Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39055 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 09/12/2021, (ud. 14/09/2021, dep. 09/12/2021), n.39055

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 12998/2020 R.G., proposto da:

Agenzia delle Entrate, con sede in Roma, in persona del Direttore

Generale pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, con sede in Roma, ove per legge domiciliata;

– ricorrente –

contro

il Comune di Sabaudia (LT), in persona del Sindaco pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avv. Luciana Pastocchi, con studio in

Frosinone, ove elettivamente domiciliato (p.e.c.:

avvluciana.pastocchi.pecavvocatifrosinone.it), giusta procura in

calce al controricorso di costituzione nel presente procedimento;

– controricorrente –

Avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale

del Lazio – Sezione Staccata di Latina il 17 dicembre 2018 n.

8980/18/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14 settembre 2021 dal Dott. Giuseppe Lo Sardo.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio – Sezione Staccata di Latina il 17 dicembre 2018 n. 8980/18/2018, la quale, in controversia avente ad oggetto l’impugnazione di avviso di accertamento per l’IVA relativa all’anno d’imposta 2011, ha rigettato l’appello proposto dalla medesima nei confronti del Comune di Sabaudia (LT) avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Latina il 6 marzo 2017 n. 248/06/2017, con compensazione delle spese giudiziali. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato la decisione di prime cure, ritenendo che la concessione ad una società a partecipazione pubblica del diritto d’uso della rete idrica con l’accollo delle rate di ammortamento di un finanziamento erogato dalla Cassa Depositi e Prestiti all’ente locale per investimenti relativi agli impianti affidati in gestione fosse esente da IVA. Il Comune di Sabaudia (LT) si è costituito con controricorso. Ritenuta la sussistenza delle condizioni per definire il ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., la proposta formulata dal relatore è stata notificata ai difensori delle parti con il decreto di fissazione dell’adunanza della Corte. La controricorrente ha depositato memoria, chiedendo la trattazione del ricorso in pubblica udienza.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con unico motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 3, 4 e 13 nonché del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 153 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver erroneamente ritenuto che l’accollo delle rate di ammortamento del finanziamento erogato dalla Cassa Depositi e Prestiti al Comune di Sabaudia (LT) per la concessione in uso della rete idrica alla “ACQUALATINA S.p.A.” non costituisse corrispettivo assoggettabile ad IVA.

Ritenuto che:

1. Preliminarmente, si deve disattendere l’istanza della controricorrente per la trattazione della causa in pubblica udienza.

1.1 In adesione all’indirizzo espresso dalle Sezioni Unite di questa Corte, il collegio giudicante ben può escludere, nell’esercizio di una valutazione discrezionale, la ricorrenza dei presupposti della trattazione in pubblica udienza, in ragione del carattere consolidato dei principi di diritto da applicare nel caso di specie (Cass., Sez. Un., 5 giugno 2018, n. 14437), e non si verta in ipotesi di decisioni aventi rilevanza nomofilattica (Cass., Sez. Un., 23 aprile 2020, n. 8093).

1.2 In particolare, la sede dell’adunanza camerale non è incompatibile, di per sé, anche con la statuizione su questioni nuove, soprattutto se non oggettivamente inedite e già assistite da un consolidato orientamento, cui la Corte fornisce il proprio contributo (Cass., Sez. 5, 5 marzo 2021, n. 6118; Cass., Sez. 5, 30 marzo 2021, n. 8757). Ne’ a tanto osta la concomitante pendenza di altri procedimenti dinanzi alla Sezione Tributaria di questa Corte per analoghe fattispecie. Per cui, la controversia può essere esaminata in camera di consiglio.

2. Per il resto, il motivo è fondato.

2.1 L’esame della questione controversa postula una breve ricostruzione del quadro normativo di riferimento.

Riproducendo il testo della L. 5 gennaio 1994, n. 36, abrogato art. 4, comma 1, lett. f, e art. 9, comma 1, il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 141 dispone che: “Il servizio idrico integrato è costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue, e deve essere gestito secondo principi di efficienza, efficacia ed economicità, nel rispetto delle norme nazionali e comunitarie”.

