Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38942 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. III, 07/12/2021, (ud. 15/06/2021, dep. 07/12/2021), n.38942

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9700-2019 proposto da:

C.M., M.A., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA POLIBIO 15, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE LEPORE, che

li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SAS, SOCIO ILLIMITATAMENTE RESPONSABILE,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DEI QUATTRO VENTI, 12,

presso lo studio dell’avvocato SILVIA GERMINI, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIAMPIERO TRONCI;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 229/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 17/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/06/2021 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE CRICENTI;

Udito il PM.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- C.P., socio della “(OMISSIS)” ha stipulato un trust con C.M. ed M.A., e nel detto trust, con contestuale atto notarile, ha conferito alcuni suoi beni immobili.

Equitalia spa, per conto del Fisco, ha agito per la revocatoria di tale atto, assumendosi creditore del C., ma durante il giudizio di primo grado, essendo fallita la “(OMISSIS)”, è stato dichiarato altresì il fallimento del socio illimitatamente responsabile C.P..

Conseguentemente, stata dichiarata l’interruzione della causa, poi riassunta dal Fallimento della “(OMISSIS)” in luogo del creditore individuale Equitalia.

Il Giudice di primo grado ha dichiarato inammissibile la domanda di Equitalia, ed ha rigettato quella proposta dal Fallimento, ex art. 2901 c.c., sostenendo che l’atto costitutivo del trust, non essendo atto dispositivo, ma neutro da questo punto di vista, non poteva essere oggetto di revocatoria, che invece andava rivolta verso l’atto di conferimento, nel trust, del bene immobile.

2.-Il Fallimento ha proposto appello, facendo presente che la domanda doveva intendersi come di revocatoria, per l’appunto, dell’atto di conferimento piuttosto che del trust in sé, e questo motivo è stato accolto dal giudice di secondo grado, che, ritenuta dunque la domanda come revocatoria del conferimento e non del trust, ne ha dichiarato l’inefficacia nei confronti del Fallimento attore.

– Avverso tale decisione propongono ricorso con due motivi M.A. e C.M., le altre due parti del trust, che depositano memoria, mentre il Fallimento ha depositato controricorso.

Il PM ha concluso per il rigetto.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4.-il primo motivo di ricorso denuncia violazione dell’art. 342 c.p.c.

Secondo i ricorrenti la Corte di Appello ha ingiustificatamente disatteso la loro eccezione circa il difetto di specificità dei motivi di appello proposti dal Fallimento.

ricorrenti avevano eccepito che la censura fatta alla decisione di primo grado era del tutto generica, ossia priva di ragioni che la giustificassero e dunque disattendeva la regola per cui il motivo di appello deve essere specifico: a dimostrazione di tale assunto, il motivo di ricorso riporta quello di appello ritenuto insufficiente.

Il motivo è inammissibile.

Lo è sotto due profili.

Intanto perché omette di localizzare in questo giudizio di legittimità la sentenza di primo grado, la cui considerazione è essenziale per apprezzare se l’appello era specifico; inoltre perché omette di localizzare sempre in questo giudizio di legittimità l’atto di appello avversario, il cui esame è necessario per la stessa ragione, sia perché la stessa riproduzione del medesimo atto risulta effettuata con due “omissis”, i quali non solo non sono spiegati, ma non sciolgono l’interrogativo sul significato di ciò che è stato omesso.

Con riferimento sia all’uno che all’altro atto il ricorso non solo non indica se e dove sarebbero stati prodotti in questa sede ma nemmeno – al solo fine di esentarsi dall’onere di produzione a pena di improcedibilità di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4 – indica, al diverso fine di adempiere comunque all’onere di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6, di voler fare riferimento alla sua presenza nel fascicolo d’ufficio di secondo grado o al fascicolo di parte avversa eventualmente anche presente in esso. Modalità di adempimento di detto onere ammessa dal principio di diritto consolidato enunciato da Cass., Sez. Un., n. 22726 del 2011.

V’e’ poi un secondo motivo di inammissibilità, che attiene alla esatta censura della ratio della decisione.

Infatti, al di là di ogni altra considerazione sulla specificità dei motivi di appello e sulle condizioni necessarie perché tale specificità venga rispettata, non v’e’ dubbio che tale requisito dei motivi di appello va valutato in relazione al capo di sentenza che si impugna (tra le altre Cass. 1197/ 2019).

Nella fattispecie, il motivo ritenuto poco specifico, non mirava a contestare la tesi per cui l’atto di costituzione del trust non è revocabile, essendolo solo quello di conferimento del bene, bensì mirava a contestare l’interpretazione della domanda introduttiva, il suo contenuto, nel senso di affermare che oggetto della revocatoria non era la costituzione del trust bensì proprio l’atto di conferimento del bene.

Così che il motivo di appello è da considerarsi specifico, poiché espressamente censura la qualificazione della domanda da parte del giudice di primo grado, ed indica la ragione su cui la censura è fondata, ossia che l’atto era unico: con unico atto notarile era stato sia istituito il trust che conferito il bene, cosi che riferirsi a quell’unico atto era come riferirsi anche al conferimento.

La censura contenuta in questo primo motivo, dunque, non coglie la ratio dell’appello, che non mirava a contestare la regola della non revocabilità del solo atto costitutivo del trust, caso nel quale avrebbe potuto anche essere non del tutto specifica, ma mirava a contestare la qualificazione della domanda fatta dal giudice di primo grado.

5.-Il secondo motivo denuncia violazione dell’art. 112 c.p.c. e contesta al giudice di appello di avere deciso ultra petita.

In sostanza, secondo i ricorrenti, Equitalia prima ed il Fallimento in seguito, avevano introdotto una domanda di revocatoria del trust, mentre il giudice ha deciso per una revocatoria del solo atto di disposizione, così violando la regola della corrispondenza tra ciò che è chiesto e ciò che è pronunciato.

Il motivo è inammissibile per due ragioni.

Intanto perché, come risulta da quanto detto al motivo precedente, l’appello introduceva una specifica domanda, rectius motivo, volta ad affermare che era stata chiesta revocatoria dell’atto di disposizione e non del trust: in sostanza il Fallimento, impugnando la sentenza di primo grado, aveva chiesto espressamente che la sua domanda introduttiva venisse intesa in un modo diverso da come l’aveva intesa il Tribunale, ed è su questa domanda che il giudice di appello ha deciso, accogliendola. Il giudice di appello ha cioè deciso esattamente sulla domanda proposta con il motivo di appello.

In secondo luogo, il motivo difetta, esso, si, di specificità in quanto da un lato non riporta il contenuto della domanda di primo grado che sarebbe stata erroneamente qualificata dal giudice di appello; in secondo luogo, soprattutto, non indica le ragioni per le quali questa qualificazione è errata; ossia non. dice perché la domanda doveva intendersi come di revoca del trust anziché di revoca dell’atto di disposizione, e ciò a fronte di precisi argomenti addotti a sostegno della diversa qualificazione da parte del giudice di appello che ha, tra l’altro, fatto leva sulla unicità documentale dei due atti, che rendeva la domanda di revocatoria interpretabile come rivolta anche all’atto di conferimento del bene.

Così che il motivo si risolve in una generica censura, peraltro, come si è visto non riconducile a violazione dell’art. 112 c.p.c., priva di specifici argomenti di contestazione della qualificazione operata dal giudice di appello.

6.- Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile.

P.Q.M.

La corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese di lite nella misura di 6000,00 Euro, oltre 200,00 Euro di spese generali. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello eventualmente dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 15 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA