Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3930 del 08/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 08/02/2022, (ud. 25/11/2021, dep. 08/02/2022), n.3930

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da

M.M., cittadino pakistano nato il (OMISSIS), elettivamente

domiciliato in Gallarate (VA), via G.B. Trombini n. 3, presso lo

studio dell’avv. Daniela Vigliotti (p.e.c.

daniela.vigliotti.busto.pecavvocat.it) che lo rappresenta e difende

per procura speciale in calce al ricorso per cassazione;

– ricorrente –

nei confronti di:

Ministero dell’interno;

– intimato –

avverso il decreto n. 8788/2020 del Tribunale di Milano, (emesso in

data 9 dicembre 2019 e) depositato in data 27 novembre 2020, R.G. n.

48187/2018;

sentita la relazione in Camera di Consiglio del relatore cons.

Nazzicone Loredana.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008 ex art. 35-bis, M.M., nato il (OMISSIS) a Rawalphindi, Punjab, in Pakistan ha adito il Tribunale di Milano impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, e di protezione umanitaria.

Il Tribunale, sulla base delle dichiarazioni rese dal ricorrente dinnanzi alla competente Commissione territoriale, ha ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria.

Avverso il predetto decreto ha proposto ricorso per cassazione M.M., svolgendo 3 motivi.

L’intimata Amministrazione ha depositato atto di costituzione al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale.

Il ricorso è stato assegnato all’adunanza in Camera di Consiglio non partecipata, ritenuti i presupposti ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.

Diritto

RILEVATO

che:

1. – I motivi sono così rubricati: “1) Violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, commi 10 e 11, introdotto dal D.L. n. 13 del 2017, convertito in L. n. 46 del 2017, in combinato disposto con l’art. 46, par. 3 della Direttiva n. 32/2013, e con l’art. 3 Cost., comma 1, art. 24 Cost., commi 1 e 2, art. 111 Cost., commi 1 e 2, art. 177 Cost., comma 1, per avere il Tribunale di Milano, Sezione Specializzata in materia di immigrazione, Protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, rigettato il Ricorso proposto, senza previa fissazione dell’udienza di comparizione personale delle parti finalizzata a rendere l’interrogatorio libero del Ricorrente, nonostante la mancanza della videoregistrazione delle dichiarazioni rese avanti alla Commissione, e nonostante gli elementi di fatto nuovi introdotti in primo grado, e non dedotti nel corso della procedura amministrativa; 2) Violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del TU Immigrazione, art. 5, comma 6 e art. 19, comma 1, per avere il Tribunale di Milano, Sezione Specializzata in materia di Immigrazione, Protezione Internazionale e Libera Circolazione dei Cittadini dell’Unione Europea, rigettato la domanda di riconoscimento della protezione umanitaria, in favore dell’odierno deducente, senza aver indagato se, la vulnerabilità, possa discendere da una “effettiva e incolmabile proporzione tra i due contesti di vita nel godimento dei diritti fondamentali”, secondo la nota pronuncia di codesta Ecc.ma Corte n. 4453/2018, rendendo una motivazione soltanto apparente sul punto; 3) Violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e del D.Lgs. n. 231 del 2007, art. 3, commi 3, 4, e 5 e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, commi 1 e 1.1, per avere il Tribunale di Milano, negato al ricorrente, la protezione umanitaria, escludendo la sussistenza dei relativi presupposti sulla base di un ragionamento del tutto illogico, in quanto fondato sulla scarsa credibilità del ricorrente, cui il tribunale giunge del tutto immotivatamente disapplicando i principi in materia di onere della prova attenuato gravante in capo al Richiedente protezione internazionale, e senza un corretto esercizio dei poteri officiosi di cui dispone l’autorità giudiziaria nella materia che ci occupa”.

In particolare, con il primo motivo il ricorrente lamenta come il Tribunale abbia omesso di fissare l’udienza di comparizione delle parti finalizzata a rendere l’interrogatorio libero del richiedente, nonostante la mancanza della videoregistrazione delle dichiarazioni rese nella fase amministrativa e in considerazione dell’introduzione in giudizio di fatti nuovi. Come rilevato dallo stesso provvedimento impugnato, nell’udienza di comparizione delle parti, tenutasi il 31 gennaio 2019, il ricorrente aveva dichiarato di confermare quanto dichiarato in sede amministrativa e aveva aggiunto di aver appreso telefonicamente che lo zio paterno avesse chiesto di lui.