A tal fine, il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 142 (sulla falsariga della L. 5 gennaio 1994, n. 36, abrogati artt. 8 e 9) ha stabilito che le Regioni “esercitano le funzioni e i compiti ad esse spettanti nel quadro delle competenze costituzionalmente determinate e nel rispetto delle attribuzioni statali (…), ed in particolare provvedono a disciplinare il governo del rispettivo territorio” (comma 2), e che gli enti locali, attraverso la c.d. “Autorità d’ambito” (“alla quale gli enti locali partecipano obbligatoriamente ed alla quale è trasferito l’esercizio delle competenze ad essi spettanti in materia di gestione delle risorse idriche”, secondo il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 148), “svolgono le funzioni di organizzazione del servizio idrico integrato, di scelta della forma di gestione, di determinazione e modulazione delle tariffe all’utenza, di affidamento della gestione e relativo controllo (..)”.

Ancora, secondo il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 143, comma 1: “Gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture idriche di proprietà pubblica, fino al punto di consegna e/o misurazione, fanno parte del demanio ai sensi degli artt. 822 e ss. c.c. e sono inalienabili se non nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge”.

Secondo il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 150 la c.d. “Autorità d’ambito” “delibera la forma di gestione fra quelle di cui al D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 113, comma 5” (vale a dire: “a) in economia, quando per le modeste dimensioni o per le caratteristiche del servizio non sia opportuno costituire una istituzione o una azienda; b) in concessione a terzi, quando sussistano ragioni tecniche, economiche e di opportunità sociale; c) a mezzo di azienda speciale, anche per la gestione di più servizi di rilevanza economica ed imprenditoriale; d) a mezzo di istituzione, per l’esercizio di servizi sociali senza rilevanza imprenditoriale;

e) a mezzo di società per azioni o a responsabilità limitata a prevalente capitale pubblico locale costituite o partecipate dall’ente titolare del pubblico servizio, qualora sia opportuna in relazione alla natura o all’ambito territoriale del servizio la partecipazione di più soggetti pubblici o privati;

f) a mezzo di società per azioni senza il vincolo della proprietà pubblica maggioritaria”) (comma 1), “aggiudica la gestione del servizio idrico integrato mediante gara disciplinata dai principi e dalle disposizioni comunitarie, in conformità ai criteri di cui al D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 113, comma 7, secondo modalità e termini stabiliti con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio nel rispetto delle competenze regionali in materia” (comma 2) ed affida la gestione “a società partecipate esclusivamente e direttamente da Comuni o altri enti locali compresi nell’ambito territoriale ottimale, qualora ricorrano obiettive ragioni tecniche od economiche, secondo la previsione del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 113, comma 5, lett. c), o a società solo parzialmente partecipate da tali enti, secondo la previsione del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 113, comma 5, lett. b), purché il socio privato sia stato scelto, prima dell’affidamento, con gara da espletarsi con le modalità di cui al comma 2”.

A norma del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 151 (che trova il suo antecedente nella L. 5 gennaio 1994, n. 36, abrogato art. 11), i rapporti fra l’Autorità d’ambito ed i gestori del servizio idrico integrato sono regolati da convenzioni predisposte dall’Autorità d’ambito, sulla base di convenzioni – tipo (con relativi disciplinari) adottate dalle Regioni e dalle Province Autonome (comma 1) che devono prevedere, tra l’altro, “a) il regime giuridico prescelto per la gestione del servizio; b) la durata dell’affidamento, non superiore comunque a trenta anni; c) l’obbligo del raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario della gestione; d) il livello di efficienza e di affidabilità del servizio da assicurare all’utenza, anche con riferimento alla manutenzione degli impianti; e) i criteri e le modalità di applicazione delle tariffe determinate dall’Autorità d’ambito e del loro aggiornamento annuale, anche con riferimento alle diverse categorie di utenze; (…) m) l’obbligo di restituzione, alla scadenza dell’affidamento, delle opere, degli impianti e delle canalizzazioni del servizio idrico integrato in condizioni di efficienza ed in buono stato di conservazione; n) l’obbligo di prestare idonee garanzie finanziarie e assicurative; o) le penali, le sanzioni in caso di inadempimento e le condizioni di risoluzione secondo i principi del codice civile; (…)”.

Il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 154 (sulla falsariga della L. 5 gennaio 1994, n. 36, abrogato art. 12) dispone, poi, che: “Le infrastrutture idriche di proprietà degli enti locali ai sensi dell’art. 143 sono affidate in concessione d’uso gratuita, per tutta la durata della gestione, al gestore del servizio idrico integrato, il quale ne assume i relativi oneri nei termini previsti dalla convenzione e dal relativo disciplinare” (comma 1); e che: “Le immobilizzazioni, le attività e le passività relative al servizio idrico integrato, ivi compresi gli oneri connessi all’ammortamento dei mutui oppure i mutui stessi, al netto degli eventuali contributi a fondo perduto in conto capitale e/o in conto interessi, sono trasferite al soggetto gestore, che subentra nei relativi obblighi. Di tale trasferimento si tiene conto nella determinazione della tariffa, al fine di garantire l’invarianza degli oneri per la finanza pubblica”.

2.3 In attuazione della L. 5 gennaio 1994, n. 36, la L.R. Lazio 22 gennaio 1996, n. 6 ha disciplinato “le forme ed i modi della cooperazione fra gli enti locali e le modalità per l’organizzazione e la gestione del servizio idrico integrato costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue” (art. 1), prevedendo modalità alternative di cooperazione tra i Comuni e le Province compresi in ciascun “ambito territoriale ottimale” (art. 2), attraverso la stipulazione di una convenzione o la costituzione di un consorzio (art. 4). In particolare, la convenzione – secondo uno schema predefinito – determina le finalità, la durata, le forme di consultazione tra enti convenzionati, l’ente locale responsabile del coordinamento e le modalità operative del coordinamento, la delega all’ente responsabile del coordinamento dei poteri per la stipula con i soggetti gestori delle “convenzioni per la gestione del servizio idrico integrato”, i rapporti finanziari, gli obblighi e le garanzie, le forme per la gestione del servizio idrico integrato, le modalità per la sua organizzazione, per la vigilanza e per il controllo, le procedure per l’assegnazione della gestione del servizio idrico integrato, i parametri obiettivi di carattere economico, organizzativo e gestionale sulla base dei quali si può provvedere alla individuazione dei soggetti da salvaguardare (art. 4).

Inoltre, dopo l’approvazione dello schema predefinito di convenzione da parte della giunta regionale, gli enti locali appartenenti allo stesso ambito territoriale ottimale definiscono l’organizzazione della gestione del servizio idrico integrato, optando per la stipula della convenzione per la gestione del servizio idrico integrato (a tal fine, essi approvano la convenzione per la gestione del servizio idrico integrato ed il relativo disciplinare e prevedono il programma degli interventi, il piano finanziario ed il modello gestionale ed organizzativo) ovvero per la costituzione di un consorzio (a tal fine, anche quest’ultimo approva la convenzione per la gestione del servizio idrico integrato ed il relativo disciplinare, nonché prevede il programma degli interventi, il piano finanziario ed il modello gestionale ed organizzativo) (art. 9).

In attuazione delle prescrizioni stabilite dalle predette convenzioni in ordine alle forme gestionali ed alle modalità organizzative del servizio idrico integrato, il Presidente della Provincia preposto al coordinamento dell’ambito territoriale o il consorzio costituito tra gli enti locali procedono alla formale stipula con i soggetti gestori delle convenzioni per la gestione del servizio idrico integrato (art. 11).

Gli enti locali appartenenti a ciascun ambito territoriale ottimale provvedono, di norma, alla gestione del servizio idrico integrato mediante un unico soggetto gestore (art. 12). Per la predisposizione della convenzione per la gestione del servizio idrico integrato ed il relativo disciplinare regolanti i rapporti tra gli enti locali ed i soggetti gestori dei servizi idrici integrati, i Comuni procedono alla ricognizione delle opere di captazione, di adduzione, distribuzione, fognatura e depurazione esistenti sul proprio territorio (art. 14). In ogni caso, gli acquedotti, gli impianti e le altre opere di competenza regionale, comprese le pertinenze, attinenti il servizio idrico integrato, sono trasferite ai Comuni. A tal fine, la Giunta Regionale provvede alla ricognizione delle opere di captazione, di adduzione, distribuzione, fognatura e depurazione per il loro trasferimento ai Comuni da effettuare in relazione alla destinazione delle opere stesse e con la salvaguardia dell’integrità funzionale. Tale trasferimento è disposto con decreto del Presidente della Giunta Regionale all’atto dell’affidamento della gestione mediante la stipula della convenzione con il relativo disciplinare (art. 15).

Questa disciplina non è stata sostanzialmente alterata dalla successiva L.R. Lazio 4 aprile 2014, n. 5, la quale – oltre a ridefinire gli “ambiti di bacino idrografico” “al fine di costituire formalmente le Autorità di detti ambiti, disciplina le forme e i modi della cooperazione fra gli enti locali e le modalità per l’organizzazione e la gestione del servizio idrico integrato, costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua, di fognatura e di depurazione delle acque reflue” (art. 5) – ha disposto che: “Le opere di captazione, gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture e dotazioni patrimoniali afferenti al servizio idrico integrato costituiscono il capitale tecnico necessario e indispensabile per lo svolgimento di un pubblico servizio e sono proprietà degli enti locali, i quali non possono cederla”; che: “Tali beni sono assoggettati al regime proprio del demanio pubblico ai sensi dell’art. 822 c.c. e a essi si applica la disposizione dell’art. 824 c.c.. Essi, pertanto, sono inalienabili e gravati dal vincolo perpetuo di destinazione a uso pubblico”; nonché che: “La gestione e l’erogazione del servizio idrico integrato non possono essere separate e sono affidate sulla base della normativa Europea. Il controllo sul servizio idrico integrato viene svolto dalle Autorità degli ambiti di bacino idrografico” (art. 6).

2.4 Ciò detto sul piano legislativo, con convenzione stipulata il 2 agosto 2002, l’Autorità A.T.O. n. 4 (Lazio Meridionale) ha affidato alla “ACQUALATINA S.p.A.” la gestione del servizio idrico integrato per i Comuni inclusi nell’ambito territoriale di pertinenza, ivi compreso il Comune di Sabaudia (LT), mediante la concessione in uso delle opere e degli impianti necessari all’erogazione del servizio idrico integrato (art. 1).

Tale convenzione ha previsto che: “Per le opere realizzate con mutui ancora in essere, il Gestore, in luogo delle quote di ammortamento, si accollerà l’onere del pagamento delle rate che scadranno nel periodo di affidamento in concessione degli impianti. Le rate portanti scadenza durante il periodo della concessione costituiranno costi per il concessionario. Gli importi relativi al reintegro di quanto speso dal Gestore per (…) le quote di ammortamento degli impianti ricevuti dal concedente e per il pagamento dei mutui in corso dovranno trovare la copertura all’interno della tariffa, costituendo costo per il Gestore, calcolato per competenza, e dovranno trovare collocazione all’interno della voce B.8 “costo per il godimento di beni di terzi”” (art. 29).

In tal modo, la convenzione per la gestione pone a carico della concessionaria gli oneri connessi all’ammortamento delle passività pregresse relative al servizio idrico integrato gravanti sugli enti locali come corrispettivo per la concessione in uso degli impianti. In sintonia con tale interpretazione, la conferenza dei Sindaci dei Comuni e dei Presidenti delle Provincie comprese nell’A.T.O. n. 4 (Lazio Meridionale) del 15 dicembre 2004 (avente ad oggetto “Precisazioni sui mutui contratti dai Comuni in ammortamento da parte di Acqualatina S.p.A.”) ha chiarito che “su quei beni ove insistano finanziamenti in corso, gli stessi restano in capo ai precedenti debitori (Comuni) non configurandosi giuridicamente in base a quanto disposto dagli atti contrattuali, alcun accollo di debito, né di subentro da parte del Gestore in alcuna responsabilità o obbligo, neanche di garanzia in via sussidiaria, nei confronti degli enti erogatori/mutuanti” e che “il montante complessivo attualizzato del debito residuo è configurato come cessione di diritto d’uso relativamente ad un complesso di beni identificati, corrispondenti a quelli per i quali sussiste ancora finanziamento”.

La natura sinallagmatica della concessione per la gestione è evidenziata dal tenore delle seguenti pattuizioni: “Le parti concordano che il corrispettivo della cessione del diritto d’uso (…) viene regolamentato secondo quanto segue: – il valore attribuito ai beni ed opere ceduti in uso viene quantificato nella misura del valore attuale del debito residuo per capitale ed interessi dei mutui in capo all’Ente concedente; – il pagamento del corrispettivo per la cessione del diritto d’uso viene regolamentato secondo un piano di rimborso pluriennale. Tale piano di pagamento sarà coincidente con le scadenze dei mutui in capo ai Comuni, senza peraltro che ci sia alcun accollo, né nella forma né della sostanza, dei mutui in oggetto da parte del Gestore; – ai fini della determinazione del valore attuale, il debito complessivo sarà scomposto tra valore capitale e interessi; – il tasso di interesse da utilizzarsi per il calcolo finanziario sarà il tasso medio dei mutui in essere. I costi di ammortamento del diritto d’uso e per gli interessi pagati, calcolati e registrati secondo le corrette norme di bilancio rappresentano per il Gestore costi d’esercizio eleggibili ai fini della determinazione della Tariffa” (art. 1); “Il canone di concessione (…) risulta pertanto composto da: – una parte determinabile con riferimento a parametri oggettivi, come previsto dalla Convenzione e riconducibile all’erogazione del servizio: – una parte riferibile al diritto d’uso delle opere e degli impianti non gravati da mutuo. Tali importi rappresentano per il Gestore costi di esercizio eleggibili ai fini della Tariffa, in conformità e in coerenza con i vigenti disposti di Convenzione di Gestione e di Disciplinare Tecnico (…)” (art. 2); “In conseguenza delle presenti innovazioni, l’ultimo capoverso del Capitolo 29.4 del Disciplinare Tecnico viene modificato come segue: Gli importi relativi al reintegro di quanto speso dal Gestore per gli investimenti, per le spese di manutenzione straordinaria, per le quote di ammortamento degli impianti ricevuti dal concedente e per il pagamento dei mutui in corso, dovranno trovare la copertura all’interno della Tariffa, costituendo costo per il Gestore, calcolato per competenza, e dovranno trovare collocazione all’interno delle corrette voci di costo previsto dalla normativa civilistica e fiscale” (art. 4).

2.5 In buona sostanza, per effetto di una pattuizione qualificabile nei termini di un “accollo interno”, la “ACQUALATINA S.p.A.” ha assunto l’obbligazione di rimborsare a ciascuno dei Comuni inclusi nell’A.T.O. n. 4 (Lazio meridionale), ivi compreso il Comune di Sabaudia (LT), le rate di ammortamento dei mutui erogati per finanziare gli impianti e le opere concessi in uso per la gestione del servizio idrico integrato.

Difatti, è pacifico che, nell'”accollo semplice” (o “interno”), che non è disciplinato dall’art. 1273 c.c., l’accollante si obbliga nei confronti del solo debitore accollato e non anche verso il creditore il quale non può, quindi, da lui pretendere l’adempimento dell’obbligazione, con la duplice conseguenza che accollante e debitore possono liberamente modificare o revocare in qualsiasi momento l’impegno inizialmente assunto dal primo e che quest’ultimo, nel caso di mancata osservanza dell’obbligo, risponde dell’inadempimento nei confronti del solo accollato e non anche verso il creditore, terzo estraneo all’accollo (tra le tante: Cass., Sez. Lav., 11 aprile 2000, n. 4604; Cass., Sez. Lav., 22 gennaio 2001, n. 4261; Cass., Sez. 3, 24 maggio 2004, n. 9982; Cass., Sez. 3, 29 luglio 2011, n. 16733; Cass., Sez. 1, 2 dicembre 2011, n. 25863; Cass., Sez. 3, 31 gennaio 2012, n. 1352; Cass., Sez. Lav., 4 aprile 2014, n. 8011; Cass., Sez. 2, 26 agosto 2020, n. 17784).

2.6 Su tali premesse, si deve ora individuare il trattamento tributario ai fini IVA delle somme percepite dal gestore del servizio idrico integrato a titolo di rimborso degli oneri connessi all’ammortamento delle “passività pregresse” per gli impianti concessi in uso dagli enti locali.

In materia di IVA, la base imponibile delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi è costituita, ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 13 “dall’ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti al cedente o prestatore secondo le condizioni contrattuali, compresi (…) i debiti o altri oneri verso terzi accollati al cessionario o al committente” e, pertanto, vi rientrano anche quelle somme costituenti debiti verso terzi la cui estinzione il cessionario o il prestatore si sia accollato (in termini, con riguardo alla cessione di beni: Cass., Sez. 1, 22 novembre 2000, n. 15064; Cass., Sez. 5, 28 marzo 2003, n. 4712; Cass., Sez. 5, 15 maggio 2008, n. 12192).

Da quanto sopra rappresentato, si può desumere che il gestore del servizio idrico integrato, anche in forza della convenzione stipulata con l’A.T.O., è tenuto a versare al Comune l’importo corrispondente al debito residuo relativo ai mutui dallo stesso contratti per finanziare le opere destinate all’espletamento del servizio idrico integrato. In altri termini, dall’analisi delle disposizioni normative e delle pattuizioni convenzionali emerge che il soggetto gestore è obbligato, tra l’altro, a tenere indenne il Comune dal pagamento delle c.d. “passività pregresse”, procurando o rimborsando le somme necessarie a soddisfare le singole rate di ammortamento.

