Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39238 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. III, 10/12/2021, (ud. 15/06/2021, dep. 10/12/2021), n.39238

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele Gaetano Antonio – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – rel. Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 33577/2018 proposto da:

R.E., R.G.P., R.M.D.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA AURELIANA, 53, (06.56566927 –

0642011787), presso lo studio dell’avvocato MARIA DEL GROSSO, che li

rappresenta e difende unitamente all’avvocato BIANCA MARIA

MENICHELLI;

– ricorrenti –

contro

UCI UFFICIO CENTRALE ITALIANO UFFICIO NAZIONALE D’ASSICURAZIONE PER I

VEICOLI A MOTORE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ANTONIO

BERTOLONI 55, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO CEFALY, che

lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

RU.GE., MILANO ASSICURAZIONI, V.P., LLOYD ADRIATICO

SPA, F.V., P.T.;

– intimati –

avverso l’ordinanza n. 9196/2018 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di

ROMA, depositata il 13/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/06/2021 dal Consigliere Dott. ENRICO SCODITTI;

lette le conclusioni del pubblico ministero Dott. NARDECCHIA Giovanni

Battista.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. R.M.D., R.E. e R.G.P., figli di R.A. e B.F., deceduti a causa di sinistro stradale che aveva coinvolto tre autovetture, intervennero nel giudizio risarcitorio relativo al sinistro promosso da altri innanzi al Tribunale di Cassino, chiedendo il risarcimento del danno. Per quanto qui rileva, il Tribunale adito accolse la domanda riconoscendo in favore di ciascuno dei tre istanti la somma di Euro 25.000,00 oltre interessi a titolo di danno patrimoniale e la somma di Euro 180.000,00 a titolo di danno non patrimoniale, di cui Euro 160.000,00 per danno morale ed Euro 20.000,00 per danno esistenziale.

2. La Corte d’appello di Roma, in parziale accoglimento di appello incidentale, rigettò la domanda per il risarcimento del danno patrimoniale e quella per il danno esistenziale liquidato in Euro 20.000,00.

3. Avverso detta sentenza proposero ricorso per cassazione R.M.D., R.E. e R.G.P.. Con ordinanza n. 9196 di data 13 aprile 2019 la Corte di Cassazione accolse il primo motivo di ricorso relativo all’esclusione del danno esistenziale e dichiarò inammissibile quello relativo al mancato riconoscimento del danno patrimoniale. Osservò la corte territoriale, per quanto qui rileva, che il motivo era inammissibile per difetto di autosufficienza, “non avendo i ricorrenti assolto l’onere di trascrivere, sia pure in parte qua, il contenuto dei documenti asseritamente trascurati dal giudice del merito”.

5. Hanno proposto ricorso per revocazione avverso la pronuncia di legittimità R.M.D., R.E. e R.G.P. sulla base di un motivo. Resiste con controricorso UCI Ufficio Centrale Italiano di Assistenza Assicurativa Automobilisti in circolazione internazionale. Il Collegio ha proceduto in Camera di consiglio ai sensi del D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8 bis, convertito con L. n. 176 del 2020, in mancanza di richiesta di discussione orale. Il Procuratore generale ha formulato le sue conclusioni motivate ritualmente comunicate alla parte ricorrente. E’ stata depositata memoria di parte.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il motivo di ricorso denuncia la parte ricorrente che vi è stata una svista della Corte perché, pur non nuovamente trascritti nell’ambito del motivo, i documenti a sostegno del riconoscimento del danno patrimoniale (ed in particolare i redditi esigui dei fratelli R. a fronte di onerose rate di mutuo, alle quali si erano obbligati soltanto in virtù dell’aiuto dei genitori) erano stati riportati nell’esposizione degli elementi di fatto, pur non essendo stati integralmente trascritti per l’inammissibilità del ricorso per eccessiva lunghezza e ridondanza.

1.1 Il motivo è inammissibile. L’istanza di revocazione è stata proposta deducendo la mancata considerazione, nella scrutinio del motivo, della circostanza che l’analitica indicazione dei documenti risultava comunque nel ricorso, benché non contenuta nel motivo di censura.

La censura attinge in realtà la valutazione che del motivo ha svolto la Corte, e dunque un profilo afferente al giudizio e non alla percezione. In particolare la Corte ha stimato non assolto l’onere processuale di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, per non avere i ricorrenti “assolto l’onere di trascrivere, sia pure in parte qua, il contenuto dei documenti asseritamente trascurati dal giudice del merito”. A tale giudizio parte ricorrente oppone la circostanza dell’analitica indicazione dei documenti nel ricorso, benché non contenuta nel motivo di censura. In tal modo si aggredisce il giudizio che la Corte ha effettuato circa l’assolvimento dell’onere processuale. Non è infatti in questione la percezione che la Corte possa avere avuto del contenuto del ricorso, ma la circostanza che non fosse sufficiente l’analitica indicazione dei documenti ai fini dell’integrazione dell’onere processuale, essendo necessaria, secondo il giudizio della Corte, la trascrizione, sia pure in parte qua, del “contenuto dei documenti asseritamente trascurati dal giudice del merito”.

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

Poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 e viene rigettato, sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto del Testo Unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali dell’obbligo di versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 15 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

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