Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39317 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/12/2021, (ud. 24/11/2021, dep. 10/12/2021), n.39317

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello M. – rel. Consigliere –

Dott. DI MARZIO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 22219/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio ex lege in Roma, alla via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

D.D.G., con gli avv.ti Rosanna Scarano, e Michele

Clemente, e con domicilio eletto presso lo studio del secondo in

Roma, al Vicolo Orbitelli, n. 31;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Puglia, Sez. staccata di Foggia, n. 259/25/11, pronunciata il 28

giugno 2011 e depositata il 04 luglio 2011, non notificata;

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 24 novembre

2021 dal Co: Marcello M. Fracanzani.

 

Fatto

RILEVATO

1. Il contribuente veniva inserito nel piano controlli del 2006, avendo realizzato ingenti investimenti nell’anno 2005 ed avendo dichiarato, negli anni antecedenti, redditi esigui, oltre ad aver omesso la relativa dichiarazione nell’anno 2003.

2. L’Ufficio espletava pertanto una preliminare indagine attraverso i dati presenti nell’Anagrafe tributaria, da cui risultavano spese riconducibili ad un tenore di vita elevato e tali da far comunque presumere redditi non dichiarati, ulteriori a quelli esposti nelle relative dichiarazioni annuali, quali: a) un finanziamento disposto nel 2005 dal contribuente in favore della società Sole Mediterraneo s.r.l., di cui egli era socio al 60%, per Euro 4.440.000,00, finalizzato all’acquisto di uno stabilimento vitivinicolo oltre ad altri suoli edificabili; b) un precedente investimento costituito da un versamento, nell’anno 2005, di Euro 6.000,00 a titolo di quota per la costituzione del capitale sociale della società Sole Mediterraneo s.r.l.; c) il possesso di un’autovettura e di una abitazione adibita a residenza; d) l’onere a carico di mantenimento del coniuge.

3. Al questionario inviato dall’Ufficio non facevano seguito informazioni e giustificazioni ritenute adeguate, sicché venivano emessi tre distinti avvisi di accertamento per gli anni d’imposta 2003, 2004 e 2005.

4. Insorgeva con ricorso il contribuente il quale contestava in via preliminare l’illegittimità della procedura di accertamento per pretesa omessa notifica del questionario. Nel merito contestava poi l’accertamento condotto dall’Ufficio e, in particolare, tutti gli indici di spesa vagliati dall’Ufficio al fine di procedere alla rettifica dei redditi.

5. I gravami di merito esitavano in senso favorevole al contribuente.

6. Ricorre per la cassazione della sentenza l’Avvocatura generalo dello Stato, che svolge due censure e cui replica il contribuente con tempestivo controricorso, depositando altresì memoria in prossimità dell’udienza.

Diritto

CONSIDERATO

1. In via preliminare occorre dare atto che il contribuente ha presentato istanza di sospensione del processo D.L. n. 119 del 2018, ex art. 6, comma 10, poi non coltivata. E’ dunque possibile passare all’esame del ricorso.

2. In applicazione del principio processuale della “ragione più liquida”, desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost., va esaminato preliminarmente il secondo motivo del ricorso, la cui fondatezza o meno assorbe ogni altra questione dibattuta fra le parti. La causa, infatti, può essere decisa sulla base della questione di più agevole soluzione, anche se logicamente subordinata, senza che sia necessario esaminare previamente le altre, imponendosi, secondo l’indirizzo espresso da questa Corte: “a tutela di esigenze di economia processuale e di celerità di giudizio, un approccio interpretativo che comporti la verifica delle soluzioni sul piano dell’impatto operativo piuttosto che su quello della coerenza logico sistematica e sostituisca il profilo dell’evidenza a quello dell’ordine delle questioni da trattare ai sensi dell’art. 276 c.p.c.” (Cass. V, n. 363/2019; Cass. n. 11458/2018; Cass. n. 12002/; Cass. S.U. n. 9936/2014).

3. Con il secondo motivo la difesa erariale prospetta censura per violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, e dell’art. 2697 c.c., in relazione agli artt. 2702,2704 e 2709 c.c., ed insufficiente ed illogica motivazione su fatti controversi e decisivi della causa in relazione all’art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, ed al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 1.

3.1 Afferma che, pur avendo riconosciuto l’esborso patrimoniale per Euro 4.400.000,00, la CTR aveva errato nel considerare che l’ingente investimento fosse stato effettuato negli anni precedenti, già sottratti al potere accertativo dell’Ufficio, ritenendo che la prova fosse stata raggiunta attraverso la produzione in atti di un contratto preliminare non autenticato e riportante in calce delle quietanze di pagamento. Parimenti erronea era la tesi del giudice secondo cui la data certa, corrispondente alla data di spedizione della scrittura, conferisse anche valore probatorio alle quietanze di pagamento.

3.2. La decisione di appello era dunque errata per violazione e falsa applicazione di legge perché l’efficacia probatoria della data certa attribuibile alla scrittura privata poteva fare scudo, tutt’al più, alla provenienza dello scritto, ma non anche alla veridicità del suo contenuto. Le quietanze indicate in calce alla scrittura non potevano essere pertanto coperte da pubblica fede in relazione all’effettività del versamento. Per l’effetto, la decisione della CTR era errata perché, privato di valore probatorio il contratto preliminare, residuavano solo le scritture contabili, che invece la CTR aveva ritenuto prive di valore probatorio. Afferma che a termini del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, l’Ufficio è tenuto unicamente a dimostrare la sussistenza di indici di capacità contributiva non dichiarata, essendo invece onere del contribuente dimostrare l’inesistenza delle circostanze addotte, ovvero il fatto che esse riguardassero un diverso periodo temporale o che non fossero comunque espressione di capacità contributiva.

3.3 Parimenti, la decisione impugnata doveva ritenersi viziata per illogicità della motivazione tenuto conto che la scrittura privata, avente data certa (OMISSIS) perché corrispondente al timbro postale, recava in calce delle quietanze di pagamento di data successiva sicché, a tutto voler concedere, il valore probatorio della data certa non poteva comunque essere esteso a dette quietanze.

4. Tanto premesso, in una fattispecie in cui l’Ufficio, come nel caso di specie, aveva ritenuto inconferente l’ulteriore documentazione prodotta dalla contribuente, relativa al finanziamento ottenuto e provato con scrittura privata, completa di timbro postale comprovante la data del contratto, nonché dichiarazioni rilasciate dallo stesso mutuante presso l’Agenzia a conferma del prestito concesso, la Corte ha deciso che “Il giudice d’appello, con la sentenza ora impugnata, ha ritenuto corretto il procedimento d’accertamento seguito dall’Ufficio, negando valore di prova alla documentazione allegata dalla contribuente, con la quale volevano giustificarsi le spese sostenute per gli incrementi patrimoniali. Sotto il profilo dell’errore di diritto, la giurisprudenza di legittimità, quanto alla prova in tema di accertamento sintetico, ha affermato che ai sensi del citato art. 38, comma 4, una volta che l’Amministrazione abbia dimostrato, anche mediante un unico elemento certo, la divergenza tra il reddito risultante attraverso la determinazione analitica e quello attribuibile al contribuente, quest’ultimo è onerato della prova che l’imponibile così accertato è costituito, in tutto o in parte, da redditi soggetti a ritenute alla fonte o esenti ovvero da finanziamenti di terzi (Cass., n. 13602/2018). D’altronde, sempre con riguardo alla formulazione dell’art. 38, vigente ratione temporis, è stato evidenziato che, ove il contribuente deduca che la spesa effettuata derivi dalla percezione di ulteriori redditi, è onerato della prova in ordine sia alla loro disponibilità, sia all’entità dei medesimi, sia alla durata del possesso, sicché, sebbene non debba dimostrarne l’utilizzo per sostenere le spese contestate, è tenuto a produrre documenti dai quali emergano elementi sintomatici del fatto che ciò sia accaduto o sia potuto accadere (Cass., n. 1510/2017). In particolare si è riconosciuto che la prova contraria a carico del contribuente può essere assolta mediante la produzione di un contratto di mutuo, idoneo a dimostrare la provenienza non reddituale delle somme utilizzate per l’acquisto del bene (cfr. Cass., n. 31124/2018, nella quale si afferma la sufficienza della prova costituita dalla allegazione del mutuo, senza necessità di dover dimostrare anche le motivazioni dell’erogazione e le garanzie che la supportano). In altri termini non è richiesta la prova specifica della fonte del pagamento, ma che sussistano elementi anche indiziari, atti a desumere tale convincimento… (…)….A parte le riserve su un ragionamento solo apparentemente logico, che, sul presupposto della indipendenza di valutazione di organi di controllo della medesima Agenzia, offre una immagine dell’Amministrazione finanziaria propensa, secondo convenienza, ora ad attribuire valore giuridico, ora a negarlo, ad un atto attestante l’insorgenza di un rapporto negoziale, che se accettata inciderebbe sui principi di collaborazione e buona fede nei rapporti con il contribuente, con violazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 10, comma 1, trattasi in ogni caso con evidenza di una valutazione del tutto erronea del giudice d’appello, alla luce dei principi regolatori della distribuzione dell’onere probatorio in tema di accertamento sintetico. E’ infatti errato il prosieguo del ragionamento portante della decisione, secondo cui “mancava e manca ai fini probatori un flusso oggettivamente rintracciabile dell’entrata delle somme erogate e soprattutto dell’uscita e dell’impiego delle stesse, non essendo stato dimostrato che la appellante abbia utilizzato le somme oggetto del promesso finanziamento per consegnarle alla società immobiliare che ha venduto gli immobili. In mancanza di prova dell’impiego l’accertamento sintetico non poteva e non può dunque essere sovvertito.”. Tale ragionamento disattende la giurisprudenza di legittimità, che marca i confini della prova, di cui il contribuente è onerato, ritenendo idonea la produzione di documenti atti a dimostrare la disponibilità e l’entità dei redditi necessari a sostenere le spese, di cui non deve dimostrare l’effettivo utilizzo, ma la sussistenza di elementi sintomatici del fatto che ciò sia accaduto o sia potuto accadere (Cass., n. 1510/2017 cit.) Risulta allora priva di pregio la pretesa dell’Agenzia, di fatto condivisa dal giudice regionale, secondo cui non era sufficiente quella scrittura privata, perché occorreva la produzione di documentazione bancaria, quale prova della effettiva disponibilità, in capo alla Perchia, delle somme concesse a mutuo dal G.. Al contrario di quanto preteso dall’Ufficio, la documentazione bancaria non costituisce l’unica prova della disponibilità della provvista con cui affrontare le spese, essendo invece idonea e sufficiente una documentazione che sostenga, con elementi certi o anche indiziari, purché gravi, precisi e concordanti, la disponibilità di mezzi economici che spieghino e giustifichino la manifestazione di spesa del contribuente. A tal fine la scrittura privata offerta all’Amministrazione finanziaria, attestante la stipula di un contratto di mutuo, con consequenziale insorgenza di obbligazioni tra mutuante e mutuataria, non solo non è stata disconosciuta dall’Agenzia, ma ha costituito essa stessa il fondamento per un ulteriore accertamento nei confronti di G. ai fini dell’imposta di registro. Ciò evidenzia la rilevanza attribuita a tale documento dalla stessa Amministrazione, che non può poi negarne valore ai fini della dimostrazione, indiziaria, della disponibilità da parte della Perchia della provvista idonea ad affrontare gli acquisti immobiliari successivamente avvenuti, i cui importi assorbono la gran parte del maggior reddito contestato alla contribuente” (Cfr. Cass., V, n. 7382/2020).

4.1 Diversamente da quanto dedotto dall’Ufficio, la prova contraria di cui è onerato il contribuente non deve essere circoscritta alla prova dell’avvenuto pagamento, essendo a tal fine bastevole la dimostrazione della disponibilità di mezzi economici che spieghino e giustifichino la manifestazione di spesa del contribuente.

4.2 Ne’, nel caso di specie, maggior valore deve essere attribuito alle scritture contabili versate in atti a seguito dell’ordinanza istruttoria emessa dalla CTR. Come risulta dal controricorso, ove la difesa del contribuente ha avuto cura di trascrivere la sentenza (cfr. pagg. 15-16), invece non riportata nel ricorso promosso dalla difesa erariale, la CTR ha negato alla documentazione contabile il valore probatorio ambito dall’Avvocatura dello Stato perché anche la sua disamina avrebbe attestato e comprovato che i pagamenti erano già stati effettuati all’epoca delle movimentazioni contabili. In sostanza, secondo la CTR, il contenuto del contratto preliminare era conforme a quello della documentazione contabile sicché, secondo il suo libero convincimento, non poteva essere ravvisata alcuna preminenza della seconda rispetto alla prima. Un tanto, poi, in disparte la circostanza che secondo la CTR nulla aveva eccepito l’Ufficio in ordine alla documentazione contabile prodotta in atti dal contribuente, con statuizione che non risulta nemmeno censurata dalla difesa erariale e con ogni conseguente preclusione in punto di inammissibilità del motivo.

4.3 La doglianza qui scrutinata, invero, non va nemmeno esente da una declaratoria di inammissibilità, giacché protesa ad ottenere una nuova valutazione delle prove, certamente preclusa in sede di legittimità. “E’ noto invero che in tema di valutazione delle prove, il principio del libero convincimento opera interamente sul piano dell’apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità, sol che il giudicante abbia motivato l’iter logico seguito (Cass. n. 23940/2017). Questa Corte, altresì, è più volte intervenuta sul duplice problema: quello della selezione dei dati offerti o comunque disponibili e quello dei limiti del controllo del giudice di legittimità sulla estensione della motivazione della decisione impugnata (cfr., per tutte, Cass. V, n. 961/2015, p. 8.1.1 e 8.1.2)” (Cfr. Cass., V, n. 247/2021).

Ritenuto così definitivamente annullato il provvedimento impositivo, priva di interesse risulta la pronuncia sul primo motivo di ricorso, relativo alla regolarità procedimentale che lo ha preceduto.

5. Con il primo motivo il patrono erariale denunzia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1972, n. 600, art. 38, nel testo vigente ratione temporis in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, e al D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 62, comma 1.

Afferma, in sostanza, che la CTR avrebbe errato nel ritenere dirimente, ai fini della declaratoria di illegittimità degli atti impositivi impugnati, la mancanza di adeguate prove circa la regolarità della notifica del questionario, il quale non poteva essere ritenuto un presupposto legittimante della procedura di accertamento, tenuto conto che l’obbligo del contraddittorio preventivo è stato introdotto solo con il D.L. n. 78 del 2010, art. 22.

Il motivo è inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, essendo ormai definitivamente annullata la ripresa a tassazione.

In conclusione, il secondo motivo dev’essere rigettato ed il primo diviene inammissibile. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna l’Agenzia delle entrate alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro undicimila/00, oltre ad Euro 200,00 per esborsi, rimborso forfettario nella misura del 15%, Iva e cpa come per legge.

Così deciso in Roma, il 24 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA