Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39261 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 10/12/2021, (ud. 14/09/2021, dep. 10/12/2021), n.39261

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZI Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24285-2020 proposto da:

S.V., S.M., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA MICHELANGELO POGGIOLI 2, presso lo studio dell’Avvocato

DANIELE MAURO, rappresentati e difesi dall’Avvocato ROBERTO FICILI;

– ricorrenti –

contro

SOCIETA’ CATTOLICA DI ASSICURAZIONE COOPERATIVA A RL, in persona del

procuratore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, V.LE XXI

APRILE 26, presso lo studio dell’Avvocato FRANCESCO MALATESTA, che

la rappresenta e difende;

– controricorrente –

contro

B.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2363/2019 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 02/12/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. STEFANO

GIAIME GUIZZI.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

– che S.M. e V. ricorrono, sulla base di due motivi, per la cassazione della sentenza n. 2363/19, del 2 dicembre 2019, della Corte di Appello di Palermo, che – rigettandone il gravame esperito avverso la sentenza n. 2458/15, del 13 aprile 2015, del Tribunale di Palermo – ha confermato la condanna degli stessi, e con essi della società Cattolica di Assicurazione S.c.a.r.l. (d’ora in poi, “Cattolica”), a risarcire il danno cagionato ad B.A., in occasione di un sinistro stradale verificatosi sull’autostrada (OMISSIS), nei pressi del capoluogo siciliano, il (OMISSIS);

– che, in punto di fatto, gli odierni ricorrenti riferiscono di essere stati convenuti in giudizio dal B. (nelle rispettive qualità, S.M., di conducente, nonché, S.V., di proprietario del motociclo a bordo del quale l’allora attore viaggiava come trasportato), al fine di conseguire il ristoro dei danni alla propria persona subiti in conseguenza dell’incidente stradale verificatosi nelle circostanze di tempo e luogo sopra specificate;

– che i predetti S. – e con essi l’ulteriore convenuta, società Cattolica (assicuratrice per la “RCA”) – resistevano alla domanda, sul rilievo che la responsabilità del sinistro andasse interamente addebita al conducente di un’autovettura, rimasta non identificata, il quale, nel sorpassare il motociclo mentre lo stesso procedeva al centro della corsia di destra dell’autostrada, lo urtava, facendolo rovinare a terra;

– che, nondimeno, l’adito Tribunale accoglieva la domanda risarcitoria (qualificandola come proposta a norma dell’art. 144 cod. assicurazioni e dell’art. 2054 c.c.), sul rilievo che S.M. – ancorché l’urto fosse avvenuto nella corsia di destra ad esso “pertinenziale”, nonché “riservata alla marcia normale” – avesse comunque provocato il sinistro, per non aver mantenuto la destra, e segnatamente la parte più prossima al margine laterale della corsia, come imposto dall’art. 148 C.d.S., comma 4;

– che la decisione del primo giudice veniva gravata dagli S., principalmente sul rilievo dell’inapplicabilità della norma suddetta (non riferibile alle autostrade, ma alle sole “strade ad una corsia per senso di marcia”);

– che il giudice di appello, tuttavia, rigettava il gravame;

– che avverso la sentenza della Corte panormita ricorrono per cassazione gli S., sulla base di due motivi;

– che il primo motivo denuncia – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), – “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c.”, denunciando “vizio di ultrapetizione o extrapetizione per applicazione dell’art. 141 codice delle assicurazioni”, e ciò sul rilievo che il B. avesse agito, invece, a norma dell’art. 144 del medesimo codice;

– che il secondo motivo denuncia – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), – “violazione e/o falsa applicazione degli artt. 115,116 e 132 c.p.c.”, oltre che “degli artt. 107,143 e 148 C.d.S. in relazione agli artt. 2054 e 2697 c.c.”, e ciò “per difetto di motivazione della sentenza, manifestamente e irriducibilmente contraddittoria e perplessa”, e ciò in relazione alla “attribuzione della responsabilità del sinistro” ad un veicolo “che era investito mentre era sorpassato nella corsia di destra in autostrada”;

– si censura, innanzitutto, la sentenza impugnata per avere, dapprima, affermato che S.M. perdeva il controllo del motociclo nella corsia di sorpasso, salvo, poi, affermare che il mezzo si trovava “nella corsia di destra e non già, come avrebbe dovuto, nella parte di destra più prossima al margine laterale”;

– i ricorrenti, inoltre, si dolgono del fatto che la Corte territoriale abbia escluso che il conducente del veicolo potesse invocare i principi che lo esonerano da responsabilità per essersi trovato in una situazione di pericolo dovuta all’altrui condotta di guida illecita, e ciò perché non avrebbe assolto l’onere di provare l’esistenza di circostanze di tempo e luogo che rendevano utilmente e agevolmente percepibile il pericolo (e, segnatamente, tempi di avvistamento, repentinità o meno della condotta del soggetto antagonista, spazi di manovra, necessari tempi di reazione psicofisica);

– che nel porre a carico del conducente del mezzo su cui viaggiava il B. siffatto onere probatorio, il giudice di appello avrebbe, tuttavia, violato – oltre all’art. 2697 c.c. – diverse norme del codice della strada;

– che, in particolare, la violazione riguarderebbe: l’art. 107, secondo cui è il conducente del veicolo retrostante – nella specie, quello che urtò il motociclo – a dover garantire l’arresto tempestivo del mezzo per evitare collisioni; l’art. 143, comma 5, secondo cui, nelle strade con carreggiata a due corsie per senso di marcia, si deve percorrere la corsia più libera a destra (come stava facendo lo S., diversamente dal conducente il veicolo investitore, non mantenutosi nella corsia di sorpasso); l’art. 148, comma 2, in base al quale chi effettui un sorpasso deve accertarsi che la strada sia libera per uno spazio sufficiente a consentire la completa esecuzione della manovra, tale spazio includendo, secondo l’interpretazione della norma datane da questa Corte, anche quello laterale dalla sinistra del veicolo da sorpassare; l’art. 148, comma 3, norma, come già detto, non applicabile alle autostrade;

– che la società Cattolica ha depositato controricorso, ma per aderire alle richieste degli S.;

– che è rimasto, invece, solo intimato il B.;

– che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio per il 14 settembre 2021.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso è inammissibile, in ciascuno dei suoi motivi;

– il primo motivo – che ipotizza violazione dell’art. 112 c.p.c., per avere il giudice applicato l’art. 141 cod. assicurazioni, pur essendo quella proposta dal B., secondo il ricorrente, un’azione ex art. 144 cod. assicurazioni – è inammissibile;

– che la Corte territoriale, sebbene abbia fatto riferimento all’art. 141 cod. assicurazioni, non ha, in concreto, fatto applicazione di tale norma, avendo proceduto all’apprezzamento della responsabilità di S.M., conducente del veicolo su quale il B. era trasportato, ovvero ad un adempimento non richiesto dalla norma “de quo”, che consente, infatti, al trasportato di agire “nei confronti dell’assicuratore del proprio vettore, sulla base della mera allegazione e prova del danno e del nesso di causalità”, e “a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro”, con l’unica “possibilità che gli venga opposto il solo caso fortuito, che, in un giudizio in cui si prescinde dall’accertamento delle responsabilità nel sinistro, deve logicamente essere nozione distinta dalla condotta colposa del conducente dell’altro veicolo coinvolto e deve pertanto coincidere con i fattori naturali ed i fattori umani estranei alla circolazione di altro veicolo” (così, da ultimo, Cass. Sez. 3, sent. 23 giugno 2021, n. 17963);

– che anche il secondo motivo è inammissibile;

– che la censura, innanzitutto, enfatizza un mero “lapsus calami” in cui è incorsa la Corte panormita, giacché il complessivo testo della sentenza impugnata non lascia adito a dubbi sul fatto che essa abbia ricostruito la condotta di guida di S.M. come avvenuta all’interno della corsia di marcia, lungo la quale procedeva il ciclomotore, e non in quella di sorpasso, sicché l’errore presente nella sentenza impugnata non è idoneo ad integrare quel profilo di “irriducibile contraddittorietà” rilevante, ormai, sul piano del vizio motivazionale (cfr. Cass. Sez. 3, sent. 12 ottobre 2017, n. 23940, Rv. 645828-01; Cass. Sez. 6-3, ord. 25 settembre 2018, n. 22598, Rv. 650880-01) e tale da rendere le argomentazioni utilizzate in sentenza “obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento” (Cass. Sez. Un., sent. 3 novembre 2016, n. 22232, Rv. 641526-01, nonché, più di recente, Cass. Sez. 6-5, ord. 23 maggio 2019, n. 13977, Rv. 654145-01);

– che la medesima censura, poi, non si confronta con la complessiva “ratio decidendi” della sentenza impugnata;

– che essa, infatti, lungi dal fondare l’affermazione di responsabilità dello S. sulla – sola – violazione dell’art. 148 C.d.S., comma 4, (norma, certamente non applicabile ai transiti autostradali), ha dato rilievo ad ulteriori “rationes”, con le quali il ricorso non si confronta adeguatamente, quali il fatto che il conducente del motoveicolo non fosse “provvisto di idonea patente per la guida della tipologia di veicolo che, al contrario, conduceva”, e che, inoltre, la sua condotta di guida fosse “non adeguata alle circostanze del caso”, data “la eccessiva velocità” impressa al mezzo in “tratto stradale curvilineo”, circostanze tutte idonee a fondare, autonomamente, il giudizio di responsabilità dello S. e con le quali la proposta impugnazione avrebbe dovuto confrontarsi (cfr. Cass. Sez. 6-3, ord. 10 agosto 2017, n. 19989, Rv. 645361-01), senza, invece, farlo;

