Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39187 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. I, 09/12/2021, (ud. 11/11/2021, dep. 09/12/2021), n.39187

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco A. – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio P. – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18885/2019 proposto da:

D.B.A., domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la

cancelleria della Corte di cassazione e rappresentata e difesa

dall’Avvocato Carmela Currò, per procura speciale in calce al

ricorso;

– ricorrente –

nei confronti di:

D.A., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

cancelleria della Corte di cassazione e rappresentato e difeso dagli

Avvocati Paola Dora Magaudda, e Sergio Rizzo, per procura speciale

in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto della Corte d’appello di Messina, n. 1130 del

2019, depositato il 12/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’11/11/2021 dal Cons. Dott. Laura Scalia.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. D.B.A. ricorre con tre motivi, illustrati da memoria, per la cassazione del decreto in epigrafe indicato, con cui la Corte d’appello di Messina, pronunciando in sede di reclamo in un giudizio introdotto davanti al locale tribunale dall’ex coniuge, D.A., ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 9, comma 5, ha revocato l’assegno già posto a carico del secondo ed in favore della prima e quello di contributo al mantenimento del figlio G., divenuto economicamente autosufficiente, confermando nel resto l’assegno per la figlia F.R. per Euro 700,00 mensili oltre al contributo, fissato al 50%, delle spese straordinarie.

2. La Corte di merito ha ritenuto che le patologie che affliggevano la figlia S., una delle due nate dalla nuova convivenza instaurata dall’ex coniuge della reclamante dopo la separazione, tali, secondo spese documentate, da determinare un esborso continuo e consistente di denaro a carico del padre, deprimendone le condizioni reddituali.

3. Resiste con controricorso D.A..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, artt. 5 e 9, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

La sopravvenuta diminuzione dei redditi dell’obbligato assume rilievo quale giustificato motivo di riduzione o soppressione dell’assegno ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 9, se il giudice sulla base di una diversa ponderazione delle condizioni economiche delle parti, ma nel pieno rispetto delle valutazioni espresse al momento dell’attribuzione o modifica, si limiti a verificare se e in che misura le circostanze sopravvenute abbiano alterato l’equilibrio economico così raggiunto e ad adeguare l’importo o lo stesso obbligo della contribuzione alla nuova situazione patrimoniale.

La documentazione medica valorizzata dalla Corte d’appello in sede di revoca dell’assegno divorzile consisteva in preventivi di spese non ancora sostenute che erano stati versati in atti in primo grado successivamente al deposito del ricorso avvenuto il 22 marzo 2018.

Le spese allegate, poi, risalivano agli anni 2013-2015 ed erano state, come tali, già valutate nel precedente giudizio di modifica, in cui erano state prodotte, e rispetto a queste ultime la Corte peloritana era incorsa in violazione del giudicato rebus sic stantibus, là dove aveva provveduto a rivalutare elementi e dati già oggetto di definizione con il decreto di ratifica delle condizioni di divorzio concordate dalle parti.

La malattia ossea (“Iperossaluria primitiva di tipo 1”) da cui era affetta la figlia dell’ex coniuge era infatti già nota quando il padre aveva sottoscritto i patti di divorzio e, successivamente, le modifiche ratificate con il precedente decreto del tribunale in data 4 ottobre 2016; come tale non costituiva “nuova” patologia e l’intervento di “osteotomia di femore bilaterale” programmato per il 19 settembre 2018 di cui al preventivo di spesa allegato (doc. 4) non poteva dirsi “fatto nuovo sopravvenuto” ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 9.

In ogni caso poi il preventivo integrava una mera circostanza futura ed incerta non essendovi prova che l’esborso fosse stato effettivamente sostenuto da D..

La patologia ginecologica pure dedotta e che affliggeva la minore non avrebbe comportato alcun peggioramento delle condizioni economiche del padre non essendo stato effettuato alcun intervento chirurgico e/o terapia in ragione della incertezza della diagnosi.

Il decreto ha mancato di verificare l’esistenza di un nesso di causalità tra i mutamenti dedotti dal reclamante e la nuova situazione patrimoniale di conseguenza instauratasi tra le parti, procedendo, piuttosto, con un giudizio di sintesi globale ispirato ad equità, ad una nuova valutazione complessiva della posizione di ciascuna.

La Corte ha omesso di considerare l’intervenuta revoca per intero dell’assegno di mantenimento del figlio divenuto autosufficiente ed il conseguente miglioramento delle capacità contributive di D.A. ed ha ritenuto buone le condizioni economiche della reclamante.

1.1. Il motivo è infondato.

Risponde a consolidato indirizzo di questa Corte quello per il quale, la revisione dell’assegno divorzile di cui alla L. n. 898 del 1970, art. 9, postula l’accertamento di una sopravvenuta modifica delle condizioni economiche degli ex coniugi, idonea a mutare il pregresso assetto patrimoniale realizzato con il precedente provvedimento attributivo dell’assegno, secondo una valutazione comparativa delle condizioni suddette di entrambe le parti.

In sede di revisione, il giudice non può procedere ad una nuova ed autonoma valutazione dei presupposti o della entità dell’assegno, sulla base di una diversa ponderazione delle condizioni economiche delle parti già compiuta in sede di sentenza divorzile, ma, nel pieno rispetto delle valutazioni espresse al momento della attribuzione dell’emolumento, deve limitarsi a verificare se, ed in che misura, le circostanze, sopravvenute e provate dalle parti, abbiano alterato l’equilibrio così raggiunto e ad adeguare l’importo o lo stesso obbligo della contribuzione alla nuova situazione patrimoniale-reddituale accertata (Cass. 13/01/2017, n. 787; Cass. 23/04/2019, n. 11177).

