Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39173 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. I, 09/12/2021, (ud. 17/11/2021, dep. 09/12/2021), n.39173

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. CENICCOLA Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10394/2018 proposto da:

(OMISSIS) s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, viale Tupini 113, presso lo

studio dell’avvocato Nicola Corbo, che lo rappresenta e difende in

forza di procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate Riscossione già Equitalia Servizi di

Riscossione s.p.a., Curatela Fallimento (OMISSIS) s.r.l. in

liquidazione;

– intimati –

e contro

Agenzia delle Entrate Riscossione già Equitalia Servizi di

Riscossione, in persona del legale rappresentante pro tempore,

domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la Cancelleria civile

della Corte di Cassazione e rappresentato e difeso dall’avvocato

Gennaro Di Maggio, in forza di procura speciale in calce al ricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 268/2018 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 27.2.2018;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17.11.2021 dal Consigliere Dott. UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SCOTTI;

lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. NARDECCHIA Giovanni Battista, che ha

concluso per l’accoglimento del secondo motivo di ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza del 27.7.2017 il Tribunale di Nocera Inferiore ha accolto il ricorso L. Fall., ex art. 6, depositato il 4.7.2017 da Equitalia Servizi di Riscossione s.p.a. (oggi Agenzia delle Entrate Riscossione) e ha dichiarato il fallimento della (OMISSIS) s.r.l..

(OMISSIS) ha proposto reclamo avverso la sentenza deducendo, per quanto in questa sede ancora interessa, l’assenza di legittimazione, sostanziale e processuale, di Equitalia Servizi di Riscossione, società estinta e cancellata dal registro delle imprese, ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 1, comma 1, conv. dalla L. n. 225 del 2016, prima della proposizione dell’istanza di fallimento, nonché il difetto di ius postulandi del suo procuratore, a causa dell’inefficacia del mandato difensivo, rilasciato prima e utilizzato dopo l’estinzione.

Si è costituito il curatore del fallimento, contestando i motivi di impugnazione e chiedendo il rigetto del reclamo, mentre l’Agenzia delle Entrate Riscossione è rimasta contumace.

La Corte d’appello di Salerno, con sentenza del 27.2.2018, ha rigettato tutti i motivi di reclamo.

In particolare, la corte territoriale, sulla base del tenore letterale dell’epigrafe del ricorso L. Fall., ex art. 6, che era intestato “Equitalia Servizi Riscossione spa (oggi Agenzia Entrate Riscossione)”, ha ritenuto che l’istanza di fallimento fosse stata proposta dal nuovo ente pubblico economico, subentrato nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, facenti capo alla disciolta Equitalia Servizi di Riscossione s.p.a..

La corte di appello ha poi affermato che tale nuovo soggetto aveva legittimamente utilizzato le procure sostanziali ed il mandato alle liti per l’esercizio dell’azione giudiziaria, rilasciati nell’aprile 2017 dalla società dante causa, prima della sua estinzione e dell’istituzione del nuovo ente successore, in quanto la legge aveva disposto il trasferimento alla Agenzia Entrate Riscossione, senza soluzione di continuità, di tutti i rapporti e le funzioni di natura sostanziale e processuale già facenti capo alle società del gruppo Equitalia.

2. Avverso la suddetta sentenza (OMISSIS) s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione con atto notificato il 29.3.2018, svolgendo tre motivi.

2.1. Ha resistito con controricorso, notificato il 4.5.2018 l’Agenzia delle Entrate Riscossione (già Equitalia Servizi di Riscossione s.p.a.), chiedendo il rigetto del ricorso, mentre il Fallimento non ha svolto difese.

2.5. La ricorrente ha depositato memoria.

Con ordinanza interlocutoria n. 10941 del 9.6.2020 la sesta sezione della Corte ha ritenuto che non ricorressero i presupposti per la decisione camerale ex art. 380 bis c.p.c., in difetto di precedenti specifici di legittimità sulle questioni dibattute, e ha rimesso la causa alla pubblica udienza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2.

Il Procuratore generale ha concluso per l’accoglimento del secondo motivo di ricorso, salvo prospettare, a pagina 3 della nota di conclusioni scritte, l’applicabilità officiosa dell’istituto della sanatoria ex art. 182 c.p.c., comma 2.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, proposto ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 125 c.p.c. e del D.L. n. 193 del 2016, art. 1, convertito dalla L. n. 225 del 2016, e lamenta che la corte d’appello abbia ritenuto che l’istanza di fallimento, inequivocamente presentata da Equitalia Servizi Riscossione successivamente al 1.7.2017 (ovvero alla sua estinzione ex lege), fosse stata proposta dal nuovo ente pubblico economico, Agenzia delle Entrate Riscossione, solo perché quest’ultima era indicata fra parentesi nell’epigrafe dell’atto.

