Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39281 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/12/2021, (ud. 09/06/2021, dep. 10/12/2021), n.39281

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. CENICCOLA Aldo – rel. est. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 14723/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore

p.t., rapp.ta e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato,

elettivamente domiciliata in Roma, alla via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

B.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 11047/15/14, depositata in data 17 dicembre

2014, della Commissione Tributaria Regionale della Campania;

39e,2 udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

del giorno 9 giugno 2021 dal relatore Dott. Aldo Ceniccola.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza n. 11047/15/14 la Commissione tributaria regionale della Campania accertava il diritto del contribuente al rimborso delle imposte versate per Euro 23.827,02, oltre interessi, riformando la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Napoli che ne aveva respinto il ricorso avverso I silenzio rifiuto, maturato in relazione all’istanza di rimborso delle imposte Irpef versate per le annualità dal 2003 al 2007.

Evidenziava la CTR che la pretesa di rimborso traeva origine dal fatto che il contribuente era stato dipendente della Nato e la sua retribuzione era dunque esente da imposte erariali e locali ai sensi del D.P.R. n. 2083 del 1962, art. 8; cessato il servizio attivo e percepita la pensione, annualmente il contribuente, per non incorrere in penalità, aveva sottoposto a tassazione le somme a tale titolo percepite, ma poi, convinto della loro natura di retribuzione differita e che anche questi emolumenti dovessero godere degli stessi benefici della retribuzione, aveva avanzato istanza di rimborso delle somme pagate a titolo di Irpef.

La CTR, condividendo l’assunto secondo il quale la pensione in oggetto possiede natura di retribuzione differita, accoglieva l’istanza di rimborso ed ordinava all’Ufficio la restituzione delle somme versate dal contribuente.

Avverso tale sentenza l’Ufficio propone ricorso per cassazione affidato ad un solo motivo. Il contribuente è rimasto intimato.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con l’unico motivo, l’Ufficio si duole della violazione e falsa applicazione del D.P.R. 18 settembre 1962, n. 2083, art. 8, lett. c, nonché del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 1, 3 e 46, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il regime di esenzione previsto dalla normativa richiamata riguarderebbe solo le retribuzioni percepite in costanza di rapporto di lavoro e non anche il trattamento pensionistico.

1.1. Il motivo è fondato.

1.2. Ai sensi del D.P.R. n. 2083 del 1962, art. 8, lett. c, che “A norma del paragrafo 2 dell’articolo VII del “Protocollo” (sullo statuto dei Quartieri generali militari internazionali istituiti in virtù del Trattato dell’Atlantico del Nord, firmato a Parigi il 28 agosto 1952), il personale civile di cui al paragrafo a) 1) del presente articolo (appartenente, cioè, alle categorie specificate nell’articolo VII, paragrafo 2, del “Protocollo” e definite dalla decisione del Consiglio Nord Atlantico del 10 febbraio 1054) è esente dal pagamento delle imposte erariali e locali sui redditi derivanti dagli stipendi ed emolumenti ad esso corrisposti dai Quartieri Generali Interalleati nella loro qualità di impiegati di detti Quartieri Generali”.

1.3. La norma richiamata fa, quindi, esclusivo riferimento agli stipendi ed agli “emolumenti” percepiti in costanza del rapporto lavorativo, senza menzionare affatto le pensioni corrisposte dopo la cessazione del medesimo.

1.4. Siffatto limite, come evidenziato nella Risoluzione dell’Agenzia delle entrate del 16/12/2009, n. 285/E, trova fondamento nello scopo perseguito dalla norma, che è quello di impartire un trattamento peculiare in relazione alle finalità istituzionali perseguite dalle organizzazioni internazionali attraverso la loro struttura, della quale fa parte il personale in servizio, per cui tale regime agevolativo non trova applicazione per coloro che non vi prestano più la loro opera.

1.5. A supporto di tale impostazione, giova il richiamo al Regolamento pensionistico delle “Organizzazioni Coordinate”, tra le quali rientra la Nato, ed in particolare la disciplina dettata dal detto Regolamento, art. 42 (“Pensioni soggette alla legislazione fiscale nazionale”), laddove si prevede, al comma 1, che “la pensione e l’adeguamento sono tassabili quali redditi ai sensi della legislazione fiscale in vigore in tale paese (comma 1), ossia sono assoggettate ad imposizione nello Stato di appartenenza in cui risiede il beneficiario e secondo le disposizioni contenute nella legislazione fiscale dello Stato stesso”.

1.6. Proprio sulla scorta di tali rilievi, del resto, Cass. 15/01/2019, n. 705, ha condivisibilmente statuito che “In tema di IRPEF, le pensioni erogate in Italia ai dipendenti della N.A.T.O. sono soggette ad imposizione, non trovando applicazione l’esenzione prevista dal D.P.R. n. 2083 del 1962, art. 8, comma 1, lett. c), norma speciale di stretta interpretazione, limitata agli stipendi ed agli emolumenti percepiti dagli impiegati di tale organismo internazionale in costanza del rapporto lavorativo”.

1.7. La Commissione tributaria regionale della Campania, affermando che i trattamenti pensionistici percepiti dal contribuente, avendo natura di “retribuzione differita”, sono assoggettati alla medesima esenzione prevista per gli stipendi erogati in vigenza del rapporto di lavoro, ha introdotto, in via interpretativa, una eccezione al principio generale che prevede l’assoggettabilità delle pensioni ad imposizione fiscale, non espressamente prevista da una specifica disposizione di legge, violando in tal modo la regola della stretta interpretazione delle norme eccezionali sancita dall’art. 14 sulla legge in generale e meritando pertanto la cassazione.

2. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la controversia può essere decisa nel merito con il rigetto del ricorso introduttivo del contribuente.

3. Attesa la sopravvenienza del menzionato precedente in pendenza del giudizio di legittimità, le spese dell’intero giudizio possono essere compensate tra le parti.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente; compensa integralmente tra le parti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

 

 

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