Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39258 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. un., 10/12/2021, (ud. 19/10/2021, dep. 10/12/2021), n.39258

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CASSANO Margherita – Presidente Aggiunto –

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente di sez. –

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente di sez. –

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente di sez. –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12478-2021 proposto da:

C.M.L.F., elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA CAVOUR 17, presso lo STUDIO LEGALE RISTUCCIA & TUFARELLI,

rappresentata e difesa dagli avvocati NAZARENO PERGOLIZZI, ed

ANTONIO SAITTA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI

CASSAZIONE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 20/2021 del CONSIGLIO SUPERIORE DELLA

MAGISTRATURA, depositata il 05/03/2021.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/10/2021 dal Consigliere Dott. MAURO DI MARZIO;

udito il Pubblico Ministero, in persona dell’Avvocato Generale

FINOCCHI GHERSI RENATO, che ha concluso per l’inammissibilità, in

subordine rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato Antonio Saitta.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – Con sentenza del 5 marzo 2021 la Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura ha inflitto a C.M.L.F., giudice del Tribunale di Patti, la sanzione disciplinare della censura per l’illecito disciplinare previsto dal D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 1, comma 1 e art. 2, comma 1, lett. q), per aver mancato ai doveri di diligenza e laboriosità con reiterati gravi ed ingiustificati ritardi nel compimento degli atti relativi all’esercizio della funzione.

In particolare alla C. era contestato: nel (OMISSIS) il deposito con ritardo superiore al triplo del termine previsto dalla legge di una sentenza lavoro, una ordinanza cautelare collegiale, 14 ordinanze riservate rito lavoro, nessuna delle quali con ritardo ultra-annuale; nel (OMISSIS) il deposito con ritardo superiore al triplo del termine previsto dalla legge di quattro sentenze civili, due sentenze lavoro, una ordinanza decisoria rito sommario, tre ordinanze possessorie, cinque ordinanze cautelari di reclamo al collegio, otto provvedimenti di volontaria giurisdizione, sette decreti ingiuntivi, nessuno dei quali con ritardo maturato ultra-annuale, oltre a 12 ordinanze riservate, sei delle quali con ritardi ultra-annuali con picco di ritardo massimo di 504 giorni; nel 2019 il deposito con ritardo superiore al triplo del termine previsto dalla legge di 15 sentenze civili, otto delle quali con ritardi ultra-annuali, con un picco di ritardo massimo pari a 505 giorni, 17 sentenze lavoro, 13 delle quali con ritardi ultra-annuale, con picco di ritardo massimo pari a 425 giorni, nove ordinanze riservate rito lavoro, sei delle quali con ritardi ultra-annuali, con picco di ritardo massimo pari a 699 giorni, otto provvedimenti di volontaria giurisdizione o camerali uno dei quali con ritardo ultra-annuale, con picco di ritardo massimo di 521 giorni, 183 ordinanze riservate civili, 76 delle quali con ritardi ultra annuali e con picco di ritardo massimo pari a 713 giorni.

2. – Ha osservato la sezione:

-) che gli illeciti disciplinari presentavano i caratteri sia della reiterazione, sia della gravità, trattandosi di ritardi tutti eccedenti il triplo del termine previsto dalla legge, i quali in molti casi avevano superato la durata annuale e talora biennale;

-) che non sussistevano valide circostanze tali da rendere giustificabile la condotta dell’incolpata, dal momento che il progressivo peggioramento della sintomatologia legata alla patologia cronica da cui la C. era affetta (sclerosi multipla di tipo recidivante insorta nel (OMISSIS)), nonché dall’insorgenza nel corso del (OMISSIS) di una patologia oncologica, non era sufficiente a giustificare il mancato rispetto dei termini di legge per il compimento degli atti, dovendosi ritenere che il quadro clinico riscontrato avrebbe potuto giustificare una minore produttività, ma non una tale entità dei ritardi, quale quella constatata, soprattutto se raffrontati all’esiguo numero dei procedimenti definiti nel periodo, pari a quattro sentenze e sette ordinanze riservate al mese, con un sensibile incremento di cause ultra-triennali e con modestissimi indici di smaltimento;

