Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39127 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/12/2021, (ud. 26/11/2021, dep. 09/12/2021), n.39127

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24381-2020 proposto da:

B.R.A., difeso personalmente ex art. 86 c.p.c.;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA;

– intimato –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di GORIZIA, depositata il

04/09/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

26/11/2021 dal Consigliere SCARPA ANTONIO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

L’avvocato B.R.A. ha proposto ricorso articolato in unico motivo (1: violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. e dell’art. 24 Cost., quanto alla statuizione di compensazione delle spese) avverso l’ordinanza del 4 settembre 2020 resa dal Tribunale di Gorizia.

L’intimato Ministero della Giustizia non ha svolto attività difensive.

L’ordinanza 4 settembre 2020, pronunciata in sede di opposizione D.P.R. n. 115 del 2002 ex art. 170 e D.Lgs. n. 150 del 2011 ex art. 15, ha rideterminato i compensi spettanti all’avvocato B.R.A., quale difensore di parte ammessa al patrocino a spese dello Stato, riconoscendo il diritto sin dal momento della data di presentazione dell’istanza al Consiglio dell’Ordine Il giudice dell’opposizione, peraltro, in ragione del “dibattito sulla questione affrontata” e del “mutamento di giurisprudenza sul punto”, ha interamente compensato le spese processuali tra le parti.

Il ricorso allega che non sussistessero le gravi ed eccezionali ragioni al fine di disporre la compensazione delle spese.

Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso potesse essere rigettato per manifesta infondatezza, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5), il presidente ha fissato l’adunanza della Camera di Consiglio.

Il ricorrente ha presentato memoria ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., comma 2. L’avvocato Aloisio ha invece comunicato in data 7 novembre 2021 di aver rinunciato al mandato conferitogli dal ricorrente.

La memoria osserva che il relatore nella proposta “non si è pronunciato sulla dirimente doglianza inerente l’insussistenza dei presupposti posti a base della pronuncia di compensazione delle spese cioè non ha svolto alcuna correlazione sulla effettiva sussistenza – nella fattispecie per cui è causa – dell’invocato “mutamento di giurisprudenza sul punto” e nemmeno al “dibattito sulla questione affrontata”. Il ricorrente in tal modo trascura che la proposta di trattazione camerale ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. non riveste carattere decisorio e non deve essere motivata, essendo destinata a fungere da prima interlocuzione fra il relatore e il presidente del collegio; né il contenuto e la funzione di tale disposizione sono mutati all’esito del Protocollo di intesa tra la Corte di cassazione, il Consiglio Nazionale Forense e l’Avvocatura generale dello Stato sull’applicazione del “nuovo rito” ai giudizi civili di cassazione, intervenuto in data 15 dicembre 2016, che ha previsto l'”informazione circa le ragioni dell’avvio del ricorso alla trattazione in adunanza camerale” (tra le tante, Cass. Sez. 6 – 2, 05/02/2020, n. 2720).

L’ordinanza impugnata contiene le argomentazioni rilevanti per individuare e comprendere le ragioni, in fatto e in diritto, della decisione.

Occorre dare applicazione, ratione temporis, all’art. 92 c.p.c., comma 2, come sostituito dal D.L. 12 settembre 2014, n. 132, art. 13, modificato in sede di conversione dalla L. 10 novembre 2014, n. 162. In forza di tale norma, il giudice può compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, soltanto se vi è soccombenza reciproca, ovvero nel caso di assoluta novità della questione trattata o di mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, o ancora, “qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni” (ciò a seguito della sentenza 19 aprile 2018, n. 77, della Corte Costituzionale) (Cass. Sez. 6 – 5, 18/02/2020, n. 3977; Cass. Sez. 6 – 2, 18/02/2019, n. 4696).

La valutazione di “novità della questione”, come quella di sussistenza delle “gravi ed eccezionali ragioni”, che possono sorreggere il provvedimento di compensazione parziale o totale delle spese, devono essere esplicitamente motivate e riguardare specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa.

In tal senso, il Tribunale di Gorizia ha, sia pure succintamente, provveduto alla motivazione della compensazione delle spese processuali del giudizio di opposizione, operata in ragione del “dibattito sulla questione affrontata” e del “mutamento di giurisprudenza sul punto”.

Va riaffermato il principio secondo cui l’art. 92 c.p.c., comma 2, là dove (secondo il testo introdotto dal D.L. n. 132 del 2014, convertito in L. n. 162 del 2014, ed a seguito di Corte Cost. 19 aprile 2018, n. 77), permette la compensazione delle spese di lite “nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza”, oppure allorché concorrano altre analoghe “gravi ed eccezionali ragioni”, costituisce una norma elastica, quale clausola generale che il legislatore ha previsto per adeguarla ad un dato contesto storico-sociale o a speciali situazioni, non esattamente ed efficacemente determinabili a priori, ma da specificare in via interpretativa da parte del giudice del merito, con un giudizio censurabile in sede di legittimità, in quanto fondato su norme giuridiche. In particolare, anche la carenza di un uniforme orientamento interpretativo sul punto, l’opinabilità o le peculiarità delle questioni affrontate (come nella specie ritenuto dal Tribunale di Gorizia quanto alla decorrenza degli effetti dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, con riguardo alla data dell’istanza rivolta al Consiglio dell’ordine degli avvocati, in forza di orientamento interpretativo intrapreso da questa Corte a far tempo da Cass. n. 20710 del 2017, poi confermato da Cass. n. 4695 del 2020 e da Cass. n. 3050 del 2021) o l’oscillante soluzione ad esse data in giurisprudenza integra le suddette nozioni, se ed in quanto sia sintomo di un atteggiamento soggettivo del soccombente, ricollegabile alla considerazione delle ragioni che lo hanno indotto ad agire o resistere in giudizio e, quindi, da valutare con riferimento al momento in cui la lite è stata introdotta o è stata posta in essere l’attività che ha dato origine alle spese, sempre che si tratti di questioni sulle quali si sia determinata effettivamente la soccombenza, ossia di questioni decise (Cass. Sez. U, 22/02/2012, n. 2572; Cass. Sez. 6 – 2, 10/02/2014, n. 2883; Cass. Sez. L, 07/08/2019, n. 21157).

Il ricorso va perciò rigettato, non dovendosi regolare le spese del giudizio di cassazione, in quanto l’intimato Ministero non ha svolto attività difensive.

Sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater -, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della 6 – 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 26 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

 

 

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