Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39060 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/12/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 09/12/2021), n.39060

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 10353-2020 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

VENETO BANCA s.p.a., in liquidazione coatta amministrativa, in

persona del legale rappresentante pro tempore, D.S. e

R. s.n.c., in persona del legale rappresentante pro tempore;

– intimati –

avverso la sentenza n. 274/07/2019 della Commissione tributaria

regionale del VENETO, depositata in data 09/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/09/2021 dal Consigliere Lucio LUCIOTTI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. L’agenzia delle entrate propone un motivo di ricorso, cui non replicano le società intimate, per la cassazione della sentenza in epigrafe indicata con la quale la CTR del Veneto, a conferma della prima decisione, ha ritenuto illegittimo l’avviso di liquidazione notificato a Veneto Banca s.p.a., ed al soggetto finanziato, D.S. e R. s.n.c., in conseguenza della revoca dei benefici dalla banca usufruiti, D.P.R. n. 601 del 1973, ex artt. 15 e 17 in relazione ad un contratto di apertura di credito con garanzia ipotecaria, regolato su conto corrente acceso con separato contratto. Lamenta l’amministrazione finanziaria, in particolare, che in sede di merito sia stato riconosciuto alla banca il diritto all’agevolazione in questione (mediante pagamento di imposta sostitutiva in luogo delle ordinarie imposte di registro, bollo ed ipotecarie) nonostante che l’operazione, unitariamente considerata, fosse connotata dalla facoltà di recesso ad nutum della banca (come da clausola relativa al contratto di conto corrente); sicché la stessa non presentava durata minima del finanziamento di 18 mesi, come richiesto dall’art. 15 cit., u.c., per i benefici fiscali sulle operazioni di credito a medio e lungo termine.

3. Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio, all’esito del quale il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il motivo di ricorso viene dedotta la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 601 del 1973, art. 15, del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20,artt. 1362 e ss. c.c. e art. 384 c.p.c. per avere, in particolare, la commissione tributaria regionale omesso di interpretare in relazione tra loro le clausole contrattuali dei contratti, e dei relativi regolamenti negoziali allegati, così da addivenire alla individuazione di un’unica operazione finanziaria alla quale indistintamente imputare la clausola di recesso ad nutum a favore della banca, avendo invece la CTR ritenuto non applicabile la predetta clausola, prevista nel contratto di apertura di conto corrente di corrispondenza, “in quanto sostituita da una diversa volontà delle parti”, rinvenibile nel diverso contratto di apertura di credito.

2. Il motivo è fondato e va accolto.

3. Osserva il Collegio che analoghe fattispecie, tra le medesime parti (Agenzia delle entrate e Veneto Banca s.p.a.), sono state già decise da questa corte di legittimità con le sentenze n. 6506 del 2018 e n. 7254 del 2016, alle cui considerazioni si rimanda, ed alle quali, stante la sostanziale identità delle questioni giuridiche devolute, si intende dare qui seguito. Nel richiamare le considerazioni sottese a quella decisione si ritiene, in particolare, di applicare anche alla presente fattispecie il principio di diritto enunciato nelle citate pronunce (desunto da un pregresso e consolidato orientamento di legittimità), secondo cui, in base alla lettera ed alla ratio dell’art. 15 cit., “ciò che assume rilievo determinante è l’assunzione di un vincolo negoziale per un arco di tempo minimo stabilito dalla legge, indipendentemente dalle vicende successive del rapporto”; in maniera tale “che la previsione, nel contratto di finanziamento, di una clausola in base alla quale l’azienda di credito ha la facoltà di recedere unilateralmente e senza preavviso anche prima della scadenza dei 18 mesi, priva dall’origine il credito della sua natura temporale (medio-lunga) richiesta dalla norma di agevolazione tributaria, degradando la durata del rapporto ad elemento variabile in funzione dell’interesse dell’azienda di credito” (Cass. 28879/08, con richiamo a Cass. 1585/94, 4792/02, 11165/05, 14046/06; nello stesso senso, più di recente, Cass. 12928/13 e 2188/15). Dovendosi poi ribadire nella fattispecie in esame (resa anch’essa peculiare dall’articolazione contrattuale tra conto corrente da un lato, ed apertura di credito in conto corrente con garanzia ipotecaria, dall’altro) che l’effetto ostativo all’agevolazione, così individuato, deve operare anche nell’ipotesi in cui la clausola di recesso ad nutum a favore della banca sia contenuta in un contratto di conto corrente che – in esito all’applicazione del criterio interpretativo di valutazione complessiva ed interdipendente del regolamento negoziale tra le parti (rilevante, per l’imposta di registro, anche D.P.R. n. 131 del 1986, ex art. 20 nella formulazione vigente ratione temporis) – risulti collegato al contratto di finanziamento.

4. Orbene, la sentenza impugnata non ha fatto applicazione di questo indirizzo là dove, pur dopo aver individuato plurimi e specifici indici di collegamento ed interdipendenza tra l’due contratti ha poi escluso, sulla base di una motivazione incongrua, la rilevanza di tali parametri nell’individuazione, nella specie, di un rapporto di finanziamento suscettibile ab initio di durata inferiore a quella di medio-lungo termine, giustificante l’agevolazione.

5. La sentenza va dunque cassata, in accoglimento del motivo di ricorso, e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., mediante rigetto dei ricorsi proposti separatamente dalle parti private avverso il medesimo avviso di liquidazione.

Le spese processuali, sia di merito che di legittimità, vanno compensate in ragione dei profili sostanziali della vicenda processuale.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta gli originari ricorsi proposti dalle società contribuenti, compensando le spese processuali.

Così deciso in Roma, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

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