Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39254 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. III, 10/12/2021, (ud. 02/07/2021, dep. 10/12/2021), n.39254

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Presidente –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 28785/2018 R.G. proposto da:

F.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BUCCARI 3,

presso lo studio dell’avvocato FABIO MADAMA, rappresentato e difeso

dagli avvocati SERENA LOMBARDO, e DARIO GRECO;

– ricorrente –

contro

ISLAND REFINANCING SRL, e per essa la mandataria CERVED CREDIT

MANAGEMENT SPA, in persona del procuratore speciale pro tempore, in

difetto di elezione di domicilio in ROMA per legge domiciliata ivi,

presso la CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato MARIO VOLANTE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1694/2017 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 27/09/2017;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio non partecipata

del 02/07/2021 dal Presidente Dott. Franco DE STEFANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

F.C. ricorre, affidandosi a tre motivi, per la cassazione della sentenza n. 1694 del 27/09/2017 con cui la Corte d’appello di Palermo ha respinto il suo gravame avverso la sentenza n. 3043/11 del tribunale di quel capoluogo, di declaratoria di litispendenza sulla domanda risarcitoria e di rigetto della sua opposizione esecutiva contro la Island Refinancing srl;

resiste con controricorso l’intimata, a mezzo della mandataria Cerved Credit Management spa; e, per l’adunanza camerale del 02/07/2021, fissata ai sensi dell’art. 380-bis.1 c.p.c., il Pubblico Ministero non deposita conclusioni scritte, ma il ricorrente deposita memoria ai sensi del penultimo periodo di tale norma.

Diritto

CONSIDERATO

che:

dei tre motivi di doglianza (il primo, di violazione dell’art. 2909 c.c. e vizio di motivazione… per erronea valutazione delle domande relative all’esistenza, all’ammontare e alla titolarità del credito per asserita inosservanza del principio di ne bis in idem, in presenza di giudicato tra le stesse parti”; il secondo, di violazione dell’art. 58 TUB e omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.. per non aver considerato l’assenza dei presupposti essenziali per la cessione del credito con conseguente difetto di legittimazione di Island Finance 2 s.r.l.”; il terzo, di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio… per non aver considerato l’assenza dei presupposti essenziali per la cessione del credito con conseguente difetto di legittimazione di Island Finance 2 s.r.l.”), come pure delle difese della controricorrente, è qui superfluo anche solo dare sommariamente conto, attesa la non emendabile inammissibilità del ricorso, per violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 3;

dal ricorso non si evince alcunché di preciso sul contenuto della domanda originaria, se non che si tratterebbe di un’opposizione esecutiva, neppure specificandosi se ai sensi dell’art. 615 c.p.c., commi 1 e 2 avverso un atto di precetto intimato oppure un processo esecutivo già iniziato, quando, dove e da chi;

poiché il requisito richiamato è posto ad ineludibile presidio della corretta adizione del giudice di legittimità (tra innumerevoli: Cass. Sez. U. 28/11/2018, n. 30754; Cass. 26/05/2021, n. 14713), la sua carenza – cui non può neppure ovviarsi con atti successivi (da ultimo, v. Cass. Sez. U. ord. 09/03/2020, n. 6691) – impedisce di prendere in considerazione il contenuto delle doglianze;

tanto esime dal rilievo che, ove anche potesse accedersi alle medesime, le prime due sarebbero inammissibili pure in quanto carenti della puntuale esposizione, nel ricorso, rispettivamente del contenuto degli atti introduttivi dei due giudizi e della sentenza assunta a fondamento del reputato giudicato, nonché degli atti del giudizio di primo grado da cui desumere la specifica sottoposizione della questione al giudice fin dall’atto introduttivo (non essendo consentiti motivi nuovi nelle opposizioni esecutive: Cass. Sez. U. 28387/20); mentre già in astratto la tesi sostenuta dal terzo motivo, essere escluso dalla cessione il credito poi azionato per doversi escludere la situazione di sofferenza, è infondata, vista la più che decennale protrazione del contenzioso tra le parti per escluderla e la sufficienza di questo ai fini della qualificazione del credito come compreso nella definizione liberamente concordata tra cedente e cessionaria;

alla declaratoria di inammissibilità consegue la condanna del ricorrente alle spese del giudizio di legittimità;

infine, poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono i presupposti processuali (a tanto limitandosi la declaratoria di questa Corte: Cass. Sez. U. 20/02/2020, n. 4315) per dare atto ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il comma 1-quater al testo unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 (e mancando la possibilità di valutazioni discrezionali: tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra le innumerevoli altre successive: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dell’obbligo di versamento, in capo a parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per la stessa impugnazione.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese in favore della controricorrente, liquidate in Euro 5.600,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 2 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

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