Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38939 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. III, 07/12/2021, (ud. 12/02/2021, dep. 07/12/2021), n.38939

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE STEFANO Franco – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 571/2019 proposto da:

D.F., D.M., elettivamente domiciliati in

Roma Viale Delle Milizie 114 presso lo studio dell’avvocato Parenti

Luigi, rappresentati e difesi dall’avvocato Maggiulli Oronzo

Valentino;

– ricorrenti –

contro

Banco Bpm Spa, in persona del Procuratore speciale, elettivamente

domiciliato in Roma Via degli Scipioni 157 presso lo studio

dell’avvocato De Crescenzo Enrico, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

nonché contro

D.S., Società Reale Mutua Di Assicurazioni;

– intimati –

nonché da:

Società Reale Mutua di Assicurazioni, in persona del Procuratore

speciale N.E.M., elettivamente domiciliata in Roma Via

Monte Asolone 8 presso lo studio dell’avvocato Liuzzi Milena, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato Liuzzi Fabiola;

– controricorrente incidentale –

contro

D.F., D.M., elettivamente domiciliati in

Roma Viale Delle Milizie 114 presso lo studio dell’avvocato Parenti

Luigi, rappresentati e difesi dall’avvocato Maggiulli Oronzo

Valentino;

– controricorrenti –

nonché contro

D.S., Banco Bpm Spa;

– intimati –

nonché da:

D.S., domiciliata ex lege in Roma presso la Cancelleria

della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa dall’avvocato

Caprioli Lucio;

– ricorrente –

contro

Banco Bpm Spa, in persona del Procuratore speciale, elettivamente

domiciliato in Roma Via degli Scipioni 157 presso lo studio

dell’avvocato De Crescenzo Enrico che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

nonché contro

D.F., D.M., Società Reale Mutua di

Assicurazioni;

– intimati –

nonché da:

Società Reale Mutua di Assicurazioni, in persona del Procuratore

speciale N.E.M., elettivamente domiciliata in Roma Via

Monte Asolone 8 presso lo studio dell’avvocato Liuzzi Milena che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato Liuzzi Fabiola;

– controricorrente incidentale –

contro

D.S., domiciliata ex lege in Roma, presso la Cancelleria

della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa dall’avvocato

Caprioli Lucio;

– controricorrente –

nonché contro

Banco Bpm Spa, D.F., D.M.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2966/2018 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 15/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/02/2021 da Dott. CRICENTI GIUSEPPE.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

1.- D.F., quale titolare di un’azienda agricola;, ha acquistato in leasing da Banca Italease (oggi banco BPM) sia impianti vari per le serre, che un fertirrigatore; per tali contratti hanno prestato fideiussione D.M. e D.S.. I beni presi in leasing sono stati assicurati per il caso di danni tramite contratto di assicurazione che Banca Italease ha stipulato con la Real Mutua assicurazioni.

Nel corso del rapporto, il fertiirrigatore è stato sottratto da ignoti, mentre gli impianti per le serre sono stati irrimediabilmente danneggiati da atti vandalici.

2.- Ne è sorta una controversia: il concedente ha ritenuto risolto il contratto ed ha preteso il pagamento dei canoni residui, per cui ha ottenuto decreto ingiuntivo al quale il concessionario e di suoi garanti hanno proposto opposizione; autonomamente, poi, D.F. ha agito verso la banca e la Reale Mutua per ottenere che, accertata la risoluzione per fatto non imputabile, fosse versato da Reale Mutua a Banca Italease il premio assicurativo e fossero restituiti a lui i canoni versati.

Le due cause, ossia quella iniziata dal D.F. per il rispetto del contratto di assicurazione e la restituzione delle Somme versate e quella iniziata invece dalla Banca italease i con l’ingiunzione e successiva opposizione, sono state riunite.

Il Tribunale ha rigettato la domanda in primo grado accogliendo l’eccezione della concedente di decadenza dell’assicurato per non avere costui comunicato che sugli stessi beni esisteva un’altra polizza con Fondiaria Assicurazioni, che li assicurava nei medesimi termini.

In appello questa decisione è stata parzialmente riformata, avendo i giudici di secondo grado ritenuto che non v’era esatta coincidenza quanto all’oggetto del due polizze, poiché il fertirrigatore

coperto solo da Reale Mutua, e dunque per tale bene andava liquidato l’indennizzo, da escludersi invece per gli impianti da serre, su cui veniva accertata una plurima assicurazione non comunicata dal contraente, che era da identificarsi in Banca Italease.

3.- Propongono ricorso, da un lato, F. e D.M. con sei motivi, e separatamente D.S. con due motivi, mentre si sono costituite con controricorso la banca BPM, già Banca Italease, e la Reale Mutua che ha proposto ricorso incidentale con due motivi, a cui ha replicato D.S. con proprio controricorso. Le parti hanno altresì depositato memorie.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

4.- Reale Mutua eccepisce l’improcedibilità del ricorso, per violazione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, sostenendo che, avendo dichiarato i ricorrenti che la sentenza è stata notificata in data 26.10.2018 avrebbero di conseguenza dovuto depositarne la copia. L’eccezione è infondata, poiché la copia e’, per l’appunto, depositata in atti.

5.- Quanto al primo (in ordine di tempo) ricorso, ossia quello presentato da F. e D.M., i motivi sono sei.

Il primo motivo denuncia violazione degli artt. 1362-1363-1370 e 1910 c.c.

La questione è la seguente.

La società di assicurazione ha eccepito la decadenza dai diritti di indennizzo in quanto l’assicurato non aveva comunicato di avere stipulato un’altra polizza, con diversa società, per gli stessi beni, decadenza che deriverebbe dalla clausola n. 26 del contratto che, appositamente, la prevede come conseguenza di quella omissione.

La tesi dei ricorrenti è che la suddetta clausola va intesa come riproduttiva dell’art. 1910 c.c. il quale prevede la decadenza solo qualora l’omissione della informazione circa l’esistenza della seconda polizza sia dolosa, e nessuna prova vi è che lo fosse.

Il motivo è inammissibile.

Dalla lettura della sentenza, così come anche dello stesso ricorso, non risulta che la questione sia stata posta in appello, per cui deve ritenersi nuova.

Invero, qualora siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, il ricorrente deve, a pena di inammissibilità della censura, non solo allegarne l’avvenuta loro deduzione dinanzi al giudice di merito ma, in virtù del principio di autosufficienza, anche indicare in quale specifico atto del giudizio precedente ciò sia avvenuto, giacché i motivi di ricorso devono investire questioni già comprese nel “thema decidendum” del giudizio di appello, essendo preclusa alle parti, in sede di legittimità, la prospettazione di questioni o temi di contestazione nuovi, non trattati nella fase di merito né rilevabili di ufficio (Cass. 20694/2018).

6.- Il secondo motivo denuncia violazione dell’art. 2697 c.c. attribuendo alla corte di merito di avere invertito l’onere della prova della diversità o identità dei beni oggetto delle due assicurazioni: secondo i ricorrenti tale onere gravava sulla Reale Mutua in quanto era stata quest’ultima ad eccepire la decadenza, ed era dunque lei a dove provare che i beni assicurati dalle due polizze era gli stessi, e che tale duplicità di copertura assicurativa non era mai stata comunicata dall’assicurato.

Il motivo è inammissibile in quanto, comunque, con accertamento in fatto, qui non censurabile, la corte di merito ha ritenuto che i beni fossero gli stessi (salvo il caso del fertiirrgatore), cosi che è irrilevante l’accoglimento della eccezione ai fini del giudizio.

7.- Il terzo ed il quarto motivo possono esaminarsi congiuntamente. Essi denunciano violazione degli artt. 132 c.p.c. (terzo motivo) e art. 345 c.p.c. (quarto motivo).

La tesi è la seguente.

I ricorrenti ritengono che la corte non ha tenuto in considerazione tutti i documenti da loro allegati a dimostrazione della diversità dei beni, meglio, censurano l’affermazione di avere ritenuto non provata la diversità dei beni nonostante la contraria prova documentale offerta da loro ricorrenti (p. 20 del ricorso: “la prova in realtà era stata offerta..”).

Il motivo è inammissibile in quanto mira a contestare la valutazione probatoria, e dunque un giudizio, quello di rilevanza della prova, rimesso alla discrezionalità del giudice, censurabile per errore percettivo o per difetto assoluto di motivazione.

