Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3900 del 17/02/2020

Cassazione civile sez. lav., 17/02/2020, (ud. 06/02/2019, dep. 17/02/2020), n.3900

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BALESTRIERI Federico – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – rel. Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15127/2015 proposto da:

D.G.G., P.G., M.E.,

elettivamente domiciliati in ROMA, V. LUCIO PAPIRIO 83, presso lo

studio dell’avvocato ANTONIO AVITABILE, rappresentati e difesi

dall’avvocato LUIGI SCIALDONI;

– ricorrenti –

contro

TRENITALIA S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA CAVOUR, 19, presso lo studio dell’avvocato RAFFAELE DE LUCA

TAMAJO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2287/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 27/03/2015 r.g.n. 1579/2013.

LA CORTE, esaminati gli atti e sentito il Consigliere relatore.

Fatto

RILEVA

che:

con separati ricorsi, depositati il 27-09-05, D.G.G., M.E., P.G. convennero in giudizio la S.p.a. TRENITALIA (già Ferrovie dello Stato) davanti al di giudice del lavoro di Napoli, esponendo di essere stati assunti dalle F.S. il primo in data 3-12-87 e gli altri in data 30-10-87, con contratto di formazione e lavoro ai sensi della L. n. 113 del 1986; che alla scadenza del periodo contrattuale di 24 mesi erano stati assunti a tempo indeterminato, con riconoscimento dei soli effetti giuridici del rapporto dal 30/10/87 e degli effetti economici dal 30/10/89; che in tal modo non era stata loro attribuita la prima classe biennale di stipendio a decorrere dall’ottobre 1989, ma questa data era stata considerata solo come inizio della decorrenza del biennio utile, con conseguenti ripercussioni negative sul trattamento economico e normativo. Affermata la illegittimità dell’operato del datore di lavoro, chiesero che fosse dichiarata illegittima la clausola n. 9 del contratto formazione e lavoro stipulato il 15-10-87; che fosse accertata la decorrenza della loro complessiva anzianità di servizio dal 3-12-87 per D.G. e dal 30-10-87 per gli altri, dovendo essere considerata utile l’anzianità di servizio correlata al periodo di formazione e lavoro sia agli effetti giuridici che economici; che la società convenuta venisse condannata al pagamento delle differenze retributive conseguenti, da computarsi in separato giudizio, oltre rivalutazione monetaria e interessi legali;

riuniti i giudizi, con sentenza del 27-4-06 il Tribunale adito accolse parzialmente le domande, dichiarò la nullità del contratto di formazione e lavoro stipulato da ciascun ricorrente nella parte in cui prevedeva il computo del relativo periodo ai soli fini giuridici e condannò la società convenuta al pagamento delle conseguenti differenze retributive, nei limiti della prescrizione quinquennale, nonchè alla metà delle spese di lite;

con ricorso depositato il 18-04-07 la società Trenitalia appellò la sentenza di primo grado, chiedendo il rigetto delle domande proposte con il ricorso di primo grado, con vittoria delle spese per i due gradi di giudizio. Si costituirono gli appellati, chiedendo il rigetto dell’impugnazione con vittoria delle spese;

la Corte territoriale con sentenza in data 11 maggio 2010 accolse l’interposto gravame, riformando l’impugnata pronuncia con il rigetto delle domande avanzate dagli attori, ma dichiarando per intero compensate le spese relative al doppio grado del giudizio;

contro tale decisione, pubblicata mediante deposito il 21 maggio 2010, i suddetti lavoratori proposero ricorso per cassazione, quindi deciso da questa Corte, VI civ. – L, come da ordinanza n. 1721 del 20/11/2012 – 24/01/2013, nei confronti di TRENITALIA (che si difese con controricorso), del seguente tenore: “Rilevato che la questione proposta con il ricorso è stata oggetto di un contrasto giurisprudenziale, risolto dalla Sezioni unite con la sentenza 23 settembre 2010, n. 20074. Rilevato che tale sentenza ha affermato il seguente principio di diritto: “Il principio contenuto nel D.L. n. 726 del 1984, art. 3, convertito dalla L. n. 863 del 1984, art. 1, secondo il quale in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato, ovvero nel caso di assunzione a tempo indeterminato, con chiamata nominativa, entro dodici mesi dalla cessazione del rapporto di formazione e lavoro, il periodo di formazione e lavoro deve essere computato nell’anzianità di servizio, opera anche quando l’anzianità sia presa in considerazione da discipline contrattuali ai fini dell’attribuzione di emolumenti che hanno fondamento nella sola contrattazione collettiva, come nel caso degli aumenti periodici di anzianità di cui all’art. 7, lett. C), dell’accordo nazionale 11 aprile 1995, riprodotto nel successivo art. 7, lett. C), dell’accordo nazionale 27 novembre 2000, per i dipendenti di aziende di trasporto in concessione”. Rilevato che l’affermazione di tale principio comporta l’accoglimento del ricorso per cassazione. La sentenza pertanto deve essere cassata con rinvio. La Corte di merito provvederà anche sulle spese dell’intero giudizio, compreso quelle di Cassazione. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’Appello di Napoli in diversa composizione per la nuova decisione nel merito della controversia in applicazione del principio di diritto fissato dalla Sezioni unite. La Corte di merito provvederà anche sulle spese”;

riassunto il giudizio dai suddetti D.G., M. e P., con la nuova costituzione della intimata TRENITALIA (la quale chiese anche che con il regolamento delle spese si fosse tenuto conto dei mutamenti giurisprudenziali intervenuti in materia), in sede di rinvio, quindi, la Corte d’Appello di Napoli con sentenza n. 2287/11 – 27 marzo 2015 rigettò il gravame a suo tempo proposto avverso la decisione di primo grado, n. 15709/06, dichiarando inoltre per intero compensate tra le parti le spese di tutto il giudizio, ivi compreso quello di cassazione (“I contrasti interpretativi manifestatisi sulla questione, sia nella giurisprudenza di legittimità che in quella di merito, giustificano pienamente la compensazione delle spese di lite dell’intero giudizio”).

I tre lavoratori hanno, quindi, proposto ulteriore ricorso contro l’anzidetta sentenza n. 2287/15, non notificata, per la sua parziale cassazione, limitatamente al regolamento delle spese ivi deciso, come da atto notificato il 19 maggio 2015, con due motivi, cui ha resistito TRENITALIA S.p.a. mediante controricorso notificato il 26 giugno 2015 a mezzo posta elettronica certificata;

fissata l’adunanza in Camera di consiglio per il giorno sei febbraio 2019, con relativi tempestivi avvisi di rito, l’avv. Luigi Scialdoni, costituito per i ricorrenti, ha depositato istanza di distrazione delle spese ex art. 93 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo i ricorrenti hanno denunciato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 385 c.p.c. – per asserita violazione del dovere di conformarsi alla statuizione della Cassazione;

con il secondo motivo è stata altresì denunciata la violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c., nonchè artt. 91, 92, 324 e 385 c.p.c., segnatamente in ordine alla compensazione, in sede di rinvio, anche delle spese relative al primo grado del giudizio, che invece erano state poste per la metà a carico della società convenuta, con attribuzione al procuratore anticipatario, di guisa che, per effetto della decisione assunta in sede di rinvio con l’anzidetta integrale compensazione, “le spese di primo grado sono… da restituire…, nonostante l’esito favorevole per i ricorrenti… La compensazione delle spese anche del giudizio di primo grado è illogica ed erronea e viola il giudicato interno”, richiamandosi sul punto anche vari principi di diritto affermati dalla citata giurisprudenza, secondo cui in particolare il giudice del rinvio se rigetta l’appello è tenuto a provvedere sulle sole spese delle fasi dell’impugnazione. Di conseguenza, la Corte distrettuale in sede di rinvio non poteva compensare anche le spese di primo grado, poichè in proposito con il rigetto dell’appello proposto da TRENITALIA si era formato il giudicato, interno, ai sensi dei suddetti artt. 2909 e 324;

tanto premesso, il ricorso va accolto soltanto in parte e limitatamente al secondo motivo, per quanto di ragione, in forza delle seguenti considerazioni;

