Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38971 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 07/12/2021, (ud. 14/09/2021, dep. 07/12/2021), n.38971

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5320-2019 proposto da:

F.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DENZA 50/A,

presso lo studio dell’avvocato NICOLA LAURENTI, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato LUIGI FADALTI;

– ricorrente –

contro

SELLA PERSONAL CREDIT SPA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA OSLAVIA, 12, presso

lo studio dell’avvocato FRANCESCO RANCHETTI, rappresentata e difesa

dall’avvocato PAOLO MINOLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1908/2018 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 04/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 14/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE

CRICENTI.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1.- Il ricorrente, F.D., si è opposto ad un decreto ingiuntivo ottenuto ai suoi danni dalla Consel spa, la quale ha preteso il pagamento dei canoni di leasing di una vettura Ferrari che il F. aveva, per l’appunto, acquistato con quel metodo di finanziamento.

In particolare, la vettura era stata venduta alla Consel dal proprietario, e da questa società concessa in leasing al F.: tuttavia l’automobile non era mai stata consegnata alla Consel, che quindi ha chiesto ed ottenuto il pagamento della somma che aveva corrisposto ai venditori per finanziare l’acquisto al F..

Quest’ultimo, nel giudizio di opposizione, ha eccepito la nullità del contratto assumendo l’inesistenza della vettura – che in realtà circolava in America – e la sua ignoranza di tale inesistenza.

La Consel, a fronte di tale eccezione, ha allora chiesto ad altro titolo (art. 2043 c.c.), la restituzione dei canoni, meglio della somma corrispondente ad essi, che la stessa Consel di fatto aveva versato nell’operazione di finanziamento, senza mai avere la vettura.

Il Tribunale di Treviso ha accertato la nullità del contratto di leasing nonché quello di assicurazione con Allianz, che il F. aveva chiamato in giudizio per farsi garantire, ed ha accolto la domanda di Consel, fatta con la costituzione nel giudizio di opposizione, di risarcimento in una somma pari ai canoni a titolo di illecito, essendo il F. coinvolto in una truffa.

Contemporaneamente il F. è stato assolto dal reato di truffa, ma ritenuto responsabile di frode in commercio, mentre per la truffa sono stati condannati altri soggetti partecipi dell’operazione.

2.- La Corte di Appello di Venezia ha confermato questo giudizio, rivalutando tra l’altro autonomamente l’elemento soggettivo rispetto al giudizio penale, e ritenendo consapevole della truffa il F..

3.- Ricorre quest’ultimo con due motivi. V’e’ controricorso della Consel.

Diritto

CONSIDERATO

che:

5.-Il primo motivo denuncia violazione dell’art. 36 c.p.c..

Secondo il ricorrente il Tribunale avrebbe erroneamente deciso, accogliendola, una domanda riconvenzionale della Consel, che però era da ritenersi inammissibile, in quanto proposta con la costituzione nel giudizio di opposizione, da soggetto creditore, che aveva ottenuto ingiunzione e che dunque doveva considerarsi formalmente come attore.

Vero è che la riconvenzionale (i danni da art. 2043 c.c., ossia da comportamento fraudolento) era in risposta alla riconvenzionale dello stesso F., che opponendosi al decreto ingiuntivo, aveva domandato la nullità del contratto e le pronunce conseguenti, ma è anche vero che con quella riconvenzionale, secondo il ricorrente, la domanda Consel non aveva alcuna connessione rilevante ai sensi dell’art. 36 c.p.c..

Questo motivo è inammissibile.

Infatti, il Tribunale ha espressamente pronunciato sulla ammissibilità di quella riconventio riconverntionis, ed il F. non dimostra di averla impugnata; né che un motivo di appello vi fosse risulta dalla motivazione di secondo grado, nella quale non v’e’ alcun cenno alla questione.

6.-Il secondo motivo denuncia violazione degli artt. 2943 c.c., e 2697 c.c..

Il ricorrente contesta alla Corte di appello di avere erroneamente ritenuto che lui fosse consapevole della truffa ai danni di Consel, ed adduce non solo di essere stato assolto da tale accusa, ma che gli stessi elementi emersi in sede penale e civile depongono per il difetto assoluto dell’elemento soggettivo.

Il motivo è inammissibile.

Si traduce in una censura dell’accertamento in fatto.

Posto che l’assoluzione in sede penale non vincola il giudice civile quanto all’accertamento dell’elemento soggettivo, la Corte di appello ha proceduto autonomamente a tale accertamento, e sulla base degli elementi emersi in atti, ha ritenuto dolosa la condotta del F..

Costui contesta questo accertamento, non solo richiamando la decisione penale – irrilevante anche in ragione del fatto che per altro titolo risulta invece condannato – ma altresì opponendo alla valutazione in fatto della Corte una valutazione propria.

Chiede dunque di giudicare come erronea quella valutazione in fatto, pertenendo un accertamento qui precluso.

7.- Il ricorso va dichiarato inammissibile.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite nella misura di 4000,00 Euro, oltre 200,00 Euro di spese generali. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, se dovuto e nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 14 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

 

 

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