Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39315 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/12/2021, (ud. 14/10/2021, dep. 10/12/2021), n.39315

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – rel. Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello M. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 16313/2015 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del direttore p.t., rappresentata e

difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici

domicilia in Roma, alla via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

M.R., rappresentato e difeso dall’avv. Adamo De Rinaldis,

elettivamente domiciliato in Roma, alla via degli Scipioni n. 268/A,

presso l’avv. Alessio Petretti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7254/2014 della Commissione tributaria

regionale della Lombardia, pronunciata in data 7 novembre 2014,

depositata in data 24 dicembre 2014 e non notificata.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 14 ottobre

2021 dal consigliere Andreina Giudicepietro.

 

Fatto

RILEVATO

che:

l’Agenzia delle entrate ricorre con tre motivi avverso M.R. per la cassazione della sentenza n. 7254/2014 della Commissione tributaria regionale della Lombardia, pronunciata in data 7 novembre 2014, depositata in data 24 dicembre 2014 e non notificata, che ha accolto l’appello del contribuente, in controversia concernente l’impugnativa degli avvisi di accertamento relativi alla determinazione di maggiori Irpef, Irap ed Iva per gli anni di imposta dal 2003 al 2007 con riferimento ad operazioni oggettivamente inesistenti;

la C.t.r., con la sentenza impugnata, riteneva che spettasse all’ufficio la dimostrazione che l’operazione oggetto di fatturazione fosse falsa e che non spettasse, invece, al contribuente verificare che il soggetto che aveva emesso le fatture fosse in grado di sostenere le operazioni eseguite;

con riferimento al caso di specie, la C.t.r. riteneva che non fossero emerse anomalie contabili a carico del contribuente, il quale aveva anche dimostrato di aver pagato i lavori di installazione di impianti idraulici alla ditta di P.S.;

pertanto, secondo i giudici di appello, l’accertamento dell’utilizzo da parte del contribuente di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti si basava solo sulle dichiarazioni del P.;

infine la C.t.r. rilevava che l’amministrazione finanziaria non aveva dimostrato che il contribuente fosse compartecipe della frode messa in atto dal P. e riteneva che fosse improbabile l’uso di fatture false da parte del contribuente, che aveva dichiarato per gli anni in contestazione ingenti redditi;

a seguito del ricorso, il contribuente resiste con controricorso; il ricorso è stato fissato per la Camera di consiglio del 14 ottobre 2021, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e dell’art. 380 bis 1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197;

in data 1 ottobre 2021 il controricorrente ha depositato memoria telematica.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo, la ricorrente denunzia la violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, dell’art. 118 disp. att. c.p.c., del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 61, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4;

secondo la ricorrente la C.t.r. avrebbe completamente omesso di esaminare le circostanze di fatto poste a base della decisione;

il motivo è infondato e va rigettato;

invero il giudice di appello ha affermato che l’amministrazione, nell’accertamento della falsità della fatturazione relativa ad operazioni inesistenti, non aveva tenuto conto del fatto che il contribuente aveva una contabilità regolare ed aveva dimostrato di aver effettivamente provveduto al pagamento delle fatture;

pertanto, secondo la C.t.r. tali elementi, unitamente al reddito ingente dichiarato negli anni in contestazione, inficiavano l’accertamento relativo all’inesistenza delle operazioni;

la motivazione della C.t.r., indipendentemente dalla sua adeguatezza e sufficienza, non più sindacabili, per quanto sintetica, appare idonea a palesare l’iter logico seguito dal giudice di appello nell’adottare la decisione;

con il secondo motivo, la ricorrente denunzia la violazione degli artt. 2697,2727 e 2729 c.c., del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (t.u.i.r.), artt. 56 e 109, della L. 24 dicembre 1993, n. 537, art. 14, comma 4 bis, del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, artt. 8 e 25, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 19 e 54, della Dir. CEE 17 maggio 1977, n. 77/388/CE, della Dir. CEE 28 novembre 2006, n. 2006/112/CE, art. 167, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

con il terzo motivo, la ricorrente denunzia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti, costituito dall’inesistenza oggettiva delle operazioni descritte nelle fatture emesse dall’impresa individuale di P.S.;

il secondo motivo è fondato e va accolto, con conseguente assorbimento del terzo;

invero, nel caso, come quello in esame, in cui l’Ufficio ritenga che la fattura concerna operazioni oggettivamente inesistenti, cioè sia una mera espressione cartolare di operazioni commerciali mai poste in essere da alcuno, e quindi contesti l’indebita detrazione dell’IVA e/o deduzione dei costi, ha l’onere di fornire elementi probatori del fatto che l’operazione fatturata non è stata effettuata (ad esempio, provando che la società emittente la fattura è una “cartiera” o una società “fantasma”) e a quel punto passerà sul contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni;

quest’ultima prova non potrà consistere, però, nella esibizione della fattura, né nella sola dimostrazione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, i quali vengono normalmente utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia (tra le altre, Cass. n. 15228 del 03/12/2001; Cass. n. 12802 del 10/06/2011);

nella specie, l’accertamento dell’ufficio si basava su di una serie di elementi indiziari, in alcun modo considerati dal giudice di appello, dai quali poteva evincersi l’inesistenza delle operazioni fatturate da P.S.;

in particolare, tali elementi sono riassumibili nell’assenza di una struttura organizzativa adeguata e di personale (peraltro i verbalizzanti davano atto dell’evidente precarietà delle condizioni di salute dello stesso P.S.), nella mancanza di beni strumentali e di fatture di acquisto dei materiali per lo svolgimento dell’attività (lavori di idraulica), nella genericità della descrizione delle operazioni riportate in fattura, nella circostanza che, per gli anni 2006 e 2007, il P. non risultava nell’elenco di alcun fornitore, ad eccezione della Telecom;

inoltre, l’ufficio evidenziava che il P. aveva ammesso la falsa fatturazione, per la quale era stato anche condannato in sede penale, chiarendo il meccanismo operativo dell’apparente pagamento, che aveva trovato riscontro nelle indagini finanziarie a suo carico, dalle quali era emerso il prelevamento in contanti di somme all’incirca corrispondenti all’imponibile indicato nelle fatture emesse, a seguito del versamento degli assegni rilasciati dai clienti e relativi all’importo complessivo (imponibile ed Iva) delle fatture stesse;

l’eloquente quadro indiziario è stato del tutto trascurato dalla C.t.r. che, di conseguenza, è incorsa nelle denunziate violazione di legge;

in conclusione, il secondo motivo di ricorso va accolto, rigettato il primo ed assorbito il terzo, la sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto con rinvio alla C.t.r. della Lombardia, in diversa composizione, che deciderà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

la Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, rigettato il primo ed assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla C.t.r. della Lombardia, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 14 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA