Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39279 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/12/2021, (ud. 25/05/2021, dep. 10/12/2021), n.39279

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – rel. Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 7935/2015 R.G. proposto da:

C.V., rappresentato e difesa dall’Avv. Luigi Carbone, in

virtù di procura speciale conferita in calce al ricorso,

elettivamente domiciliato presso lo studio dell’Avv. Simona

Martinelli, in Roma, via delle Milizie n. 4 (studio Martelli &

Partners), ammesso, in via anticipata e provvisoria, al gratuito

patrocinio a spese dello Stato, con delibera del Consiglio

dell’Ordine degli Avvocati di Bari in data 8 aprile 2015;

– ricorrente –

contro

Equitalia Sud s.p.a., in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa, giusta procura speciale a margine

del controricorso, dall’Avv. Emmanuele Virgintino, elettivamente

domiciliata in Roma, presso lo studio dell’Avv. Carlo Cipriani, Via

Federico Confalonieri, n. 1;

– controricorrente –

nonché

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Puglia, n. 1810/13/2014, depositata il 16 settembre 2014.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 25 maggio

2021 dal Consigliere Luigi D’Orazio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Commissione tributaria regionale della Puglia rigettava l’appello presentato da C.V. avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Bari (n. 92/12/2013), che aveva dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal contribuente contro la cartella di pagamento notificata ne suoi confronti il 9 agosto 2012, emessa a seguito di iscrizione a ruolo delle somme dovute in forza della decisione della Commissione tributaria centrale di Bari n. 1196/2011 dell’8 aprile 2011, con riferimento agli anni di imposta 1978, 1979 e 1981, a titolo di ILOR ed Irpef. In particolare, il giudice d’appello confermava la sentenza di primo grado, poiché il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 17-bis, comma 2, nella formulazione all’epoca vigente, prevedeva l’inammissibilità del ricorso in assenza di presentazione del reclamo, di cui alla citata norma, comma 1. Aggiungeva che il contribuente aveva sollevato vizi propri sia della cartella che del ruolo. Quanto alla questione di legittimità costituzionale sollevata, la Commissione regionale riteneva non meritevole di accoglimento, in quanto la procedura prevista era riconducibile a principi deflattivi del contenzioso tributario, evitando ulteriori conflitti tra contribuente fisco, attraverso l’attività di confronto e di conciliazione.

2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il contribuente.

3. Resiste con controricorso Equitalia Sud s.p.a..

4. Resta intimata l’Agenzia delle entrate.

5. Con memoria dell’11 maggio 2021 il contribuente ha depositato atto di rinuncia, vistato dal procuratore della Agenzia delle entrate riscossione, allegando copia degli estratti di ruolo e provvedimenti di sgravio, con le ricevute di pagamento per la definizione pendenti.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo di impugnazione il contribuente deduce la “violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 17-bis, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, in quanto la Corte costituzionale, con la sentenza n. 98, del 16 aprile 2014, ha dichiarato la illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 17-bis, comma 2, nella parte in cui prevedeva che, la mancata proposizione del preventivo reclamo, comportava l’inammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio.

2. Con il secondo motivo di impugnazione il ricorrente si duole della “falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 17-bis, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3” in quanto il giudice d’appello ha evidenziato che il contribuente aveva sollevato sia vizi propri della cartella, sia del ruolo. Pertanto, la Commissione regionale, ritenendo applicabile la procedura del “reclamo, prevista dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 17-bis, al giudizio di opposizione avverso la cartella di pagamento, atto non emesso dall’Agenzia delle entrate, ha falsamente applicato la norma. Il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 17-bis, invece, si applica esclusivamente alle controversie relative ad atti emessi dall’Agenzia delle entrate, mentre l’atto in questione (la cartella di pagamento di quel D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25) è atto emesso dall’agente della riscossione.

Gli atti soggetti a reclamo sono solo quelli “emessi” dall’Agenzia delle entrate, ma non quelli ad essa “riconducibili” o “delegati”.

