Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3898 del 11/02/2019

Cassazione civile sez. lav., 11/02/2019, (ud. 09/10/2018, dep. 11/02/2019), n.3898

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – rel. Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19360/2014 proposto da:

O.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA NIZZA, 45,

presso lo studio dell’avvocato LUCIANO MARIANI, rappresentato e

difeso dall’avvocato PAOLO CAMPANATI, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

AGENZIA PER I SERVIZI NEL SETTORE AGROALIMENTARE DELLE MARCHE

A.S.S.A.M. SERVIZI SETTORE AGROALIMENTARE MARCHE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA MAGLIANO SABINA 24, presso lo studio dell’avvocato LUIGI

PETTINARI, rappresentato e difeso dall’avvocato ALESSANDRO

LUCCHETTI, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1073/2013 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 14/01/2014 r.g.n. 393/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

09/10/2018 dal Consigliere Dott. FABRIZIA GARRI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO Rita, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato PAOLO CAMPANATI;

udito l’Avvocato ALESSANDRO LUCCHETTI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte di appello di Ancona, in riforma della sentenza del Tribunale della stessa città, ha rigettato la domanda proposta da O.F. nei confronti della A.S.S.A.M., Agenzia per i Servizi nel Settore Agroalimentare delle Marche intesa all’accertamento dell’avvenuto svolgimento di mansioni superiori, a decorrere dal 24.5.2005,del diritto all’inquadramento nel primo livello del c.c.n.l. del terziario ed alla condanna della datrice di lavoro al pagamento delle differenze retributive spettanti ai sensi dell’art. 2103 c.c. e dell’art. 36 Cost..

2. Il giudice di appello ha accertato che l’ O. aveva sempre svolto mansioni ispettive e che tali mansioni non erano state caratterizzate dai requisiti di autonomia, responsabilità e discrezionalità che sono propri dell’inquadramento nel primo livello. In particolare ha escluso che il conferimento della responsabilità di un settore da parte del superiore gerarchico ed il temporaneo coordinamento di più settori fosse utile ai fini del riconoscimento della qualifica rivendicata.

3. Per la cassazione della sentenza ricorre O.F. che articola due motivi ai quali resiste con controricorso la A.S.S.A.M. Agenzia per i Servizi nel Settore Agroalimentare delle Marche. Entrambe le parti hanno depositato memorie ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4. Con il primo motivo di ricorso è denunciato l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e la violazione e falsa applicazione di norme di diritto e di contratti collettivi in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Il ricorrente dopo aver ripercorso l’iter delle mansioni nel tempo attribuitegli (Responsabile Operativo dell’Area Progetti, Responsabile di schema, Ispettore e Responsabile del Gruppo Ispezione a turno con gli altri Ispettori, membro di Commissioni esaminatrici per appalti concorso nel 2005 e di due selezioni pubbliche nel 2009 e nel 2011, coordinatore di unità del personale nel Centro operativo, membro della Commissione tecnica di valutazione per la verifica dei dispositivi di controllo agroalimentare a marchio comunitario) ed aver ricordato che l’A.S.S.A.M. non aveva dato seguito alla dichiarata volontà di procedere all’inquadramento del ricorrente nel 1 livello del c.c.n.l. deduce che la Corte di appello avrebbe omesso un adeguato esame delle caratteristiche della funzione ispettiva, della loro importanza e delicatezza in relazione alla funzione certificativa svolta e dell’autonomia con la quale erano espletate. Il Collegio avrebbe poi omesso di comparare le mansioni svolte con quelle analoghe di Ispettore metrico. Non avrebbe tenuto conto del fatto che era stata contestata l’affermazione che la responsabilità del Centro operativo era affidata al Dott. R.F. e non anche all’ O.. Ha poi trascurato di esaminare il ruolo svolto di Responsabile Pianificazione e coordinamento ispettori svolto in via continuativa dal 13.4.2006 al febbraio 2008 con ampia autonomia, quello si Responsabile gruppo Ispezioni svolto a turno con potere di firma e funzione di coordinamento. Quelle di Responsabile di Schema ricoperto dal 2007 in poi con riguardo ad una serie di settori (Ciauscolo IGP, carni bovine Bovinmarche, Filiera Cereali, Carni Suine Fresche e trasformate, Lonza affumicata stagionata) per i quali elaborava e redigeva i piani di controllo interfacciandosi con i produttori e con il Ministero e la Regione e coordinando altri dipendenti. Non ha esaminato le mansioni di Responsabile Area Progetti svolte dal 2008 in poi e conclusivamente, con valutazione erronea, avrebbe escluso le mansioni superiori rivendicate. Da ultimo avrebbe omesso di considerare le deduzioni svolte dall’ O. con riguardo al veto opposto dalla Regione Marche all’inquadramento disposto con i decreti dell’amministratore unico dell’ASSAM (n. 220 e 231 del 2009) mai revocati.

5. Osserva il Collegio che l’ampia ed articolata censura formulata dal ricorrente è sotto più profili inammissibile.

5.1. Da un canto perchè sollecita davanti a questa Corte una diversa ricostruzione delle emergenze istruttorie che tuttavia non è consentita soprattutto alla luce della nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, che, come è noto, ha introdotto nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia) (cfr. per tutte Cass. s.u. 07/04/20114 n. 8053). Tale disposizione deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Conseguentemente, è denunciabile in cassazione solo quell’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, che nella specie non è certo ravvisabile atteso che la sentenza impugnata, contrariamente a quanto affermato nel ricorso, ha seppur sinteticamente motivato le ragioni del suo convincimento sulla base di un esame delle risultanze processuali che sono state riassuntivamente tenute in considerazione e trasfuse con un’analisi critica nel convincimento espresso. Non è ravvisabile nel caso concreto l’nomalia motivazionale suscettibile di censura in sede di legittimità che, come è noto, si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico” nella specie non sussistente, nella “motivazione apparente” del pari non ravvisabile, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”. Va esclusa infatti qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione che invece traspare dall’articolato motivo di ricorso che si traduce in una diversa e più favorevole valutazione delle allegazioni delle parti che qui non è consentita. L’omesso esame di elementi istruttori non integra, infatti, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.

5.2. Dall’altro perchè in violazione dell’art. 369 c.p.c., n. 4, non risulta allegato al ricorso il testo integrale del c.c.n.l. invocato nè viene indicato se e dove è stato depositato.

6. Quanto al secondo motivo di ricorso con il quale è denunciata la violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c. e art. 92 c.p.c., comma 2, osserva il Collegio che è rimesso al giudice di appello, allorchè riformi in tutto o in parte la sentenza impugnata, un nuovo regolamento, d’ufficio quale conseguenza della pronuncia di merito adottata, delle spese processuali, il cui onere va attribuito e ripartito tenendo presente l’esito complessivo della lite poichè la valutazione della soccombenza opera, ai fini della liquidazione delle spese, in base ad un criterio unitario e globale (Cass. 12/04/2018 n. 9064). Ne consegue che la censura va rigettata.

7. In conclusione il ricorso deve essere rigettato e le spese vanno poste a carico del soccombente e sono liquidate nella misura indicata in dispositivo. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va poi dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis del citato D.P.R..

PQM

La Corte, rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 4.500,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie oltre agli accessori dovuti per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis del citato D.P.R..

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2019

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