invero, nella specie la sentenza di cassazione con rinvio ha demandato al giudice di merito, ex art. 385 c.p.c., anche il compito di regolare le spese dell’intero giudizio, ivi compreso quello di legittimità. A ciò si è uniformata la Corte di merito in sede di rinvio, dichiarando compensate tutte le spese. Di conseguenza, non è ravvisabile alcuna violazione dell’obbligo ex art. 384 c.p.c., cui è tenuto il giudice di rinvio non solo in ordine al principio di diritto affermato dalla sentenza rescindente, ma pure in ordine “comunque a quanto statuito dalla Corte”. Nè la sentenza di cassazione con rinvio ha comportato la formazione del giudicato, ma il solo obbligo per il giudice di rinvio di uniformarsi nei sensi di quanto complessivamente stabilito dagli artt. 384 e 385 c.p.c., quest’ultimo in tema di provvedimenti sulle spese (… Se rinvia la causa ad altro giudice, può provvedere sulle spese del giudizio di cassazione o rimetterne la pronuncia al giudice di rinvio);

appaiono, dunque, assolutamente non pertinenti i richiami giurisprudenziali indicati con il primo motivo di ricorso, poichè nel caso di specie qui in esame non vi è stata alcuna violazione, da parte del giudice di rinvio, di quanto stabilito dalla succitata pronuncia di Cass. n. 1721/13, laddove anzi, una volta fedelmente applicato l’enunciato principio di diritto (ex Cass. sez. un. civ. n. 20074/10), ancorchè favorevole alle tesi dei ricorrenti, stante l’innegabile trascorso annoso contrasto di interpretazioni, però risolto soltanto con la sentenza pubblicata il 23-10-2010 (v. anche le ampie argomentazioni sul punto contenute nelle precedenti pronunce de quibus, a cura della Corte partenopea), si è ritenuto dai giudici di merito, sicuramente competenti al riguardo (anche per effetto di quanto loro demandato in proposito dalla sentenza rescindente), di derogare al principio della soccombenza ex art. 91 c.p.c., disponendo la compensazione delle spese, evidentemente ai sensi dell’art. 92 c.p.c., sulla cui concreta applicazione per giunta nulla di specifico è stato confutato da parte ricorrente, la quale si è limitata infatti a ricordare il solo principio della soccombenza, unitamente ad altre inconferenti ed apodittiche affermazioni, ma omettendo ogni rilievo in relazione ai poteri di compensazione ai sensi dell’art. 92, perciò del tutto ignorato (cfr. in part. pag. 9 del ricorso per cassazione, laddove si accenna a pretese omissioni e violazioni, invero palesemente insussistenti nel caso in esame);

appaiono, invece, fondati, nei seguenti termini, i rilievi formulati da parte ricorrente con il secondo motivo, esclusa peraltro l’ipotizzata violazione del giudicato (non ravvisabile nella specie quanto al regolamento delle spese, se non con la presente decisione, anche di merito sul punto come si dirà infra, mentre per la questione principale, inerente al diritto azionato dai tre lavoratori, il giudicato, interno, si è qui formato soltanto a seguito della mancata impugnazione, da parte di TRENITALIA, della sentenza al riguardo pronunciata in sede di rinvio) ed esclusa altresì la vagamente prospettata, per giunta nemmeno chiaramente (v. pag. 11 del ricorso, ultimo capoverso) modifica dell’originale dispositivo della decisione, letto all’udienza dell’undici marzo 2015 mediante il provvedimento depositato il successivo giorno 27 (error in procedendo, peraltro nemmeno ritualmente ed univocamente denunciato in termini di nullità ex art. 360 c.p.c., n. 4), visto che dagli atti processuali si evince agevolmente come l’appello sia stato proposto a suo tempo esclusivamente dalla società TRENITALIA, avverso la sentenza di primo grado (in parte favorevole ai lavoratori), giusta l’atto depositato il 18-04-2007;