2.7 La questione è stata esaminata – con soluzione pienamente condivisa dal collegio – dalla risoluzione resa dalla Direzione Centrale Normativa dell’Agenzia delle Entrate l’11 ottobre 2010 n. 104/E (in risposta ad “Interpello ai sensi della L. n. 212 del 2000, art. 11 – IVA – Rimborso da parte del gestore del servizio idrico delle passività pregresse per l’ammortamento dei mutui accesi dal Comune per investimenti nel settore idrico”).

Per stabilire il corretto trattamento IVA di tali somme occorre verificare la sussistenza dei presupposti necessari per collocare la fattispecie nel campo di applicazione dell’IVA. Al riguardo, con riferimento al requisito oggettivo, il D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 3, comma 1, definisce, tra l’altro, come prestazioni di servizi, quelle prestazioni di servizi derivanti “in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte”.

Nella fattispecie in esame, quindi, la circostanza che il Comune conceda in uso al gestore per tutta la durata dell’affidamento i beni, le opere e gli impianti necessari all’erogazione del servizio idrico integrato (seppure in virtù di un obbligo di legge) configura ai fini fiscali una prestazione di servizi ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 3. Inoltre, in merito al profilo soggettivo, si osserva che l’attività posta in essere dal Comune, che consiste nel mettere a disposizione del gestore del servizio idrico integrato le infrastrutture necessarie per l’espletamento del servizio, consentendone il relativo sfruttamento economico per il periodo della convenzione di affidamento del servizio stesso, si configura quale esercizio di un’attività economicamente rilevante ai fini IVA ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 4 in quanto si ricollega direttamente alla pregressa gestione del servizio idrico realizzata dal Comune in forma commerciale.

In relazione alla sussistenza del presupposto soggettivo si richiama, altresì, la risoluzione resa dalla Direzione Centrale Normativa dell’Agenzia delle Entrate il 6 maggio 2009 n. 122/E (in risposta ad “Interpello ai sensi della L. n. 212 del 2000, art. 11 – IVA – Rimborso da parte del gestore del servizio idrico delle passività pregresse per l’ammortamento dei mutui accesi dal Comune per investimenti nel settore idrico”), avente ad oggetto l’affidamento di un servizio pubblico locale e delle infrastrutture destinate all’erogazione dello stesso, con la quale sono stati forniti chiarimenti, tra l’altro, relativamente alla soggettività passiva ai fini IVA del Comune affidante e, in particolare, con riferimento alla nozione di attività economica intesa come sfruttamento di un bene. Le suesposte considerazioni, pertanto, evidenziano che il caso di specie rientra nel campo di applicazione dell’IVA.

Infine, per quanto riguarda, il corrispettivo dell’operazione occorre fare riferimento al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 13 che, in effetti, individua tutti gli elementi necessari a definire la base imponibile. In proposito, infatti, assume rilievo la circostanza che il soggetto gestore – in virtù dell’art. 29 del disciplinare annesso alla convenzione citata – assume gli oneri connessi all’ammortamento delle passività pregresse relative al servizio idrico integrato.

Per le anzidette motivazioni, quindi, si concorda con la soluzione proposta dall’amministrazione finanziaria, secondo cui le somme incassate a titolo di “passività pregresse” assumono la natura di corrispettivo ai fini IVA e, come tali, devono essere assoggettate al tributo con l’aliquota ordinaria.

2.8 In definitiva, si può concludere che l’accollo (interno) delle passività pregresse per l’ammortamento dei mutui accesi dal Comune per investimenti relativi ad impianti ed opere concessi in uso al gestore del servizio idrico integrato in forza della convenzione di gestione stipulata L. 5 gennaio 1994, n. 36, ex art. 11 e L.R. Lazio 22 gennaio 1996, n. 6, art. 12 (vigenti ratione temporis), ha natura di corrispettivo per la prestazione di un servizio reso nell’esercizio di un’attività imprenditoriale ed è assoggettabile ad IVA ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 13, comma 1.

2.9 Nella specie, sulla base della L. 5 gennaio 1994, n. 36, art. 12, comma 2, e D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 153, comma 2, il giudice di appello non si è uniformato a tale principio, non avendo tenuto conto che il corrispettivo della cessione del diritto d’uso della rete idrica era stato commisurato per relationem all’entità del rimborso dovuto per le rate di ammortamento del finanziamento concesso all’ente locale, in base alla convenzione stipulata con il gestore e ritenendo, per conseguenza, che l’operazione non fosse assoggettabile ad IVA ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 2, comma 3, lett. a.

3. Alla stregua delle suesposte argomentazioni, valutandosi la fondatezza del motivo dedotto, dunque, il ricorso può essere accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale effettuata da remoto, il 14 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA