Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39180 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/12/2021, (ud. 30/09/2021, dep. 09/12/2021), n.39180

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. TRISCARI G. – rel. Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. ANTEZZA Fabio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 29932 del ruolo generale dell’anno 2015

proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, è domiciliata;

– ricorrente –

contro

E.G., rappresentato e difeso dall’Avv. Paolo Esposito,

per procura speciale in calce al controricorso, elettivamente

domiciliato presso l’indirizzo di posta elettronica certificata

paoloesposito3.avvocatinapoli.legalmail.it;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Campania, n. 4608/47/2015, depositata in data 19

maggio 2015.

 

Fatto

CONSIDERATO

che:

dall’esposizione in fatto della sentenza censurata si evince che: l’Agenzia delle entrate aveva notificato a E.G. delle cartelle di pagamento iscritte a titolo provvisorio in pendenza dei ricorsi proposti avverso gli avvisi di accertamento presupposti; avverso le cartelle di pagamento il contribuente aveva proposto ricorso che era stato rigettato dalla Commissione tributaria provinciale di Napoli; avverso la pronuncia del giudice di primo grado il contribuente aveva proposto appello;

la Commissione tributaria regionale della Campania ha accolto parzialmente l’appello, in particolare ha ritenuto che: doveva essere condivisa la sentenza della Commissione tributaria regionale n. 8751/31/14, depositata il 13 ottobre 2014, che, decidendo sulla legittimità degli atti impositivi presupposti, aveva disposto la riduzione della pretesa; la suddetta pronuncia comportava l’effetto della parziale riduzione della pretesa anche delle successive cartelle di pagamento oggetto del giudizio;

l’Agenzia delle entrate ha quindi proposto ricorso per la cassazione della sentenza affidato a tre motivi di censura, cui ha resistito il contribuente depositando controricorso.

Diritto

RITENUTO

che:

va preliminarmente disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso proposta dal controricorrente ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1), in quanto solo genericamente prospettata, con richiamo in astratto ai presupposti di applicazione della suddetta previsione normativa e senza specifica indicazione in relazione al contenuto del ricorso;

con il primo motivo di ricorso si censura la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, art. 57, comma 2, e art. 19, comma 3, per non avere dichiarato inammissibile l’appello del contribuente;

evidenzia parte ricorrente che il contribuente, con l’atto di appello, aveva prospettato nuove eccezioni, non proposte dinanzi al giudice di primo grado, relative al prodromico avviso di accertamento emesso per l’anno 2004, divenuto definitivo per carenza di autonoma impugnazione, sicché, poiché l’iscrizione a ruolo era avvenuta a titolo definitivo per mancata impugnazione del suddetto atto impositivo, il contribuente non avrebbe potuto prospettare ragioni di doglianza che avrebbe dovuto, eventualmente, proporre con l’impugnazione dell’avviso di accertamento;

con il secondo motivo di ricorso si censura la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 31 e 61, nonché dell’art. 132 c.p.c., per avere motivato facendo esclusivo riferimento al contenuto della sentenza n. 8751/31/2014, con la quale, tuttavia, altra Commissione tributaria regionale aveva statuito solo relativamente alla parziale illegittimità dell’avviso di accertamento relativo all’anno 2006, sicché la stessa, richiamata per relationem dal giudice del gravame, non aveva avuto riguardo a tutte le iscrizioni a ruolo confluite nella cartella di pagamento impugnata, cioè a quella relativa all’anno 2004 (operata a titolo definitivo per mancata impugnazione dell’avviso di accertamento) e a quella relativa all’anno 2007 (operata a titolo provvisorio, a seguito di impugnazione, dell’avviso di accertamento per l’anno di imposta 2007);

sotto tale profilo, parte ricorrente evidenzia che la sentenza n. 8751/31/2014 non poteva produrre alcun effetto sull’iscrizione a ruolo a titolo definitivo effettuata a seguito della mancata impugnazione dell’avviso di accertamento per gli anni 2004 e 2006, sicché il giudice del gravame, avendo ritenuto, invece, che la sentenza da essa richiamata avesse avuto riguardo a tutti i periodi di imposta, avrebbe reso una motivazione apparente;

con il terzo motivo di ricorso si censura la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), per violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 14, comma 1, lett. b), e art. 15, e dell’art. 115 c.p.c., per avere ritenuto di potere disporre la riduzione della pretesa facendo riferimento alla sentenza n. 8751/31/2014 di altra Commissione tributaria regionale che, tuttavia, riguardava la sola annualità 2006, mentre la definitività dell’avviso di accertamento relativo all’anno di imposta 2004 costituiva fatto incontestato tra le parti, sicché il giudice del gravame non avrebbe potuto privare di legittimità l’iscrizione a titolo definitivo nel ruolo effettuata in base ad accertamenti divenuti definitivi per mancata impugnazione;

i motivi, che possono essere esaminati unitariamente, sono inammissibili;

dall’esame del contenuto della sentenza censurata si evince che il ricorso del contribuente era relativo a cartelle di pagamento emesse a seguito di iscrizione provvisoria a ruolo in pendenza di ricorsi presentati avverso gli atti presupposti;

il giudice del gravame, in particolare, ha evidenziato che la sentenza n. 8751/31/2014 di altra Commissione tributaria regionale riguardava “l’avviso di accertamento posto a base degli atti impugnati”, sicché, una volta acquisita in giudizio la suddetta sentenza, ha accertato che con la stessa si era pronunciato sugli atti costituenti il “presupposto delle cartelle in esame, emesse – come già accennato – a seguito di iscrizione provvisoria in pendenza di ricorso;

in sostanza, dal contenuto della sentenza censurata si evince che il giudice del gravame ha compiuto un accertamento in fatto in ordine sia alla natura dell’iscrizione a ruolo delle cartelle di pagamento, ritenuta eseguita a titolo provvisorio, sia alla riferibilità della pronuncia della sentenza n. 8751/31/2014 agli atti impositivi presupposti dell’iscrizione; da ciò ha fatto derivare l’incidenza degli esiti della suddetta pronuncia sul giudizio, in particolare sull’entità degli importi che potevano essere legittimamente richiesti al contribuente;

rispetto al suddetto accertamento in fatto compiuto dal giudice del gravame i motivi di ricorso in esame si fondano sulla circostanza che, in realtà, occorreva tener conto del fatto che gli atti presupposti e le ragioni delle iscrizioni a ruolo delle cartelle di pagamento avevano diversa natura, in particolare ha evidenziato la necessità di procedere ad una differenziazione tra le diverse iscrizioni, segnalando che la cartella di pagamento notificata al contribuente derivava: dall’iscrizione a ruolo a titolo definitivo per mancata impugnazione del prodromico avviso di accertamento relativo all’anno di imposta 2004; dalle iscrizioni a ruolo a titolo provvisorio, a seguito di impugnazione, degli avvisi di accertamento relativi agli anni di imposta 2006 e 2007;

e’ sotto tale profilo, dunque, che parte ricorrente orienta le ragioni di censura prospettate con i motivi di ricorso in esame, sostanzialmente basate: a) sulla illegittimità della sentenza per avere pronunciato anche in ordine alla iscrizione a ruolo relativa all’anno 2004, nonostante la definitività dell’avviso di accertamento posto a base della suddetta iscrizione; b) sulla apparenza di motivazione, in quanto, avendo il giudice del gravame fatto riferimento, per relationem, alla sentenza n. 8751/31/2014 resa da altra Commissione tributaria regionale, non avrebbe tenuto conto del fatto che la suddetta sentenza non aveva avuto riguardo a tutti i periodi di imposta per i quali erano avvenute le diverse iscrizioni a ruolo; c) sulla considerazione che, stante la diversità delle iscrizioni a ruolo per diversi periodi di imposta, il giudice del gravame non avrebbe potuto privare di legittimità l’iscrizione a titolo definitivo nel ruolo effettuata in base ad accertamenti divenuti definitivi per mancata impugnazione;

va quindi osservato che le diverse ragioni di doglianza prospettate con i motivi di ricorso si fondano, in sostanza, sulla diversa natura delle iscrizioni a ruolo (a titolo definitivo per mancata impugnazione dell’avviso di accertamento per l’anno 2004, a titolo provvisorio, a seguito di impugnazione degli avvisi di accertamento per gli anni 2006 e 2007) e sulla non riconducibilità della sentenza n. 8751/31/2014, il cui contenuto è stato richiamato per relationem dal giudice del gravame;

le suddette circostanze, tuttavia, risultano meramente affermate dalla ricorrente, senza, tuttavia, che la stessa abbia provveduto a riprodurre o allegare la documentazione da cui potere evincere la diversità della natura delle iscrizioni a ruolo e, in particolare, che la iscrizione a ruolo per l’anno 2004 era stata compiuta a titolo definitivo per mancata impugnazione dell’avviso di accertamento, anche tenuto conto dell’accertamento in fatto compiuto dal giudice del gravame che ha, invero, accertato che le iscrizioni erano state eseguite a titolo provvisorio e che la sentenza richiamata per relationem si riferiva a tutti gli atti presupposti da cui erano derivate le conseguenti iscrizioni provvisorie;

ne consegue l’inammissibilità dei motivi per difetto di specificità, con conseguente rigetto del ricorso e condanna della ricorrente al pagamento delle spese di lite del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte:

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite del presente giudizio che si liquidano in complessive Euro 7.000,00, oltre spese forfettarie nella misura del quindici per cento, Euro 200,00 per esborsi ed accessori.

Così deciso in Roma, il 30 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

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