Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39085 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/12/2021, (ud. 03/11/2021, dep. 09/12/2021), n.39085

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31767-2020 proposto da:

F.P., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato VINCENZO ANTONIO RAGO;

– ricorrente –

contro

UNIPOLSAI ASSICURAZIONI SPA, I.A.,

A.G.V.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 183/2020 del TRIBUNALE di MATERA, depositata

il 09/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 03/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE

CRICENTI.

 

Fatto

RITENUTO

Che:

1.- F.P. era passeggero su una vettura condotta da A.G.V. quando l’auto sarebbe uscita di strada per l’eccessiva velocità nell’imboccare una curva.

F. ha agito verso la conducente, il proprietario della automobile e la compagnia di assicurazione.

Quest’ultima si è costituita ed ha fatto notare che l’incidente, per come dichiarato al Pronto soccorso dall’interessato, si è verificato a causa dell’attraversamento della strada ad opera di un cinghiale, che quindi avrebbe dovuto essere convenuta la Regione, tenuta alla sorveglianza della fauna selvatica.

2.-Il Giudice di Pace ha ritenuto che i fatti siano andati secondo la prima versione, ossia che sia stato un cinghiale ad attraversare la strada, e non come poi esposto in ricorso, e questa ricostruzione è stata confermata dal Tribunale di Matera che ha peraltro condannato il ricorrente per lite temeraria.

In sostanza, i giudici di merito hanno dato prevalenza alla versione esposta al Pronto Soccorso ritenendola incompatibile con quella narrata nell’atto introduttivo del giudizio.

3.- F.P. ricorre con nove motivi. Nessuno degli intimati si è costituito.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

5.-Va premesso che, come affermato da questa Corte: “in tema di ricorso per cassazione, la doglianza circa la violazione dell’art. 116 c.p.c. è ammissibile solo ove si alleghi che il giudice, nel valutare una prova o, comunque, una risultanza probatoria, non abbia operato – in assenza di diversa indicazione normativa secondo il suo “prudente apprezzamento”, pretendendo di attribuirle un altro e diverso valore oppure il valore che il legislatore attribuisce ad una differente risultanza probatoria (come, ad esempio, valore di prova legale), oppure, qualora la prova sia soggetta ad una specifica regola di valutazione, abbia dichiarato di valutare la stessa secondo il suo prudente apprezzamento, mentre, ove si deduca che il giudice ha solamente male esercitato il proprio prudente apprezzamento della prova, la censura è ammissibile, ai sensi del novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, solo nei rigorosi limiti in cui esso ancora consente il sindacato di legittimità sui vizi di motivazione” (Sez. Un. 20867/2020).

In realtà i primi otto motivi, pur se presentati sotto altra e diversa violazione di legge, mirano a contestare non solo la valutazione fatta dal giudice di appello delle risultanze probatorie, ma anche violazione di quella regola di giudizio quanto al valore probatorio e difetto di motivazione. Il nono contesta la condanna per lite temeraria.

6.-La ratio della decisione impugnata, pur se la motivazione è sintetica, è chiara: al Pronto Soccorso, quindi subito dopo l’accaduto, era stata resa una versione diversa da quella sostenuta in giudizio. E questa circostanza è decisiva. Serve al Tribunale per dichiarare come inammissibile ed infondata la diversa prospettazione fatta in giudizio: ritiene il Tribunale che le prove richieste in giudizio miravano a dimostrare una diversa dinamica da quella dichiarata al Pronto Soccorso, il che già era inammissibile, e soprattutto non avrebbero mai dimostrato perché, nell’immediatezza dei fatti, è stata fornita una versione diversa (p.3).

In sostanza, secondo il Tribunale, aver dichiarato una certa dinamica al pronto soccorso ha impedito al ricorrente di poter chiedere in giudizio un accertamento dei fatti anche in parte diverso.

Questa ratio è contestata con il sesto motivo, che denuncia violazione dell’art. 2700 c.c. e dell’art. 116 c.p.c.: il Tribunale, avendo dato rilievo assoluto alle dichiarazioni rese al Pronto Soccorso ha, di fatto, attribuito a quelle dichiarazioni il valore di prova privilegiata, contravvenendo invece alle regole del diritto probatorio, e dunque violando il disposto anche dell’art. 116 c.p.c..

Questo motivo è fondato in quanto, giusta la regola sopra citata, costituisce violazione dell’art. 116 c.p.c. attribuire, anche se non espressamente, ma comunque sostanzialmente, ad una prova un valore che essa non ha nell’ordine dei mezzi di prova previsti dall’ordinamento.

Come è agevole ricavare dalla lettura della motivazione impugnata, ogni motivo di appello è stato rigettato sul presupposto che esso mirava a dimostrare una dinamica dell’incidente diversa da quella prospettata al Pronto Soccorso, senza peraltro tuttavia dire alcunché circa la incompatibilità della versione proposta in giudizio con quella all’origine indicata ai medici.

7.-Il sesto motivo è dunque da accogliere nella misura in cui denuncia il rilievo assorbente, sotto il profilo dell’astratto valore probatorio, dato alle dichiarazioni rese al Pronto Soccorso.

8.- Ma sono da accogliere anche i primi cinque motivi, che denunciano difetto di motivazione, oltre che omessa pronuncia, nella parte in cui censurano la decisione impugnata contestandole di non avere indicato le ragioni per le quali la versione proposta in giudizio – che peraltro non negava la presenza del cinghiale, bensì l’evitabilità dell’incidente se la guida fosse stata più prudente, circostanza questa che al Pronto Soccorso non era necessario riferire – è dirimente, ed impediva al ricorrente di dimostrare in giudizio il contrario.

Ossia: mancano del tutto le ragioni che hanno spinto il Tribunale a precludere un qualsiasi altro accertamento dei fatti diversi da quelli narrati al Pronto soccorso – giudizio questo che si sostanzia in una violazione dell’art. 116 c.p.c. e in un difetto assoluto di motivazione.

In conclusione, il Tribunale non ha tenuto conto neanche del fatto che le due versioni non appaiono affatto incompatibili, stante la tesi secondo cui la presenza del cinghiale – dichiarata al Pronto Soccorso – poteva essere evitata con una guida più prudente.

Ma è anche da accogliere, tra quei cinque primi motivi, la tesi che contesta la novità del fortuito: il Tribunale non ha ammesso nel tema di decisione, e dunque di conseguenza neanche le prove relative, la questione della fortuita presenza del cinghiale; questione che era stata posta dal ricorrente, lo si ricava dal motivo di appello trascritto in ricorso, non già in termini di fatto nuovo, bensì di diversa valutazione di un fatto già allegato, ossia che la presenza del cinghiale non è stata causa efficiente ed esclusiva dell’incidente, ma che sarebbe stata evitabile con maggiore prudenza da parte del conducente.

Una volta che il fatto sia allegato, la valutazione della sua efficienza causale può essere argomentata diversamente in primo grado o in appello senza che ciò costituisca fatto nuovo, e deve essere il giudice, anche d’ufficio a stimare quella efficienza causale.

9.- I motivi dal settimo al nono sono dunque assorbiti.

P.Q.M.

La Corte accoglie i primi sei motivi, dichiara assorbiti quelli dal settimo al nono.

Cassa la decisione impugnata e rinvia al Tribunale di Matera in diversa composizione, anche per le spese.

Così deciso in Roma, il 3 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

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