Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39132 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/12/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 09/12/2021), n.39132

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Mauro – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 4994/2020 R.G., proposto da:

B.T., rappresentato e difeso dall’Avv. Malfatto Bartolomeo,

con studio in Assisi (PG) ove elettivamente domiciliato (p.e.c.:

(OMISSIS)), giusta procura in margine al ricorso introduttivo del

presente procedimento;

– ricorrente –

contro

l’Agenzia delle Entrate con sede in Roma, in persona del Direttore

Generale pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, con sede in Roma, ove per legge domiciliata;

– controricorrente –

Avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale

del Veneto il 9 luglio 2019 n. 568/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16 settembre 2021 dal Dott. Lo Sardo Giuseppe.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

B.T. ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale del Veneto il 9 luglio 2019 n. 568/04/2019, la quale, in controversia avente ad oggetto l’impugnazione di cartella di pagamento per l’IRPEF relativa all’anno d’imposta 2011, ha respinto l’appello proposto dal medesimo nei confronti dell’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Padova il 27 aprile 2017 n. 437/05/2017, con condanna alla rifusione delle spese giudiziali. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato la decisione di prime cure sul presupposto della regolarità del ruolo collegato alla cartella di pagamento. L’Agenzia delle Entrate si è costituita con controricorso. Ritenuta la sussistenza delle condizioni per definire il ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., la proposta formulata dal relatore è stata notificata ai difensori delle parti con il decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1.. Con il primo motivo, si denuncia violazione e/o falsa applicazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 2, lett. a, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver erroneamente ritenuto che l’omessa indicazione del responsabile del procedimento non inficiasse la regolarità del ruolo.

2. Con il secondo motivo, si denuncia violazione e/o erronea applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 12, comma 3, e D.M. 3 settembre 1999, n. 321, art. 1, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver erroneamente ritenuto che l’omessa indicazione della esatta specie non inficiasse la regolarità del ruolo.

Ritenuto che:

1. Il primo motivo è infondato.

1.1 Per giurisprudenza costante, il difetto di sottoscrizione del ruolo da parte del capo dell”ufficio periferico dell’amministrazione finanziaria non incide in alcun modo sulla validità dell’iscrizione a ruolo del tributo, poiché si tratta di atto interno e privo di autonomo rilievo esterno, trasfuso nella cartella da notificare al contribuente, per la quale neppure è prescritta la sottoscrizione del titolare dell’ufficio (Cass., Sez. 5, 15 marzo 2013, n. 6610; Cass. Sez. 5, 30 dicembre 2015, n. 26053; Cass., Sez. 5, 30 ottobre 2018, n. 27561; Cass., Sez. 5, 7 febbraio 2019, n. 3637; Cass., Sez. 6-5, 23 ottobre 2019, n. 27117).

Invero, il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 12, non prevede, peraltro, alcuna sanzione per l’ipotesi di mancata sottoscrizione del ruolo, sicché non può che ritenersi che operi la presunzione generale di riferibilità dell’atto amministrativo all’organo da cui promana, con onere della prova dell’insussistenza del potere e della provenienza a carico del contribuente (Cass., Sez. 5, 14 novembre 2014, n. 24322; Cass., Sez. 5, 30 dicembre 2015, n. 26053; Cass., Sez. 5, 23 ottobre 2019, n. 27117; Cass., Sez. 5, 7 febbraio 2019, n. 3637; Cass., Sez. 5, 8 luglio 2021, n.:19405). D’altronde, la natura vincolata del ruolo, che non presenta in fase di formazione e redazione margini di discrezionalità amministrativa, comporta l’applicazione dei generale principio di irrilevanza dei vizi di invalidità del provvedimento, ai sensi della L. 7 agosto 1990, n. 24, art. 21-octies (Cass., Sez. 5, 21 dicembre 2016, n. 26546; Cass., Sez. 5, 18 maggio 2018, n. 12243; Cass., Sez. 5, 8 luglio 2021, n. 19405).

