Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39144 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/12/2021, (ud. 26/11/2021, dep. 09/12/2021), n.39144

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11562-2020 proposto da:

C.T., rappresentato e difeso dall’avv. GIORGIO MARINO e

domiciliato presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

P.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PANAMA

n. 52, presso lo studio dell’avvocato GUIDO CECINELLI, rappresentato

e difeso dall’avvocato LUIGI MARIA ANTONIO AVARELLO;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di VELLETRI, depositata il

12/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/11/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

C.T. proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 603/2018, in virtù del quale il Tribunale di Velletri gli aveva ingiunto di pagare a P.V. la somma di Euro 15.050,82 a titolo di compenso per l’assistenza e consulenza professionale prestata in favore dell’opponente in relazione ad un giudizio civile.

Nella resistenza del P., il Tribunale, con il provvedimento impugnato, rigettava l’opposizione, confermando il decreto ingiuntivo opposto.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione C.T., affidandosi a quattro motivi.

Resiste con controricorso P.V..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Relatore ha avanzato la seguente proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.: “PROPOSTA DI DEFINIZIONE EX ART. 380-BIS C.P.C..

INAMMISSIBILITA’ del ricorso.

C.T. ricorre, affidandosi a quattro motivi, per la cassazione dell’ordinanza del Tribunale di Velletri pubblicata il 12.2.2020, con la quale è stata rigettata l’opposizione da lui proposta avverso il decreto ingiuntivo n. 603/2018, emesso in favore di P.V. per compensi professionali.

Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione degli artt. 9 della L. n. 27 del 2012, e della L. n. 247 del 2012, art. 23, perché il Tribunale avrebbe erroneamente posto a base della determinazione del compenso dovuto al professionista il parere emesso dal Consiglio dell’Ordine sul progetto di parcella, senza considerare che nel caso di specie mancava un accordo tra le parti sulla determinazione del compenso, e dunque non vi era prova sul quantum dovuto al P..

Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 2697 c.c., e della L. n. 27 del 2012, art. 9, perché il Tribunale avrebbe riconosciuto al P. una somma non dimostrata.

Con il terzo motivo il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 2233 c.c., e della L. n. 27 del 2012, art. 9, perché il Tribunale avrebbe determinato il compenso dovuto all’avvocato sulla base di tariffe ormai abrogate.

Con il quarto motivo il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 113 c.p.c., perché il Tribunale avrebbe dovuto ritenere insufficiente, ai fini della prova del credito, il parere emesso dal Consiglio dell’Ordine e consentire, anche nel rito sommario di cui all’art. 702 c.p.c. e ss., l’esperimento dell’istruttoria sulla pretesa creditoria.

Le censure, suscettibili di trattazione congiunta, sono inammissibili in quanto non si confrontano adeguatamente con la ratio del rigetto dell’opposizione, consistente nel fatto che – come afferma il giudice di merito nel provvedimento impugnato – il C. non aveva disconosciuto di aver conferito al P. il mandato, né specificamente contestato l’importo richiesto dal professionista, ma si era limitato ad opporre il decreto ingiuntivo allegando l’assenza della prova della liquidità del credito, stante l’insufficienza del parere di congruità emesso dal Consiglio dell’Ordine, e la mancanza di un accordo tra le parti sul quantum.

Il ricorrente non considera il consolidato orientamento per cui, in assenza di accordo tra le parti, il credito del professionista va determinato in base alle tariffe, o in difetto agli usi: sul punto, cfr. Sez. L, Sentenza n. 1900 del 25/01/2017, Rv. 642785 e Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 14293 del 04/06/2018, Rv. 648839”.

Il Collegio condivide la proposta del Relatore, osservando altresì che il quarto motivo non si confronta con il principio, più che consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, secondo cui l’opposizione al decreto ingiuntivo introduce un ordinario giudizio di cognizione, nel cui ambito non si discute della ritualità dell’emissione del provvedimento opposto, ma dell’esistenza della pretesa creditoria che è posta a fondamento dello stesso. Di conseguenza, sono irrilevanti le censure che concernono la sola regolarità della fase monitoria, senza attingere al merito del rapporto dedotto in giudizio. In particolare, in tema di compensi dovuti all’avvocato, “… la mancanza del parere dell’ordine professionale… e della parcella contenente l’esposizione delle spese e dei diritti, secondo quanto dispone l’art. 636 c.p.c., ai fini dell’emissione del decreto ingiuntivo, può essere eventualmente rilevante solo sotto il profilo del regolamento delle spese processuali, ma non impedisce al giudice dell’opposizione di valutare la fondatezza della pretesa creditoria alla luce di ogni elemento in atti” (Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 17655 del 05/07/2018, Rv. 649453).

Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile.

Le spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

Ricorrono i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, per il raddoppio del versamento del contributo unificato, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.200, di cui Euro 200 per esborsi, oltre rimborso delle spese generali nella misura del 15%, iva, cassa avvocati ed accessori tutti come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta-2 Sezione Civile, il 26 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA