Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38977 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. trib., 07/12/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 07/12/2021), n.38977

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – rel. Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. LEUZZI Salvatore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 15597/2015 R.G. proposto da:

M.B., elettivamente domiciliata in Roma, via Aureliana n.

25, presso lo studio degli avv.ti. Antonia e Arianna Scione,

rappresentata e difesa dall’avv. Fabio Russo giusta procura speciale

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Equitalia Sud s.p.a., in persona del suo legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via Adolfo Gandiglio n.

27, presso lo studio dell’avv. Emiddio Perreca, rappresentata e

difesa dall’avv. Gennaro Di Maggio giusta procura speciale in calce

al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania n. 10890/32/14, depositata il 12/12/2014;

Udita la relazione svolta nella Camera di Consiglio del 16 settembre

2021 dal Consigliere Nonno Giacomo Maria.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. con sentenza n. 10890/32/14 del 12/12/2014 la Commissione tributaria regionale della Campania (di seguito CTR) ha accolto parzialmente l’impugnazione proposta da M.B. nei confronti della sentenza della Commissione tributaria provinciale di Napoli (di seguito CTP) n. 516/01/13, che aveva rigettato il ricorso della contribuente avverso le cartella di pagamento emesse nei suoi confronti quale obbligata in solido con la cessata Ottiero di B.M. & C. s.a.s. (di seguito Ottiero s.a.s.) e recanti crediti per IRES, IRAP e IVA relativi agli anni d’imposta 2005 e 2007, conseguenti alla emissione di due avvisi di accertamento nei confronti della società;

1.1. come si evince anche dalla sentenza della CTR, le cartelle di pagamento conseguivano ad una iscrizione a ruolo provvisoria avvenuta in pendenza di contenzioso con la società contribuente e sul presupposto che M.B. fosse solidalmente obbligata quale socio accomandatario;

1.2. la CTR accoglieva parzialmente l’appello di M.B. evidenziando che: a) la cartella di pagamento era stata regolarmente notificata alla contribuente; b) l’obbligazione solidale di M.B. conseguiva alla cancellazione di Ottiero s.a.s. dal registro delle imprese in data 25/01/2012 e alla conseguente estinzione della società, non essendo riconnessa alla impresa individuale della medesima, costituita successivamente e alla quale era stata unicamente assegnata l’azienda della società estinta; c) con la cancellazione ed estinzione della società cessava anche il beneficium excussionis in ragione della liquidazione del capitale sociale; d) le cartelle di pagamento avevano tutti gli elementi necessari per la loro validità; e) le eccezioni relative alla decadenza e alla prescrizione erano generiche e infondate, avendo M.B. impugnato anche in proprio gli avvisi di accertamento notificati alla società; f) poiché in sede contenziosa gli avvisi di accertamento erano stati confermati solo limitatamente all’IVA, le cartelle di pagamento dovevano ritenersi legittimamente emesse esclusivamente con riferimento a questo tributo, mente nulla era dovuto a titolo di IRES e IRAP;

2. avverso la sentenza della CTR M.B. proponeva ricorso per cassazione, affidato a otto motivi, illustrati da memoria ex art. 380 bis.1 c.p.c.;

3. Equitalia Sud s.p.a. resisteva con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con i primi due motivi di ricorso M.B. deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione: a) del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 26, del D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 112, artt. 1 e 43 e dell’art. 97 Cost.; b) delle medesime disposizioni e dell’art. 3 Cost., degli artt. 115 e 148 c.p.c. e del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60;

1.1. in buona sostanza, la contribuente evidenzia la sussistenza di molteplici vizi della notificazione delle cartelle di pagamento oggetto del giudizio (difetto di competenza dell’agente della riscossione, difetto di delega e sorveglianza del messo notificatore, omissione o illeggibilità della relata di notifica, mancata sottoscrizione e specificazione della qualifica del messo notificatore);

1.2. i motivi, pur volendo sorvolare sulla loro autosufficienza, sono infondati;

1.3. basterà osservare in questa sede che i vizi lamentati dal contribuente potrebbero al limite comportare la nullità e non già l’inesistenza della notificazione, che presuppone la insussistenza di un atto qualificabile come tale (cfr. Cass. S.U. n. 14916 del 20/07/2016);

1.4. orbene, anche se i menzionati vizi possano ritenersi idonei a determinare la nullità della notifica, gli stessi sono stati sanati con la tempestiva impugnazione delle cartelle di pagamento da parte di M.B. ai sensi dell’art. 156 c.p.c., comma 3, essendo stato raggiunto lo scopo dell’atto ed essendo la menzionata sanatoria applicabile anche agli atti di natura tributaria (cfr., a titolo esemplificativo, Cass. n. 6678 del 15/03/2017; Cass. n. 21865 del 28/10/2016);

2. con il terzo motivo di ricorso si contesta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 23,53 e 97 Cost., dell’art. 2272 c.c., n. 4, e dell’art. 2313 c.c., per avere la CTR erroneamente ritenuto la responsabilità della contribuente, quale socio di Ottiero s.a.s., e non già per avere la stessa continuato, in forma individuale, l’attività imprenditoriale facente capo alla società di persone;

2.1. con il quarto motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 23 e 53 Cost., dell’art. 2272 c.c., n. 4, e dell’art. 2313 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR erroneamente ritenuto – in presenza di obbligazione solidale del socio – l’insussistenza della necessità di previa escussione del patrimonio sociale da parte di Equitalia Sud s.p.a.;

2.1.1. con il quinto motivo si deduce la violazione degli artt. 115,116 e 132 c.p.c., nonché del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per avere la CTR omesso di considerare che l’agente della riscossione avrebbe proceduto ad un pignoramento nei confronti della ricorrente, con conseguente inizio dell’azione esecutiva;

2.1.2. in buona sostanza, la ricorrente sostiene che non vi sarebbe alcuna obbligazione accessoria e solidale di M.B. quale socio di Ottiero s.a.s., ma si sarebbe verificata la successione dell’impresa individuale di quest’ultima a Ottiero s.a.s., con conseguente necessità di notificare la cartella di pagamento alla ditta individuale, che ha continuato la medesima attività di impresa;

2.1.3. in caso contrario, Equitalia Sud s.p.a. avrebbe dovuto previamente escutere il patrimonio sociale, anche in sede prefallimentare, non potendo agire in via esecutiva, notificando la cartella di pagamento e procedendo a pignoramento;

2.2. i motivi, che possono essere congiuntamente esaminati involgendo questioni connesse, vanno complessivamente disattesi;

2.3. secondo la giurisprudenza di questa Corte: “nel caso di recesso di un socio da una società in nome collettivo composta da due soli soci, qualora quello superstite non abbia ricostituito la pluralità della compagine sociale decidendo al contempo di continuare l’attività aziendale come impresa individuale – così determinandosi lo scioglimento della società, a norma dell’art. 2272 c.c., n. 4.

non si realizza una trasformazione societaria ai sensi dell’art. 2498 c.c., ma solo una successione tra soggetti distinti, ossia tra colui che conferisce l’azienda (la società di persone in liquidazione) e la persona fisica che ne è beneficiaria (il socio superstite)” (Cass. n. 496 del 14/01/2015);

2.3.1. ne consegue che, come correttamente ritenuto dalla CTR, la società di persone non si trasforma nell’impresa individuale del socio, ma viene liquidata e l’operazione di liquidazione si esaurisce nel conferimento dell’azienda alla ditta individuale, che, dunque, succede alla società di persone;

2.3.2. ciò comporta, pertanto, indipendentemente dalla comune qualificazione dell’operazione in termini di trasformazione eterogenea, che la società di persone si estingue; con la conseguenza che il socio illimitatamente responsabile non può che rispondere delle obbligazioni assunte dal soggetto estinto, anche sotto il profilo tributario, indipendentemente dalla cessione dell’azienda alla ditta individuale dallo stesso appositamente costituita;

2.4. orbene, come recentemente affermato dalla S.C., la notifica della cartella di pagamento all’obbligato solidale è sempre ammissibile da parte dell’agente della riscossione, anche prima che si proceda all’escussione del patrimonio dell’obbligato principale, avendo l’obbligato solidale l’onere di fare valere, in sede di impugnazione della cartella, il mancato rispetto del beneficium excussionis (Cass. S.U. n. 28709 del 16/12/2020);

2.5. nel caso di specie, la CTR ha correttamente ritenuto che, a seguito della liquidazione ed estinzione della società, il beneficium excussionis non possa operare, non essendovi più un patrimonio sociale da aggredire da parte dell’Agente della riscossione, con la conseguenza che quest’ultimo può senz’altro procedere all’escussione del coobbligato solidale;

2.6. ne deriva l’irrilevanza delle azioni esecutive eventualmente intraprese dall’agente della riscossione, anche successivamente alla notificazione della cartella di pagamento;

3. con il sesto motivo di ricorso M.B. deduce violazione e falsa applicazione della L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3, della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7 e degli artt. 3 e 24 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR erroneamente ritenuto la congruità della motivazione della cartella di pagamento;

3.1. il motivo è inammissibile e, comunque, infondato;

3.2. è noto che, “ove si censuri la sentenza della Commissione tributaria sotto il profilo del giudizio espresso in ordine alla motivazione di una cartella di pagamento – la quale è atto amministrativo e non processuale – il ricorrente, a pena di inammissibilità, deve trascrivere testualmente il contenuto dell’atto impugnato che assume erroneamente interpretato o pretermesso dal giudice di merito al fine di consentire alla Corte di cassazione la verifica della doglianza esclusivamente mediante l’esame del ricorso” (Cass. n. 28570 del 06/11/2019; conf. Cass. n. 16010 del 29/07/2015);

3.2.1. nella specie, nessuna trascrizione è stata effettuata da parte ricorrente, sicché il motivo deve ritenersi inammissibile;

3.3. in ogni caso, il motivo è infondato in quanto, come correttamente argomentato dalla CTR, la cartella di pagamento è stata correttamente motivata con specifico riferimento all’avviso di accertamento notificato a Ottiero s.a.s., peraltro conosciuto dalla ricorrente in quanto legale rappresentante di tale ultima società, e contiene tutti gli elementi utili all’esplicazione del contenuto della pretesa;

4. con il settimo motivo di ricorso si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la CTR, preso atto del parziale accoglimento dell’impugnazione della contribuente avverso gli avvisi di accertamento, avrebbe dovuto procedere all’annullamento delle cartelle di pagamento e non già alla riduzione del loro contenuto (nella specie limitato alla pretesa IVA);

4.1. il motivo è infondato;

4.2. secondo la giurisprudenza di questa Corte “la mera riduzione quantitativa del credito erariale da parte del giudice tributario non comporta la necessità per l’ente di rinnovare l’iscrizione a ruolo, poiché la minor somma spettante per effetto della decisione è comunque già compresa nel ruolo formato, sicché l’Ufficio ben può adeguare “sua sponte” la richiesta di pagamento in conformità all’accertamento del dovuto operato in sede giurisdizionale, purché ciò non si risolva in un atto di nuova e/o diversa imposizione” (Cass. n. 14547 del 28/05/2019; sottende il medesimo principio Cass. n. 22804 del 09/11/2015 in materia di riduzione di iscrizione ipotecaria);

4.3. la CTR ha fatto puntuale applicazione del superiore principio di diritto, sicché le doglianze mosse dalla ricorrente si rivelano prive di fondamento;

5. con l’ottavo motivo di ricorso M.B. denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 15 e dell’art. 91 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR indebitamente compensato le spese di lite, nonostante una riduzione del dovuto pari all’ottantacinque per cento;

5.1. il motivo è inammissibile;

5.2. come recentemente statuito da questa Corte, “nel regime normativo posteriore alle modifiche introdotte all’art. 91 c.p.c. dalla L. n. 69 del 2009, in caso di accoglimento parziale della domanda il giudice può, ai sensi dell’art. 92 c.p.c., compensare in tutto o in parte le spese sostenute dalla parte vittoriosa, ma questa non può essere condannata neppure parzialmente a rifondere le spese della controparte, nonostante l’esistenza di una soccombenza reciproca per la parte di domanda rigettata o per le altre domande respinte, poiché tale condanna è consentita dall’ordinamento solo per l’ipotesi eccezionale di accoglimento della domanda in misura non superiore all’eventuale proposta conciliativa” (Cass. n. 26918 del 24/10/2018);

5.2.1. in buona sostanza, il controllo della Corte di cassazione è limitato unicamente a quei casi in cui la parte totalmente vincitrice debba sopportare l’onere delle spese (Cass. n. 26912 del 26/11/2020), ma non si estende al sindacato sui motivi in ragione dei quali il giudice dell’impugnazione abbia ritenuto di compensare le spese di lite;

5.3. nel caso di specie, la ricorrente si duole di una scelta essenzialmente discrezionale della CTR, senza nemmeno avere assunto la veste di parte integralmente vincitrice;

6. in conclusione, il ricorso va rigettato e la ricorrente va condannata al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio, che si liquidano come in dispositivo avuto conto di un valore dichiarato della lite di Euro 490.781,50;

6.1. poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni per dare atto ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il comma 1 quater del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 – della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per la stessa impugnazione, ove dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio, che si liquidano in Euro 7.800,00, oltre alle spese prenotate a debito;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente del contributo unificato previsto per il ricorso a norma degli stessi artt. 1-bis e 13, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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