe potuto far valere, in concreto, se il contraddittorio preventivo fosse stato istituito dall’Amministrazione finanziaria. L’instaurazione del contraddittorio preventivo da parte dell’Agenzia delle Entrate, pertanto, nel caso di specie rappresentava un adempimento non dovuto.

5. Il ricorso introdotto dall’Amministrazione finanziaria risulta pertanto fondato e deve essere accolto, con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale di Napoli perché, in diversa composizione, proceda a nuovo giudizio, nel rispetto dei principi esposti, e provveda anche a liquidare le spese di lite del giudizio di legittimità.

La Corte.

P.Q.M.

accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate, cassa la decisione impugnata e rinvia innanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Campania perché, in diversa composizione, proceda a nuovo giudizio nel rispetto dei principi innanzi esposti, provvedendo anche a liquidare le spese di lite del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 24 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA