Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39146 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. I, 09/12/2021, (ud. 11/11/2021, dep. 09/12/2021), n.39146

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio P. – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 18519/2019 proposto da:

I.J., elettivamente domiciliato in Roma, Via Taranto, 90,

presso lo studio dell’Avvocato Luciano Natale Vinci, e rappresentato

e difeso dall’Avvocato Giuseppe Mariani, per procura speciale in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t., domiciliato per

legge presso l’Avvocatura Generale dello Stato in Roma, Via dei

Portoghesi, 12, PREFETTO DELLA PROVINCIA DI POTENZA, QUESTURA DI

POTENZA;

– intimati –

avverso l’ordinanza del Giudice di Pace di Potenza, n. 114/2019,

depositata il 30/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

11/11/2021 dal Cons. Dott. Laura Scalia.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Giudice di Pace di Caserta, con l’ordinanza in epigrafe indicata, ha rigettato il ricorso proposto da I.J., cittadino nigeriano, avverso il decreto di espulsione emesso dal Prefetto della Provincia di Potenza per ottenerne l’accertamento della nullità in quanto privo dell’attestazione di conformità e non motivato.

Il Giudice di Pace ha deciso nella ritenuta legittimità della emissione del decreto di espulsione, motivato quanto alla ritenuta pericolosità sociale.

2. I.J. ricorre per la cassazione dell’indicata ordinanza con unico motivo.

Con ordinanza interlocutoria n. 18013 del 2021 questa Corte ha disposto il rinnovo della notifica del ricorso al Prefetto di Potenza presso il suo ufficio, rinviando la causa a nuovo ruolo.

L’adempimento è stato curato dal ricorrente ed il giudizio chiamato all’adunanza camerale dell’11 novembre 2021.

Le Amministrazioni sono rimaste intimate.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con unico articolato motivo il ricorrente fa valere la violazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, D.P.R. n. 445 del 2000, L. n. 241 del 1990, art. 3 e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6.

1.1. Con un primo profilo di ricorso il ricorrente deduce che la copia del decreto prefettizio consegnatagli in sede di comunicazione in quanto priva di certificazione di conformità all’originale, di cui non era neppure indicato il numero, avrebbe reso nullo il provvedimento espulsivo, inficiando gli atti successivi, per mancanza di un requisito essenziale ai fini della validità della sua comunicazione.

1.2. Il decreto prefettizio impugnato dinanzi al giudice di Pace era inoltre invalido perché privo di una efficace motivazione sulla pericolosità sociale del ricorrente.

La pericolosità semplice, quale era quella contestata al ricorrente, con riferimento alle categorie previste del D.Lgs. n. 159 del 2011, lett. a) e b) e delle prescrizioni imposte, è violativa dell’art. 2 del Protocollo n. 4 della Cedu per mancanza di prevedibilità.

Inoltre sino alla comunicazione del provvedimento, esito della richiesta di concessione di protezione internazionale e per la quale il ricorrente deduce di aver presentato domanda presso il competente C.P.R. attraverso la compilazione del modello C3, appartenendo egli ad una minoranza etnica ed essendo egli un cristiano-cattolico, non poteva essere adottato alcun provvedimento di espulsione.

2. Il ricorso è inammissibile perché di diretta rivalutazione del fatto, per mancanza di autosufficienza e genericità.

2.1. La censura di mancanza di motivazione con denunciata violazione delle norme che ex L. n. 241 del 1990, prevedono e disciplinano la prima rispetto al provvedimento amministrativo è inammissibile in quanto diretta avverso il decreto di espulsione e non invece nei confronti dell’ordinanza del Giudice di Pace che sulla legittimità del primo ha pronunciato.

L’azione in tal modo promossa finisce per investire una questione non sindacabile nel giudizio di legittimità e finalizzata a reiterare denunce riservate all’accertamento del giudice di merito.

2.2. Quanto agli effetti sospensivi prodotti sul giudizio di opposizione al provvedimento di espulsione dalla coeva pendenza del giudizio di accertamento della protezione internazionale o umanitaria D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 10-bis, comma 6, ferma l’indicata disciplina di legge, resta da considerare che nel caso di specie il Giudice di Pace ha escluso la pendenza di un giudizio di opposizione sul provvedimento della competente commissione territoriale di diniego della protezione internazionale ed il ricorrente nulla deduce sul punto.

2.3. Il richiamo poi alla sentenza della Grande Camera della Corte di Strasburgo De Tommaso c/Italia è comunque generico non chiarendo, con il riferimento alle categorie delle persone pericolose di cui al D.Lgs. n. 159 del 2011 – da valere in materia di misure di prevenzione ed oggetto della sentenza della Corte Edu indicata cui è seguita la sentenza n. 40076 del 27/04/2017, Rv. 270496 – 01, delle Sezioni Unite Penali di questa Corte che hanno ritenuto la non capacità di quelle condotte di integrare il reato di cui al D.Lgs. n. 159 del 2011, art. 75, il rilievo dalla prima assunto nella diversa materia del giudizio di pericolosità che si accompagna alla misura amministrativa dell’espulsione.

2.4. La questione dedotta circa la mancanza di attestazione di conformità all’originale del decreto in modo inammissibile non dialoga con la motivazione resa dal Giudice di Pace, che rileva che il decreto comunicato è l’originale, e quindi con il provvedimento stesso oggetto di ricorso, ma fa valere, direttamente, in sede di legittimità la questione di nullità dedotta davanti al giudice di merito e tanto vale ad escludere di questa il rilievo, in un giudizio a critica vincolata ex art. 360 c.p.c., comma 1, qual è il ricorso per cassazione.

3. Il mezzo proposto è in via conclusiva inammissibile.

Nulla sulle spese essendo le Amministrazioni rimaste solo intimate.

Essendo il procedimento esente, non si applica del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Essendo il procedimento esente, non si applica del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 11 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

 

 

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