Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39313 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/12/2021, (ud. 09/06/2021, dep. 10/12/2021), n.39313

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – rel. Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. CENICCOLA Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 4051/2015 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del direttore p.t., rappresentata e

difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici, in

Roma, in via dei Portoghesi, n. 12, è domiciliata;

– ricorrente –

contro

L.M.M.;

-intimato –

avverso la sentenza n. 1251/5/14 della Commissione tributaria

regionale della Toscana, pronunciata in data 5 maggio 2014,

depositata in data 17 giugno 2014 e non notificata;

Udita la relazione svolta nella Camera di Consiglio del 9 giugno 2021

dal consigliere Giudicepietro Andreina.

 

Fatto

RILEVATO

che:

l’Agenzia delle entrate ricorre con tre motivi avverso L.M.M. per la cassazione della sentenza n. 1251/5/14 della Commissione tributaria regionale della Toscana, pronunciata in data 5 maggio 2014, depositata in data 17 giugno 2014 e non notificata, che ha parzialmente accolto l’appello del contribuente, in controversia concernente l’impugnativa dell’avviso di accertamento sintetico di maggior reddito ai fini Irpef per l’anno di imposta 2008;

con la sentenza impugnata la C.t.r. riteneva che il contribuente avesse fornito la dimostrazione del possesso di proventi derivanti in parte dall’eredità paterna e da alienazioni patrimoniali;

pertanto, la C.t.r., pur rilevando che il contribuente non aveva dimostrato con certezza che tali proventi erano ancora interamente sussistenti nell’anno d’imposta in contestazione e che fossero di per sé sufficienti a sostenere le spese di mantenimento del proprio patrimonio (rate del mutuo, canoni di locazione, ecc.), riteneva equo, in parziale accoglimento dell’appello del contribuente, determinare il reddito imponibile relativo al periodo d’imposta in questione nell’importo di Euro 25.000,00; a seguito del ricorso, il contribuente è rimasto intimato; il ricorso è stato fissato per la Camera di Consiglio del 9 giugno 2021, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e dell’art. 380 bis 1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

con il primo motivo, la ricorrente denunzia la violazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, comma 6, e dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

secondo la ricorrente, la sentenza impugnata accoglie la tesi del contribuente in ordine al perdurante possesso di redditi derivanti da un’eredità risalente a ben otto anni prima, senza che vi fossero a sostegno elementi indiziari;

con il secondo motivo, la ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 113 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la C.t.r. avrebbe deciso secondo equità al di là dei casi consentiti dalla legge;

con il terzo motivo, avanzato in subordine, la ricorrente denunzia l’omessa motivazione circa un fatto decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, consistente nella mancata prova da parte del contribuente in ordine alla sussistenza di risorse diverse dal reddito tassabile ed al fatto che l’acquisto dei beni indice sia avvenuto con le suddette risorse; i primi due motivi sono fondati con conseguente assorbimento del terzo;

costituisce, invero, principio consolidato quello secondo cui “in tema di accertamento cd. sintetico, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, ove il contribuente deduca che la spesa effettuata deriva dalla percezione di ulteriori redditi di cui ha goduto è onerato della prova contraria sulla loro disponibilità, sull’entità degli stessi e sulla durata del possesso, sicché, sebbene non debba dimostrarne l’utilizzo per sostenere le spese contestate, è tenuto a produrre documenti dai quali emergano elementi sintomatici del fatto che ciò sia accaduto o sia potuto accadere” (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 29067 del 13/11/2018);

se è vero che, ai fini dell’accertamento sintetico, possono essere indicati, a giustificazione delle spese indicative della capacità contributiva, anche i redditi degli altri componenti del nucleo familiare (cfr. Cass. n. 30355/2019; Cass. n. 5365/2014) nonché le donazioni di denaro, anche del coniuge o di altri familiari, e le somme provenienti da disinvestimenti o successione ereditaria, tuttavia, il contribuente ha l’onere di dimostrare la disponibilità di tali redditi e, sebbene non debba dimostrarne l’utilizzo per sostenere le spese contestate, è comunque onerato della prova delle circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto o sia potuto accadere;

“in tal senso va letto lo specifico riferimento alla prova (risultante da idonea documentazione) della entità di tali eventuali ulteriori redditi e della “durata” del relativo possesso, previsione che ha l’indubbia finalità di ancorare a fatti oggettivi (di tipo quantitativo e temporale) la disponibilità di detti redditi per consentire la riferibilità della maggiore capacità contributiva accertata con metodo sintetico in capo al contribuente proprio a tali ulteriori redditi, escludendo quindi che i suddetti siano stati utilizzati per finalità non considerate ai fini dell’accertamento sintetico” (Cass. n. 8995/2014, in motivazione);

nel caso di specie, la C.t.r. non ha fatto corretta applicazione dei tali principi, in quanto, pur rilevando che il contribuente non aveva dimostrato con certezza che tali proventi erano ancora interamente sussistenti nell’anno d’imposta in contestazione e che fossero di per sé sufficienti a sostenere le spese di mantenimento del proprio patrimonio (rate del mutuo, canoni di locazione, ecc.), riteneva equo ridurre il reddito imponibile accertato nell’importo di Euro 25.000,00;

con ciò il giudice di appello, non solo è incorso nella violazione delle norme sull’accertamento sintetico ed il riparto dell’onere della prova, nel caso di specie a carico del contribuente, ma ha anche effettuato un giudizio equitativo, che gli è precluso per legge;

ed invero, come questa Corte ha avuto modo di chiarire, “il giudice tributario non è dotato di poteri di equità sostitutiva, dovendo fondare la propria decisione su giudizi estimativi, di cui deve dar conto in motivazione in rapporto al materiale istruttorio”. (Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 16960 del 25/06/2019);

in conclusione, il primo ed il secondo motivo di ricorso vanno accolti, con assorbimento del terzo;

la sentenza impugnata va cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio alla C.t.r. della Toscana, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo ed il secondo motivo di ricorso, assorbito il terzo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla C.t.r. della Toscana, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 9 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

 

 

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