Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3907 del 18/02/2010

Cassazione civile sez. III, 18/02/2010, (ud. 08/01/2010, dep. 18/02/2010), n.3907

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VARRONE Michele – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICO Giovanni – Consigliere –

Dott. URBAN Giancarlo – Consigliere –

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

P.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA V. VENETO

7, presso lo studio dell’avvocato BRUNO DONATO, che lo rappresenta e

difende giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

RAI – Radiotelevisione italiana SPA, (OMISSIS), in persona del

suo Direttore Affari Legali Avv. E.R., elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA C MONTEVERDI 16, presso lo studio

dell’avvocato CONSOLO GIUSEPPE, che lo rappresenta e difende giusta

delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

G.E., G.M.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 4326/2004 della CORTE D’APPELLO di ROMA, Prima

Sezione Civile, emessa il 29/09/2004, depositata il 11/10/2004;

R.G.N. 9347/01 A.C.;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

08/01/2010 dal Consigliere Dott. FILADORO Camillo;

udito l’Avvocato RUGGIERI Gianfranco (delega CONSOLO Giuseppe);

udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott. FEDELI Massimo,

che ha concluso per rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza 20 settembre – 11 ottobre 2004, la Corte di appello di Roma, in integrale riforma della decisione del locale Tribunale del 5 dicembre 2000, rigettava la domanda di risarcimento danni proposta dall’on. P.G., del gruppo politico di Forza Italia, nei confronti della Rai, radiotelevisione italiana spa, di G. E. e G.M., per avere questi ultimi, in una trasmissione televisiva denominata “BLOB” riportato (di alcune dichiarazioni rese alla stampa dallo stesso on. P. in data (OMISSIS)) solo la locuzione “gli ex comunisti non hanno nessun titolo per riabilitare nessuno”.

Le dichiarazioni rese dal P., precisavano i giudici di appello, costituivano la risposta ad una dichiarazione resa il (OMISSIS) dall’on. D.M., all’epoca Presidente del Consiglio, in una conferenza stampa.

L’on. D. aveva affermato, in tale occasione, che la DC e il PSI non erano stati soltanto Tangentopoli; a seguito di questa dichiarazione si era instaurato un ampio dibattito tra gli esponenti dei vari partiti politici.

In questo contesto, l’on. P.G., all’epoca Presidente del gruppo politico di Forza Italia alla Camera, dei Deputati, in data (OMISSIS), aveva affermato che era singolare che gli ex comunisti volessero redimere quei grandi partiti democratici che proprio loro avevano contribuito ad “affossare”.

Il medesimo on. P., in una intervista rilasciata al (OMISSIS) in pari data, aveva tra l’altro aggiunto che gli ex comunisti non aveva titolo per riabilitare nessuno.

Il giorno (OMISSIS) era andata in onda la sola dichiarazione del P. “gli ex comunisti non hanno nessun titolo per riabilitare nessuno” con sovrimpressione, alla immagine fissa dello stesso P., delle seguenti locuzioni che seguivano, in successione temporale :”e gli ex fascisti?” “e gli ex piduisti?” “e gli ex mafiosi?” circostanze queste che – ad avviso dell’attore – lo indicavano, corrispondentemente, quale soggetto con trascorsi e connivenze illecite si’ da creare discredito dell’uomo e della sua attivita’ politica, con delegittimazione del suolo istituzionale al momento ricoperto.

La domanda di risarcimento danni era stata accolta dal Tribunale che aveva condannato tutti i convenuti in solido al pagamento di L. 200.000.000.

L’appello della RAI, di G.E. e G.M. era accolto dalla Corte territoriale che rigettava integralmente la domanda risarcitoria proposta con atto di citazione del 17 – 20 dicembre 1999.

Avverso tale decisione il P. ha proposto ricorso per Cassazione sorretto da tre motivi.

Resiste con controricorso la RAI, la quale ha depositato anche memoria ex art. 378 c.p.c..

Gli altri intimati non hanno svolto difese in questa sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente deduce insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5).

Il primo giudice aveva riconosciuto che la trasmissione (OMISSIS), indicata dall’attore come offensiva e lesiva del suo decoro, era effettivamente tale, in quanto le frasi “ex piduista”, “ex fascista” ed “ex mafioso” erano chiaramente attribuibili all’on. P..

La Corte territoriale aveva operato una integrale inversione di rotta, ritenendo lecita la trasmissione nella parte “incriminata”.

La motivazione sul punto non era supportata da motivazione congrua e logica.

Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3).

La giurisprudenza di questa Corte ha da tempo individuato i presupposti del legittimo esercizio del diritto di critica nella verita’ oggettiva della notizia divulgata, nella pertinenza della notizia, e nella continenza (o correttezza) della esposizione.

