Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39283 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/12/2021, (ud. 16/10/2021, dep. 10/12/2021), n.39283

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. LEUZZI Salvatore – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22570/2015 proposto da:

Equitalia Sud Spa, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma Via Premuda 1/a presso lo studio

dell’avvocato Diddoro Roberto, rappresentata e difesa dall’avvocato

Pane Tiziana;

– ricorrente –

contro

Agenzia Delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma Via Dei Portoghesi 12, presso

l’Avvocatura Generale Dello Stato che la rappresenta e difende;

-ricorrente successivo –

e contro

M.B. in proprio e nella qualità di socio accomandatario

della Ottiero di B.M. e co Sas, elettivamente domiciliata

in Roma Via Aureliana, 25 presso lo Studio Scione Antonia e Arianna,

rappresentata e difesa dall’avvocato Russo Fabio;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e contro

M.B. in proprio e nella qualità di socio accomandatario

della Ottiero di B.M. e co Sas, elettivamente domiciliata

in Roma Via Aureliana 25, presso lo Studio Antonio ed Arianna

Scione, rappresentata e difesa dall’avvocato Russo Fabio;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 3360/2015 della COMM.TRIB.REG. CAMPANIA,

depositata il 13/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/09/2021 dal consigliere Dott. SALVATORE LEUZZI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

M.B. in proprio e quale socio accomandatario e rappresentante legale della Ottiero di B.M. & co. s.a.s. impugnava con atto d’appello la sentenza della CTP di Napoli, n. 558/46/13, con la quale era stato deciso il suo originario ricorso avverso le cartelle di pagamento recanti i nn. (OMISSIS) e n. (OMISSIS).

Con riferimento alla prima delle segnalate cartelle, la CTR dichiarava la cessazione della materia del contendere in relazione alla pretesa fiscale afferente l’anno 2006, essendo sopravvenuto un provvedimento di sgravio; confermava, di contro, la parte della cartella relativa all’anno 2005, evidenziando la regolarità della notifica dell’atto in parola; dichiarava l’inammissibilità del ricorso con riferimento alla seconda delle rammentate cartelle, rilevando la mancata notifica di essa.

La CTR della Campania accoglieva l’appello della contribuente annullando la cartella n. (OMISSIS), lasciando ferma e impregiudicata la correlata iscrizione a ruolo straordinaria n. 835/12; rigettava l’appello con riferimento alla cartella n. (OMISSIS); dichiarava la cessazione della materia del contendere in relazione ai tributi Ires e Irap 2007, oggetto dell’iscrizione a ruolo straordinaria n. 925/12.

Equitalia Sud s.p.a. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

L’Agenzia delle entrate, a sua volta, ha avanzato ricorso per cassazione incentrato su un solo mezzo.

M.B., sia in proprio che nella qualità di rappresentante legale della cessata società in accomandita semplice summenzionata, ha depositato due ricorsi incidentali imperniati ciascuno su sei motivi.

La contribuente ha depositato, altresì, memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

Con il primo motivo di ricorso Equitalia assume la violazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 25 e 26, per avere la CTR ritenuto che la relata di notifica esibita in giudizio, unitamente al corrispondente estratto di ruolo, non costituisca valida prova della notifica della medesima cartella.

Con il secondo motivo di ricorso Equitalia contesta la sentenza impugnata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR erroneamente ritenuto che la mancata prova della notifica sia elemento costitutivo della cartella di pagamento.

Con l’unico motivo di censura, l’Agenzia delle entrate assume la violazione e falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 1, per avere la CTR ritenuto erroneamente l’obbligatorietà della produzione in giudizio, da parte dell’Agente della riscossione, della copia della cartella di pagamento impugnata, stimando insufficiente il deposito della sola relata di notifica dell’atto.

Con il primo motivo dei due omologhi, ricorsi incidentali, la contribuente contesta la violazione, ex art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c., degli artt. 2697 e 115 c.p.c. per avere la CTR trascurato la sussistenza di atti di “prova contraria alla mera cancellazione dal registro delle imprese”e della prosecuzione dell’attività d’impresa.

Con il secondo motivo dei due ricorsi incidentali, la contribuente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 e del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 15-bis e della L. n. 241 del 1990, art. 3 e della L. n. 212 del 2000, art. 7 nonché dell’art. 2697 c.c. e dell’art. 115 c.p.c., per avere la CTR motivato l’iscrizione a ruolo straordinaria, non potendosi reputare sufficiente la motivazione dell’avviso di accertamento a monte dell’iscrizione stessa.

Con il terzo motivo dei due ricorsi incidentali si censura la violazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, degli artt. 115 c.p.c. e 2697 c.c. nonché del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 10 e 25, per avere la CTR contraddittoriamente rilevato l’inesistenza della notifica della cartella e l’inammissibilità dell’appello.

