Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3921 del 08/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 08/02/2022, (ud. 12/01/2022, dep. 08/02/2022), n.3921

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3280-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI, 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

SOCIETA’ METROPOLITANA ACQUE TORINO SMAT SPA, in persona del

Presidente pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

GRACCHI, 20, presso lo studio dell’avvocato MADDALENA FERRAIUOLO,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLA CAMPION;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 797/4/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del PIEMONTE, depositata il 20/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 12/01/2022 dal Consigliere Relatore Dott. COSMO

CROLLA.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con distinti ricorsi la soc. Metropolitana Acque Torino spa (di seguito per brevità denominata “SMAT spa”) impugnava davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Torino tre avvisi di accertamento con i quali l’Agenzia del Territorio, sull’istanza avanzata dalla contribuente di attribuzione in categoria del Gruppo E delle unità immobiliari, adibite ad serbatoio ed impianti di depurazione acque siti nei comuni di (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), rettificava la classificazione catastale proposta in categoria D/7 determinando le rendite.

2. La CTP, riuniti i ricorsi, annullava il solo avviso di accertamento riferito all’impianto ubicato nel Comune di (OMISSIS).

3. La sentenza veniva impugnata dall’Agenzia delle Entrate e dalla parte privata e la Commissione Tributaria Regionale del Piemonte rigettava l’appello dell’Ufficio ed accoglieva quello della contribuente osservando, per quanto di interesse in questa sede, che gli impianti di depurazione andavano classificati in categoria E/9 (fabbricati di interesse pubblico non compreso nelle altre categorie del gruppo E) in quanto aventi funzione di pubblica utilità.

4. Avverso la sentenza della CTR l’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per Cassazione affidandosi ad un motivo. Metropolitana Acque Torino spa si è costituita depositando controricorso.

5. Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio. La contribuente ha depositato memoria illustrativa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1 Con il motivo di impugnazione la ricorrente denuncia la violazione o falsa applicazione del R.D. n. 652 del 1939, e successive modificazioni e del D.P.R. n. 1142 del 1949, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere i giudici di seconde cure erroneamente inquadrato le unità immobiliari nella categoria E/9, anziché in D/7, non tenendo conto delle caratteristiche oggettive dei beni e valorizzando la funzione di pubblica utilità svolta dalla società utilizzatrice dell’immobile.

2. Il motivo, oltre ad essere ammissibile in quanto riporta elementi funzionali alla censura di violazione di legge, è fondato.

2.1 La qualificazione nel gruppo E è propria di quegli immobili (stazioni, ponti, fari, edifici di culto, cimiteri ecc.), con una marcata caratterizzazione tipologico-funzionale, costruttiva e dimensionale che li rende sostanzialmente incommerciabili ed estranei ad ogni logica di commercio e di produzione industriale. Una conferma di tale impostazione è data dalla L. n. 262 del 2006, art. 2, comma 40, a tenore del quale: “Nelle unità immobiliari censite nelle categorie catastali E/1, E/2, E/3, E/4, E/5, E/6 ed E/9 non possono essere compresi immobili o porzioni di immobili destinati ad uso commerciale, industriale, ad ufficio privato ovvero ad usi diversi, qualora gli stessi presentino autonomia funzionale e reddituale”. Dal che si evince come la legge instauri una vera e propria incompatibilità tra classificazione in categoria “E”, da un lato, e destinazione dell’immobile ad uso commerciale o industriale.

2.2 Tale assunto trova convalida giurisprudenziale nel consolidato indirizzo di questa Corte secondo il quale ” In tema di classamento, ai sensi del D.L. n. 262 del 2006, art. 2, comma 4, convertito, con modificazioni, nella L. n. 286 del 2006, nelle unità immobiliari censite nelle categorie catastali E/1, E/2, E/3, E/4, E/5, E/6 ed E/9 non possono essere compresi immobili o porzioni di immobili destinati ad uso commerciale, industriale, ad ufficio privato ovvero ad usi diversi, qualora gli stessi presentino autonomia funzionale e reddituale, e, cioè, alla luce del combinato disposto del R.D.L. n. 652 del 1939, art. 5, e del D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 40, immobili per se stessi utili o atti a produrre un reddito proprio, anche se utilizzati per le finalità istituzionali dell’ente titolare ” (Cass. n. 20026/15, n. 7868/2016, n. 4223/2019 e n. 9427/2019).

2.3 Sulla scorta di tali principi questa Corte ha puntualizzato, proprio in materia di impianti di depurazione delle acque, che “…. dal che si evince come la citata norma instauri una vera e propria incompatibilità tra classificazione in categoria “E”, da un lato, e destinazione dell’immobile ad uso commerciale o industriale, dall’altro lato, sicché diventa dirimente, ai fini della valutazione del corretto censimento del immobile, accertare se la gestione dell’impianto di depurazione presentasse gli obiettivi caratteri della economicità intesa quale perseguimento del cosiddetto lucro oggettivo ossia il rispetto di un criterio di proporzionalità tra costi e ricavi nel senso che questi ultimi tendono a coprire i primi remunerando i fattori produttivi (in termini: Cass., Sez. 5, 4 aprile 2019, n. 9427). Diversamente da quanto affermato dalla controricorrente, è irrilevante la destinazione dell’impianto di depurazione ad una attività di pubblico interesse. Difatti, l’interesse generale allo svolgimento dell’attività non esclude che quest’ultima sia esercitata secondo parametri essenzialmente imprenditoriali intesi come attitudine alla copertura dei costi e del capitale investito con i ricavi conseguiti attraverso l’applicazione di tariffe (così: Cass., Sez. 5, 23 maggio 2018, n. 12741, in tema di classamento catastale di impianto di discarica per la gestione di rifiuti solidi urbani e la captazione di biogas; Cass., Sez. 5, 23 gennaio 2020, n. 17022, in tema di classamento catastale di impianto di compostaggio di rifiuti). La normativa di settore (L. 5 gennaio 1994, n. 36, art. 9, comma 1: ” I comuni e le province di ciascun ambito territoriale ottimale di cui all’art. 8, entro il termine perentorio di sei mesi dalla delimitazione dell’ambito medesimo, organizzano il servizio idrico integrato, come definito dall’art. 4, comma 1, lett. f), al fine di garantirne la gestione secondo criteri di efficienza, di efficacia e di economicità”; D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 141: “Il servizio idrico integrato è costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili di fognatura e di depurazione delle acque reflue, e deve essere gestito secondo principi di efficienza, efficacia ed economicità, nel rispetto delle norme nazionali e comunitarie”; del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 154, comma 1, nel testo modificato, all’esito del referendum abrogativo disposto col D.P.R. 23 marzo 2011, dal D.P.R. 18 luglio 2011, n. 116, art. 1, comma 1: “La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell’entità dei costi di gestione delle opere, e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio “chi inquina paga”. Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno natura di corrispettivo”), con riferimento alla gestione del servizio idrico integrato, richiama i principi di efficienza, efficacia ed economicità. Posto che sono classificabili come “servizi a rilevanza economica” (D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 113, nel testo novellato dalla L. 28 dicembre 2001, n. 448, art. 35) tutti quei servizi pubblici locali assunti dall’ente competente laddove la tariffa richiedibile all’utente sia potenzialmente in grado di coprire integralmente i costi di gestione e di creare un utile d’impresa che non deve essere di modesta entità, l’inquadramento del servizio idrico integrato in tale schema è stato confermato dalle sentenze della Corte Cost. n. 325 del 3 novembre 2010 e n. 187 dell’8 giugno 2011, affermandosene la riconducibilità alle materie della “tutela della concorrenza” e della “tutela dell’ambiente”, che pertengono alla esclusiva competenza legislativa dello Stato (art. 117 Cost., comma 2, lett. e e s).Del pari, la giurisprudenza di legittimità ha messo in risalto che la tariffa del servizio idrico integrato configura ormai il corrispettivo di una prestazione commerciale complessa, che trova fonte, non in un atto autoritativo direttamente incidente nel patrimonio dell’utente, bensì nel contratto di utenza (Cass., Sez. 5, 6 giugno 2014, n. 12763; Cass., Sez. 5, 6 giugno 2014, n. 12769), confermando l’ispirazione della relativa gestione a criteri di efficienza, efficacia ed economicità, in coerenza con il requisito teleologico minimo per l’assunzione della qualifica imprenditoriale (art. 2050 c.c.). In linea con tale impostazione, la circolare emanata dall’Agenzia delle Entrate 16 maggio 2006, n. 4, ha chiarito (par. 3.1.3, lett. c), che le costruzioni tese ad ospitare impianti industriali mirati al trattamento delle acque reflue sono tipiche di processi industriali o, comunque, produttivi e, pertanto, la categoria da attribuire agli immobili che le ospitano è da individuare nel gruppo “D”. Ne’ la natura economica dell’attività viene meno per la circostanza che a gestire il servizio pubblico sia direttamente l’ente territoriale piuttosto una azienda municipalizzata o una società partecipata dal Comune in quanto ciò che rileva ai fini del classamento catastale sono le caratteristiche dell’immobile e la sua destinazione funzionale “(cfr. Cass. 2247/2021).

2.4 Alla luce delle suesposte argomentazioni, sono destituiti di fondamento i rilievi formulati nella memoria dalla ricorrente che fanno leva, oltre che sull’attività di pubblico interesse esercitata dalla SMAT spa, sulla natura della contribuente di società in house quale braccio operativo dell’amministrazione affidante.

2.5 Si ribadisce, infatti, l’irrilevanza, ai fini dell’inquadramento catastale dell’immobile destinato ad un servizio di interesse generale offerto con modalità imprenditoriali in un determinato mercato, dell’affidamento del servizio ad una società in house, piuttosto che ad una società a capitale misto pubblico privato con selezione del socio privato attraverso procedure ad evidenza pubblica o ad una società di capitali privata individuata mediante una procedura competitiva.

2.6 La Commissione Tributaria Regionale ha fatto malgoverno del principio enunciato, nell’affermare che gli impianti di depurazione dell’acqua potabile depuratore in categoria vanno correttamente inseriti nella categoria del gruppo “E” anziché in categoria “D/7” (“fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni”), sull’erroneo presupposto che la destinazione a servizio pubblico fosse incompatibile con la natura imprenditoriale dell’attività svolta da una società a rilevante partecipazione pubblica ha malgovernato i principi sopra enunciati.

3. In accoglimento del ricorso la sentenza va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale del Piemonte in diversa composizione la quale, oltre a regolamentare le spese del presente giudizio di legittimità si atterrà seguente principio ” In tema di classificazione catastale, poiché l’attività di gestione del servizio idrico ha natura economica, i relativi impianti industriali di depurazione e smaltimento delle reflue non rientrano tra le unità immobiliari catastalmente censibili nella categoria E, che è propria di quei fabbricati con una caratterizzazione tipologico-funzionale, costruttiva e dimensionale tale da renderli sostanzialmente incommerciabili ed estranei ad ogni logica commerciale e produttiva, ma rientrano nel gruppo D, tipico delle costruzioni che ospitano processi industriali e, nel caso di depuratore, nella categoria D/7, senza che la destinazione a servizio pubblico possa ritenersi incompatibile con la natura imprenditoriale dell’attività svolta da società a rilevante partecipazione pubblica”.

PQM

La Corte:

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2022

 

 

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