Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39266 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 10/12/2021, (ud. 03/11/2021, dep. 10/12/2021), n.39266

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco M. – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 32496/2020 proposto da:

R.M.G., R.V. e R.A., elettivamente

domiciliate in ROMA, presso la CANCELLERIA della CORTE SUPREMA DI

CASSAZIONE, rappresentate e difese dall’avvocato GIUSEPPE MALTA;

– ricorrenti –

contro

ZURICH INSURANCE PUBLIC LIMITED COMPANY, elettivamente domiciliata in

ROMA, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE CILIBERTI, che,

unitamente agli avvocati FRANCESCO BENEDINI e GUIDO BENEDINI, la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

e

C.C. e C.F.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 843/2020 della CORTE D’APPELLO DI BRESCIA,

depositata il 24/08/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 03/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO

DELL’UTRI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

con sentenza resa in data 24/8/2020 (n. 843/2020), la Corte d’appello di Brescia, in parziale accoglimento dell’appello proposto da R.M.G., R.V. e R.A., e in riforma per quanto di ragione della decisione di primo grado, ha accertato la concorrente responsabilità di C.C. e di T.G. (sia pure nelle diverse misure, rispettivamente, del 30% del 70%) nella causazione del sinistro stradale dedotto in giudizio da R.M.G., R.V. e R.A., ad esito del quale T.G. (madre degli attori) perse la vita, con la conseguente condanna di C.C., C.F. e della Zurich Insurance Public Limited Company (questi ultimi due, rispettivamente, in qualità di proprietario e di compagnia assicuratrice del veicolo condotto da C.C.), al risarcimento del danno subito dagli attori;

a fondamento della decisione assunta, la corte territoriale ha ritenuto come, sulla base del complesso degli elementi istruttori acquisiti nel corso del giudizio, fosse stata concretamente raggiunta la prova della colpevole condotta di guida di entrambi i protagonisti del sinistro, nella specie graduabile secondo le proporzioni sopra indicate, con la conseguente condanna dei convenuti alla corresponsione del risarcimento del danno in favore degli attori (figli di T.G.) nella corrispondente misura proporzionale;

avverso la sentenza d’appello, R.M.G., R.V. e R.A., propongono ricorso per cassazione sulla base di due motivi d’impugnazione;

la Zurich Insurance Public Limited Company resiste con controricorso;

C.C. e C.F. non hanno svolto difese in questa sede;

a seguito della fissazione della camera di consiglio, la causa è stata trattenuta in decisione all’odierna adunanza camerale, sulla proposta di definizione del relatore emessa ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

Che:

con i due motivi d’impugnazione proposti, i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione dell’art. 2054 c.c., comma 2, nonché per omesso esame di fatti decisivi controversi (in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), per avere la corte territoriale erroneamente omesso di fare corretta applicazione della norma di legge richiamata, essendo emersa la concorrente responsabilità di entrambi i conducenti nella causazione del sinistro dedotto in giudizio, con la conseguente necessità di ascrivere, ad entrambi i protagonisti del fatto, una misura paritaria di responsabilità, non avendo il C., quale conducente dell’auto investitrice, dimostrato che la responsabilità del sinistro fosse esclusivamente addebitabile al comportamento della T., né avendo comprovato di aver seguito una condotta esente da colpa;

entrambi i motivi – congiuntamente esaminabili per ragioni di connessione (anche in relazione alle forme espositive seguite in ricorso) sono inammissibili;

osserva il Collegio come, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di legittimità, in tema di scontro tra veicoli, la presunzione di eguale concorso di colpa stabilita dall’art. 2054 c.c., comma 2, ha funzione sussidiaria, operando soltanto nel caso in cui le risultanze probatorie non consentano di accertare in modo concreto in quale misura la condotta dei due conducenti abbia cagionato l’evento dannoso e di attribuire le effettive responsabilità del sinistro (Sez. 3, Ordinanza n. 9353 del 04/04/2019, Rv. 653574 – 01);

più di recente, tale principio è stato riaffermato, rilevando come la presunzione di pari responsabilità sancita dall’art. 2054 c.c., comma 2, oltre al suo necessario carattere sussidiario, operi, non solo quando non sia possibile stabilire il grado di colpa dei due conducenti, ma anche qualora non siano accertabili le cause e le modalità del sinistro (cfr., da ultimo, Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 7061 del 12/03/2020, Rv. 657299 – 01);

nel caso di specie, la corte territoriale, lungi dal ritenere impossibile l’accertamento concreto della misura di responsabilità ascrivibile alla condotta di guida di ciascuno dei due conducenti, ha proceduto ad accertare l’effettiva responsabilità di entrambi i protagonisti del sinistro nella causazione dello stesso, essendosi tutti e due i conducenti concretamente sottratti al puntuale e scrupoloso rispetto delle norme regolanti la condotta da rispettare nella circolazione stradale;

