Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39183 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/12/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 09/12/2021), n.39183

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – rel. Consigliere –

Dott. LEUZZI Salvatore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 976/2015 R.G. proposto da:

A.V., titolare dell’omonima ditta individuale, rappresentato e

difeso dall’Avv. Salvatore Alagna, domiciliato presso la Cancelleria

della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12, costituito al

solo fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione ex

art. 370 c.p.c., comma 1;

– resistente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Sicilia, n. 197/35/2013 depositata il 30 ottobre 2013, e che non

risulta notificata.

Udita la relazione svolta nell’adunanza camerale del 16 settembre

2021 dal consigliere Pierpaolo Gori.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, veniva rigettato l’appello proposto da A.V. avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Trapani n. 112/1/2008 la quale aveva dichiarato inammissibile in quanto tardivo il ricorso avverso due avvisi di accertamento per IVA 2004.

2. Le riprese, precedute da istanza di accertamento con adesione, traevano origine da un processo verbale di constatazione per illegittima detrazione di imposta su quattro fatture, infedele presentazione della dichiarazione di imposta, irregolare tenuta della contabilità a seguito di un finanziamento ex L. n. 488 del 1992, con emissione di documenti fiscali allo scopo di permettere alla ditta del contribuente la detrazione del costo dei lavori di appalto.

3. Il giudice di prime cure dichiarava inammissibile il ricorso introduttivo in quanto tardivo, decisione condivisa dalla CTR.

4. Avverso la sentenza d’appello propone ricorso per Cassazione il contribuente per tre motivi, mentre l’Agenzia delle Entrate si è costituita in giudizio unicamente allo scopo dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

5. Con il primo motivo di ricorso – senza indicazione del pertinente paradigma dell’art. 360 c.p.c., comma 1 – il ricorrente eccepisce in via preliminare il giudicato esterno, in applicazione del D.L. n. 16 del 2012, art. 8, discendente secondo il contribuente dalla sentenza con cui egli è stato assolto perché il fatto non sussiste nel processo penale originato dai medesimi fatti per cui è causa.

6. Il motivo, in disparte dal fatto che presenta anche aspetti di inammissibilità per la sua tecnica di formulazione che non individua neppure il rilevante parametro processuale azionato e per assenza di specificità in assenza di riferimenti adeguati alla sentenza d’appello oggetto del ricorso per Cassazione, è anche infondato in quanto nessun giudicato esterno nel processo tributario discende automaticamente dalla sentenza penale originata dai medesimi fatti alla base delle riprese.

Il giudice tributario è tenuto a valutare le circostanze di fatto sulla base del complessivo materiale probatorio acquisito nel processo, senza attribuire alla sentenza penale alcuna automatica autorità di cosa giudicata, attesa l’autonomia dei due giudizi, la diversità dei mezzi di prova acquisibili e dei criteri di valutazione (Cass. Sez. 5 -, Ordinanza n. 27814 del 04/12/2020).

7. Va infatti rammentato che nel processo tributario vigono i limiti in tema di prova posti dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 4, e trovano ingresso, invece, anche presunzioni semplici, di per sé inidonee a supportare una pronuncia penale di condanna (Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 28174 del 24/11/2017), ancorché i fatti esaminati in sede penale siano gli stessi che fondano l’accertamento degli Uffici finanziari (Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 16262 del 28/06/2017).

Ne consegue che, ad esempio, l’imputato assolto in sede penale, anche con formula piena, per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste, può essere ritenuto responsabile fiscalmente qualora l’atto impositivo risulti fondato su validi indizi, insufficienti per un giudizio di responsabilità penale, ma adeguati, fino a prova contraria, nel giudizio tributario (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 8129 del 23/05/2012).

8. Con il secondo motivo – ai fini dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – viene prospettata la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 20 e 21, per non aver la CTR tenuto conto nella sua decisione del fatto che l’avviso di accertamento impugnato è stato notificato in data 30.12.2006, e che la scadenza dei 150 giorni per la proposizione del ricorso (90 più 60 giorni, considerata la sospensione dei termini in virtù dell’istanza di accertamento con adesione) sarebbe intervenuta in data 30.5.2007, mentre il ricorso in appello è stato spedito il 29.5.2007.

9. Il motivo è fondato. Premesso che l’atto di contestazione non è oggetto di impugnazione nel processo e che pertanto la considerazione espressa circa il fatto che non sarebbe applicabile l’istituto dell’accertamento con adesione relativamente all’atto di contestazione suddetto resta priva di rilievo ai fini del presente giudizio, la censura investe un errore in diritto in cui è incorsa la CTR. Il giudice d’appello dando rilevanza al fatto che “il ricorso è pervenuto all’Agenzia delle Entrate il 31.5.2007” (cfr. p.2 sentenza appello), ha erroneamente (cfr. Cass. Sez. 5, Sentenza n. 19864 del 05/10/2016) preso in considerazione ai fini della verifica della tempestività della notifica del ricorso introduttivo del primo grado il momento della ricezione dell’atto, invece di quello della sua spedizione. Così facendo, il giudice d’appello non ha tenuto conto della logica di dissociazione degli effetti della notifica per il notificante e il notificato, risalente alla sentenza della Corte Cost. n. 447 del 2002 e applicabile anche nel caso della notifica del ricorso tributario, con conseguente necessità per la CTR di operare una nuova verifica della tempestività del ricorso.

10. Con il terzo motivo il contribuente – senza indicazione del pertinente paradigma dell’art. 360 c.p.c., comma 1 – si prospetta la violazione del diritto di difesa, menzionando l’art. 24 Cost., e prospettando il “consequenziale omesso esame e motivazione circa un fatto decisivo per il giudizio”.

11. Il motivo è inammissibile per difetto di specificità (la censura non è adeguatamente collegata alla sentenza d’appello impugnata), genericità (non sono indicate previsioni di legge violate ma solo l’art. 24 Cost.), e indebita commistione di profili di violazione di legge e di vizio motivazionale.

12. Conclusivamente, l’accoglimento del secondo motivo ricorso, rigettato il primo e inammissibile il terzo, comporta la cassazione della sentenza impugnata con rinvio al giudice d’appello, in diversa composizione, per il profilo accolto e per quelli rimasti assorbiti oltre che per la liquidazione delle spese di lite.

P.Q.M.

La Corte: accoglie il secondo motivo di ricorso, rigetta il primo, inammissibile il terzo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Sicilia, in diversa composizione, in relazione al profilo accolto, a quelli rimasti assorbiti e per la liquidazione delle spese di lite.

Così deciso in Roma, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

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