Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39137 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/12/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 09/12/2021), n.39137

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Mauro – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 10958/2020 R.G., proposto da:

l’Agenzia delle Entrate, con sede in Roma, in persona del Direttore

Generale pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, con sede in Roma, ove per legge domiciliata;

– ricorrente –

contro

P.E.;

– intimato –

Avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale

della Sardegna il 25 maggio 2018 n. 462/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16 settembre 2021 dal Dott. Lo Sardo Giuseppe.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale della Sardegna il 25 maggio 2018 n. 462/05/2018, che, in controversia su impugnazione di avviso di accertamento per l’IRPEF, IRAP ed IVA relative all’anno 2004, ha accolto l’appello proposto da P.E. nei confronti della medesima avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Cagliari il 30 settembre 2009 n. 225/03/2009, con condanna alla rifusione delle spese giudiziali. La Commissione Tributaria Regionale ha riformato la decisione di primo grado, sul rilievo che l’avviso di accertamento fosse nullo per l’omessa allegazione del processo verbale di constatazione che ne era il presupposto, venendo a mancare il contenuto essenziale della pretesa impositiva. P.E. è rimasto intimato. Ritenuta la sussistenza delle condizioni per definire il ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., la proposta formulata dal relatore è stata notificata al difensore della parte costituita con il decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo, si denuncia violazione o falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 42,D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 56 e L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver erroneamente ritenuto che l’omessa allegazione del processo verbale di constatazione invalidasse l’avviso di accertamento che ne era derivato, nonostante la riproduzione in motivazione del suo contenuto essenziale.

2. Con il secondo motivo, si denuncia omesso esame di un fatto controverso e decisivo che è stato oggetto discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per non essersi pronunciato sulle deduzioni dell’amministrazione finanziaria sull’autonoma motivazione dell’atto impositivo.

Ritenuto che:

1. Il primo motivo è fondato, derivandone l’assorbimento del secondo motivo.

1.1 Per costante giurisprudenza di questa Corte, l’obbligo di motivazione degli atti tributari può essere adempiuto anche per relationem, ovverosia mediante il riferimento ad elementi di fatto risultanti da altri atti o documenti, a condizione, però, che questi ultimi siano allegati all’atto notificato ovvero che lo stesso ne riproduca il contenuto essenziale, per tale dovendosi intendere l’insieme di quelle parti (oggetto, contenuto e destinatari) dell’atto o del documento che risultino necessari e sufficienti per sostenere il contenuto del provvedimento adottato, e la cui indicazione consente al contribuente – ed al giudice in sede di eventuale sindacato giurisdizionale – di individuare i luoghi specifici dell’atto richiamato nei quali risiedono quelle parti del discorso che formano gli elementi della motivazione del provvedimento, o, ancora, che gli atti richiamati siano già conosciuti dal contribuente per effetto di precedente notifica (tra le tante: Cass., Sez. 5, 25 luglio 2012, n. 13110; Cass., Sez. 5, 4 luglio 2014, n. 15327; Cass., Sez. 5, 20 febbraio 2019, n. 4176; Cass., Sez. 5, 25 giugno 2021, n. 18351; Cass., Sez. 5, 19 novembre 2019, n. 29968; Cass., Sez. 5, 27 luglio 2021, n. 21431; Cass., Sez. 5, 29 luglio 2021, n. 21699).

In particolare, si ritiene che la L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, nel prevedere che debba essere allegato all’atto dell’amministrazione finanziaria ogni documento da esso richiamato in motivazione, si riferisca esclusivamente agli atti di cui il contribuente non abbia già integrale e legale conoscenza, al fine di consentirgli il pieno ed immediato esercizio delle sue facoltà difensive, laddove in mancanza egli sarebbe costretto ad un’attività di ricerca che comprimerebbe illegittimamente il suo diritto di difesa (così: Cass., Sez. 5, 4 luglio 2014, n. 15327; Cass., Sez. 5, 11 aprile 2017, n. 9323; Cass., Sez. 5, 11 maggio 2017, n. 11623; Cass., Sez. 5, 24 novembre 2017, n. 28060; Cass., Sez. 5, 19 novembre 2019, n. 29968; Cass., Sez. 5, 10 luglio 2020, n. 14723; Cass., Sez. 5, 29 luglio 2021, n. 21699).

1.2 Più specificamente, in tema di avviso di accertamento, la motivazione per relationem con rinvio alle conclusioni contenute nel verbale redatto dalla Guardia di Finanza nell’esercizio dei poteri di polizia tributaria, non è illegittima per mancanza di autonoma valutazione da parte dell’Ufficio degli elementi da quella acquisiti, significando semplicemente che l’Ufficio stesso, condividendone le conclusioni, ha inteso realizzare una economia di scrittura che, avuto riguardo alla circostanza che si tratta di elementi già noti al contribuente, non arreca alcun pregiudizio al corretto svolgimento del contraddittorio (tra le tante: Cass., Sez. 5, 20 dicembre 2017, n. 30560; Cass. Sez. 5, 20 dicembre 2018, n. 32957; Cass., Sez. 5, 6 novembre 2020, n. 24889; Cass., Sez. 5″, 22 gennaio 2021, n. 1313; Cass., Sez. 5, 18 febbraio 2021, n. 4310; Cass., Sez. 5, 11 maggio 2021, n. 12404).

1.3 Nella specie, il giudice di appello ha contravvenuto a tali principi, avendo ravvisato il difetto di motivazione in relazione all’erronea indicazione della data di redazione del processo verbale di constatazione, senza tener conto che le relative conclusioni erano state trasfuse nell’avviso di accertamento (come si desume dal testo dell’avviso di accertamento, che è stato riportato in ricorso, in ossequio al canone dell’autosufficienza), per cui il diritto di difesa del contribuente non era stato vulnerato grazie all’assicurata conoscenza dei presupposti della pretesa impositiva.

2. Valutandosi la fondatezza del primo motivo e l’assorbimento del secondo motivo, il ricorso può essere accolto entro tali limiti e la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione al motivo accolto con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Sardegna, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo e dichiara l’assorbimento del secondo motivo di ricorso, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Sardegna, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

 

 

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