Solo la ricorrenza di questi elementi esclude la punibilita’ del reato di diffamazione.

Nel caso di specie, era di tutta evidenza la assoluta mancanza dei requisiti individuati da questa Corte.

Con il terzo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 168 bis c.p.c., commi 4 e 5 per avere la Corte territoriale erroneamente dichiarato inammissibile l’appello incidentale dell’on. P. per mancato rispetto dei termini di cui al combinato disposto degli artt. 343, 166 c.p.c., essendo stata fissata la udienza di prima comparizione alla data del 15 febbraio 2002 (rinviata tuttavia ai sensi dell’art. al 20 febbraio 2002) ed avendo il difensore del P. depositato la comparsa di costituzione, contenente anche l’appello incidentale in data 28 gennaio 2002.

Il termine di costituzione di venti giorni doveva essere calcolato, utilizzando a ritroso come “dies a quo” il giorno per la udienza fissata dalla Corte al 20 febbraio 2002.

Cio’ in quanto la udienza del 20 febbraio 2002 era stata fissata in applicazione dell’art. 168 bis c.p.c., comma 5, e non dell’art. 168 bis c.p.c., comma 4 come erroneamente sostenuto dal giudice di appello, aderendo alla difesa degli odierni resistenti.

In via del tutto subordinata, qualora non fosse possibile interpretare le disposizioni richiamate nel senso segnalato, il ricorrente propone questione di legittimita’ costituzionale dell’art. 166 c.p.c. nella parte in cui richiama solo il comma 5 e non anche il comma 4 dell’art. 168 bis c.p.c., per contrasto con i principi di cui agli artt. 3, 24 Cost. e all’art. 111 Cost, comma 2. Osserva il Collegio:

i primi due motivi, da esaminare congiuntamente in quanto connessi tra di loro, non sono fondati.

Con una motivazione, che sfugge a qualsiasi censura di violazione di legge e di vizi motivazionali, i giudici di appello hanno escluso qualsiasi contenuto diffamatorio nella trasmissione indicata dall’attore “per la fondamentale ragione che le dette sovrimpressioni, dato il contesto surriferito, non (avevano) riferimento specifico alla persona del P., vale a dire che le locuzioni “ex fascista”, “ex piduista” ed “ex mafioso” non si riferiscono allo stesso, ma sono indicative di ambienti ed aggregazioni cui gli autori della menzionata trasmissione contestavano, in modo criticamente ironico, con i detti interrogativi, la possibilita’ di una legittimazione ad una riabilitazione della DC e del PSI, che invece il P. negava potesse avvenire ad opera degli ex comunisti; sostanzialmente con la detta trasmissione si sindacavano … le dichiarazioni politiche dell’on. P., che aveva sindacato le affermazioni dell’on. D.”.

Si tratta di una valutazione di merito, ampiamente motivata, secondo la quale gli interrogativi posti ai telespettatori dagli autori di (OMISSIS) miravano esclusivamente ad evidenziare la superficialita’ del pensiero dell’attore e costituivano un esercizio (legittimo) del diritto di critica dello stesso.

Infatti, le didascalie erano collegate non alla persona dell’on. P., la cui posizione e dirittura morale non erano in alcun modo poste in discussione in quella sede, ma solo alla frase pronunciata dall’attore, il quale aveva inteso limitare ai soli ex comunisti la esclusione della possibilita’ di riabilitare la Democrazia Cristiana ed il Partito Socialista italiano.

Avverso tale decisione si infrangono tutte le censure proposte dal ricorrente, che si limita a richiedere un diverso apprezzamento delle risultanze processuali, inammissibile in questa sede.

Il rigetto dei primi due motivi determina l’inammissibilita’ del terzo motivo di impugnazione, con il quale si censura la decisione di inammissibilita’ dell’appello incidentale, attraverso il quale il P. aveva richiesto – in riforma parziale della decisione di primo grado – la condanna dei tre convenuti in solido alla maggior somma di L. tre miliardi (pari ad Euro 1.549.370,70), a titolo di risarcimento dei danni.

L’esistenza dell’interesse ad impugnare la decisione della Corte territoriale sotto questo profilo e’, infatti, implicitamente, ma chiaramente subordinata all’accoglimento dei primi due motivi di ricorso.

Conclusivamente il ricorso deve essere rigettato.

Sussistono giusti motivi per disporre la integrale compensazione delle spese di questo giudizio.

P.Q.M.

LA CORTE Rigetta il ricorso.

Compensa le spese del giudizio di cassazione.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 8 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2010

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