ciò posto, una volta graduato in diversa misura il disvalore delle condotte di guida seguite dai due conducenti, il giudice a quo ha provveduto a commisurare l’entità del risarcimento del danno rivendicato dagli odierni ricorrenti alla proporzionale misura di responsabilità concretamente ascrivibile a C.C.;

nessuno spazio applicativo, pertanto, è stato concretamente riconosciuto dal giudice d’appello all’operatività del meccanismo presuntivo di cui all’art. 2054 c.c., comma 2; e ciò, proprio in ragione dell’avvenuto concreto accertamento dell’effettiva responsabilità colposa di entrambi i protagonisti del sinistro nella relativa causazione;

ferme tali premesse (accertata, dunque, in linea di fatto, l’effettiva entità e la natura giuridica del concreto contegno di guida di entrambi i protagonisti del sinistro), varrà rilevare come, attraverso la proposizione di entrambi i motivi in esame (sotto entrambi i profili di cui all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), i ricorrenti si siano sostanzialmente spinti a sollecitare la corte di legittimità a procedere a una rilettura nel merito degli elementi di prova acquisiti nel corso del processo, in contrasto con i limiti del giudizio di cassazione e con gli stessi limiti previsti dall’art. 360 c.p.c., n. 5 (nuovo testo) sul piano dei vizi rilevanti della motivazione;

in particolare, sotto il profilo della violazione di legge, i ricorrenti risultano aver prospettato le proprie doglianze attraverso la denuncia di un’errata ricognizione della fattispecie concreta, e non già della fattispecie astratta prevista dalle norme di legge richiamate (operazione come tale estranea al paradigma del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3), neppure coinvolgendo, la prospettazione critica dei ricorrenti, l’eventuale falsa applicazione delle norme richiamate sotto il profilo dell’erronea sussunzione giuridica di un fatto in sé incontroverso, insistendo propriamente gli stessi nella prospettazione di una diversa ricostruzione dei fatti di causa, rispetto a quanto operato dal giudice a quo, nel caso di specie, al di là del formale richiamo, contenuto nell’epigrafe del primo motivo d’impugnazione in esame, al vizio di violazione e falsa applicazione di legge, l’ubi consistam delle censure sollevate dagli odierni ricorrenti deve piuttosto individuarsi nella negata congruità dell’interpretazione fornita dalla corte territoriale del contenuto rappresentativo degli elementi di prova complessivamente acquisiti, e dei fatti di causa ritenuti rilevanti tra le parti;

si tratta, come appare manifesto, di un’argomentazione critica con evidenza diretta a censurare una (tipica) erronea ricognizione della fattispecie concreta, di necessità mediata dalla contestata valutazione delle risultanze probatorie di causa; e pertanto di una tipica censura diretta a denunciare il vizio di motivazione in cui sarebbe incorso il provvedimento impugnato;

ciò posto, il motivo d’impugnazione così formulato deve ritenersi inammissibile, non essendo consentito alla parte censurare come violazione di norma di diritto, e non come vizio di motivazione, un errore in cui si assume che sia incorso il giudice di merito nella ricostruzione di un fatto giuridicamente rilevante, sul quale la sentenza doveva pronunciarsi, non potendo ritenersi neppure soddisfatti i requisiti minimi previsti dall’art. 360 c.p.c., n. 5 ai fini del controllo della legittimità della motivazione nella prospettiva dell’omesso esame di fatti decisivi controversi tra le parti;

a tale ultimo specifico riguardo (così pervenendo al secondo dei motivi di impugnazione qui avanzati), con riferimento al preteso vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, è appena il caso di sottolineare come lo stesso possa ritenersi denunciabile per cassazione, unicamente là dove attenga all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia);

sul punto, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il fatto storico, il cui esame sia stato omesso, il dato, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il come e il quando tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua decisività, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (cfr. Sez. 2, Ordinanza n. 27415 del 29/10/2018, Rv. 651028 – 01);

pertanto, dovendo ritenersi definitivamente confermato il principio, già del tutto consolidato, secondo cui non è consentito richiamare la corte di legittimità al riesame del merito della causa, l’odierna doglianza dei ricorrenti deve ritenersi inammissibile, siccome diretta a censurare, non già l’omissione rilevante ai fini dell’art. 360, n. 5 cit., bensì la congruità del complessivo risultato della valutazione operata nella sentenza impugnata con riguardo all’intero materiale probatorio, che, viceversa, il giudice a quo risulta aver elaborato in modo completo ed esauriente, sulla scorta di un discorso giustificativo dotato di adeguata coerenza logica e linearità argomentativa, senza incorrere in alcuno dei gravi vizi d’indole logico-giuridica unicamente rilevanti in questa sede;

sulla base di tali premesse, dev’essere formalmente rilevata l’inammissibilità del ricorso, con la conseguente condanna dei ricorrenti al rimborso, in favore della società controricorrente, delle spese del presente giudizio secondo la liquidazione di cui al dispositivo, oltre all’attestazione della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al rimborso, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio, liquidate in complessivi Euro 6.200,00, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori come per legge.

Dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, della Corte Suprema di Cassazione, il 3 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

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