Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39077 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/12/2021, (ud. 14/09/2021, dep. 09/12/2021), n.39077

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5165-2020 proposto da:

R.D.M.S., elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA SOMALIA N. 35, presso lo studio dell’avvocato ANDREA CARANCI,

rappresentata e difesa dall’avvocato FELICE LEONE;

– ricorrente –

Contro

GENERALI ITALIA SPA, (OMISSIS), in persona del procuratore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA C. COLOMBO 440,

presso lo studio dell’avvocato FRANCO TASSONI, che la rappresenta e

difende;

– controricorrente –

CONDOMINIO (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore, domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA

della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

EDUARDO NAPOLITANO;

– controricorrente –

e contro

GROUPAMA ASSICURAZIONI SPA, M.N.;

– resistenti –

avverso la sentenza n. 3562/2019 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 26/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella carriera di consiglio non

partecipata del 14/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CHIARA

GRAZIOSI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

R.D.S.M. conveniva davanti al Tribunale di Napoli il Condominio alla (OMISSIS), di cui era condomina, per ottenere – nella misura di Euro 15.000 o di maggior somma – il risarcimento dei danni derivatile da una caduta sul viale tra il portone del condominio e la via pubblica, per un provvisorio malfatto “rappezzo” sulla pavimentazione del viale stesso durante lavori di ristrutturazione dell’immobile, caduta che, in particolare, avrebbe causato all’attrice una frattura a un braccio.

Il condominio resisteva, e otteneva di chiamare in causa la ditta Mira Costruzioni cui erano stati appaltati i lavori di ristrutturazione e nel cui cantiere si sarebbe verificata la caduta, nonché le proprie compagnie assicuratrici Assitalia S.p.A. e Tirrena S.p.A. La ditta non si costituiva; si costituiva resistendo Assitalia e si costituiva resistendo pure Nuova Tirrena S.p.A..

Il Tribunale con sentenza n. 6585/2012 rigettava la domanda.

La R. proponeva appello, che la Corte d’appello di Napoli rigettava con sentenza del 26 giugno 2019, ritenendo sussistente nella fattispecie, ricondotta all’art. 2051 c.c., il caso fortuito, nel senso che l’appellante conosceva il luogo e la caduta era avvenuta in piena luce, e quindi in sostanza per suo difetto di adeguata attenzione.

La R. ha proposto ricorso, da cui si è difeso con controricorso il condominio, e si è difesa con ulteriore controricorso Generali Italia S.p.A., già Assitalia, che ha pure depositato memoria.

Diritto

RITENUTO

che:

Il ricorso è articolato in due motivi.

Il primo motivo denuncia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione degli artt. 2051,2043 e 1227 c.c. in ordine alle conseguenze dell’assenza di prova certa sulle modalità dell’evento, nonché falsa applicazione dell’art. 2051 c.c. in ordine alla responsabilità del custode.

Il secondo motivo denuncia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5, violazione e falsa applicazione degli artt. 352,115 e 116 c.p.c. e art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, nonché omessa e contraddittoria motivazione su un punto controverso.

Dopo aver argomentato sull’effetto devolutivo dell’appello, si afferma che il primo giudice avrebbe rigettato per mancanza di responsabilità per la cosa in custodia ai sensi dell’art. 2051 c.c., mentre su questo il giudice d’appello si sarebbe contraddetto, “dapprima non entrando nel merito della responsabilità ex art. 2051 c.c., per poi richiamare un attimo dopo la suddetta”. Pertanto “mal si comprende” perché sia stato rigettato l’appello, per di più “con la non motivata compensazione delle spese”.

Inoltre la motivazione della sentenza impugnata sarebbe “apparente, illogica, perplessa e contraddittoria”.

Il primo motivo, ictu oculi, non coglie la reale ratio decidendi, che è quella del caso fortuito, tentando invece di spostare la tematica su profili differenti e, parzialmente, del tutto fattuali, senza quindi affrontare la vera sostanza della sentenza in ordine al difetto di responsabilità condominiale.

Il secondo motivo, poi, è – anch’esso con chiara evidenza – un tentativo di “sfuggire” proprio all’inequivoca ratio decidendi scelta dal giudice d’appello: una volta esaminata la responsabilità ex art. 2051 c.c. – la norma da applicare secondo la stessa appellante, come risulta dalla pagina 6 della sentenza -, detto giudice doveva necessariamente vagliare anche il suo limite, cioè il caso fortuito. E al suo obbligo ha adempiuto.

La censura attinente alla motivazione della pronuncia impugnata, poi, è manifestamente infondata, in quanto tale motivazione non è conformata in modalità apparente né contraddittoria; e non vi si ravvisa, d’altronde, alcuna incidenza della effettuata compensazione delle spese a priori, ovvero sulla adeguata ricostruzione dei fatti.

Il ricorso pertanto deve essere rigettato, con conseguente condanna della ricorrente alla rifusione delle spese del grado – liquidate come da dispositivo alle controricorrenti.

Seguendo l’insegnamento di S.U. 20 febbraio 2020 n. 4315 si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2012, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

Rigetta il ricorso, condannando la ricorrente a rifondere al controricorrente condominio le spese processuali, liquidate in complessivi Euro 2500, oltre a Euro 200 per gli esborsi e al 15% per spese generali, nonché agli accessori di legge, e a rifondere alla controricorrente Generali Italia s.p.a. le spese processuali, liquidate in complessivi Euro 3000, oltre a Euro 200 per gli esborsi e al 15% per spese generali, nonché agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 14 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

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