-) che la C. neppure aveva rispettato il piano di rientro predisposto nel (OMISSIS), che, unitamente all’assegnazione del ruolo ad altro magistrato, avrebbe dovuto consentirle lo smaltimento dell’arretrato; -) che tutto ciò testimoniava l’incapacità dell’incolpata, negli anni in contestazione, di svolgere produttivamente le funzioni giurisdizionali e di organizzare proficuamente l’attività, deficit rispetto ai quali non poteva riconoscersi efficace esimente alle condizioni di salute, avuto riguardo al principio secondo cui le ragioni personali estranee all’ambiente di lavoro che abbiano influito sull’attività del magistrato non possono risolversi in un ostacolo al buon andamento del servizio, lasciando aperte, ove il magistrato non sia in grado di svolgere il proprio lavoro in condizioni di efficienza, le vie consentite dall’ordinamento giudiziario per potersi assentare temporaneamente dal servizio, quali congedi straordinari e aspettative;

-) che non poteva omettersi di considerare le evidenti ripercussioni che la condotta dell’incolpata aveva avuto nell’ambiente giudiziario, in quanto percepita quale diniego di giustizia, al punto da indurre alcuni professionisti a presentare esposti nell’interesse degli assistiti.

3. – Per la cassazione della sentenza la Dott.ssa C.M.L.F. ha proposto ricorso per tre mezzi illustrato da memoria.

Gli intimati non hanno spiegato difese.

Il Procuratore generale ha concluso per il rigetto del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4. – Il ricorso contiene tre motivi.

4.1. – Il primo mezzo denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 2, comma 1, lett. q), in relazione all’art. 606 c.p.c., comma 1, lett. b). Nel motivo si assume che il “capo di sentenza” nel quale si affermava l’incapacità dell’incolpata di svolgere produttivamente le funzioni giurisdizionali e di organizzare proficuamente l’attività sarebbe errato “perché frutto evidente della mancata, piena, considerazione dei fattori di salute… che hanno determinato il verificarsi, sul piano storico, degli accadimenti oggetto dell’incolpazione”, fattori evidenziati in una consulenza tecnica d’ufficio medico legale disposta dalla medesima Sezione disciplinare, dalla quale era emerso che la C. era affetta da sclerosi multipla di tipo recidivante insorta nel (OMISSIS) nonché da neoplasia mammaria palesatasi nell’agosto (OMISSIS), patologie che avevano “inevitabilmente inciso sulla produzione lavorativa della Dott.ssa C.”, come del resto constatato dal consulente tecnico, il quale aveva evidenziato come il peggioramento delle condizioni di salute avesse “rappresentato un plausibile ostacolo alla attività lavorativa” dell’incolpata, sicché non era esigibile una diversa maggiore produttività da parte della ricorrente.

4.2. – Il secondo mezzo denuncia sotto altro profilo violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 2, comma 1, lett. q), in relazione all’art. 606 c.p.c., comma 1, lett. b).

Si sostiene che la sentenza impugnata non avrebbe tenuto in considerazione le insostenibili condizioni ambientali nelle quali si era trovata ad operare la ricorrente, titolare di un ruolo sul quale erano iscritti quasi il quadruplo dei procedimenti civili che ordinariamente dovrebbero essere assegnati ad un magistrato.

4.3. – Il terzo mezzo denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 2, comma 1, lett. q), in relazione all’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) e c), nonché all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, mancata, contraddittoria e manifesta illogicità della motivazione.

Il motivo ha ad oggetto la mancata considerazione di una memoria, con numerosi allegati, della quale era fatta menzione nella sentenza impugnata, ma al solo fine di ribaltarne i contenuti contro la stessa interessata, memoria nella quale la C. aveva dato conto delle proprie condizioni di salute nonché della straordinarietà del carico di lavoro assegnatole.

5. – Il ricorso è inammissibile.

La sentenza disciplinare, deliberata il 22 gennaio 2021, è stata depositata il 5 marzo 2021 e notificata il successivo 11 marzo, come emerge dagli atti del fascicolo del procedimento disciplinare.

Il ricorso per cassazione è stato depositato il 26 aprile.

Ma il termine scadeva il 10 aprile.

Difatti:

-) per il D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 19:

“1. La sezione disciplinare… delibera immediatamente dopo l’assunzione delle prove e le conclusioni del pubblico ministero e della difesa dell’incolpato… 2. La Sezione disciplinare provvede con sentenza I motivi della sentenza sono depositati… entro trenta giorni dalla deliberazione…”;

-) per l’art. 24 stesso decreto legislativo l’incolpato, tra gli altri, può: “proporre… contro le sentenze della sezione disciplinare… ricorso per cassazione, nei termini e con le forme previsti dal codice di procedura penale…”;

-) per l’art. 544 c.p.p.: “1. Conclusa la deliberazione, il presidente redige e sottoscrive il dispositivo. Subito dopo è redatta una concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la sentenza è fondata. 2. Qualora non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi in camera di consiglio, vi si provvede non oltre il quindicesimo giorno da quello della pronuncia. 3. Quando la stesura della motivazione è particolarmente complessa… il giudice… può indicare nel dispositivo un termine più lungo, non eccedente comunque il novantesimo giorno…”;

-) per l’art. 548 c.p.p.: “1. La sentenza è depositata in cancelleria immediatamente dopo la pubblicazione ovvero entro i termini previsti dall’art. 544, commi 2 e 3… 2. Quando la sentenza non è depositata entro il trentesimo giorno o entro il diverso termine indicato dal giudice a norma dell’art. 544 c.p.p., comma 3, l’avviso di deposito è comunicato al pubblico ministero e notificato alle parti private cui spetta il diritto di impugnazione. E’ notificato altresì a chi risulta difensore dell’imputato al momento del deposito della sentenza”;

-) per l’art. 585 c.p.p., infine: “1. Il termine per proporre impugnazione, per ciascuna delle parti, e’: a) di quindici giorni, per i provvedimenti emessi in seguito a procedimento in camera di consiglio e nel caso previsto dall’art. 544, comma 1; b) di trenta giorni, nel caso previsto dall’art. 544, comma 2; c) di quarantacinque giorni, nel caso previsto dall’art. 544, comma 3.

2. I termini previsti dal comma 1 decorrono: c) dalla scadenza del termine stabilito dalla legge o determinato dal giudice per il deposito della sentenza ovvero, nel caso previsto dall’art. 548, comma 2, dal giorno in cui è stata eseguita la notificazione o la comunicazione dell’avviso di deposito… 5. I termini previsti dal presente articolo sono stabiliti a pena di decadenza”.

Sicché, il termine è di quarantacinque giorni solo nel caso in cui il giudice abbia indicato nel dispositivo un termine più lungo, non eccedente comunque i novanta giorni: in tal caso, se il giudice ha rispettato il termine che si è dato per il deposito, dalla scadenza di esso decorre il termine per il ricorso per cassazione; se il giudice non ha rispettato il termine, occorre, perché il termine per il ricorso per cassazione prenda il suo corso, che intervenga la comunicazione-notificazione dell’avviso di deposito della sentenza.

Nella specie: i) dal dispositivo della sentenza disciplinare non risulta che la Sezioni disciplinare abbia fissato per il deposito un termine diverso da quello ordinariamente previsto, sicché detto termine scadeva il 21 febbraio; ii) essendo stata depositata la sentenza disciplinare il 5 marzo 2021, oltre lo spirare di detto termine, essa doveva essere oggetto di comunicazione-notificazione del deposito, come è in effetti stato; iii) il tardivo deposito della sentenza disciplinare ha fatto scattare l’obbligo di comunicazione-notificazione, ma non ha inciso sul termine per l’impugnazione, termine che è di trenta giorni e che, come si diceva, si amplia a quarantacinque giorni solo nel caso in cui il giudice, in sede di stesura del dispositivo, abbia indicato un termine per il deposito superiore rispetto a quello ordinario, entro i limiti di novanta giorni.

Dunque, come si premetteva, il termine scadeva il 10 aprile, mentre il deposito ha avuto luogo (come se il termine applicabile fosse quello di quarantacinque giorni, tenuto conto che il 25 è festivo) il 26 aprile successivo.

6. – Nulla per le spese.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 19 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

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