Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39296 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/12/2021, (ud. 09/06/2021, dep. 10/12/2021), n.39296

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. CENICCOLA Aldo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 8654/2015 proposto da

SOCIETA’ INGROSSO ELETTRODOMESTICI MERIDIONALE s.p.a. – SIEM, (CF

(OMISSIS)), in persona del legale rapp.te p.t., rapp.ta e difesa per

procura in calce al ricorso dall’avv. Roberto Bottacchiari, presso

il quale elettivamente domicilia in Roma alla via Oslavia n. 28,

int. 3;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (CF (OMISSIS)), in persona del Direttore p.t.,

rapp.ta e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato,

elettivamente domiciliata in Roma alla via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5640/28/14, depositata in data 22 settembre

2014, della Commissione Tributaria Regionale del Lazio;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

giorno 9 giugno 2021 dal relatore Dott. Aldo Ceniccola.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza n. 5640/28/14 la Commissione tributaria regionale del Lazio, respingendo l’appello principale del contribuente e quello incidentale proposto dall’Ufficio, confermava la sentenza con la quale la Commissione tributaria provinciale di Roma aveva parzialmente accolto il ricorso della società Siem contro l’avviso di accertamento, relativo all’anno 2005, con il quale veniva determinato un maggior reddito di impresa ai fini Ires, un maggior valore della produzione netta, ai fini Irap ed una maggiore Iva dovuta.

Osservava la CTR, per quanto ancora rileva, che la questione sollevata dal contribuente, relativa alla formazione di un giudicato esterno formatosi per effetto di diversa sentenza emessa dalla CTP e non impugnata, era infondata, in quanto le contestazioni contenute nel p.v.c. riguardavano diversi anni di imposta ed anzi, con riferimento alle spese pubblicitarie, erano stati specificati, di anno in anno, i costi riconosciuti e le puntuali ragioni del disconoscimento, riferite a prestazioni dettagliatamente descritte per un diverso ammontare. Gli accertamenti operati dalla CTP con riferimento ai successivi anni di imposta (2006-2009) non potevano estendersi all’annualità precedente, proprio perché collegati ad emergenze fattuali variabili, evidentemente diverse tra le singole annualità, tali da non consentire di traslare per il 2005 le valutazioni operate dalla CTP in relazione alle annualità per le quali si era formato il giudicato.

Quanto al recupero a tassazione di Euro 278.842, oltre Iva per Euro 55.748,50, dalle risultanze documentali versate in atti emergeva palesemente l’assenza di riscontri per gli esecutori delle indimostrate prestazioni sottese alle 36 fatture passive, emesse dalla Pronto Service s.a.s. di L.M.E. (che a sua volta si sarebbe avvalsa dell’opera di subfornitori), per la pubblicità del marchio (OMISSIS), con esclusione, però, delle fatture relative alla subfornitura ad opera della Fono Vi.Pi. Italia s.p.a. per la quale esistevano sufficienti supporti documentali idonei a giustificare la verosimile esecuzione della prestazione sottesa. Assai fragile, secondo la CTR, ed ai limiti dell’implausibilità, era l’asserzione della Siem secondo cui essa avrebbe pagato l’importo di Euro 278.842 all’intermediario, sostanzialmente disinteressandosi delle prestazioni effettivamente rese dai subfornitori e del buon esito delle stesse, essendo irrilevante il mero pagamento formale delle fatture ed apparendo del tutto generiche le controdeduzioni dell’appellante in ordine all’effettiva sussistenza delle prestazioni, neppure potendosi lamentare l’inadeguatezza delle prove raccolte dall’Ufficio che, invece, legittimamente si era avvalso delle dichiarazioni di soggetti terzi (in particolare della D.L. Organizzazione Servizi Pubblicità – Dosp, nonché dei subfornitori) da cui era emerso un quadro indiziario chiaro, preciso e concordante perfettamente idoneo a sorreggere l’accertamento.

Le perizie informatiche prodotte dalla parte nemmeno consentivano di addivenire ad un riscontro concreto delle asserite prestazioni, anche in considerazione del carattere limitato del dato disponibile, a campione e non dettagliato.

Avverso tale sentenza il contribuente propone ricorso per cassazione affidato a cinque motivi; resiste l’ufficio mediante controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 2909 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la CTR, pur avendo confermato la sentenza della CTP, avrebbe omesso di includere in parte motiva, tra le fatture che possedevano sufficienti supporti documentali tali da rendere verosimile l’effettuazione della prestazione, quelle relative alla fornitura di uno spot audio effettuate dalla Pronto Service s.a.s., pur riconosciute dalla CTP in sede di parziale annullamento dell’avviso di accertamento.

