Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39121 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/12/2021, (ud. 26/11/2021, dep. 09/12/2021), n.39121

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26035-2020 proposto da:

V.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE G. MAZZINI

N. 131, presso lo studio dell’avvocato PIERLUIGI NAZZARO,

rappresentato e difeso dall’avvocato ANDREA SALUSTRI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

nonché

TRIBUNALE ORDINARIO ROMA, C.C., A.G.;

– intimati –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di ROMA, depositata il 08/07/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

26/11/2021 dal Consigliere SCARPA ANTONIO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

V.S. ha proposto ricorso ex art. 111 Cost., comma 7, per la cassazione dell’ordinanza dell’8 luglio 2020 del Tribunale di Roma che ha rigettato l’istanza di ricusazione del giudice istruttore A.G. nel procedimento n. 73473/2015.

Il Ministero della Giustizia ha notificato controricorso mentre gli altri intimati C.C. e A.G. non hanno svolto attività difensive.

Su proposta del relatore, ai sensi dell’art. 391-bis c.p.c., comma 4, e dell’art. 380-bis c.p.c., commi 1 e 2, che ravvisava l’inammissibilità del ricorso, il presidente fissava con decreto l’adunanza della Corte perché la controversia venisse trattata in Camera di Consiglio nell’osservanza delle citate disposizioni.

Il ricorrente ha presentato memoria.

Il ricorrente denuncia la violazione degli artt. 52 e 53 c.p.c. e dell’art. 111 Cost., con riguardo alla inosservanza del principio del contraddittorio nel giudizio di ricusazione, non essendo stato consentito all’istante di intervenire ed interloquire nel procedimento e per aver basato il Tribunale la propria decisione su una memoria illustrativa del magistrato ricusato.

E’ certo che il procedimento di ricusazione del giudice ha natura giurisdizionale, sicché è necessario garantirvi il contraddittorio delle parti del processo cui la ricusazione accede, le quali devono essere messe in condizione di intervenire e adeguatamente interloquire (Cass. Sez. U, 22/07/2014, n. 16627).

Il ricorso è tuttavia inammissibile in quanto l’ordinanza di rigetto dell’istanza di ricusazione non è impugnabile con il ricorso straordinario per cassazione, neppure per errores in procedendo: essa infatti, pur avendo natura decisoria (atteso che decide su un’istanza diretta a far valere concretamente l’imparzialità del giudice, la quale costituisce non soltanto un interesse generale dell’amministrazione della giustizia, ma anche, se non soprattutto, un diritto soggettivo della parte) manca tuttavia del necessario carattere della definitività, in quanto la non impugnabilità “ex se” dell’ordinanza non esclude che il suo contenuto sia suscettibile di essere riesaminato nel corso dello stesso processo attraverso il controllo sulla pronuncia resa dal (o col concorso del) “iudex suspectus”. L’eventuale vizio causato dalla incompatibilità del giudice invano ricusato si converte in motivo di nullità dell’attività spiegata dal giudice stesso, e quindi di gravame della sentenza da lui emessa (Cass. Sez. 1, 07/09/2020, n. 18611; Cass. Sez. 6 – 1, 09/02/2016, n. 2562; Cass. Sez. U, 20/11/2003, n. 17636).

Nella memoria, il ricorrente obietta che “sembra sfuggire” che il ricorso intende denunciare l’illegittimità dell’iter procedimentale che ha connotato il giudizio di ricusazione per la lesione assoluta del contraddittorio. Appare invece che sfugga a questa tesi che l’allegazione di un vizio in procedendo di un provvedimento che è sprovvisto di definitività, come appunto ordinanza di rigetto dell’istanza di ricusazione non rene lo stesso “sentenza”, ai fini ed agli effetti di cui all’art. 111 Cost., comma 7, atteso che non è il tenore del vizio denunciato, ovvero, nella specie, la denunciata grave inosservanza delle norme processuali, a mutare la natura dell’atto giurisdizionale cui tali norme processuali sono preordinate).

Non sussistono ragioni che, a norma dell’art. 374 c.p.c., giustifichino la pronuncia a sezioni unite.

E’ poi manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell’art. 53 c.p.c., comma 2, eccepita dal ricorrente in memoria, in riferimento agli artt. 3,24,104 e 111 Cost., in quanto la non impugnabilità con il ricorso straordinario in Cassazione dell’ordinanza di rigetto dell’istanza di ricusazione, giacché provvedimento privo del necessario carattere della definitività, lascia comunque impregiudicati i mezzi e le ragioni di difesa della parte nel giudizio in cui si svolge l’attività del “iudex suspectus”, tramutandosi l’eventuale vizio causato dalla incompatibilità del magistrato in causa di nullità della sentenza da lui emessa.

Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile e, in ragione della soccombenza, il ricorrente va condannato a rimborsare al Ministero controricorrente le spese del giudizio di cassazione, liquidate in dispositivo. Non occorre provvedere al riguardo per gli altri intimati, i quali non hanno svolto attività difensive.

Sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il comma 1-quater al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione dichiarata inammissibile.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare al controricorrente le spese sostenute nel giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 2.000,00, oltre alle spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della 6 – 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 26 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

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