Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3901 del 17/02/2020

Cassazione civile sez. lav., 17/02/2020, (ud. 21/05/2019, dep. 17/02/2020), n.3901

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – rel. Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3813/2015 proposto da:

B.A., domiciliato ope legis presso la Cancelleria della

Corte di Cassazione, rappresentato e difeso dall’Avvocato VINCENZO

RICCARDI;

– ricorrente –

contro

AZIENDA NAPOLETANA MOBILITA’ – A.N.M. S.P.A., in persona del legale

rappresentante pro tempore domiciliata ope legis presso la

Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa

dall’Avvocato GAETANO RIZZO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 269/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 22/01/2014 R.G.N. 3115/2010.

LA CORTE, esaminati gli atti e sentito il consigliere relatore.

Fatto

RILEVA

che con sentenza n. 2350 in data 27 gennaio – 26 marzo 2009 il giudice di lavoro di NAPOLI rigettava la domanda con la quale l’attore B.A., dipendente della AZIENDA NAPOLETANA Mobilità, inquadrato come operatore di manutenzione, premesso di aver svolto mansioni riconducibili alla superiore qualifica di operatore tecnico, ai sensi dell’art. 2 del c.c.n.l. autoferrotranvieri 27-11-2000, aveva chiesto il pagamento delle conseguenti differenze retributive;

che il B. appellava l’anzidetta pronuncia come da ricorso del 25 marzo 2010, gravame tuttavia respinto dalla Corte d’Appello di NAPOLI con sentenza n. 269 in data 15/20 gennaio 2014, compensate peraltro interamente le spese relative al secondo grado del giudizio; che avverso la decisione di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione il lavoratore con atto del 21 gennaio 2015, affidato a tre motivi, cui ha resistito la S.p.a. A.N.M. mediante controricorso del 20 febbraio 2015 (data di spedizione della raccomandata a.r., quindi pervenuta presso la cancelleria di questa Corte il due marzo 2015, avendo eletto il ricorrente domicilio in (OMISSIS), come da procura speciale a margine del ricorso); che le parti hanno depositato memorie illustrative (peraltro quella del ricorrente pervenuta a mezzo del servizio postale il 15-05-2019, perciò oltre il termine di giorni dieci di cui all’art. 380-bis.1 c.p.c., visto che l’adunanza in camera di consiglio era stata fissata per il 21 maggio 2019).

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo la ricorrente ha lamentato violazione e/o falsa applicazione dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro, in particolare dell’art. 2 dell’ipotesi di accordi di rinnovo del c.c.n.l. autoferrotranvieri sottoscritto il 27-11-2000, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

con la seconda doglianza è stato denunciato il difetto di motivazione per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio ex art. 360 c.p.c., n. 5, avendo la Corte partenopea erroneamente ritenuto che mancasse il requisito del coordinamento, laddove proprio per la tipologia di lavori svolti era normalmente necessario l’ausilio ed il coordinamento di altri operai, circostanza emergente dalle riportate deposizioni testimoniali;

con il terzo motivo l’impugnata sentenza è stata censurata ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e di contratti nonchè accordi collettivi nazionali di lavoro, in particolare dell’art. 2103 c.c., art. 18 di cui al R.D. n. 148 del 1931, all. A e art. 36 Cost.;

che il ricorso va dichiarato improcedibile (come peraltro anche eccepito sul punto da parte controricorrente) ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, non risultando dall’atto medesimo l’avvenuto deposito del testo integrale della contrattazione collettiva, ivi richiamata, però senza alcun preciso e specifico riferimento alla relativa produzione (v. anche la genericità dell’indice in calce allo stesso ricorso, laddove sono stati appena menzionati i “fascicoli di I e II grado”, laddove peraltro nella produzione di parte, relativa al giudizio di merito, vi soltanto l'”estratto” del c.c.n.l., ossia della suddetta ipotesi di accordo 27-11-2000);

invero, nel giudizio di cassazione l’onere di depositare i contratti e gli accordi collettivi – imposto, a pena di improcedibilità del ricorso, dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, nella formulazione di cui al D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 – può dirsi soddisfatto soltanto con la produzione del testo integrale del contratto collettivo, adempimento rispondente alla funzione nomofilattica di questa S.C. e necessario per l’applicazione del canone ermeneutico previsto dall’art. 1363 c.c.. Nè a tal fine può considerarsi sufficiente il mero richiamo, in calce al ricorso, all’intero fascicolo di parte del giudizio di merito, ove manchi una puntuale indicazione del documento nell’elenco degli atti (Cass. lav. n. 4350 del 04/03/2015. V. in senso analogo pure Cass. I civ. ordinanza n. 15580 del 15/03 – 14/06/2018 – Rv. 649273 01. Cfr. altresì Cass. lav. n. 15495 del 02/07/2009, secondo cui l’onere di depositare i contratti e gli accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda – imposto, a pena di improcedibilità, dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, nella nuova formulazione di cui al D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 – non può dirsi soddisfatto con la trascrizione nel ricorso delle sole disposizioni della cui violazione il ricorrente si duole attraverso le censure alla sentenza impugnata, dovendosi ritenere che la produzione parziale di un documento sia non solamente incompatibile con i principi generali dell’ordinamento e con i criteri di fondo dell’intervento legislativo di cui al citato D.Lgs. n. 40 del 2006, intesi a potenziare la funzione nomofilattica della Corte di cassazione, ma contrasti con i canoni di ermeneutica contrattuale dettati dagli artt. 1362 c.c. e segg. e, in ispecie, con la regola prevista dall’art. 1363 c.c., atteso che la mancanza del testo integrale del contratto collettivo non consente di escludere che in altre parti dello stesso vi siano disposizioni indirettamente rilevanti per l’interpretazione esaustiva della questione che interessa. Conformi Cass. n. 28306 del 31/12/2009, n. 3894 del 18/02/2010, n. 6732 del 19/03/2010, nonchè n. 7891 del 06/04/2011.

V. ancora Cass. lav. n. 27876 del 30/12/2009: l’onere di depositare il testo integrale dei contratti collettivi di diritto privato, previsto a pena di improcedibilità del ricorso per cassazione dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, non è limitato al procedimento di accertamento pregiudiziale sull’efficacia, validità ed interpretazione dei contratti e accordi collettivi nazionali di cui all’art. 420-bis c.p.c., ma si estende al ricorso ordinario ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, avuto riguardo alla necessità che la S.C. sia messa in condizione di valutare la portata delle singole clausole contrattuali alla luce della complessiva pattuizione, e dovendosi ritenere pregiudicata la funzione nomofilattica della S.C. ove l’interpretazione delle norme collettive dovesse essere limitata alle sole clausole contrattuali esaminate nei gradi di merito. Conformi id. n. 2742 – 08/02/2010 e n. 3459 del 15/02/2010. Cfr., ancora, Cass. lav. n. 4373 del 23/02/2010: l’onere di depositare i contratti e gli accordi collettivi – imposto, a pena di improcedibilità del ricorso per cassazione, dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, nella formulazione di cui al D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 – è soddisfatto solo con il deposito da parte del ricorrente dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda, senza che possa essere considerata sufficiente la mera allegazione dell’intero fascicolo di parte del giudizio di merito in cui sia stato già effettuato il deposito di detti atti. In senso analogo v. ancora Cass. lav. ordinanza n. 11614 del 13/05/2010, secondo cui, in particolare, non può essere considerata sufficiente la mera allegazione dell’intero fascicolo di parte del giudizio di merito in cui sia stato effettuato il deposito di detti atti o siano state allegate per estratto le norme dei contratti collettivi. In tal caso, ove pure la S.C. rilevasse la presenza dei contratti e accordi collettivi nei fascicoli del giudizio di merito, in ogni caso non potrebbe procedere al loro esame, non essendo stati ritualmente depositati secondo la norma richiamata. Parimenti, v. Cass. VI sez. – L, ordinanza n. 21366 del 15/10/2010, con principio affermato ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., comma 1, ed analogamente come da ordinanza n. 21358 del 15/10/2010, secondo la quale l’anzidetto deposito deve avere ad oggetto non solo l’estratto recante le singole disposizioni collettive invocate nel ricorso, ma l’integrale testo del contratto od accordo collettivo di livello nazionale contenente tali disposizioni, rispondendo tale adempimento alla funzione nomofilattica assegnata alla Corte di Cassazione nell’esercizio del sindacato di legittimità sull’interpretazione della contrattazione collettiva di livello nazionale);

gli anzidetti principi valgono tanto più nel caso di specie qui in esame, in quanto una valutazione globale della previsione della contrattazione collettiva sarebbe stata necessaria, onde porre a raffronto la qualifica rivendicata con quella di appartenenza, questione sottesa non solo, evidentemente, al primo ed al terzo motivo di ricorso (il secondo, peraltro, comunque anche inammissibile, visto che l’impugnata sentenza reca motivazione di certo non inferiore al c.d. minimo costituzionale, il cui vizio, in astratto, non è censurabile in base al vigente testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5, nella specie ratione temporis applicabile, con riferimento alla sentenza de qua risalente al gennaio 2014, ma unicamente ex art. 360 c.p.c., n. 4, per l’eventuale violazione dell’art. 111 Cost., art. 132 c.p.c., n. 4 e art. 118 disp. att. c.p.c., sempre che la doglianza risulti formalizzata univocamente in termini di nullità. V. a tal riguardo Cass. Sez. 6 – 3, n. 22598 del 25/09/2018: in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, non è più deducibile quale vizio di legittimità il semplice difetto di sufficienza della motivazione, ma i provvedimenti giudiziari non si sottraggono all’obbligo di motivazione previsto in via generale dall’art. 111 Cost., comma 6 e, nel processo civile, dall’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4. Tale obbligo è violato qualora la motivazione sia totalmente mancante o meramente apparente, ovvero essa risulti del tutto inidonea ad assolvere alla funzione specifica di esplicitare le ragioni della decisione e, in tal caso, si concreta una nullità processuale deducibile in sede di legittimità ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. V. analogamente Cass. n. 23940 del 2017, nonchè S. U. nn. 8053 e 8054 del 2014. Cfr. altresì Cass. II civ. n. 10862 del 7/5/2018 nonchè Cass. sez. un. civ. n. 17931 del 2013), attesa la stretta connessione delle formulate censure, siccome concernenti in effetti pretesi vizi di motivazione, però riguardanti anch’essi, chiaramente ed inevitabilmente, l’applicazione, asseritamente errata e non corretta, unitamente ai relativi accertamenti di fatto, della contrattazione collettiva in questione (invero, parte ricorrente nemmeno denuncia specifici errori d’interpretazione della contrattazione collettiva, pretendendo invece di confutare quanto per contro apprezzato nel merito dalla Corte territoriale, esclusivamente competente in proposito, secondo cui in base alle prove acquisite l’attore, sebbene in possesso di considerevole professionalità, tuttavia non aveva svolto, almeno con carattere di significativa prevalenza, mansioni sussumibili nel livello di operatore tecnico con riferimento all’art. 2 c.c.n.l. autoferrotranvieri 27 nov. 2000. Infatti, non era stato dimostrato il requisito di significativi margini di autonomia, delle attività richiedenti particolare perizia e responsabilità. Nè risultava dimostrato lo svolgimento di attività di controllo e di coordinamento dell’operato di lavoratori di livello inferiore);

che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile, con la condanna della parte rimasta soccombente al rimborso delle spese del giudizio;

che, quindi, ricorrono anche i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

La Corte dichiara IMPROCEDIBILE il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano a favore della controricorrente, in Euro 3500,00 (tremilacinquecento/00) per compensi professionali, e in Euro 200,00 (duecento/00) per esborsi, oltre spese generali al 15%, i.v.a. e c.p.a. come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 21 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2020

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