1.1. Il motivo è inammissibile.

1.2. Avendo la CTR confermato, con dispositivo inequivocabile, la sentenza della CTR, l’omessa inclusione, tra le fatture che andavano riconosciute, di quelle emesse dalla Pronto Service s.a.s. (accanto a quelle relative alla subfornitura della Fono Vi.Pi. Italia s.p.a.), costituisce una mera omissione, di carattere puramente formale, inidonea ad impedire la formazione del giudicato su tutto quanto non specificamente impugnato dall’Ufficio mediante l’appello incidentale. Il ricorrente è dunque del tutto carente di interesse in relazione alla doglianza formulata.

2. Con il secondo motivo il contribuente lamenta la violazione dell’art. 2909 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, avendo la CTR ingiustamente disatteso il rilievo concernente l’esistenza del giudicato esterno, formatosi per effetto della sentenza della CTP di Roma n. 406/33/12, relativa ad annualità successive ma riguardante questioni di fatto e di diritto sostanzialmente comuni al contenzioso in oggetto e contenente elementi variabili solo in astratto (come l’entità del costo delle prestazioni), ma concretamente risolte dall’Ufficio in termini identici nei distinti accertamenti.

2.1. Il motivo è infondato.

2.2. Premesso che la censura è carente di autosufficienza, non allegando o trascrivendo il contenuto della sentenza di cui si invoca l’autorità di giudicato esterno, va nondimeno rilevato, nei limiti di quanto esposto dal ricorrente, che la differente controversia, pur se insorta tra le medesime parti, per i medesimi tributi e con medesime questioni giuridiche, afferisce a diversi anni di imposta, per la deduzione di costi che ben potevano essere distinti (diverse essendo le fatture, anche le prestazioni offerte dovevano essere diverse), sicché del tutto differenti sono i presupposti di fatto e distinta è l’identità del rapporto tributario per i diversi anni d’imposta.

2.3. Costituisce, infatti, principio consolidato l’affermazione secondo cui, in materia tributaria, l’effetto vincolante del giudicato esterno in relazione alle imposte periodiche deve essere riconosciuto nei casi in cui vengano in esame fatti che, per legge, hanno efficacia permanente o pluriennale, producendo effetti per un arco di tempo che comprende più periodi di imposta, o nei quali l’accertamento concerne la qualificazione di un rapporto ad esecuzione prolungata (cfr. in tal senso Cass. 15/09/2017, n. 21395).

2.4. D’altronde, persino quando si tratti di imposte periodiche come l’ICI, si è affermato che la sentenza che abbia deciso con efficacia di giudicato relativamente ad alcune annualità fa stato anche per annualità diverse solo in relazione a quei fatti che appaiano elementi costitutivi della fattispecie a carattere tendenzialmente permanente ma non con riferimento ad elementi variabili (cfr. Cass. 19/01/2018, n. 1300).

2.5. Nel caso in esame, venendo evidentemente in rilievo costi relativi a prestazioni di servizi che ben possono per qualità, modalità e quantità, mutare di anno in anno, la fattispecie esula dalla possibilità di riconoscere l’efficacia espansiva del giudicato formatosi in una controversia relativa ad una diversa annualità (cfr. in tal senso, per una questione sostanzialmente analoga, Cass. 13/12/2018, n. 32254).

3. Con il terzo motivo, proposto in via subordinata, il ricorrente lamenta la nullità della sentenza o del procedimento, per violazione dell’art. 112,115 e 116 c.p.c. e dell’art. 132c.p.c., comma 2, n. 4, dell’art. 118 disp. att. c.p.c. (norme rese applicabili dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 1, comma 2, e art. 61) e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, avendo la sentenza impugnata del tutto omesso di pronunciare sulle ragioni per le quali le dichiarazioni di soggetti terzi avrebbero fatto emergere un quadro indiziario idoneo a sorreggere gli accertamenti, nonostante le numerose contestazioni svolte in proposito dall’appellante.

4. Con il quinto motivo, che può essere esaminato prioritariamente rispetto al quarto in quanto concernente un aspetto logicamente collegato al terzo, il ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto, riguardo alla contestazione circa la deduzione delle spese di pubblicità, non risulterebbe svolta alcuna verifica in merito all’effettività delle prestazioni ricevute ed oggetto di fatturazione passiva, tanto più che le contestazioni svolte in merito ai rapporti commerciali tra la Siem ed il fornitore (Pronto Service s.a.s.) derivavano esclusivamente da dichiarazioni rese da soggetti terzi, senza ulteriori riscontro oggettivi.

5. I motivi sono, rispettivamente, inammissibile ed infondato.

5.1. Quanto al primo, premesso che il vizio di omessa pronuncia che determina la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., rilevante ai fini di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, si configura esclusivamente con riferimento a domande attinenti al merito e non anche, come nella specie, in relazione ad istanze istruttorie, per le quali l’omissione è denunciabile soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione (Cass. 05/07/2016, n. 13716), va in ogni caso osservato che la sentenza impugnata ha valutato le risultanze delle dichiarazioni rese dai soggetti terzi, affermando che dalle stesse emergeva un quadro indiziario chiaro, preciso e concordante perfettamente idoneo a sorreggere l’accertamento, sicché non può dirsi che la CTR sia incorsa nell’omissione lamentata dal ricorrente, al contrario dimostrando, pur nella sintetica enunciazione circa l’univocità delle risultanze istruttorie, di prestare una convinta adesione alla tesi della completezza del quadro indiziario.

5.2. E tale considerazione rende infondato il quinto motivo, riguardante l’asserita assenza di riscontri oggettivi alle dichiarazioni rese da terzi, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito individuare le fonti del proprio convincimento, apprezzare le prove e scegliere tra le varie risultanze istruttorie quelle ritenute idonee e rilevanti.

6. Con il quarto motivo, il ricorrente lamenta la nullità della sentenza o del procedimento, per violazione degli artt. 112,115 e 116 c.p.c. e dell’art. 132c.p.c., comma 2, n. 4, dell’art. 118 disp. att. c.p.c. (norme rese applicabili dal. D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, e art. 61) e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, avendo la Siem evidenziato, nel proprio atto di appello, che, quanto meno in materia di Iva, al fine di addossare al contribuente la indeducibilità di quella corrisposta al proprio fornitore, l’Ufficio avrebbe dovuto escludere la buona fede del ricorrente, dimostrandone una consapevole partecipazione alla frode: il caso di specie, infatti, andrebbe ricondotto ad una frode carosello, essendo stata posta in dubbio la correttezza della fatturazione e/o delle prestazioni a monte, tra il fornitore della Siem ed i fornitori di quest’ultima, sicché il coinvolgimento della Siem era indispensabile per l’esclusione della detrazione dell’Iva da parte della stessa società. La materia, poi, troverebbe disciplina retroattiva nello ius superveniens di cui alla L. 24 dicembre 1993, n. 537, art. 14, comma 4-bis, nel testo introdotto dal D.L. 2 marzo 2012, n. 16, art. 8, comma 1, come modificato dalla L. di conversione 26 aprile 2012, n. 44.

6.1. Il motivo è infondato.

6.2. Secondo la ricostruzione condivisa dalla CTR, nel caso in esame ci si trova al cospetto di operazioni oggettivamente inesistenti, come testualmente risulta da numerosi passaggi argomentativi (“si evidenzia palesemente la assenza di riscontri per gli esecutori delle indimostrate prestazioni sottese alle 36 fatture passive”; “assai generiche appaiono a questa Commissione le controdeduzioni esposte dalla Siem in ordine alla effettiva sussistenza delle medesime”; “essendo in questa sede non rilevante il mero pagamento formale delle fatture”).

6.3. Trova pertanto applicazione il principio secondo il quale ” In tema di IVA, una volta assolta da parte dell’Amministrazione finanziaria la prova (ad esempio, mediante la dimostrazione che l’emittente è una “cartiera” o una società “fantasma”) dell’oggettiva inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente, ai fini della detrazione dell’IVA e/o della deduzione dei relativi costi, provare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate, senza che, tuttavia, tale onere possa ritenersi assolto con l’esibizione della fattura ovvero in ragione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, che vengono di regola utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia” (Cass. 05/07/2018, n. 17619).

6.4. Come pure, secondo Cass. 14/05/2020, n. 8919, “In tema di IVA, il diritto alla detrazione dell’imposta non sorge per il solo fatto dell’avvenuto pagamento dell’imposta formalmente indicata in fattura, richiedendosi, altresì, l’inerenza dell’operazione all’impresa, requisito questo mancante in relazione all’IVA corrisposta per operazioni (anche parzialmente) oggettivamente inesistenti, stante la sua inidoneità a configurare un pagamento a titolo di rivalsa in quanto costituente un costo non inerente all’attività dell’impresa e potenziale espressione di distrazione verso finalità ulteriori e diverse, tali da spezzare il detto nesso di inerenza”.

7. Le ragioni che precedono impongono il rigetto del ricorso; le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

PQM

rigetta il ricorso; pone le spese del giudizio di legittimità a carico del ricorrente, liquidandole in Euro 5.600 per compensi, oltre a spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

 

 

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