Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39262 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 10/12/2021, (ud. 14/09/2021, dep. 10/12/2021), n.39262

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZI Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25477-2020 proposto da:

ZINCO SUD SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE XXI APRILE 11, presso lo

studio dell’Avvocato CORRADO MORRONE, rappresentata e difesa

dall’Avvocato EMILIO MARTUCCI;

– ricorrente –

contro

GENERALI ITALIA SPA, (OMISSIS), GROUPAMA ASSICURAZIONI SPA, in

persona dei legali rappresentanti pro tempore, elettivamente

domiciliate in ROMA, VIA CARLO POMA 4, presso lo studio

dell’Avvocato PAOLO GELLI, che le rappresenta e difende;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1031/2020 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 10/07/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. STEFANO

GIAIME GUIZZI.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

– che la società Zinco Sud S.r.l. ricorre, sulla base di due motivi, per la cassazione della sentenza n. 1031/20, del 10 luglio 2020, della Corte di Appello di Catanzaro, che – decidendo quale giudice del rinvio, all’esito dell’annullamento disposto da questa Corte (con ordinanza n. 15355/17, del 21 giugno 2017), della sentenza n. 236/15, del 18 febbraio 2015, resa dalla stessa Corte territoriale in accoglimento del gravame esperito da Ina Assitalia Assicurazione S.p.a. e Nuova Tirrena Assicurazione S.p.a. (poi divenute, rispettivamente, Generali Italia S.p.a. e Groupama Assicurazioni S.p.a.) avverso la sentenza n. 584/08 del Tribunale di Catanzaro – ha rigettato la domanda proposta dall’odierna ricorrente per la condanna delle due assicuratrici al pagamento, a titolo di indennizzo assicurativo, della complessiva somma di Euro 102.800,00, già al netto dello scoperto di polizza pari al 20%;

– che, in punto di fatto, l’odierna ricorrente riferisce di aver agito in giudizio contro le predette società Ina Assitalia e Nuova Tirrena, in forza di contratto concluso il 18 giugno 2001 con la prima (anche quale delegata della seconda, coassicuratrice), lamentando il loro rifiuto ad indennizzarle i danni conseguenti ad atto doloso, commesso da ignoti nella notte tra il 3 e il 4 aprile del 2007, consistito nel taglio di una tubazione, dalla quale era poi derivata la dispersione di liquidi con ingenti danni alle cose assicurate;

– che il rifiuto delle assicuratrici era stato motivato invocando la previsione del punto 16, lett. e), art. 1, della polizza assicurativa, che escludeva l’indennizzo per “danni da dispersione liquidi contenuti in serbatoi, silos, vasche e danni conseguenti;

– che accolta integralmente la domanda, in prime cure, dal Tribunale di Catanzaro, il giudice di appello, viceversa, accoglieva “in toto” il gravame delle convenute soccombenti, con decisione, tuttavia, cassata – su ricorso di Zinco Sud – da questa Corte, che rinviava la causa alla Corte di Appello di Catanzaro per la decisione nel merito, poi consistita, come detto, nel rigetto della domanda di pagamento dell’indennizzo, che il giudice di rinvio ha inteso come limitato al danno consistito nella dolosa rottura della tubazione;

– che avverso la sentenza della Corte catanzarese ricorre per cassazione Zinco Sud, sulla base di due motivi;

– che il primo motivo denuncia – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) – “nullità della sentenza per mancato rispetto del “decisum” della Corte di cassazione in tema di liquidazione dell’indennizzo”, oltre che “per errata applicazione del punto 16 lett. e) della polizza” e della “perizia contrattuale definitiva”, ed infine per “per errore di percezione in ordine al contenuto oggettivo di prova definitivamente acquisita al processo”, donde la conseguente “nullità della sentenza impugnata per “error in procedendo””;

– che secondo la ricorrente questa Corte, nel pronunciare la sentenza che ha dato origine al giudizio ex art. 394 c.p.c., ha fatto carico al giudice del rinvio di esaminare la domanda di indennizzo distinguendo i danni causati dalla dispersione di liquidi ed i danni causati in via immediata e diretta dall’atto di sabotaggio;

– che siffatta verifica esso poteva compiere, tuttavia, solo attraverso un’attenta disamina del punto 16 lett. e) della polizza assicurativa e, soprattutto, della perizia contrattuale, la quale ultima avrebbe operato una netta distinzione fra i danni conseguenti all’atto di sabotaggio e quelli derivanti dalla dispersione dei liquidi, affermando – dopo aver rammentato che ignoti malviventi “hanno tagliato il tubo di adduzione dell’acqua che è continuata a salire all’interno della vasca contenente la soluzione salina” – che “in conseguenza di quanto sopra la soluzione aumentava di livello e tracimava dall’impianto di aspirazione fumi,” per poi, “infine” riversarsi “sulla pavimentazione”, danneggiando non solo la stessa ma anche “le pareti del capannone”;

– che, pertanto sarebbe evidente come i periti – le cui conclusioni debbono ritenersi intangibili, non essendo stata la perizia contrattuale fatta oggetto di impugnazione (e’ citata Cass. Sez. 3, ord. 9 luglio 2019, n. 18318) – abbiano fatto rientrare, in pieno e diretto nesso causale con la mozzatura della tubazione, anche i danni ai macchinari della società, conseguenti alla dispersione delle acque;

– che il giudice del rinvio, prendendo in considerazione il solo danno alla tubazione (del quale ha escluso la risarcibilità, non essendovi stata da parte di Zinco Sud alcuna “descrizione del diametro della tubazione, e della spesa occorsa per la sua sostituzione”) avrebbe, dunque, disatteso il “decisum” di questa Corte, malamente interpretando la clausola di esclusione dell’indennizzo e disattendendo le vincolanti risultanze della perizia contrattuale;

