Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39234 del 10/12/2021

Cassazione civile sez. III, 10/12/2021, (ud. 30/09/2021, dep. 10/12/2021), n.39234

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Presidente di Sez. –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sui ricorsi iscritti tutti al n. 28669/2018 R.G. proposti:

il primo da:

M.R.M., in qualità di erede di

T.C.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUDOVISI 36, presso

lo studio dell’avvocato Domenico POLIMENI, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro p.t., per legge

rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato;

– resistente –

nonché

BANCA D’ITALIA;

– intimata –

il secondo da:

T.B., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUDOVISI 36,

presso lo studio dell’avvocato Domenico POLIMENI, che la rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, BANCA D’ITALIA;

– intimati –

il terzo da:

T.V., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUDOVISI 36,

presso lo studio dell’avvocato Domenico POLIMENI, che la rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, BANCA D’ITALIA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 5442/2018 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il

14/03/2018;

udita la relazione svolta alla pubblica udienza del giorno 11/06/2021

dal relatore Dott. Franco DE STEFANO;

lette le conclusioni motivate scritte del Pubblico Ministero, in

persona del Sostituto Procuratore generale Dott. CARDINO Alberto, il

quale ha concluso affinché sia sollevato incidente di legittimità

costituzionale o, in subordine, per il rigetto del ricorso;

letta la memoria presentata dall’avvocato Domenico Polimeni.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con tre separati ricorsi, notificati a mezzo posta elettronica certificata tutti il 14/09/2018 ed articolati ognuno su due motivi, M.R.M. (nella dedotta qualità di erede di T.C.G.), T.V. e B. chiedono la cassazione della sentenza n. 5442/18 del Tribunale di Roma, che ha dichiarato inammissibile l’opposizione ai sensi dell’art. 617 c.p.c., dispiegata da loro e da T.L., R.D. e dalla stessa M. ma quale genitore dei minori T.V.M.P. ed A.E., avverso l’ordinanza (comunicata il 20/03/2015) con cui il giudice dell’esecuzione aveva dichiarato inammissibile il loro intervento – basato su crediti derivanti da provvedimenti ai sensi della L. n. 89 del 2001 – nella procedura di espropriazione presso terzi intentata contro il Ministero della Giustizia e del terzo pignorato Banca d’Italia da Line System srl.

2. I tre ricorsi sono stati notificati soltanto al Ministero ed alla Banca d’Italia: mentre il primo deposta un “atto di costituzione per la partecipazione alla discussione orale”, di cui non consta la notifica a chicchessia, quanto al solo ricorso proposto dalla M., la seconda resta intimata.

3. I detti ricorsi sono chiamati alla successiva pubblica udienza del giorno 11/06/2021, tenuta in Camera di consiglio ai sensi del D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8-bis, conv. con modif. dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176, come successivamente prorogato al 31 luglio 2021, del D.L. 1 aprile 2021, n. 44, art. 6, comma 1, lett. a), n. 1, conv. con modif. dalla L. 28 maggio 2021, n. 76.

4. Per detta udienza, mentre il Procuratore Generale deposita conclusioni motivate scritte con richiesta di rimessione della questione di legittimità costituzionale delle norme coinvolte alla Corte costituzionale o, in subordine, di rigetto del ricorso, le tre ricorrenti depositano unitaria memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Va premesso che l'”atto di costituzione per la partecipazione alla discussione orale” del Ministero, da un lato, non risulta notificato ad alcuno e, dall’altro, si riferisce ad uno solo dei tre ricorsi, sicché nessuna rituale attività difensiva può dirsi svolta in questa sede per quell’intimato, mentre l’unica altra intimata, la Banca d’Italia, rimane tale; ed il raggiungimento dello scopo per almeno uno degli intimati impedisce rilievi sugli effetti della carenza di asseverazione autografa di conformità della stampa del ricorso, nativo analogico, notificato per via telematica.