– che, d’altra parte, a corroborare l’esito della declaratoria di inammissibilità del presente motivo vale il rilievo che, come si legge nello stesso ricorso, il primo giudice aveva qualificato la domanda come proposta ai sensi (anche) dell’art. 2054 c.c., di talché, ricorrendo “l’ipotesi di azione risarcitoria intrapresa dal terzo trasportato” ai sensi di tale norma, “al fine di vincere la presunzione di responsabilità derivante dalla circolazione dei veicoli posta a carico del conducente dall’art. 2054 c.c., comma 1, questi deve fornire la prova positiva di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno” (così, da ultimo, Cass. Sez. 3, ord. 14 maggio 2019, n. 12704, Rv. 653918-01; nello stesso senso già Cass. Sez. 3, cent. 31 ottobre 2005, n. 21115, Rv. 585034-01);

– che tale rilievo, dunque, consente di superare – oltre che le censura di violazione dell’art. 107 C.d.S., art. 143 C.d.S., comma 5, art. 148 C.d.S., comma 2, (di quella relativa all’art. 148 C.d.S., comma 3, si è già detto, nello scrutinare il supposto difetto di motivazione della sentenza impugnata) – anche la doglianza relativa all’inversione dell’onere della prova, e dunque alla violazione dell’art. 2697 c.c.;

– che, infine, neppure giova ai ricorrenti il riferimento agli artt. 115 e 115 c.p.c., giacché tale censura – in disparte i dubbi sul suo difetto di specificità, visto che la deduzione del vizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) comporta che il ricorrente, oltra a “indicare le norme di legge di cui intende lamentare la violazione”, abbia l’onere “di esaminarne il contenuto precettivo e di raffrontarlo con le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata, che è tenuto espressamente a richiamare al fine di dimostrare che queste ultime contrastano col precetto normativo” (cfr. Cass. Sez. Un., sent. 28 ottobre 2020, n. 23745, Rv. 659448-01) – risulta proposta fuori dei casi in cui essa può ritualmente prospettata;

– che, difatti, “la violazione dell’art. 115 c.p.c.” – norma che sancisce il principio secondo cui il giudice decide “iuxta alligata et probata partium” – “può essere dedotta come vizio di legittimità solo denunciando”, oltre all’ipotesi (per vero, scolastica) in cui “il giudice ha dichiarato espressamente di non dover osservare la regola contenuta nella norma”, quella in cui esso “ha giudicato sulla base di prove non introdotte dalle parti, ma disposte di sua iniziativa fuori dei poteri officiosi riconosciutigli” (Cass. Sez. 3, sent. 10 giugno 2016, n. 11892, Rv. 640192-01);

– che, infine, quanto alla violazione dell’art. 116 c.p.c., la sua ricorrenza è stata circoscritta da questa Corte soltanto a due distinte evenienze;

– che vi è violazione, per un verso, di tale norma – che enuncia il principio della libera valutazione delle prove, salva diversa previsione legale – qualora “il giudice di merito disattenda tale principio in assenza di una deroga normativamente prevista, ovvero, all’opposto, valuti secondo prudente apprezzamento una prova o risultanza probatoria soggetta ad un diverso regime” (Cass. Sez. 3, sent. 10 giugno 2016, n. 11892, Rv. 640193-01, nello stesso, più di recente, in motivazione, Cass. Sez. 6-2, ord. 18 marzo 2019, n. 7618, non massimata sul punto, nonché Cass. Sez. 6-3, ord. 31 agosto 2020, n. 18092, Rv. 658840-02), tale non essendo, però, il caso che qui occupa;

– che, per altro verso, la norma “de qud’ risulta violata anche quando “si deduca che il giudice ha solamente male esercitato il proprio prudente apprezzamento della prova”, risultando, però, siffatta censura “ammissibile, ai sensi del novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), solo nei rigorosi limiti in cui esso ancora consente il sindacato di legittimità sui vizi di motivazione” (Cass. Sez. Un., sent. 30 settembre 2020, n. 20867, Rv. 659037-02);

– che, nella specie, la motivazione della Corte territoriale appare mantenersi – per le ragioni già illustrate – al di sopra del “minimo costituzionale” (cfr. Cass. Sez. Un., sent. 7 aprile 2014, n. 8053, Rv. 629830-01, nonché, “ex multis”, Cass. Sez. 3, ord. 20 novembre 2015, n. 23828, Rv. 637781-01; Cass. Sez. 3, sent. 5 luglio 2017, n. 16502, Rv. 637781-01; Cass. Sez. 1, ord. 30 giugno 2020, n. 13248, Rv. 658088-01);

– che il ricorso, in conclusione, va dichiarato inammissibile;

– che avendo la società Cattolica aderito al ricorso, essendo rimasto, invece, intimato il solo soggetto – il B. – avente interesse a resistere alla presente impugnazione, non vi è luogo a provvedere sulle spese di lite;

– che in ragione della declaratoria di inammissibilità del ricorso, va dato atto – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 – della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, se dovuto secondo accertamento spettante all’amministrazione giudiziaria (Cass. Sez. Un., sent. 20 febbraio 2020, n. 4315, Rv. 657198-01), dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

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