Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38966 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. VI, 07/12/2021, (ud. 13/07/2021, dep. 07/12/2021), n.38966

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17774-2019 proposto da:

C. GESSI SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

C.L.R., C.F., in qualità di soci della C.

Gessi srl, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DUILIO, 12, presso

lo studio dell’avvocato ALFREDO CASALINI, che li rappresenta e

difende;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI, 12

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 712/4/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 15/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/07/2021 dal Consigliere Relatore Don. RAFFAELE CAPOZZI.

 

Fatto

RILEVATO

che la s.r.l. ” C. GESSI”, C.L.R. e C.F. propongono ricorso per cassazione nei confronti di una sentenza CTR Lombardia, che ha respinto l’appello da essi proposto avverso una sentenza CTP Milano, di rigetto del loro ricorso avverso due avvisi accertamento IRES, IRPEF, IVA ed IRAP 2006 e 2007, emessi nei confronti della s.n.c. ” C. GESSI”, poi trasformatasi in s.r.l. ” C. GESSI”, nonché, per trasparenza, nei confronti di C.L.R. e C.F., soci della società anzidetta; secondo la CTR, gli accertamenti impugnati erano tempestivi, in quanto sussistevano i presupposti per il raddoppio dei termini di accertamento, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57; inoltre, gli avvisi di accertamento impugnati erano legittimi, essendo stata accertata la totale inesistenza delle fatture emesse da tale ditta S. nei confronti della s.n.c. ” C. GESSI”, poi trasformatasi in s.r.l. ” C. GESSI”.

Diritto

CONSIDERATO

che il ricorso è affidato a tre motivi;

che, con il primo motivo di ricorso, i ricorrenti s.r.l. ” C. GESSI”, C.L.R. e C.F. lamentano violazione D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto gli avvisi di accertamento impugnati erano nulli ed illegittimi, per essere l’ufficio decaduto, all’atto della loro emissione, dal relativo potere accertativo; invero l’ufficio aveva proceduto all’invio della notitia criminis ben oltre un anno dalla conclusione della propria attività istruttoria a carico della ditta S. e dopo la notifica degli avvisi di accertamento impugnati; e l’avviso di accertamento alla ditta S., nel quale era stata contestata l’emissione di fatture false, individuando fra gli utilizzatori anche la s.n.c. ” C. GESSI”, era stato notificato il 6 novembre 2013 e fino a tale data non era stata ravvisata dall’ufficio alcuna notitia criminis; gli avvisi di accertamento impugnati erano stati sottoscritti il 13 novembre 2014 ed erano stati inviati il 22 novembre 2014; e solo il 28 novembre 2014 l’ufficio aveva ravvisato i presupposti di reato; in tal modo era stata erroneamente applicata la normativa in materia di raddoppio dei termini, di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, comma 3;

che, con il secondo motivo di ricorso, i ricorrenti lamentano violazione D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, e del D.Lgs. n. 74 del 2000, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto l’ufficio era decaduto dalla potestà accertativa, in materia di recupero IRAP, esulando detto tributo dall’ambito applicativo del D.Lgs. n. 74 del 2000;

che, con il terzo motivo di ricorso, i ricorrenti lamentano violazione art. 2697 c.c., D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39,D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 19 e 54, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, stante la nullità degli avvisi di accertamento impugnati, non essendo stata provata l’oggettiva falsità delle fatture emesse dalla ditta S.; non era sufficiente il rilievo che si trattasse di ditta priva di personale e di struttura organizzativa; non era stato poi verificato il corredo documentale prodotto dalla società ricorrente, pienamente idoneo a provare l’esistenza delle operazioni contabilizzate;

che l’Agenzia delle entrate si è costituita con controricorso;

che il primo motivo di ricorso proposto dalla s.r.l. ” C. GESSI”. da C.L.R. e da C.F. è infondato;

che invero il D.L. n. 223 del 2006, art. 37, comma 24, convertito dalla L. n. 248 del 2006, ha integrato il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, introducendo un comma 3, alla stregua del quale, in caso di violazione di norme, per le quali c’era obbligo di denuncia ai sensi dell’art. 331 c.p.p. per uno dei reati previsti dal D.Lgs. n. 74 del 2000, gli ordinari termini di decadenza per l’accertamento erano raddoppiati, relativamente al periodo d’imposta in cui era stata commessa la violazione;

che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 247 del 2011 ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate in ordine alla norma da ultimo citata;