2. Ciò posto, ognuna delle ricorrenti si duole della violazione o falsa applicazione degli artt. 617 e 618 c.p.c., o, comunque, dell’art. 618 c.p.c., comma 1, stavolta in relazione agli artt. 135,136 e 153 c.p.c. e artt. 3-24 Cost., invocando in sostanza un’interpretazione adeguatrice e costituzionalmente orientata di tale norma, nel senso della necessità di comunicazione al ricorrente del decreto contenente la fissazione dell’udienza di comparizione e del termine per la notifica del ricorso e del decreto a controparte, con conseguente insufficienza del solo deposito in cancelleria e/o nel fascicolo telematico.

3. E’ superflua la verifica della ritualità o meno dell’instaurazione del contraddittorio nel presente giudizio di legittimità nei confronti degli altri litisconsorti necessari risultanti dagli atti, alla stregua dei principi consolidati nella giurisprudenza di questa Corte, che esimono dall’ordine di rinnovazione della notifica del ricorso in caso di nullità di quella, nell’evenienza di ricorso di cui si palesi l’inammissibilità o l’infondatezza (con principio affermato fin da Cass. Sez. U. ord. 22/03/2010, n. 6826).

4. Invero, la questione agitata complessivamente dai due motivi, unitariamente considerabili per la loro intima connessione, questione relativa agli effetti della non ottemperanza al termine per la notifica del ricorso introduttivo dell’opposizione esecutiva, è stata dalla qui gravata sentenza decisa in piena conformità alla giurisprudenza di questa Corte, la quale, con sentenza n. 11291 del 12/06/2020, ha sancito che, in tema di opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi, il decreto con il quale il giudice dell’esecuzione fissa davanti a sé l’udienza per la fase sommaria, assegnando un termine perentorio per la notificazione del ricorso e dello stesso decreto all’opposto, non è soggetto a comunicazione, a cura della cancelleria, al ricorrente, sicché ove quest’ultimo lasci scadere il termine perentorio fissato, incorre nella declaratoria di inammissibilità dell’opposizione, senza potere beneficiare della rimessione in termini (specificando poi, che, se invece il ricorso fosse stato regolarmente notificato, evenienza che qui non ricorre, la mancata comparizione delle parti non inciderebbe sull’ammissibilità della domanda e non precluderebbe la possibilità di pervenire ad una pronuncia nel merito, in quanto la regolare instaurazione del contraddittorio porrebbe allora le condizioni minime per l’attivazione dei poteri officiosi del giudice dell’esecuzione in ordine alla verifica dei presupposti di procedibilità dell’azione espropriativa).

5. Alle relative argomentazioni può qui bastare un integrale rinvio, per escludere – anche sotto il profilo dell’invocata lettura costituzionalmente orientata della normativa – un qualsiasi obbligo di comunicazione del decreto di fissazione dell’udienza o un diritto dell’opponente ad una sua formale propalazione: tanto risultando in armonia col già affermato peculiare onere di diligenza dei soggetti del processo esecutivo nell’acquisizione della consapevolezza del suo sviluppo e così del contenuto dei suoi atti (per tutte, v. Cass. 06/03/2018, nn. 5172 a 5174), salva – beninteso – la disciplina della rimessione in termini, di cui peraltro non viene né allegata, né provata la violazione e tanto meno la ricorrenza dei presupposti.

6. Del resto, neppure risulta, con la dovuta puntualità e specificità nel testo del ricorso, essere stata formulata una formale istanza di rimessione in termini ed alcuna rituale censura, tanto meno in questa sede, avverso provvedimenti resi sul punto.

7. Il ricorso va così rigettato, ma non vi è luogo a provvedere sulle spese del giudizio di legittimità, per essere rimasti tali gli intimati: e tuttavia tanto impone la declaratoria di sussistenza dei presupposti processuali (a tanto limitandosi la declaratoria di questa Corte: Cass. Sez. U. 20/02/2020, n. 4315) per dare atto ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto del Testo Unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (e mancando la possibilità di valutazioni discrezionali: tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra le innumerevoli altre successive: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dell’obbligo di versamento, in capo a parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte di ciascuna ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, in esito a riconvocazione, il 30 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2021

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