Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38982 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 07/12/2021, (ud. 18/11/2021, dep. 07/12/2021), n.38982

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. CIRESE Marina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5462-2013 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, presso l’AVVOCATURA GENERALE

DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

RISANAMENTO S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, presso lo studio dell’Avvocato

GIANCARLO ZOPPINI e degli Avvocati GIUSEPPE PIZZONIA, ANNA MARIA

GULINO e CRISTIANO CAUMONT CAIMI, che la rappresentano e difendono

assieme all’Avvocato GIUSEPPE RUSSO CORVACE giusta procura speciale

a margine del controricorso e in calce al ricorso avverso diniego di

definizione agevolata;

– controricorrente, ricorrente incidentale e ricorrente –

avverso la sentenza n. 8/30/2012 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 31/1/2012;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 18/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa

DELL’ORFANO ANTONELLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

l’Agenzia delle entrate propone ricorso, affidato ad unico motivo, per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe, con cui la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia aveva accolto l’appello di Risanamento S.p.A. avverso la sentenza n. 165/41/2010 della Commissione Tributaria Provinciale di Milano, che aveva respinto il ricorso avverso avviso di liquidazione con irrogazione di sanzioni a titolo di imposta di registro per accollo debiti, relativamente ad una scrittura privata richiamata in decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Milano;

la società contribuente resiste con controricorso e propone ricorso incidentale affidato a tre motivi;

con istanza, datata 3.6.2019, Risanamento S.p.A., premesso che era stata proposta domanda di definizione agevolata della controversia ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, convertito in L. n. 136 del 2018, ha chiesto la sospensione della controversia;

l’Agenzia delle Entrate, con atto notificato in data 19.5.2020, ha provveduto al diniego della definizione agevolata ai sensi dell’art. 6, citato in quanto l’atto impugnato non aveva natura di atto impositivo ma di mera riscossione;

avverso il provvedimento di diniego la Società ha proposto ricorso per l’annullamento del provvedimento di diniego ed ha infine depositato memoria difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.1. assume carattere pregiudiziale l’esame del ricorso proposto dalla società contribuente avverso il diniego di condono, intervenuto nella pendenza del giudizio di cassazione avverso la sentenza di appello indicata in epigrafe;

1.2. in primo luogo, si deve rilevare l’ammissibilità del ricorso quanto all’impugnazione del diniego di definizione della lite pendente;

1.3. questa Sezione, con l’ordinanza n. 31049 del 2018, resa all’esito di adunanza camerale del 25 ottobre 2018, ha statuito infatti che “in tema di definizione agevolata delle liti fiscali pendenti, è ammesso ricorso immediato per cassazione contro il provvedimento di diniego della relativa domanda ove riferita a controversie pendenti in fase di legittimità, atteso che la L. n. 289 del 2002, art. 16, e il D.L. n. 98 del 2011, art. 39, conv. nella L. n. 111 del 2011, attribuiscono la relativa competenza, con pienezza di sindacato, all’organo giurisdizionale dinanzi al quale pende la lite” (cfr. Cass. n. 24530 del 2019);

1.4. poste tali premesse, il ricorso è fondato;

1.5. nella specie, l’Amministrazione ha motivato il provvedimento di diniego della definizione agevolata sul rilievo che l’atto impugnato (avviso di liquidazione imposta di registro su atti giudiziari) non sia un atto impositivo ma un “atto di mera riscossione” per essersi l’Ufficio “limitato a determinare l’entità del tributo dovuto secondo i dati dichiarati dal contribuente stesso” con conseguente non definibilità della controversia sorta a seguito dell’impugnativa del relativo ruolo;

1.6. nel comporre un contrasto tra diversi indirizzi giurisprudenziali, questa Corte, a sezioni unite, con la sentenza del Sez. U, Sentenza n. 18298 del 25/06/2021 ha affermato che “in tema di definizione agevolata, anche il giudizio avente ad oggetto l’impugnazione della cartella emessa in sede di controllo automatizzato D.P.R. n. 600 del 1973 ex art. 36 bis, con la quale l’Amministrazione finanziaria liquida le imposte calcolate sui dati forniti dallo stesso contribuente, dà origine a una controversia suscettibile di definizione ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, conv. dalla L. n. 136 del 2018, qualora la predetta cartella costituisca il primo ed unico atto col quale la pretesa fiscale è comunicata al contribuente, essendo come tale impugnabile, D.Lgs. n. 546 del 1992 ex art. 19, non solo per vizi propri, ma anche per motivi attinenti al merito della pretesa impositiva”;

1.7. nella detta pronuncia si è precisato che “laddove, come nel caso di specie, la cartella costituisca il primo atto col quale il contribuente sia stato reso edotto della pretesa fatta valere dall’Amministrazione nei suoi confronti, può attribuirsi alla cartella, proprio per la mancanza di un previo avviso di accertamento, natura di atto complesso, che, oltre a svolgere la funzione di un comune precetto, “impone” per la prima volta al contribuente una prestazione determinata nell’an e nel quantum”;

1.8. al fine di fornire chiarimenti in merito alle liti che hanno ad oggetto atti impositivi, la stessa Agenzia delle entrate, con la Circ. 1 aprile 2019, n. 6/E, aveva peraltro precisato che con tale espressione ci si riferisce agli atti con i quali viene portata a conoscenza del contribuente una pretesa tributaria, al che consegue che anche gli atti della riscossione possono essere definiti impositivi laddove non preceduti da una diversa formalizzazione della pretesa e sempreché il contribuente ne contesti il merito rilevando di non avere ricevuto l’atto presupposto ovvero esercitando il proprio diritto di emendare la dichiarazione in sede giurisdizionale;

1.9. applicando i medesimi principi anche alla presente fattispecie, sul rilievo della mancanza di un previo atto impositivo rispetto all’avviso di liquidazione ed irrogazione sanzioni impugnato, con il quale, pertanto, la contribuente era stata edotta per la prima volta circa la natura ed la quantificazione del credito vantato dall’Erario nei suoi confronti, con conseguente contestazione circa la nullità dell’atto impugnato per difetto di motivazione, per mancanza dei presupposti relativi alla tassazione per enunciazione della scrittura privata nel decreto ingiuntivo ed infine per illegittimità delle sanzioni irrogate, ne consegue l’accoglimento del ricorso della società contribuente e l’estinzione del giudizio avverso l’atto impugnato;

2. in conclusione, in accoglimento del ricorso della società contribuente avverso il provvedimento di diniego della definizione agevolata della controversia, va dichiarato estinto il giudizio, con compensazione integrale delle spese, in considerazione del recente consolidamento della giurisprudenza di legittimità in materia.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso della contribuente avverso il provvedimento di diniego della definizione agevolata della controversia; dichiara estinto il giudizio avverso l’avviso di liquidazione ed irrogazione sanzioni impugnato; compensa integralmente tra le parti le spese di lite.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, tenutasi in modalità da remoto, della Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, il 18 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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