Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3905 del 18/02/2010

Cassazione civile sez. III, 18/02/2010, (ud. 08/01/2010, dep. 18/02/2010), n.3905

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VARRONE Michele – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. FEDERICO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. URBAN Giancarlo – Consigliere –

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 28608/2005 proposto da:

D.F., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CONDOTTI 91 C/O LIBONATI JAEGER, presso lo studio

dell’avvocato BERRUTI PIA MARIA, rappresentato e difeso dall’avvocato

D’ARIENZO Luigi giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

e contro

COMUNE VITULANO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3186/2004 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

Sezione Prima Civile, emessa il 28/10/2004, depositata il 09/11/2004;

R.G.N. 4314/2003;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

08/01/2010 dal Consigliere Dott. GIOVANNI FEDERICO;

udito il P.M., in persona dell’Avvocato Generale Dott. FEDELI

Massimo, che ha concluso per rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato il 15.1.01 D.F., premesso che il Comune di Vitulano, con Delib. 21 dicembre 1985, gli aveva conferito l’incarico di progettazione e direzione dei lavori di sistemazione di alcune strade rurali unitamente all’ing. Q.U.; che successivamente, con Delib. consiliare 30 gennaio 1986, erano stati precisati i suoi compiti di specifica competenza; che nel corso dell’incarico aveva ricevuto dal Comune due anticipi per L. 20.449.488, il primo, e per L. 11.884.188, il secondo, inviando – ad incarico espletato – parcella liquidata dal collegio dei geometri della Provincia di Benevento per il saldo, ancora dovuto, pari a L. 12.579.808; conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Benevento il Comune suddetto per sentirlo condannare, a titolo di indebito arricchimento, al pagamento della somma sopra indicata, oltre L. 540.000 per spese liquidazione parcella ed interessi L. n. 143 del 1949, ex art. 9.

Il convenuto contestava la fondatezza della domanda ed il Tribunale adito, accogliendo la domanda, condannava il Comune al pagamento della somma di Euro 6.775,82, oltre svalutazione monetaria ed interessi.

Proposto appello da parte del Comune e costituitosi l’appellato, che resisteva al gravame e proponeva a sua volta appello incidentale per non avere il primo giudice pronunciato in ordine all’eccepita tardività dell’eccezione d’improponibilità dell’azione di indebito arricchimento, la Corte d’appello di Napoli, con sentenza depositata il 9.11.04, accoglieva l’impugnazione, rigettando la domanda.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il D., affidandosi ad un unico motivo, mentre non ha svolto alcuna attività difensiva il Comune di Vitulano.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 2041 c.c., L. n. 143 del 1949, artt. 4 e 13, nonchè insufficiente e contraddittoria motivazione relativamente a quella parte della sentenza gravata che ha escluso dall’indennizzo per indebito arricchimento la voce “conglobamento dei compensi accessori” prevista dal citato art. 4 della tariffa professionale.

Il motivo non è fondato.

Essendo, infatti, pacifico che nel caso di specie si verte in tema di prestazioni effettuate in esecuzione di un contratto di incarico professionale che è nullo per difetto di forma, si rileva che un recente arresto delle Sezioni Unite di questa C.S. (sentenza n. 1875 del 27.1.2009) ha riaffermato il principio – richiamandosi espressamente a precedenti pronunce (n. 23385/2008 delle stesse S.U. e n. 9243/2000) – secondo cui in materia di azione d’indebito arricchimento nei confronti della P.A., conseguente all’assenza di un valido contratto d’opera, l’indennità prevista dall’art. 2041 c.c., va liquidata nei limiti della diminuzione patrimoniale subita dall’esecutore della prestazione resa in virtù del contratto invalido, con esclusione di quanto lo stesso avrebbe percepito nel caso in cui il contratto d’opera fosse stato valido ed efficace.

Pertanto, stando al principio sopra specificato, è stato di conseguenza ritenuto che, ai fini della determinazione dell’indennizzo dovuto al professionista, non può farsi ricorso alla tariffa professionale dell’ordine di appartenenza del richiedente nell’intento di assicurare al medesimo quanto si riprometteva di ricavare dall’esecuzione del contratto d’opera, tariffa che non può neppure costituire parametro di riferimento per la predetta determinazione in quanto trattasi di meccanismo sottoposto a precisi limiti e condizioni che presuppongono pur sempre un valido contratto di prestazione d’opera.

Giustamente, quindi, la Corte napoletana ha escluso che una somma per conglobamento dei compensi accessori, ai sensi dell’art. 4 della tariffa professionale degli ingegneri ed architetti, approvata con L. n. 143 del 1949, potesse entrare a far parte dell’indennizzo previsto per l’ipotesi di arricchimento senza causa, essendo a tal fine richiesto uno specifico e valido accordo di natura contrattuale tra le parti.

Ed invero, la parcella del professionista, ancorchè vistata dall’ordine professionale di appartenenza, non può essere assunta, in difetto di un contratto valido, come parametro di riferimento per la determinazione dell’indennizzo ex art. 2041 c.c., non trattandosi in questo caso di corrispettivo per prestazioni professionali rese dal professionista nell’esecuzione di un contratto con un cliente, per le quali è giustificato il ricorso alla tariffa professionale, bensì di una somma che va liquidata in forza delle risultanze processuali se ed in quanto si sia verificato un vantaggio patrimoniale a favore della P.A. con correlativa perdita patrimoniale della controparte.

Il ricorso va, pertanto, rigettato, mentre nulla va statuito circa le spese del presente giudizio di cassazione, stante la mancata costituzione dell’intimato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Nulla da statuire circa le del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 8 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2010

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