– che il secondo motivo denuncia – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) – violazione dell’art. 91 c.p.c., dolendosi la ricorrente del “marchiano errore” con cui la Corte di Appello ha posto a suo carico anche le spese del precedente giudizio di legittimità, all’esito del quale essa era risultata vittoriosa;

– che Generali Italia e Groupama Assicurazioni hanno resistito, con il medesimo controricorso, alla proposta impugnazione, chiedendo che essa sia dichiarata inammissibile o comunque rigettata;

– che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio per il 14 settembre 2021;

– che entrambe le parti hanno depositato memoria, insistendo nelle rispettive argomentazioni, nonché, la ricorrente, replicando ai rilievi espressi nella proposta del consigliere relatore.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso è inammissibile, non risultando superate dalle osservazioni svolte dalla ricorrente nella memoria ex art. 380-bis c.p.c., comma 2, – ad avviso di questo collegio – i rilievi formulati nella proposta del consigliere relatore;

– che il primo motivo è inammissibile, giacché la sua formulazione non tiene conto dei ristrettissimi limiti entro i quali – in forza della pronuncia rescindente adottata da questa Corte – era destinato a svolgersi il giudizio di rinvio, proponendo, così, censure che non sono correlate al “decisum” della Corte catanzarese, con il quale, invece, esse avrebbero dovuto confrontarsi (cfr. Cass. Sez. 6-3, ord. 10 agosto 2017, n. 19989, Rv. 645361-01);

– che, invero, nell’ordinanza di questa Corte n. 15355/17 si affermava che il contratto di assicurazione oggetto di giudizio “escludeva dall’indennizzabilità i danni da “dispersione dei liquidi contenuti in vasche”, senza ulteriori precisazioni”, soggiungendosi che “in ossequio al secolare principio “in iure non remota, sed proxima causa spectatur”, correttamente la Corte d’appello” aveva, già allora, “reputato irrilevante la “causa della causa” del danno”;

– che, pertanto, già secondo la pronuncia rescindente di questa Corte, il solo danno da indennizzare era quello consistito nella mozzatura della tubazione, in relazione al quale il giudice del rinvio ha ritenuto non esservi “alcun riscontro, né alcuna attestazione”, dal momento che non vi è stata da parte di Zinco Sud alcuna “descrizione del diametro della tubazione, e della spesa occorsa per la sua sostituzione”;

– che il tenore dell’ordinanza n. 15355/17 non lascia adito a dubbi sul fatto che tale fosse il solo danno indennizzabile, avendo essa affermato – sul presupposto che fosse “incontroverso fra le parti”, e “comunque accertato dal giudice di merito, che “l’impianto della società ricorrente fu danneggiato da un atto doloso (taglio di una conduttura)” e che “dalla tubatura danneggiata sia fuoriuscito liquido che a sua volta provocò altri guasti” – che “mentre correttamente il giudice di merito ha escluso l’indennizzabilità dei danni causati dalla fuoriuscita di liquidi, ha però trascurato di considerare che il danno alla tubatura mozzata non era stato causato dalla fuoriuscita di liquidi, e che pertanto almeno quel danno doveva essere preso in considerazione ai fini della liquidazione”;

– che da ciò emerge, dunque, come fosse già stato accertato che ogni danno da fuoriuscita dei liquidi “senza ulteriori precisazioni” (e non solo quello da “fuoriuscita dalla vasca”, come l’odierna ricorrente sostiene a pag. 12 del ricorso) era sottratto all’indennizzo, essendo questo destinato, invece, ad operare per il danno alla tubatura, ritenuto, tuttavia, non provato dalla Corte territoriale all’esito del giudizio di rinvio;

– che a nulla, pertanto, vale invocare – a queste condizioni – il principio della vincolatività della perizia contrattuale, atteso che l’interpretazione che della stessa propone l’odierna ricorrente risulta contraddetta da quanto già ritenuto da questa. Corte con la più volte citata ordinanza n. 15355 del 2017;

– che pure il secondo motivo di ricorso – con cui Zinco Sud lamenta il mancato riconoscimento delle spese del precedente giudizio di legittimità – è inammissibile, ex art. 360-bis c.p.c.;

– che va dato seguito, infatti, al costante principio secondo cui il “giudice del rinvio, al quale la causa sia rimessa dalla Corte di cassazione anche perché decida sulle spese del giudizio di legittimità, è tenuto a provvedere sulle spese delle fasi di impugnazione, se rigetta l’appello, e su quelle dell’intero giudizio, se riforma la sentenza di primo grado, secondo il principio della soccombenza applicato all’esito globale del giudizio, piuttosto che ai diversi gradi dello stesso ed al loro risultato” (da ultimo, Cass. Sez. 2, ord. 13 giugno 2018, n. 15506, Rv. 649258-01; Cass. Sez. 5, sent. 7 novembre 2019, n. 28698, Rv. 65554901);

– che le spese del presente giudizio di legittimità seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo;

– che, in ragione della declaratoria di inammissibilità del ricorso, va dato atto – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 – della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, se dovuto secondo accertamento spettante all’amministrazione giudiziaria (Cass. Sez. Un., sent. 20 febbraio 2020, n. 4315, Rv. 657198-01), dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso, condannando la società Zinco Sud S.r.l. a rifondere, alle società Generali Italia S.p.a. e Groupama Assicurazioni S.p.a., le spese del presente giudizio, che liquida nell’importo complessivo di Euro 4.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, nonché 15% per spese generali più accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

 

 

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