Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 39035 del 09/12/2021

Cassazione civile sez. II, 09/12/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 09/12/2021), n.39035

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10611/2017 proposto da:

L.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI PORTA

PINCIANA 4, presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO IMBARDELLI,

rappresentata e difesa dall’avvocato GIOVANNI GIOVANNELLI;

– ricorrente –

contro

M.D., rappresentato e difeso dall’avv. PAOLO FROSINI;

– controricorrente –

contro

A.C., L.D.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 336/2016 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 07/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/09/2021 dal Consigliere Dott. SERGIO GORJAN.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

L.G. ebbe ad impugnare avanti il Tribunale di Pistoia il testamento olografo redatto da L.M. poiché nullo od annullabile per difetto di autografia, per incapacità naturale del testatore ovvero perché la sua redazione conseguenza di costrizione.

Resistettero gli eredi testamentari M.D. e A.C., contestando la domanda attorea ed il Tribunale pistoiese rigettò la domanda.

La L. propose gravame avanti la Corte d’Appello di Firenze, che, sempre resistendo gli eredi testamentari, rigettò l’impugnazione confermando la prima decisione posto che il compendio probatorio in atti non lumeggiava che il testatore, nel redigere l’atto di ultima volontà, era in istato di incapacità naturale, sicché inutile risultava procedere a consulenza medico legale sul punto; che gli elementi probatori raccolti in causa lumeggiavano come il testamento venne liberamente formato dal de cujus per ricompensare i designati eredi delle loro attenzioni e cure prestategli negli ultimi anni di vita; che erano affidabili le conclusioni raggiunte dal consulente grafologo circa l’autografia del testamento e non concorreva la dedotta menomazione del diritto di difesa con riguardo alla – dedotta – improvvisa morte del consulente di parte, che impedì tempestive contestazioni dell’elaborato.

La L. avverso la decisione della Corte gigliata ha proposto ricorso per cassazione articolando due motivi, illustrato con nota difensiva.

Resistono i consorti A. – M. depositando controricorso ed il solo M. anche nota difensiva.

L.D. – altro erede legittimo -, benché ritualmente evocato, è rimasto intimato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso proposto da L.G. s’appalesa privo di fondamento e va rigettato.

Con il primo mezzo d’impugnazione sviluppato la ricorrente deduce nullità della sentenza impugnata per violazione della norma ex art. 342 c.p.c., in quanto la Corte fiorentina ha ritenuto non seriamente contestata la motivazione adotta dal primo Giudice a sostegno della statuizione di rigetto della sua domanda.

La mossa censura s’appalesa siccome inammissibile e perché dedotta violazione di norma non applicata dal Collegio gigliato, il quale al contrario ebbe ad esaminare nel merito i motivi di gravame e, non già, a ritenerli inammissibili ed, inoltre, comunque, perché la censura sviluppata appare generica.

Difatti l’argomentazione critica svolta si limita ad esaminare il compendio probatorio versato in atti per elaborare propria tesi alterativa contrapposta alla ricostruzione giuridico-fattuale operata dal Collegio gigliato.

In particolare, la ricorrente enfatizza i dati medici, desumibili dalla visita espletata in sede di valutazione per l’invalidità, e le dichiarazioni rese da alcuni dei testi escussi in causa; elementi probatori che tuttavia puntualmente la Corte territoriale ha esaminato e valutato in uno con tutti gli altri dati probatori acquisiti.

Inoltre la ricorrente richiama le critiche mosse all’elaborato del consulente grafologico, pure questo dato fattuale accuratamente valutata dal Collegio fiorentino, così palesando come la complessiva critica portata appare tesa a sollecitare questa Corte a procedere ad un inammissibile riesame del merito della questione.

Con la seconda ragione di doglianza la L. lamenta omesso esame di un punto decisivo della controversia, ex art. 360 c.p.c., n. 5, ossia la mancata ammissione della chiesta consulenza medico legale sulla scorta di motivazione insufficiente.

Già la formulazione della rubrica della censura palesa l’infondatezza del motivo di censura svolto, posto che la norma evocata a sostegno – art. 360 c.p.c., n. 5 – richiede l’omesso esame di un “fatto storico” non già di un “punto” della controversia ed, inoltre, la denunzia di una motivazione insufficiente al riguardo di detto “punto” palesa come v’e’ stato esame dello stesso da parte del Collegio territoriale.

Difatti il “punto”, di cui si lamenta l’omesso esame, risulta essere la mancata ammissione della chiesta consulenza tecnico medico legale circa le condizioni psico-somatiche lumeggianti incapacità naturale a testare del de cujus.

Tuttavia l’argomentazione critica svolta nel motivo si risolve nella contestazione della motivazione illustrata dalla Corte fiorentina per rigettare la richiesta di ammissione delle consulenza, ritenuta irrilevante dalla Corte territoriale sulla scorta della puntuale valutazione dei dati afferenti lo stato somatico del testatore, già documentati in atti con apposita certificazione medica, che in difetto di ulteriori apporti documentali, risultava l’unica valutabile anche dal consulente tecnico.

La censura svolta dalla ricorrente si limita all’astratta deduzione che questioni di fatto, implicanti conoscenze scientifiche specifiche necessitano di un’indagine affidata a tecnico del settore e ad ipotizzare che le patologie somatiche sofferte dal testatore potessero incidere anche sulla sua capacità psichica, ma non si confronta con la precisazione del Collegio gigliato, che la documentazione medica in atti – unica valutabile anche dal nominando consulente – lumeggiava con chiarezza – anche all’esame del profano – che il de cujus soffriva di patologie somatiche non incidenti sulla psiche.

A fronte di detto puntuale accertamento, parte impugnante non deduce in modo specifico che a detta conclusione il Collegio fiorentino sia pervenuto omettendo di valutare dati fattuali – documentali o testimoniali – ulteriori rispetto alla documentazione medica, appositamente vagliata allo scopo, lumeggianti l’incidenza in concreto delle patologie, delle quali soffriva il de cujus, sulla sua capacità psichica.

Dunque nemmeno concorre l’omesso esame poiché il Collegio gigliato ha puntualmente esaminato la richiesta istruttoria della L. e rigettata la stessa motivatamente.

Al rigetto del ricorso segue la condanna della ricorrente alla rifusione delle spese di lite di questo giudizio di legittimità in favore dei consorti M. – A. liquidate in Euro 4.300,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge e rimborso forfetario ex tariffa forense.

Concorrono in capo alla ricorrente le condizioni processuali per il pagamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione in dei consorti A. – M. delle spese di lite di questo giudizio di legittimità, liquidate in Euro 4.300,00 oltre accessori di legge e rimborso forfetario ex tariffa forense nella misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza di Camera di consiglio, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2021

 

 

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