Con il quarto motivo dei ricorsi incidentali si lamenta ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione dell’art. 112 c.p.c., artt. 2697 e 2719 c.c. e D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26 nonché D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 41, per avere la sentenza violato la corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato in ordine alla ritualità/regolarità della notifica della cartella.

Con il quinto motivo del ricorso incidentale, la contribuente lamenta, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione dell’art. 112 c.p.c. e della L. n. 212 del 2000, art. 7,L. n. 241 del 1990, art. 3 e D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, per avere la CTR sorvolato in ordine a taluni punti dedotti già in primo grado e ripresi nell’atto di appello in ordine ai requisiti di forma-contenuto della cartella, segnalati come lacunosi.

Con il sesto motivo dei ricorsi incidentali la contribuente lamenta, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione dell’art. 112 c.p.c. e art. 53 Cost. per avere la CTR erroneamente ritenuto la riconducibilità del ruolo alla contribuente persona fisica.

Deve preliminarmente essere dichiarata l’inammissibilità dei ricorsi incidentali nella parte in cui M.B. lm propone nella qualità di legale rappresentante di una società cessata, quindi estinta, a seguito di cancellazione già intervenuta dal registro delle imprese.

Invero, il ricorso per cassazione proposto dall’ex rappresentante di società (nella specie, in accomandita semplice) cancellata dal registro delle imprese è inammissibile, sia per le peculiarità della operatività del mandato nel giudizio di legittimità, sia per la necessità che il relativo conferimento provenga da un soggetto esistente e capace di stare in giudizio (v. Cass. n. 17360 del 2021; Cass. n. 1392 del 2020).

Vanno esaminati congiuntamente, per intima connessione, il primo motivo del ricorso di Equitalia Sud e l’unico motivo del ricorso di Agenzia delle entrate.

Ambedue le censure attengono, infatti, alla statuizione della CTR, tesa a rimarcare la necessità del deposito della cartella di pagamento, non essendo sufficiente a sostenere la pretesa tributaria la produzione degli estratti di ruolo.

La CTR, in realtà, accerta e ribadisce l’avvenuta notifica della cartella nei confronti dell’ente medesimo.

A fronte di tale accertamento, non viene in rilievo, pertanto, una questione di fatto sulla relata e/o sulla notifica delle cartelle – la cui sussistenza e’, come detto, attestata dalla stessa CTR – ma una questione di diritto sulla sussistenza di un obbligo di produrre, a fondamento della pretesa fiscale, l’originale o la copia integrale della cartella stessa per provare la notifica e corroborare la sussistenza della pretesa fiscale. In parte qua, l’affermazione della CTR si mostra distonica rispetto al condiviso orientamento di questa Corte che esclude la necessità di produrre l’originale della cartella notificata ai fini della dimostrazione della ragione tributaria veicolata dalla cartella medesima (v. Cass. n. 25292 del 2018; Cass. 23039 del 2016).

Il primo motivo di ricorso di Equitalia Sud e l’unico motivo di ricorso dell’Agenzia delle entrate vanno, pertanto, accolti. Ne consegue l’assorbimento, tra l’altro, del secondo motivo del ricorso dell’agente della riscossione.

Venendo all’esame dei ricorsi incidentali, la prima delle censure che analogamente li contrassegna è inammissibile e tale va dichiarata.

Il motivo è inammissibile.

Ad onta di questa trama argomentativa della sentenza di merito, la censura si risolve in una valutazione alternativa del materiale probatorio, in contrasto col principio di diritto, secondo il quale spetta al giudice del merito valutare l’opportunità di fare ricorso alle presunzioni, individuare i fatti da porre a fondamento del relativo processo logico e valutarne la rispondenza ai requisiti di legge, con apprezzamento di fatto che, ove adeguatamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità (Cass. n. 101 del 2015; Cass. n. 8023 del 2009; Cass. n. 15737 del 2003). Il motivo si compendia in una critica del tessuto motivazionale della sentenza d’appello, tendente ad ottenere, in realtà, una diversa ricostruzione di fatto; sotto le mentite spoglie di un vizio di violazione di legge, il mezzo di ricorso mira ad una rivisitazione del materiale istruttorio vagliato dal giudice di merito e inerente in via esclusiva al suo sindacato. L’asserito errore di diritto diviene, allora, il veicolo utile a valorizzare, secondo una chiave “soggettivistica”, in un senso anziché in un altro, taluni elementi fattuali e documentali. In tal senso, la censura finisce per investire la plausibilità del ragionamento condotto dal giudice di merito, criticando la ricostruzione del fatto che questi ha operato ed evocando altri fatti e in tal guisa sconfinando dal paradigma della violazione di norme per approdare in una dimensione che, se del caso, avrebbe potuto trovare legittimazione nel paradigma dell’art. 360 c.p.c., n. 5, s’intende nei limiti del controllo della motivazione sulla quaestio facti, siccome chiariti dalle Sezioni Unite di queste Corte (v. Cass., sez. un., n. 8053 del 2014 e innumerevoli succ. conf.).

Occorre rilevare, del resto, che lo scioglimento della società, che a norma dell’art. 2272 c.c., n. 4, si determina per la sopravvenuta mancanza della pluralità dei soci, se la società non sia ricostituita nel termine di sei mesi, quando riguarda una società di persone non determina alcuna modificazione soggettiva dei rapporti facenti capo all’ente, la titolarità dei quali si concentra, per converso, nell’unico socio rimasto, nella specie proprio l’odierna ricorrente incidentale M.B.. L’attesa semestrale dell’eventuale ricostituzione della pluralità dei soci può essere anticipatamente interrotta dalla scelta del socio superstite di non trovare altri soci, bensì di continuare l’attività come impresa individuale. In linea con l’opzione ricostruttiva assunta dalla CTR, una siffatta vicenda non integra una trasformazione nel senso tecnico inteso dall’art. 2498 c.c., riferito alla trasformazione di una società da un tipo ad un altro, bensì un rapporto di successione tra soggetti distinti, distinguendosi, appunto, persona fisica e persona giuridica per natura, e non solo per forma (Cass. n. 496 del 2015; v. anche Cass. n. 3670 del 2007).

Il secondo motivo – che lamenta un deficit di motivazione dell’imposizione fiscale in correlazione all’iscrizione a ruolo straordinaria e alla cartella che ne veicola la risultanza – è inammissibile.

A risaltare è un vistoso difetto d’autosufficienza, non essendo riportato in ricorso il contenuto né della cartella di pagamento, né dell’iscrizione a ruolo, atti che rimangono, pertanto, imperscrutabile. Va evidenziato che “In tema di contenzioso tributario, è inammissibile, per difetto di autosufficienza, il ricorso per cassazione avverso la sentenza che abbia ritenuto legittima una cartella di pagamento ove sia stata omessa la trascrizione del contenuto dell’atto impugnato, restando precluso al giudice di legittimità la verifica della corrispondenza tra contenuto del provvedimento impugnato e quanto asserito dal contribuente” (Cass. n. 16010 del 2015; Cass. n. 28570 del 2019). Inoltre, giova osservare che in base al principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, sancito dall’art. 366 c.p.c., nel giudizio tributario, qualora il ricorrente censuri la sentenza di una commissione tributaria regionale sotto il profilo del vizio di motivazione degli atti alla base della pretesa fiscale, è necessario che il ricorso riporti testualmente i passi della motivazione di essi, che si assumono erroneamente interpretati o pretermessi, al fine di consentire la verifica della censura esclusivamente mediante l’esame del ricorso (Cass. n. 16147 del 2016; Cass. 9536 del 2013; v. anche Cass. n. 2928 del 2015).

Inammissibile è anche il terzo motivo di ricorso.

La censura inciampa in un difetto di autosufficienza, risolvendosi, peraltro, in una censura per vizio di motivazione in relazione ad una asserita contraddittorietà della sentenza impugnata.

In mancanza di trascrizione dell’impugnata cartella nel corpo del ricorso, non è concessa a questa Corte la possibilità di verificare la corrispondenza del contenuto dell’atto rispetto a quanto asserito dalla contribuente; ciò comporta il radicale impedimento di ogni attività nomofilattica, la quale presuppone appunto la certa conoscenza del tenore della cartella in discorso (Cass. n. 16010 del 2015; Cass. n. 8569 del 2013; Cass. n. 15138 del 2009).

Del pari, controvertendosi sulla rituale notifica della cartella di pagamento, per il rispetto del principio di autosufficienza, è necessaria la trascrizione integrale della relata e degli atti relativi al procedimento notificatorio, al fine di consentire la verifica della fondatezza della doglianza in base alla sola lettura del ricorso, senza necessità di accedere a fonti esterne allo stesso (Cass. n. 31038 del 2018).

Il quarto motivo è inammissibile.

La censura riprende l’eccezione dedotta in appello in punto di insussistenza della qualifica in capo al soggetto notificatore della cartella.

In realtà, la violazione del principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato non è affatto riscontrabile ove si guardi al contenuto delle statuizioni assunte dalla CTR.

Il collegio regionale, infatti, per un verso, ha accolto l’appello del contribuente annullando la cartella di pagamento n. (OMISSIS); per altro verso, ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso avverso la cartella n. (OMISSIS).

In tal guisa la CTR si è implicitamente pronunciata sull’eccezione sollevata con mezzo di ricorso, disattendendo l’eccezione.

Non ricorre pertanto il vizio di mancata pronuncia, posto che l’eccezione di parte, ancorché non espressamente esaminata, risulta incompatibile con il decisum della sentenza, deponendo per l’implicita pronunzia di rigetto dell’eccezione medesima, sicché il relativo mancato esame non era suscettibile d’esser fatta valere quale omessa pronunzia, e, dunque, violazione di una norma sul procedimento (art. 112 c.p.c.), bensì – in astratto – come violazione di legge e difetto di motivazione, in modo da portare il controllo di legittimità sulla conformità a legge della decisione implicita e sulla decisività del punto non preso in considerazione (Cass. n. 14486 del 2004; Cass. 24953 del 2020).

Il motivo quinto motivo è inammissibile.

In apice, al di là del carattere ipotetico della stessa doglianza proposta in appello (“risulterebbe priva dei requisiti di contenuto forma…”), viene un difetto di autosufficienza perché, in mancanza di trascrizione dell’impugnata cartella nel corpo del ricorso, non è concessa a questa Corte la possibilità di verificare la corrispondenza del contenuto dell’atto rispetto a quanto asserito dalla contribuente; ciò che comporta il radicale impedimento di ogni attività nomofilattica, la quale presuppone appunto la certa conoscenza del tenore della cartella in discorso (Cass. n. 8569 del 2013; Cass. n. 15138 del 2009). E del resto la CTR, nel rigettare l’appello contro la statuizione di primo grado che aveva dichiarato inammissibile il ricorso, ha chiaramente statuito.

Il sesto motivo è inammissibile.

Non sussiste alcun vizio di omissione di pronuncia, il quale si configura in linea di principio esclusivamente nel caso di mancato esame di domande od eccezioni di merito. Nella specie, la censura investe la debenza degli importi fiscali e la riconducibilità a M.B. dell’iscrizione a ruolo, profili sui quali la CTR, lungi dal sorvolare, concentra il nucleo delle proprie statuizioni. La CTR, invero, accoglie l’appello lasciando ferma l’iscrizione a ruolo straordinaria n. 835/12 e l’iscrizione n. 925/12. In tal modo, la prospettazione della contribuente tesa ad evidenziare l’insussistenza dei presupposti della pretesa fiscale e la sua infondatezza è stata ab implicito disattesa. SU questa basi, giova evidenziare che, alla stregua della giurisprudenza nomofilattica consolidata, non ricorre il vizio di mancata pronuncia su una eccezione di merito sollevata in appello qualora essa, anche se non espressamente esaminata, risulti incompatibile con la statuizione di accoglimento della pretesa dell’attore, deponendo per l’implicita pronunzia di rigetto dell’eccezione medesima, sicché il relativo mancato esame può farsi valere non già quale omessa pronunzia, e, dunque, violazione di una norma sul procedimento (art. 112 c.p.c.), bensì come violazione di legge e difetto di motivazione, in modo da portare il controllo di legittimità sulla conformità a legge della decisione implicita e sulla decisività del punto non preso in considerazione (Cass. n. 24953 del 2020; Cass. 14486 del 2004).

In ultima analisi i ricorsi incidentali di identico contenuto avanzati da M.B. nella qualità di rappresentante legale della Ottiero di Barbara M. & co. s.a.s. vanno dichiarati inammissibili; vanno, invece, rigettati nella parte in cui M.B. li avanza in proprio. Il ricorso dell’Agenzia delle entrate e il primo motivo di ricorso di Equitalia Sud s.p.a. vanno accolti, con assorbimento degli ulteriori mezzi del ricorso dell’agente della riscossione. Ne consegue la cassazione della sentenza impugnata e il rinvio della causa alla CTR della Campania in diversa composizione anche per la regolazione delle spese del giudizio.

PQM

La Corte dichiara inammissibili i ricorsi incidentali di identico contenuto avanzati da M.B. nella qualità di rappresentante legale della Ottiero di B.M. & co. s.a.s.; rigetta i ricorsi incidentali avanzati da M.B. in proprio; accoglie il ricorso dell’Agenzia delle entrate e il primo motivo di ricorso di Equitalia Sud s.p.a.; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla CTR della Campania in diversa composizione anche per la regolazione delle spese del giudizio; dà atto della sussistenza 1-quater dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente principale di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per ciascuno dei due ricorsi incidentali depositati, a norma del richiamato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria della Suprema Corte di Cassazione, il 16 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

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