quindi, anche l’intestazione della sentenza de qua n. 2287/15 ( D.G. + 2 indicati come “appellanti” anzichè ricorrenti in riassunzione, e per converso TRENITALIA “appellata”, invece che appellante, in sede di riassunzione del giudizio di rinvio) appare affetta da palese errore materiale, o meglio da meri refusi, risultando dagli atti univocamente chiarissima e pacifica la decisione nel senso di rigettare il gravame, proposto dalla parte rimasta soccombente, Trenitalia, perciò interessata e legittimata all’impugnazione, avverso la statuizione di prime cure, con l’accoglimento, sebbene per quanto di ragione, delle domande degli attori, di guisa che la rettifica appostata in sede di pubblicazione della sentenza rispetto al precedente dispositivo, rimasto indubbiamente inalterato nella sostanza (“…rigetta l’appello proposto avverso la sentenza n. 15709/06…”, con la cancellazione delle parole “dagli odierni ricorrenti” – cfr. anche la spiegazione a pag. 7 della sentenza de qua), non configura nemmeno una correzione di errore materiale (ex artt. 287 e 288 c.p.c., di cui i ricorrenti non hanno neppure denunciato la violazione); per il resto appaiono giustificate le doglianze di cui al secondo motivo di ricorso, perciò limitatamente alla decisione di compensare anche le spese di primo grado, nonostante la decisione di rigettare il gravame a suo tempo interposto, con la conferma quindi di ogni statuizione adottata dal primo giudicante, ivi compresa quindi l’anzidetta parziale compensazione delle spese di lite, per la metà liquidate a carico della società convenuta, ciò risultando in contrasto con la consolidata giurisprudenza di legittimità sul punto, secondo cui qualora in sede di rinvio non venga riformata la sentenza di primo grado, è possibile il solo regolamento delle fasi d’impugnazione (cfr. tra le altre Cass. II civ., ordinanza n. 15506 del 13/06/2018: il giudice del rinvio, al quale la causa sia rimessa dalla Corte di Cassazione anche perchè decida sulle spese del giudizio di legittimità, è tenuto a provvedere sulle spese delle fasi di impugnazione, se rigetta l’appello, e su quelle dell’intero giudizio, se riforma la sentenza di primo grado, secondo il principio della soccombenza applicato all’esito globale del giudizio, piuttosto che ai diversi gradi dello stesso ed al loro risultato – v. in motivazione: “…Costituisce principio acquisito in giurisprudenza quello secondo cui il giudice di rinvio è tenuto a provvedere sulle spese dell’intero giudizio di merito se riforma la sentenza di primo grado, ovvero sulle spese delle sole fasi d’impugnazione se rigetta l’appello (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 5535 del 2014 in motivazione; Cass. 23-4-2001 n. 5987; Cass. 1-10-2002 n. 14075; Cass. 18-6-2003 n. 9783; v. anche Sez. 3, Sentenza n. 7243 del 29/03/2006 Rv. 588131; Sez. L, Sentenza n. 50 del 07/01/2009 non massimata; Sez. 1, Sentenza n. 14053 del 18/06/2007 non massimata)….”);

pertanto, non occorrendo ulteriori accertamenti in punto di fatto, la residua controversia può essere decisa agevolmente nel merito, mediante cassazione in parte qua dell’impugnata sentenza, perciò limitatamente alla suddetta errata compensazione integrale delle spese relative anche al giudizio di primo grado, restando quindi confermati sia il loro regolamento (compensazione per la metà, restante quota a carico di TRENITALIA), che la liquidazione ivi decisa, con attribuzione all’avv. Luigi Scialdoni, procuratore anticipatario costituito per gli attori nei riuniti procedimenti di cui ai ricorsi introduttivi in data 27 settembre 2005;

tenuto conto, infine, che il ricorso de quo viene qui accolto soltanto per quanto di ragione, limitatamente al secondo motivo, con conseguente parziale soccombenza della controricorrente sul punto, si ravvisano valide ragioni per compensare anche qui per la metà le relative spese, liquidate per la rimante quota a carico della società TRENITALIA, con attribuzione;

atteso, infine, l’esito soltanto in parte negativo dell’impugnazione qui proposta, non sussistono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

la Corte rigetta il 1 (primo) motivo di ricorso e accoglie il 2^ (secondo), nei sensi di cui in motivazione. Cassa, in relazione al motivo accolto, l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, riforma detta sentenza, pronunciata in sede di rinvio, limitatamente alla statuizione concernente il regolamento delle spese riferite al primo grado del giudizio di merito, confermando pertanto integralmente la decisione di cui alla sentenza n. 15709/06, emessa dal Tribunale di Napoli, in funzione di giudice del lavoro.

Dichiara compensate per la metà le spese di questo giudizio di legittimità, che per la restante quota del 50% pone a carico della società controricorrente, liquidando tale quota in complessivi 800,00 (ottocento/00) Euro per compensi ed in Euro 100,00 (cento per esborsi), oltre spese generali al 15%, i.v.a. e c.p.a. come per legge, con attribuzione all’avv. Luigi Scialdoni anticipatario.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della NON sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuti per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 6 febbraio 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 febbraio 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA