Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3918 del 18/02/2010

Cassazione civile sez. III, 18/02/2010, (ud. 18/01/2010, dep. 18/02/2010), n.3918

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VARRONE Michele – Presidente –

Dott. UCCELLA Fulvio – Consigliere –

Dott. TALEVI Alberto – Consigliere –

Dott. URBAN Giancarlo – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Adelaide – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

SOCIETA’ ITALO SRL, (OMISSIS), in persona del suo Amministratore

Unico Sig. S.T.M., elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA PIERLUIGI DA PALESTRINA 63, presso lo studio dell’avvocato

CONTALDI MARIO, che lo rappresenta e difende giusta delega a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

BIZZARRO SRL, (OMISSIS), in persona del curatore Fallimentare

dott. P.d.C.G., elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA FOLCO PORTINARI 50, presso lo studio dell’avvocato

LORENZELLI SABINA, rappresentato e difeso dall’avvocato FONTAINE GIAN

FRANCO giusta delega in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 161/2006 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

Sezione Seconda Civile, emessa il 3/02/2006, depositata il

26/04/2006; R.G.N. 1123/2005;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

18/01/2010 dal Consigliere Dott. AMENDOLA Adelaide;

udito l’Avvocato Francesco RANIERI per delega Avv. Mario CONTALDI;

udito l’Avvocato Gian Franco FONTAINE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio, che ha concluso per rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato il 30 aprile 2004 Italo s.r.l. conveniva in giudizio innanzi al Tribunale di Fori Bizzarrro s.r.l., conduttrice, per uso industriale, di un immobile di sua proprieta’, chiedendo che venisse accertata la risoluzione del contratto di locazione per inadempimento della convenuta e, in via subordinata, che venisse accertato che il contratto di locazione era scaduto il 31 dicembre 2006, con condanna della conduttrice al rilascio dei locali.

Esponeva che il contratto prevedeva l’obbligo della locataria di contrarre polizza di assicurazione gradita al locatore, a copertura del rischio incendio, scoppio, allagamento, ricorso vicini, laddove la Bizzarro non aveva pagato i premi relativi alla polizza per l’anno 2004. L’inadempienza, in base all’art. 12 del contratto, che prevedeva una clausola risolutiva espressa in dipendenza della violazione di qualsivoglia patto contrattuale, ne comportava la risoluzione automatica, ex art. 1456 c.c..

Resisteva la Bizzarro, che contestava l’avversa pretesa.

Con sentenza del 9 marzo 2005 il Tribunale dichiarava risolto il contratto di locazione.

Su gravame della societa’ soccombente, la Corte d’appello di Bologna, in data 26 aprile 2006, in riforma della decisione impugnata, rigettava tutte le domande attrici.

Avverso detta pronuncia propone ricorso per Cassazione Italo s.r.l., formulando due motivi.

Resiste con controricorso la Curatela del Fallimento Bizzarro s.r.l..

Entrambe le parti hanno depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.1 Col primo motivo l’impugnante denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 415, 416, 420, 345, 437, 112 e 113 c.p.c., nonche’ insufficienza e contraddittorieta’ della motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio.

Sostiene che erroneamente il giudice di merito aveva qualificato come mera difesa, piuttosto che come eccezione nuova, inammissibile in appello, la deduzione della non configurabilita’, nell’art. 12 del contratto, di una clausola risolutiva espressa. In realta’ la prospettazione della nullita’, per indeterminatezza, della previsione pattizia, costituiva domanda nuova, per giunta giuridicamente infondata.

1.2 Col secondo mezzo la ricorrente societa’ deduce violazione o falsa applicazione degli artt. 112 e 113 c.p.c., degli artt. 1326, 1362, 1363 e 1366 c.c. nonche’ insufficienza e contraddittorieta’ della motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio, per avere il giudice di merito erroneamente ritenuto meramente di stile, e quindi nulla per indeterminatezza, la clausola racchiusa nell’art. 12 del contratto, laddove ben possono le parti considerare essenziale tutte e ciascuna delle pattuizioni tra di loro intercorse.

Non a caso, del resto, il successivo art. 15 prevedeva espressamente che tutte le clausole del contratto avevano carattere essenziale.

2.1 Le censure, che si prestano a essere esaminate congiuntamente per la loro evidente connessione, sono infondate, e tanto a prescindere dall’operativita’ del giudicato esterno eccepito dalla Curatela del Fallimento Bizzarro nella memoria illustrativa ex art. 378 c.p.c., in relazione alla sentenza della Corte d’appello di Bologna, n. 1081 del 2006, prodotta e regolarmente notificata alla controparte, ai sensi dell’art. 372 c.p.c..

Per quanto qui interessa, cosi’ ha motivato il giudice di merito il suo convincimento.

La locatrice, nel chiedere sentenza dichiarativa dello scioglimento del contratto, si era avvalsa della clausola risolutiva espressa contenuta nell’art. 12, secondo cui l’inadempimento da parte del conduttore di uno qualunque dei patti contenuti nel contratto, ne avrebbe prodotto, automaticamente e senza altro motivo, la risoluzione, ai sensi dell’art. 1456 c.c., indipendentemente dalla valutazione dell’importanza dell’inadempimento. Ha tuttavia ritenuto il decidente che la menzionata clausola, facendo generico riferimento alla violazione di tutte le obbligazioni previste nel contratto, fosse meramente di stile.

Ha argomentato in proposito che non poteva condividersi l’assunto dell’appellata secondo cui la contestazione della valenza ad essa attribuita dal giudice di prime cure costituiva eccezione nuova inammissibile in appello, trattandosi invece di mera difesa, volta a sollecitare il rilievo, da parte del giudice, dell’inesistenza dei fatti costitutivi della domanda.

2.2 Ritiene il collegio che la scelta decisoria del giudice di merito e la motivazione addotta a sostegno della stessa resistano alle critiche formulate in ricorso.

Il decidente si e’ invero attenuto al principio, ripetutamente affermato da questa Corte – e dal quale non v’e’ ragione di discostarsi – secondo cui, per la configurabilita’ della clausola risolutiva espressa, le parti devono aver previsto la risoluzione di diritto del contratto per effetto dell’inadempimento di una o di piu’ obbligazioni specificamente determinate, costituendo clausola di stile quella redatta con generico riferimento alla violazione di tutte le obbligazioni contenute nel contratto, con la conseguenza che, in tale ultimo caso, l’inadempimento non risolve di diritto il contratto, sicche’ di esso deve essere valutata l’importanza in relazione alla economia generale degli accordi raggiunti dalle parti (confr. Cass. civ., 3, 26 luglio 2002, n. 11055).

2.2 Sotto altro, concorrente profilo va poi osservato che la clausola risolutiva espressa, in quanto attributiva del diritto potestativo di ottenere la risoluzione del contratto per l’inadempimento della controparte, senza doverne provare la gravita’, viene fatta valere attraverso un’azione volta a una pronuncia meramente dichiarativa dell’avvenuta risoluzione di diritto del contratto, a seguito del verificarsi di un fatto obiettivo previsto dalle parti come idoneo a incidere sulla sopravvivenza del rapporto, e cioe’ attraverso un’azione di risoluzione – quella di cui all’art. 1456 c.c. – che e’ ontologicamente diversa dall’azione di risoluzione del contratto per inadempimento, ex art. 1453 c.c., tant’e’ che, proposta l’una, l’altra non potrebbe essere introdotta successivamente, costituendo domanda nuova (confr. Cass. civ., 2, 12 gennaio 2007, n. 423).

Quanto detto consente di meglio cogliere l’assoluta correttezza dell’assunto secondo cui la verifica della natura giuridica – e del conseguente regime – della previsione pattizia sulla quale la domanda era fondata, rientrava nell’ambito del potere – dovere del giudice di accertare la sussistenza dei fatti costitutivi della pretesa attrice e che le deduzioni difensive delle parti potevano sul punto avere valore meramente sollecitatorio di un apprezzamento che andava comunque effettuato d’ufficio.

Il ricorso deve in definitiva essere rigettato.

La peculiarita’ della fattispecie consiglia di compensare integralmente tra le parti le spese del giudizio.

P.Q.M.

LA CORTE Rigetta il ricorso. Compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.

Così deciso in Roma, il 18 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2010

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