L’indicazione del responsabile del procedimento negli atti dell’agente della riscossione, poi, non è richiesta dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7 (c.d. “Statuto del contribuente”) a pena di nullità, in quanto tale sanzione è stata introdotta per le sole cartelle di pagamento dal D.L. 31 dicembre 2007, n. 248, art. 36, comma 4-ter, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 febbraio 2008, n. 31 (Cass., Sez. Un., 14 maggio 2010, n. 11722; Cass., Sez. 5″, 12 maggio 2017, n. 11856; Cass., Sez. 5″, 17 gennaio 2019, n. 1150; Cass., Sez. 5″, 20 giugno 2019, n. 16559; Cass., Sez. 5″, 23 ottobre 2019, n. 27117).

2. Anche il secondo motivo è infondato.

2.1 In attuazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 12, commi 2 e 3, (secondo il quale: “2. Con decreto del Ministero delle Finanze, di concerto con il Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica, sono stabiliti i dati che il ruolo deve contenere, i tempi e le procedure della sua formazione, nonché le modalità dell’intervento in tali procedure del consorzio nazionale obbligatorio fra i concessionari. 3. Nel ruolo devono essere comunque indicati il numero del codice fiscale del contribuente, la specie del ruolo, la data in cui il ruolo diviene esecutivo e il riferimento all’eventuale precedente atto di accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione, anche sintetica, della pretesa; in difetto di tali indicazioni non può farsi luogo all’iscrizione”), il D.M. 3 settembre 1999, n. 321, art. 1, comma 2, lett. c, del prevede l’indicazione della particolare “specie” tra gli elementi tipici del ruolo.

2.2 Ad ogni modo, per la validità del ruolo, è sufficiente l’indicazione di circostanze univoche che consentano l’individuazione di quell’atto, al fine di tutelare il diritto di difesa del contribuente rispetto alla verifica della procedura di riscossione promossa nei suoi confronti (Cass., Sez. 5, 18 gennaio 2018, n. 1111). E ciò se può senza dubbio affermarsi avuto riguardo ai contenuti della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 3, e del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, artt. 1 e 12 (quest’ultimo, come modificato dal D.Lgs. 26 gennaio 2001, n. 32, art. 8) – che, infatti, si limitano a richiedere, con espressione generica, che gli atti in questione contengano “il riferimento all’eventuale precedente atto di accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione anche sintetica della pretesa” – deve ritenersi valido anche alla luce dell’apparentemente più esigente disposto del D.M. 3 settembre 1999, n. 321, artt. 1 e 6 (rispettivamente, per il ruolo e per la cartella di pagamento), tanto più avuto riguardo a quanto in momenti successivi previsto dal legislatore con norma primaria, in via generale con lo “Statuto del contribuente” e, poi, con specifico riferimento ai ruoli e alle cartelle esattoriali con il D.Lgs. 26 gennaio 2001, n. 32 (in termini: Cass., Sez. 5, 25 maggio 2011, n. 11466; Cass., Sez. 5, 18 gennaio 2018, n. 1111).

Per cui, in concreto, occorre verificare se l’omessa indicazione della “specie del ruolo” possa determinare di per sé incertezza o ostacolo alla piena comprensione delle ragioni della pretesa impositiva. Cosa che è stata implicitamente esclusa dal giudice di appello con un accertamento in punto di fatto che non è stato fatto segno di specifica censura ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

3. Nella specie, in coerenza a tali principi, il giudice di appello ha accertato la sussistenza delle “indicazioni che devono essere presenti nel ruolo per identificarlo in corrispondenza del contribuente che ha quindi la possibilità di collegare il provvedimento che costituisce il titolo per l’esecuzione forzata con gli atti presupposti nei quali verificare il motivo e la ragione giustificativa della pretesa”, ritenendo che è il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 12 “che prevede gli elementi che devono essere contenuti nel ruolo fra i quali non compare il responsabile del procedimento”. Per cui, il ruolo conteneva la precisa indicazione degli importi dovuti, del tipo, dei codici e degli anni dei singoli tributi, in conformità al modello normativo, risultandone impregiudicato il diritto di difesa del contribuente.

4. Alla stregua delle precedenti argomentazioni, valutandosi l’infondatezza dei motivi dedotti, il ricorso deve essere rigettato.

5. Le spese giudiziali seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura fissata in dispositivo.

6. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente alla rifusione delle spese giudiziali in favore della controricorrente, liquidandole nella misura di Euro 5.600,00 per compensi, oltre a spese prenotate a debito; dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale effettuata da remoto, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

 

 

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