Nel giudizio di revoca-modifica dell’assegno divorzile della L. n. 898 del 1970, ex art. 9, il giudice richiesto della sua revisione deve muovere dall’assetto ed equilibrio della situazione economico-reddituale degli ex coniugi su cui l’assegno è stato riconosciuto per poi verificare l’incidenza causale che il fatto sopravvenuto ha avuto sulle condizioni dei primi.

1.2. La Corte peloritana, nell’apprezzare il peggioramento della patologia (per gravissime ulteriori manifestazioni relative all’apparato osseo e ginecologico) da cui è affetta la figlia di D. valorizza gli esborsi dovuti alla necessità di far fronte al ritenuto peggioramento come integrativi dei “giustificati motivi” idonei a provocare la revisione del precedente assetto di interessi compromesso nella sua tenuta, con revoca totale dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, apprezzando quel peggioramento, connotato da precipua gravità, come portatore di un “esborso continuo e consistente di denaro a carico del padre” (p. 4 decreto).

La ratio della decisione adottata, rispettosa dell’indicato principio, basta a sottrarre ogni rilievo alla mera menzione, pure operata in decreto, delle condizioni economiche dell’ex coniuge richiedente l’assegno (di cui si dice che percepisca mensilmente una somma pari a circa 2.000,00 Euro mensili) che non vengono per ciò solo scrutinate ex novo, orientando l’accertamento alla verifica della incidenza del fatto sopravvenuto sul già ritenuto assetto economico di entrambe le parti.

2. Con il secondo motivo la ricorrente fa valere omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, relativo all’intervenuta revoca dell’assegno di mantenimento del figlio maggiorenne D.G. divenuto economicamente autosufficiente.

Il fatto storico della raggiunta autonomia del figlio era stato preso in valutazione dalla Corte di merito al solo fine di revocare l’assegno di contributo al mantenimento del primo e non era stato invece in alcun modo saggiato quanto all’incidenza sulla condizione economica dell’obbligato, ai sensi dell’art. 9 Legge cit., relativamente alla debenza dell’assegno divorzile con conferma dell’importo o, al più, una sua riduzione, senza revoca in toto.

2.1. Il motivo è infondato perché fa valere, quale ragione volta a contenere o annullare la portata modificativa dei fatti in via diretta dedotti da chi agisca per ottenere la revoca L. n. 898 del 1970, ex art. 9, dell’assegno divorzile di cui alla L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, il diverso assetto reddituale tra gli ex coniugi derivante dall’intervenuta, all’interno del medesimo giudizio, revoca del diverso assegno, di cui all’art. 6 L. cit., di contributo al mantenimento del figlio.

2.2. Non vi è alcun automatismo tra la revoca del contributo per il mantenimento del figlio e – nella misura della corrispondente implementazione dei redditi dell’ex coniuge obbligato determinata dal venir meno del relativo esborso – il permanere o il consolidarsi del diritto all’assegno divorzile, per mitigazione dei contrari effetti dovuti ad ogni altro dedotto fatto sopravvenuto.

2.3. Il fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, deve essere tale in relazione al diritto azionato e là dove in giudizio si controverta di diverse posizioni – così nel giudizio di revoca-modifica L. n. 898 del 1970, ex art. 9, rispetto all’assegno divorzile e quello di contributo al mantenimento del figlio (artt. 5 e 6 L. cit.) – i correlati fatti sono distinti e tali restano nel dibattito processuale tra le parti, a definizione delle diverse azionate pretese, senza che l’uno possa valere a sostenere o a sconfessare le ragioni dell’altro.

L’accertamento negativo sul contributo al mantenimento del figlio nei suoi fatti costitutivi non vale a spiegare effetti ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 cit. sul diverso accertamento del diritto all’assegno divorzile.

3. Con il terzo motivo la ricorrente fa valere la violazione dell’art. 135 c.p.c. e art. 737 c.p.c., comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, e la nullità del decreto impugnato per omessa motivazione in punto di suddivisione tra i genitori delle spese straordinarie della figlia D.F.R..

La Corte d’appello di Messina aveva fissato al 50% la misura della contribuzione dei genitori alle spese straordinarie per i figli, in tal modo modificando la precedente previsione contenuta nell’accordo che, sottoscritto dagli ex coniugi in data 31 agosto 2016, fissava al 70% il contribuito del padre, mancando di indicare qualsivoglia elemento da cui aveva tratto il proprio convincimento e di contro, comunque, al principio di proporzionalità.

Il motivo è inammissibile perché generico; esso non deduce sulle ragioni che avrebbe dovuto condurre il giudice del merito a distinguere la misura delle quote gravanti su ciascuno dei due genitori in materia di spese straordinarie da fissarsi in favore dei figli, se non evocando, in modo indistinto – nel giudizio di revisione introdotto L. n. 898 del 1970, ex art. 9, dal padre, le cui pretese erano state nel resto accolte – il rispetto del principio di proporzionalità.

4. I motivi di ricorso sono conclusivamente infondati ed il ricorso va rigettato, con compensazione tra le parti delle spese del giudizio di legittimità.

Si dispone che ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, siano omessi le generalità e gli altri dati identificativi in caso di diffusione del presente provvedimento.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e compensa tra le parti le spese di lite.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1- bis.

Ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, sono omessi le generalità e gli altri dati identificativi in caso di diffusione del presente provvedimento.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 11 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

 

 

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