Con il secondo motivo si contesta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il diniego della protezione umanitaria, in violazione del T.U. sull’immigrazione, artt. 5 e 19, avendo la corte trascurato di indagare se la vulnerabilità del richiedente discenda da una effettiva ed incolmabile sproporzione tra i due contesti di vita nel godimento dei diritti fondamentali.

Il terzo motivo, nonostante la rubrica menzioni formalmente la protezione umanitaria, nel suo contenuto censura prevalentemente l’illogicità della motivazione fornita dal Tribunale in merito alla non credibilità della vicenda posta dal ricorrente alla base dell’espatrio: il giudice non avrebbe applicato i criteri di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5. Nella parte finale del motivo, infine, il ricorrente sottolinea come il giudizio di scarsa credibilità della narrazione del ricorrente non possa precludere la valutazione da parte del giudice, ai fini della protezione umanitaria, delle diverse circostanze che concretizzino una situazione di vulnerabilità, da effettuarsi su base oggettiva e, se necessario, previa integrazione anche officiosa delle allegazioni del ricorrente.

2. – Nel richiedere la protezione internazionale, il ricorrente espose di essere fuggito a causa di una disputa ereditaria con lo zio paterno.

Il Tribunale ha ritenuto che la vicenda posta dal ricorrente alla base dell’espatrio risultasse complessivamente non credibile, in quanto del tutto generica ed inattendibile, oltre che intrinsecamente illogica.

Il Giudice ambrosiano, sulla base delle COI consultate, attuali e molteplici, ha inoltre escluso la sussistenza di una situazione di violenza generalizzata in Pakistan, e in particolare nella regione del Punjab.

Infine, in merito alla protezione umanitaria, il Tribunale ha escluso la sussistenza di particolari indici di vulnerabilità idonei a comprovare “una disparità tra la vita condotta nel territorio nazionale e quella che il ricorrente risulta aver condotto nel paese di origine, avuto riguardo sia alla già scrutinata, palese, inattendibilità delle dichiarazioni rese, sia con riferimento alla mancanza di qualsiasi elemento obiettivo sulla vita condotta nel paese di origine”. Sotto il profilo dell’integrazione, invece, il Tribunale ha ritenuto la documentazione lavorativa prodotta dal ricorrente non sufficiente, in quanto espletata esclusivamente all’interno del contesto del sistema di accoglienza.

3. – Il ricorso è inammissibile quanto al primo motivo, ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c.

Il Tribunale, invero, risulta avere disposto l’udienza di comparizione delle parti e preso atto dell’ulteriore dichiarazione resa in tale sede dal ricorrente (ovverosia, che lo zio avesse nuovamente chiesto di lui): tuttavia, tale dichiarazione non è stata considerata un fatto nuovo, da indagare nel corso di un’ulteriore audizione, posto che si inseriva all’interno di una vicenda ritenuta, di per sé, affetta da gravissime lacune in punto di credibilità; ed il tribunale ha rilevato come il ricorso presentato fosse privo di osservazioni critiche, rispetto al provvedimento emesso dalla Commissione territoriale, limitandosi a ribadire le medesime dichiarazioni del ricorrente.

Al riguardo, questa Corte ha già chiarito (cfr. Cass. 7 ottobre 2020, n. 21584) che, nei giudizi in materia di protezione internazionale, il giudice, in assenza della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinanzi alla Commissione territoriale, ha l’obbligo di fissare l’udienza di comparizione, ma non anche quello di disporre l’audizione del richiedente, a meno che: a) nel ricorso non vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda (sufficientemente distinti da quelli allegati nella fase amministrativa, circostanziati e rilevanti); b) il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incongruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente; c) il richiedente faccia istanza di audizione nel ricorso, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire chiarimenti e sempre che la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile.

Nulla di ciò nel caso di specie, onde il motivo è inammissibile, per contrasto con la giurisprudenza consolidata della Corte.

4. – Radicalmente, la corte del merito ha ritenuto il ricorrente non credibile, sulla base di ampie e circostanziate argomentazioni: al riguardo, questa Corte ha chiarito come “In tema di protezione internazionale, l’attenuazione dell’onere probatorio a carico del richiedente non esclude l’onere di compiere ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda D.Lgs. n. 251 del 2007 ex art. 3, comma 3, lett. a), essendo possibile solo in tal caso considerare “veritieri” i fatti narrati; la valutazione di non credibilità del racconto, costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito il quale deve valutare se le dichiarazioni del richiedente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007 ex art. 3, comma 3, lett. c), ma pur sempre a fronte di dichiarazioni sufficientemente specifiche e circostanziate” (Cass. 30 ottobre 2018, n. 27503) e “In materia di protezione internazionale, l’accertamento del giudice di merito deve innanzi tutto avere ad oggetto la credibilità soggettiva della versione del richiedente circa l’esposizione a rischio grave alla vita o alla persona; qualora le dichiarazioni siano giudicate inattendibili alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, non occorre procedere ad un approfondimento istruttorio officioso circa la prospettata situazione persecutoria nel Paese di origine, salvo che la mancanza di veridicità derivi esclusivamente dall’impossibilità di fornire riscontri probatori” (Cass. 27 giugno 2018, n. 16925; e v. Cass. 5 febbraio 2019, n. 3340).

In particolare, il decreto impugnato è pienamente conforme ai principi espressi da questa Corte (da ultimo, Cass. 24 febbraio 2021, n. 5043), laddove, da un lato, rispetta i canoni legalmente predisposti di valutazione della credibilità del dichiarante D.Lgs. n. 251 del 2007 ex art. 3, comma 5, e dall’altro lato, espone, all’esito di un esame completo dei fatti di rilievo, una motivazione congrua, effettiva e chiara sul punto, tanto da sottrarsi ad ogni critica, vuoi di violazione di legge ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, vuoi di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Fermo restando che, in ogni caso, non è deducibile in sede di legittimità la eventuale mera insufficienza di motivazione o la prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito (e multis, Cass. 5 febbraio 2019, n. 3340, cit.).

5. – Per il resto, il giudice del merito ha ampiamente esaminato e citato le fonti a sostegno della decisione, né sussiste dunque alcuna motivazione apparente, al contrario esponendo il decreto argomenti diffusi e precisi.

Quanto alla protezione umanitaria, il Tribunale ha fatto corretta applicazione delle norme che la regolano, stigmatizzando la mancata allegazione e prova di circostanze concrete idonee a fondarla.

Ne’ il ricorso, in particolare il terzo motivo, indica quali elementi, se valutati diversamente, avrebbero potuto comportare un esito diverso della decisione impugnata: esso, invero, è aspecifico nella contestazione delle valutazioni del provvedimento impugnato circa la condizione del richiedente ed il suo difetto di integrazione lavorativa, senza tuttavia che il medesimo fornisca, al di là di generici richiami normativi, indicazioni specifiche che evidenzino una situazione particolare di vulnerabilità (cfr. già, al riguardo, Cass. ord. n. 4903 del 2021, che ha dichiarato inammissibile analogo motivo di ricorso).

6. – In definitiva, il giudice del merito ha ritenuto il richiedente non credibile ed ha comunque proceduto ad approfondire la situazione del paese di origine sulla base di documentazione aggiornata, escludendo ogni pericolo per il medesimo, nonché ogni situazione di vulnerabilità anche astrattamente riconducibile nella fattispecie normativa.

Pertanto, da un lato il provvedimento impugnato ha compiutamente esaminato la situazione fattuale, dall’altro il ricorrente non fa che riproporre unicamente un giudizio sul fatto, onde il ricorso si palesa inammissibile, in quanto si chiede di ripetere attività preclusa in virtù della funzione di legittimità.

7. – Non occorre provvedere sulle spese di lite, non svolgendo difese l’intimato.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello richiesto, se dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 25 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2022

 

 

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