Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39160 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/12/2021, (ud. 12/10/2021, dep. 09/12/2021), n.39160

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17892-2020 proposto da:

A. SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SALARIA 292, presso lo studio

dell’avvocato MASSIMO CLEMENTE, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

S.M., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato SANDRA OTTAVIANI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 510/2020 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 13/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 12/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ADRIANO

PIERGIOVANNI PATTI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. con sentenza 13 febbraio 2020, la Corte d’appello di Roma accertava l’inammissibilità dell’appello di A. s.r.l. avverso la sentenza del Tribunale di Roma 26 febbraio 2014 (di sua condanna al pagamento, in favore del dipendente a titolo di differenze retributive e T.f.r., della somma di Euro 22.493,80), corretta ad oltre un anno dalla sua pubblicazione con ordinanza per errore materiale a norma dell’art. 287 c.p.c. (per l’indicazione nel dispositivo di ” A. Costruzioni s.r.l.” in luogo di ” A. s.r.l.”);

2. essa riteneva, infatti, il gravame esclusivamente diretto a dolersi dell’ordinanza di correzione, non impugnabile, senza la formulazione di alcuna censura di merito relativa alla sentenza corretta, peraltro in giudicato per la decorrenza del termine previsto dall’art. 327 c.p.c..

3. con atto notificato il 22 giugno 2020, la società ricorreva per cassazione con unico motivo, cui il lavoratore resisteva con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 287,288 c.p.c., per mancato rispetto del contraddittorio nel procedimento per correzione di errore materiale, viziante di nullità la sentenza corretta, per non essere stata la fissazione dell’udienza ai sensi dell’art. 287 c.p.c. notificata personalmente alla parte, nonostante il decorso di oltre un anno dalla sua pubblicazione, sull’erronea esclusione di un vizio di formazione dell’ordinanza di correzione coinvolgente anche il merito della sentenza corretta e di ammissibilità dell’appello (unico motivo);

2. in disparte il vizio di specificità, in violazione della prescrizione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 6, per omessa trascrizione degli atti processuali e in particolare della notificazione dell’istanza di correzione di errore materiale (dovendo questa Corte essere in grado di compiere il controllo devolutole sulla base delle deduzioni contenute nell’atto, alle cui lacune non è consentito sopperire con indagini integrative: Cass. 30 luglio 2010, n. 17915, con affermazione del principio ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c., comma 1; Cass. 3 gennaio 2014, n. 48; Cass. 24 giugno 2021, n. 18116), il motivo è inammissibile, anche ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c.;

3. la Corte d’appello ha esattamente applicato i principi consolidati in materia nella giurisprudenza di legittimità, all’ipotesi di vizio di instaurazione (per asserita non corretta istituzione del contraddittorio tra le parti, a norma dell’art. 288 c.p.c., comma 3) del procedimento di correzione di errore materiale, riguardante la sostituzione nel dispositivo della sentenza di primo grado del nome corretto della parte resistente ” A. s.r.l.” a quello erroneo ” A. Costruzioni s.r.l.” (primo capoverso di pag. 2 della sentenza) e quindi di redazione del documento cartaceo immediatamente percepibile dal contesto della decisione, senza alcuna incidenza sul suo contenuto né giuridico né valutativo (così dal primo periodo al terzo capoverso di pag. 3 della sentenza);

3.1. il procedimento di correzione di errori materiali disciplinato dall’art. 287 c.p.c. e ss., e’, infatti, funzionale alla eliminazione di errori di redazione del documento cartaceo, ma non può in alcun modo incidere sul contenuto concettuale della decisione, con la conseguenza che l’ordinanza che lo conclude non è soggetta ad impugnazione, neppure con il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. (atteso il carattere non giurisdizionale, ma meramente amministrativo di tale provvedimento), mentre la sentenza corretta resta impugnabile, con lo specifico mezzo per essa di volta in volta previsto (il cui termine decorre dalla notifica del provvedimento di correzione), anche al fine di verificare se, attraverso il surrettizio ricorso al procedimento de quo, sia stato in realtà violato il giudicato ormai formatosi nel caso in cui la correzione sia stata utilizzata per incidere (inammissibilmente) su errori di giudizio (Cass. s.u. 12 marzo 2004, n. 5165; Cass. 14 marzo 2007, n. 5950; Cass. 27 giugno 2013, n. 16205; Cass. 27 febbraio 2019, n. 5733);

3.2. l’ordinanza di correzione di errore materiale non e’, si anticipava, autonomamente impugnabile neanche con ricorso ai sensi dell’art. 111 Cost., essendo l’impugnazione consentita solo a tutela dei diritti nascenti dalla parte corretta attraverso la verifica della legittimità degli effetti sostanziali della disposta correzione: con la conseguenza che la denuncia di eventuali vizi di formazione dell’ordinanza di correzione, che non coinvolgano anche il merito sostanziale del provvedimento, determinano l’inammissibilità dell’impugnazione, potendo essere formulate censure che riguardino esclusivamente o la verifica di ammissibilità del procedimento di correzione o la fondatezza del merito del provvedimento correttivo (Cass. 27 aprile 2011, n. 9425);

3.3. il termine per l’impugnazione di una sentenza di cui sia stata chiesta la correzione decorre poi dalla notificazione della relativa ordinanza, ai sensi dell’art. 288 c.p.c., u.c., se con essa siano palesati errores in iudicando o in procedendo evidenziati solo dal procedimento correttivo, oppure l’errore corretto sia tale da ingenerare un obbiettivo dubbio sull’effettivo contenuto della decisione, interferendo con la sostanza del giudicato ovvero, quando con la correzione sia stata impropriamente riformata la decisione, dando luogo a surrettizia violazione del giudicato; diversamente, l’adozione della misura correttiva non vale a riaprire o prolungare i termini di impugnazione della sentenza che sia stata oggetto di eliminazione di errori di redazione del documento cartaceo, chiaramente percepibili dal contesto della decisione, in quanto risolventisi in una mera discrepanza tra il giudizio e la sua espressione (Cass. 27 marzo 2006, n. 6969; Cass. 20 ottobre 2014, n. 22185; Cass. 10 aprile 2018, n. 8863);

4. pertanto il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna alle spese del giudizio secondo il regime di soccombenza e distrazione in favore del difensore antistatario, secondo la sua richiesta, nonché raddoppio del contributo unificato, ove spettante nella ricorrenza dei presupposti processuali (Cass. s.u. 20 settembre 2019, n. 23535).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio, che liquida in Euro 200,00 per esborsi e Euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso per spese generali 15% e accessori di legge, con distrazione in favore del difensore antistatario.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 12 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

 

 

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