3. Con il terzo motivo di impugnazione il ricorrente lamenta la “nullità del procedimento per difetto di attività del giudice di appello, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, con riferimento alla omessa rimessione in termini prevista dal combinato disposto dell’art. 153 c.p.c., e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, nonché con riferimento alla L. n. 212 del 2000, art. 7, ed alla L. n. 241 del 1990, art. 3.

3.1. Il giudizio deve essere dichiarato estinto per rinuncia agli atti ai sensi dell’art. 390 c.p.c..

3.2. Invero, il contribuente ha depositato dichiarazione, sottoscritta anche dal difensore, di rinuncia agli atti del giudizio.

3.3. Per questa Corte, a sezioni unite, la rinuncia al ricorso per cassazione risulta perfezionata nel caso in cui la controparte ne abbia avuto conoscenza prima dell’inizio dell’udienza, anche se non mediante notificazione, e, trattandosi di atto unilaterale recettizio, produce l’estinzione del processo a prescindere dall’accettazione che rileva solo ai fini delle spese (Cass., sez. un., 24 dicembre 2019, n. 34429; Cass., sez. 5, 28 maggio 2020, n. 10140; Cass., sez. 1, 22 maggio 2020, n. 9474).

Infatti, poiché l’art. 306 c.p.c., non si applica al giudizio di cassazione, la rinuncia al ricorso non integra un atto c.d. “accettizio”, che richiede, quindi, l’accettazione della controparte per essere produttivo di effetti processuali, né un atto recettizio in senso stretto, in quanto l’art. 390 c.p.c., u.c., ne consente, in alternativa alla notifica alle parti costituite, la semplice comunicazione agli “avvocati” delle stesse, i quali sono investiti dei compiti di difesa, ma non anche della rappresentanza in giudizio delle controparti.

La controparte ha avuto conoscenza della dichiarazione di rinuncia agli atti, avendola vistata il difensore della Agenzia delle entrate riscossione. Peraltro, il ricorrente ha ritualmente provveduto alla notifica della documentazione al procuratore della Agenzia delle entrate riscossione, come risulta dalla ricevuta di avvenuta consegna (RAC) in data 12 maggio 2021.

3.4. Trattandosi, peraltro, di adesione alla definizione agevolata di cui al D.L. n. 50 del 2017, art. 11, con sgravio parziale delle cartelle, le spese del giudizio devono essere compensate (quanto ai compensi relativi alla ammissione del contribuente al patrocinio a spese dello Stato questa Corte non può provvedervi: cfr. Cass., sez. un., 20 febbraio 2020, n. 4315; Cass., sez. 1, 16 giugno 2020, n. 11677; Cass., sez. 6-2, 25 giugno 2019, n. 16940).

3.5. Nell’ipotesi di causa di inammissibilità sopravvenuta alla proposizione del ricorso per cassazione non sussistono i presupposti per imporre al ricorrente il pagamento del cd. “doppio contributo unificato” – fattispecie in tema di rinuncia al ricorso da parte del contribuente per adesione alla definizione agevolata di cui al D.L. n. 193 del 2016, art. 6, comma 2, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 225 del 2016 (Cass., sez. 5, 7 dicembre 2018, n. 31732). Analogamente, si è ritenuto che nell’ipotesi di rinuncia al ricorso per cassazione da parte del contribuente per adesione alla definizione agevolata (nella specie, di cui al D.L. n. 148 del 2017, conv., con modif., dalla L. n. 172 del 2017), non sussistono i presupposti per condannare lo stesso al pagamento del cd. “doppio contributo unificato”, di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, ove il presupposto per la rinuncia e, quindi, la causa di inammissibilità del ricorso sia sopravvenuta rispetto alla proposizione del medesimo (Cass., sez. 6-5, 7 giugno 2018, n. 14782).

P.Q.M.

dichiara estinto il giudizio per rinuncia agli atti;

dichiara integralmente compensate le spese del giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

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