che, sulla base di detta pronuncia, la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. n. 11620 del 2018; Cass. n. 16728 del 2016; Cass. n. 26037 del 2016; Cass. n. 13481 del 2020) ha più volte ritenuto che, ai fini del raddoppio dei termini per l’esercizio dell’azione accertatrice, rileva l’astratta configurabilità di un’ipotesi di reato e non rileva né l’esercizio dell’azione penale da parte del p.m. ex art. 405 c.p.p. mediante la formulazione dell’imputazione, né la successiva emanazione di una sentenza di condanna o di assoluzione da parte del giudice penale, tenuto altresì conto del regime del doppio binario, che caratterizza il rapporto fra il giudizio penale ed il processo tributario;

che le successive modifiche legislative, intervenute in materia con il D.Lgs. n. 128 del 2015 e con la L. n. 208 del 2015, art. 1, commi 130 e 131, non hanno alcuna rilievo nella specie in esame, atteso che gli avvisi di accertamento emessi nei confronti degli odierni ricorrenti sono stati notificati il 6 novembre 2013 e quindi prima del 1 gennaio 2016, data di entrata in vigore della normativa da ultimo descritta, con conseguente applicabilità alla specie in esame della disciplina anteriore, quale regolata dal citato D.L. n. 223 del 2006;

che, pertanto, correttamente la CTR ha ritenuto legittimo il raddoppio dei termini operato dall’ufficio procedente, stante l’astratta configurabilità del reato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 2 (dichiarazioni fraudolenti mediante l’uso di fatture od altri documenti per operazioni inesistenti) ed avendo, inoltre, l’ufficio regolarmente trasmesso notizia di reato alla Procura della Repubblica con raccomandata ricevuta il 27 novembre 2014; la normativa all’epoca vigente è stata dunque pienamente osservata, in quanto, all’epoca, era sufficiente l’astratta configurabilità di un reato tributario e che fosse stato comunque avviato un accertamento penale, a prescindere dal momento in cui lo stesso fosse stato iniziato;

che è al contrario fondato il secondo motivo di ricorso, con il quale i contribuenti hanno eccepito la non applicabilità all’IRAP della disciplina del raddoppio dei termini, di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, ed al D.Lgs. n. 74 del 2000;

che invero la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. n. 10483 del 2018; Cass. n. 23629 del 2017; Cass. n. 4775 del 2016) è concorde nel ritenere che il raddoppio dei termini di accertamento non opera con riferimento all’IRAP, non essendo quest’ultima un’imposta, per la quale siano previste sanzioni penali, con la conseguenza che, in ordine alla medesima, non può operare la disciplina del raddoppio dei termini, applicabile “ratione temporis”;

che è inammissibile il terzo motivo di ricorso, con il quale i contribuenti lamentano la nullità degli avvisi di accertamento impugnati, per non essere stata provata l’oggettiva falsità delle fatture emesse dalla ditta S.;

che, invero, con esso, i ricorrenti lamentano, in sostanza, che la CTR abbia omesso di valutare la documentazione da essi prodotta, che sarebbe stata invece idonea a provare l’effettività delle operazioni viceversa ritenute inesistenti dalla CTR; si osserva, in contrario, che quest’ultima ha fondato il proprio convincimento, circa l’inesistenza delle prestazioni fornite alla società ricorrente, su specifiche e valide argomentazioni, costituite principalmente dall’accertata carenza di strutture organizzative, beni strumentali e dipendenti in capo alla ditta S., che aveva emesso le fatture nei confronti della società ricorrente; la CTR ha altresì rilevato come sarebbe stato onere della società ricorrente provare l’effettiva esistenza delle operazioni descritte nelle fatture disconosciute e che non era sufficiente all’uopo la produzione di copia di dette fatture e della documentazione contabile attestante il loro avvenuto pagamento; si osserva peraltro che la società ricorrente ha inammissibilmente introdotto nella presente sede di legittimità un tema di merito non consentito, proponendo in sostanza una nuova valutazione della documentazione prodotta, la quale aveva già formato oggetto di valutazione discrezionale da parte del giudice di merito (cfr. Cass. n. 28244 del 2019);

che, pertanto, rigettato il primo motivo di ricorso e dichiarato inammissibile il terzo motivo, va accolto il secondo motivo di ricorso proposto dalla s.r.l. ” C. GESSI”, da C.L.R. e da C.F., in relazione al quale la sentenza va cassata, con rinvio alla CTR Lombardia in diversa composizione, anche per la determinazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte, rigettato il primo motivo di ricorso e dichiarato inammissibile il terzo motivo, accoglie il secondo motivo di ricorso proposto dalla s.r.l. ” C. GESSI”, da C.L.R. e da C.F., in relazione al quale cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR Lombardia in diversa composizione, anche per la determinazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 13 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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