Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39039 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. II, 09/12/2021, (ud. 06/10/2021, dep. 09/12/2021), n.39039

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 5891/2017 R.G. proposto da:

T.M., rappresentato e difeso dall’avv. Michele Musci,

elettivamente domiciliato in Roma, alla Piazza SS. Apostoli n. 81,

presso l’avv. Massimo Fermanelli.

– ricorrente –

contro

TIRO A SEGNO NAZIONALE – SEZIONE DI (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Giulio

Raffaele Ippolito, elettivamente domiciliato in Roma, alla Via

Sallustiana n. 26, presso lo studio legale Tosato.

– controricorrente –

avverso la sentenza del tribunale di Trani n. 1817/2015, depositata

in data 4.11.2015.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del giorno

6.10.2021 dal Consigliere Dott. Giuseppe Fortunato.

 

Fatto

RAGIONI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. La Corte d’appello di Bari ha dichiarato l’inammissibilità – ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c. – dell’appello proposto da T.M. avverso la sentenza del tribunale di Trani n. 1817/2015 con cui è stata accolta l’opposizione del Tiro a segno nazionale – sez. di (OMISSIS) ed è stato revocato il decreto ingiuntivo ottenuto dal ricorrente a titolo di compensi professionali.

Il tribunale ha osservato che il Tiro a segno nazionale e le singole sezioni territoriali costituiscono enti pubblici non economici e che pertanto – il contratto d’opera professionale – non essendo stato redatto per iscritto – doveva ritenersi nullo, con la conseguenza che il ricorrente non aveva titolo ad ottenere il pagamento dei compensi. Per la cassazione della sentenza di primo grado T.M. propone ricorso basato su un unico motivo.

Il Tiro a segno nazionale – Sez. di (OMISSIS) – resiste con controricorso.

2. L’unico motivo di ricorso censura la violazione del D.Lgs. n. 66 del 2010, art. 20, comma 1, lett. e) e art. 59, D.P.R. n. 209 del 2009, artt. 1, 2 e 3, nonché della L. n. 70 del 1975, artt. 1,2 e 3, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Lamenta il ricorrente che il tribunale, attribuendo al Tiro a segno la qualifica di ente pubblico non economico, abbia applicato retroattivamente la disciplina del D.Lgs. n. 66 del 2010, non ancora in vigore al momento della domanda, trascurando che – con L. n. 70 del 1975 – tutti gli enti pubblici, ad eccezione di quelli espressamente indicati, erano stati soppressi, incluse le sezioni del Tiro a segno nazionale, divenute quindi mere associazioni private. Pertanto, al momento dell’incarico professionale, l’ente convenuto operava in regime di diritto privato, non essendo imposto il rispetto della forma scritta a pena di nullità.

Il motivo è infondato.

Come già riconosciuto da questa Corte, le Sezioni di tiro a segno hanno la qualifica di enti pubblici non economici, essendo volti al perseguimento di finalità proprie della pubblica amministrazione. L’attribuzione della personalità giuridica di diritto pubblico deriva nello specifico – dall’esercizio di funzioni e di poteri autoritativi connessi con la preparazione militare all’uso delle armi, con la pubblica sicurezza e con la pratica dello sport del tiro a segno.

Dette sezioni hanno conservato la qualifica di enti pubblici, benché non esclusi dalla soppressione disposta con L. n. 70 del 1975.

Difatti, con disposizione emanata nella pendenza del termine di legge per la dichiarazione di necessità degli enti stessi, ai sensi della L. n. 70 del 1975, artt. 2 e 3, L. n. 110 del 1975, art. 31, comma 1, recante norme integrative per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi, ha statuito che “ferme restando le disposizioni di cui al D.L. n. 2430 del 1935, convertito con L. n. 1143 del 1936, sul Tiro a segno nazionale, i direttori e gli istruttori delle sezioni dell’Unione Tiro a Segno Nazionale e i direttori e gli istruttori dell’Unione Tiro a Segno devono munirsi di apposita licenza del prefetto, da rilasciarsi previo accertamento della capacità tecnica e dei requisiti di cui al precedente art. 9 (norma in tema di requisiti soggettivi per le autorizzazioni di polizia in materia di armi”).

Trattasi di disposizione che ha introdotto una disciplina non transitoria, né ad esaurimento del controllo delle armi usate nelle Sezioni, sul presupposto che l’Unione Tiro a segno non fosse stato affatto soppresso e non avesse cessato la propria attività istituzionale.

Ulteriore conferma della mancata soppressione dell’UITS come ente pubblico si trae dal fatto che, nonostante le misure di razionalizzazione adottate con la cd. norma taglia-enti di cui al D.Lgs. n. 122 del 2008, art. 26, il D.P.R. n. 209 del 2009, successivo art. 1, ha espressamente statuito che “l’Unione italiana tiro a segno, di cui al regio D.L. 16 dicembre 1935, n. 2430, convertito con modificazioni dalla L. 4 giugno 1936, n. 1143, e successive modificazioni, è riordinata quale ente di diritto pubblico, avente finalità di istruzione ed esercizio al tiro con arma da fuoco individuale o con arma o strumento ad aria compressa e di rilascio della relativa certificazione per gli usi di legge, nonché di diffusione e pratica sportiva del tiro a segno.

L’UITS è sottoposta alla vigilanza del Ministero della difesa e realizza i fini istituzionali di istruzione, di addestramento e di certificazione per il tramite delle sezioni di tiro a segno nazionale, d’ora in poi “TSN”. Essa è altresì federazione sportiva nazionale di tiro a segno riconosciuta dal CONI, sotto la cui vigilanza è posta ai sensi e per gli effetti del D.Lgs. n. 242 del 1992″.

In tal senso si erano – d’altronde – espresse la giurisprudenza amministrativa (cfr., per quanto riguarda l’UITS: Cons. di Stato 928/1979 e, relativamente alle Sezioni di Tiro a segno: Cons. di Stato, Ad. Gen. 568/1960; Consiglio di Stato 817/1962; Consiglio di Stato 194/1964; Consiglio di Stato 389/1965), e quella contabile (cfr., tra le tante, Corte dei Conti sez.- Veneto – 207/2008), con riferimento alla normativa in vigore prima dell’adozione del D.Lgs. n. 66 del 2010, art. 20, lett. e) e art. 59, che hanno incluso l’UITS nell’elenco degli enti vigilati dal Ministero della difesa, norme da ritenersi – per quanto qui rileva – non innovative e di cui il tribunale non ha – quindi – effettuato alcuna applicazione retroattiva.

Alla sopravvivenza dell’UITS era inoltre collegata quella delle Sezioni, stante l’inscindibile interdipendenza esistente fra i rispettivi compiti e funzioni, non potendo l’Unione Tiro a segno nazionale operare e realizzare i propri fini istituzionali senza l’attività delle sedi locali (Cass. s.u. 6319/1990; Cass. 4287/1991).

In conclusione, stante la qualifica di enti pubblici non economici delle sezioni del Tiro a segno nazionale, il contratto d’incarico doveva esser redatto in forma scritta a pena di nullità.

In mancanza, il ricorrente non aveva titolo per ottenere il pagamento dei compensi professionali.

Il ricorso è pertanto respinto, con regolazione delle spese processuali in dispositivo.

Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, pari ad Euro 200,00 per esborsi, ed Euro 2300,00 per compensi, oltre ad iva, c.p.a. e rimborso forfettario delle spese generali, in misura del 15%.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 6 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

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