2.2. Con il secondo motivo, anch’esso proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione delle stesse norme indicate con il primo motivo e dell’art. 83 c.p.c.; in particolare, (OMISSIS) lamenta che la corte d’appello non abbia accolto la sua eccezione relativa al difetto di ius postulandi del difensore della parte istante, avvocato Pierfrancesco Rina, munito di procura rilasciatagli da Equitalia nell’aprile 2017, che aveva esercitato l’azione dopo l’estinzione della società pur essendo il mandato alle liti cessato per effetto della cancellazione della mandante dal registro delle imprese.

2.3. Con il terzo motivo, sempre proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 182 c.p.c. e del D.L. n. 193 del 2016, art. 1, convertito dalla L. n. 225 del 2016, e lamenta che la corte d’appello non abbia verificato il permanere dell’effettiva titolarità del potere di nomina in capo ai funzionario di Equitalia che aveva effettuato la designazione del difensore avv.to Rina, anche dopo il suo trasferimento, avvenuto per legge, alle dipendenze di AdER.

1. Il primo motivo è fondato.

1.1. L’art. 125 c.p.c., in tema di contenuto e sottoscrizione degli atti di parte, prescrive che essi, salvo che la legge disponga altrimenti, debbono indicare, fra l’altro, le parti e, tanto nell’originale quanto nelle copie da notificare, debbono essere sottoscritti dalla parte, se essa sta in giudizio personalmente, oppure dal difensore munito di procura, che può essergli rilasciata in data posteriore alla notificazione dell’atto purché anteriormente alla costituzione della parte rappresentata.

L’art. 163 c.p.c., nell’indicare il contenuto della citazione, atto introduttivo del giudizio a cognizione ordinaria, prescrive che esso deve contenere, fra l’altro, il nome, il cognome, la residenza e il codice fiscale dell’attore, il nome, il cognome, il codice fiscale, la residenza o il domicilio o la dimora del convenuto e delle persone che rispettivamente li rappresentano o li assistono; se attore o convenuto è una persona giuridica, un’associazione non riconosciuta o un comitato, la citazione deve contenere la denominazione o la ditta, con l’indicazione dell’organo o ufficio che ne ha la rappresentanza in giudizio.

Non si dubita, peraltro, che le medesime prescrizioni siano richieste anche quando il giudizio debba essere introdotto con ricorso.

1.2. E’ sulla scorta di tali, ben chiare e dettagliate norme processuali, che il giudice, ove ne sia richiesto, deve procedere all’identificazione della parte che agisce in giudizio.

Questa Corte ha già affermato che ai fini dell’interpretazione delle domande giudiziali non sono utilizzabili i criteri di interpretazione del contratto dettati dagli artt. 1362 c.c. e segg., poiché, rispetto alle attività giudiziali, non si pone una questione di individuazione della comune intenzione delle parti e la stessa soggettiva intenzione dell’attore rileva solo nei limiti in cui sia stata citata in modo tale da consentire al convenuto di cogliere l’effettivo contenuto dell’atto e di svolgere un’adeguata difesa (Sez. 3, n. 24480 del 04.11.2020, Rv. 659762 – 01; Sez. 3, n. 25853 del 09.12.2014, Rv. 633517 – 01).

A maggior ragione, il principio deve valere qualora sia controversa l’individuazione stessa del soggetto agente: dalle disposizioni sopra richiamate si ricava infatti, inequivocamente, che la provenienza dell’atto introduttivo del giudizio non può essere attribuita ad una parte diversa da quella alla quale esso è intestato e che lo ha formato e sottoscritto per il tramite del difensore a cui ha rilasciato la procura; va dunque escluso che il giudice, aggirando o ignorando i criteri dettati dalla legge, possa procedere a detta individuazione in base alla propria interpretazione discrezionale, ancorché fondata su indicazioni anch’esse contenute nell’atto, ma diverse e ulteriori rispetto a quelle necessarie allo scopo.

L’errore eventualmente compiuto dal giudice

nell’identificazione della parte ridonda dunque in un vizio processuale, denunciabile in sede di legittimità ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

1.3. Nella specie (OMISSIS) lamenta, per l’appunto, che la Corte di Salerno sia incorsa in tale vizio perché, basandosi esclusivamente sulla scritta, contenuta nell’intestazione del ricorso L. Fall., ex art. 6, “Equitalia Servizi Riscossione spa (oggi Agenzia Entrate Riscossione)”, ha ritenuto che l’istanza di fallimento fosse stata proposta dal nuovo ente pubblico economico.

1.4. E’ principio consolidato che questa Corte, qualora venga dedotto un error in procedendo, è giudice anche del “fatto processuale” e può esercitare il potere-dovere di esame diretto degli atti purché la parte ricorrente li abbia compiutamente indicati, non essendo legittimata a procedere ad una loro autonoma ricerca, ma solo ad una verifica degli stessi (Sez. L, n. 20924 del 5.8.2019, Rv. 654799 – 01;Sez. 2, n. 20716 del 13.8.2018, Rv. 650015-02; Sez. 5, n. 25259 del 25.10.2017, Rv. 646124 – 01); è necessario inoltre che la parte ricorrente non solo indichi gli elementi individuanti e caratterizzanti il “fatto processuale” di cui richiede il riesame, ma anche che illustri la corretta soluzione rispetto a quella erronea praticata dai giudici di merito, in modo da consentire alla Corte investita della questione, secondo la prospettazione alternativa del ricorrente, la verifica della sua esistenza e l’emenda dell’errore denunciato (Sez. U., n. 20181 del 25.7.2019, Rv. 654876 01).

A tale onere la ricorrente non si è sottratta perché ha dato conto minuziosamente, nel proprio ricorso, del contenuto dell’istanza di fallimento presentata nei suoi confronti il 4.7.2017, fra l’altro senza incorrere in contestazioni ex adverso.

La stessa sentenza impugnata, comunque, dà conto, in termini del tutto conformi, delle indicazioni che, nell’epigrafe dell’istanza di fallimento, facevano seguito alla denominazione “Equitalia Servizi Riscossione (oggi Agenzia Entrate Riscossione)” e del contenuto della procura speciale utilizzata per proporla.

1.5. Ciò premesso, l’assunto della corte salernitana, secondo cui l’istanza sarebbe stata proposta da AdER e non da Equitalia, non può essere condiviso per il suo evidente contrasto con il dato letterale e con plurimi elementi di contorno che lo smentiscono in modo flagrante.

1.5.1. La sola intestazione dell’atto (in cui peraltro l’indicazione “oggi AdER” era posta fra parentesi) non era affatto sufficiente ad identificare in AdER il soggetto agente, visto che, come riconosce contraddittoriamente la stessa corte di appello, subito dopo la parentesi, erano indicati la sede legale, il codice fiscale e la partita IVA di Equitalia, ossia una serie di dati univocamente identificativi del soggetto estinto.

1.5.2.In secondo luogo, il soggetto conferente la procura era Equitalia, come pure riconosciuto dal giudice laddove riferisce che la procura era stata rilasciata dal sig. F.G. “nella sua qualità di Responsabile p.t. funzione Produzione Regionale della Direzione Regionale Campania di Equitalia”, a sua volta a ciò autorizzato dalla procura speciale a rogito del Notaio D.L. di Roma il 10.4.2017 rep. 42647 rilasciata dal Direttore generale p.t. di Equitalia M.A..

1.5.3. Anche nel corpo dell’atto e nella formula introduttiva delle conclusioni la richiesta giudiziale di dichiarazione del fallimento era intestata a Equitalia Servizi di Riscossione s.p.a., soggetto ormai estinto e privo di legittimazione ad agire, senza alcun riferimento alla subentrante AdER.

1.5.4. Infine, un’indicazione fra parentesi (del tipo “oggi…”) potrebbe valere solo nel caso di mero cambio di denominazione dello stesso soggetto, ma non nel caso di successione di un nuovo soggetto ad un altro che si sia estinto; semmai, poi, per avallare la lettura operata in sentenza, l’atto avrebbe dovuto essere intestato in maniera opposta, e cioè ad “AdER (già Equitalia)”.

1.6. Tutti questi elementi convergenti portano ad escludere che il ricorso sia stato proposto a nome e nell’interesse di AdER, tesi neppure labilmente suffragata dalla mera menzione parentetica della sua qualità di successore di Equitalia.

Tutti gli elementi che, ai sensi dell’art. 125 c.p.c. e art. 163 c.p.c., comma 1, n. 1, valgono a individuare la parte agente (letterale intestazione dell’epigrafe, menzione di dati identificativi univoci come codice fiscale, partita IVA, sede, procura alle liti) militano invece nel senso che l’istanza è stata proposta da Equitalia dopo la sua estinzione.

Deve dunque concludersi per la nullità insanabile di detta istanza, presentata da un soggetto ormai inesistente e privo di capacità processuale in seguito alla sua cancellazione dal registro delle imprese ai sensi del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, art. 1, comma 1, convertito dalla L. 1 dicembre 2016, n. 225, con conseguente nullità di tutti i successivi atti del procedimento, da essa necessariamente dipendenti, ex artt. 159 e 161 c.p.c..

3. L’accoglimento del primo motivo del ricorso comporta la cassazione senza rinvio della sentenza impugnata, perché il giudizio non poteva essere iniziato, con assorbimento degli altri motivi.

Non essendo necessari altri accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., comma 2, pronunciando, in accoglimento del reclamo, la nullità della sentenza dichiarativa del fallimento di (OMISSIS) s.r.l., che deve pertanto essere revocato.

Le spese del giudizio di reclamo e di quello di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte;

accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto, e, decidendo nel merito, accoglie il reclamo di (OMISSIS), dichiara la nullità della sentenza reclamata e revoca il fallimento della società; condanna la parte controricorrente al pagamento delle spese in favore della ricorrente, liquidate nella somma di Euro 11.000, oltre 15% rimborso spese generali e accessori di legge, per il giudizio di reclamo, e in Euro 7.000,00 per compensi e Euro 200,00 per esborsi, oltre 15% rimborso spese generali e accessori di legge, per il giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 17 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

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