Tuttavia, va ritenuto inammissibile il motivo anche ove si volesse intenderlo come censura di omessa valutazione (e dunque non di errata valutazione) dei documenti in questione. Ciò in quanto la corte non esclude dal suo giudizio alcuni documenti a vantaggio di altri, ma genericamente afferma che non è dato evincere alcuna differenza tra i beni assicurati dall’una e dall’altra compagnia “dalla documentazione in atti”, cosi che il giudizio della corte di merito non è carente dell’esame di un fatto o di una prova, ma è di insufficienza di quanto offerto dai ricorrenti a provare la circostanza che i beni fossero diversi.

Dal che discende altresì l’inammissibilità del quarto motivo che lamenta l’esclusione di alcuni documenti prodotti tardivamente, ma legittimamente, perché scoperti o ottenuti dopo la scadenza del termine di preclusione: anche in tal caso va osservato che la ratio della decisione impugnata non contiene dichiarazione di tardività di quella produzione documentale e comunque i ricorrenti non dimostrano di avere posto la questione della sopravvenienza incolpevole in appello.

8.- Il quinto motivo, come il primo, denuncia violazione degli artt. 1362-1363-1370 e 1910 c.c.

La tesi dei ricorrenti è che in sostanza la decisione avrebbe ritenuto erroneamente non effettuata la comunicazione della esistenza di una seconda polizza, in quanto tale comunicazione, pur effettivamente non esistente in un qualche documento, era da evincersi dall’insieme degli atti, da cui risultava una conoscenza aliunde da parte della assicurazione Reale Mutua della esistenza dell’altra assicurazione Fondiaria.

Il motivo è inammissibile.

Valgono le ragioni indicate per l’esame del primo motivo: non risulta dalla sentenza che la questione sia stata posta in appello, ed il ricorrente non dimostra di averla prospettata, senza tacere del fatto che la comunicazione è onere non surrogabile da una conoscenza aliunde: proprio perché è un onere, ne è gravata la parte, che non può dirsene esonerata dalla circostanza che l’informazione che avrebbe dovuto dare lei era in un qualche modo comunque in possesso della controparte.

9.- Il sesto motivo denuncia violazione degli artt. 1362 -1363 – 1370 e 1910 c.c. Secondo i ricorrenti la clausola dell’art. 26 andava intesa nel senso che imponeva di comunicare le assicurazioni plurime, non quelle complementari, mentre quella stipulata con Fondiaria era di questo ultimo genere, in quanto copriva eventuali danni non ricompresi nel massimale dell’altra, aggiungendosi dunque a questa e non già sovrapponendosi.

Anche questo motivo pone una questione nuova, ed è dunque inammissibile.

La sentenza non contiene rigetto su tale proposta interpretativa e deve dunque ritenersi che non ha affrontato la questione in quanto non prospettata dai ricorrenti, che, per loro conto, non indicano nel ricorso di averla invece sottoposta al giudice di appello.

10.- Quanto al ricorso di D.S. i motivi sono due.

10.1.- Il primo motivo che denuncia violazione dell’art. 2697 c.c. è identico al secondo motivo del precedente ricorso, quello degli altri due ricorrenti, e dunque valgono le medesime considerazioni: di chi fosse l’onere della prova è questione irrilevante, dal momento che la corte, con accertamento in fatto, ha ritenuto identici i beni oggetto dei due contratti.

10.2. Il secondo motivo del ricorso di D.S. denuncia violazione degli artt. 133713351891 c.c..

Censura la ratio della decisione impugnata nella parte in cui dichiara il concessionario tenuto comunque al pagamento dei canoni a prescindere dal pagamento dell’indennizzo di polizza, conclusione che la corte ricava dalla lettura degli artt. 1891 c.c. e ss..

Il motivo di ricorso contesta questa ratio in maniera non pertinente in quanto si limita ad obiettare che il concessionario è stato diligente nelle comunicazioni e che invece ad essere inerte è stato il concedente, obiezioni queste che non contrastano la ratio della decisione impugnata: i giudici di merito hanno ritenuto che, a prescindere, per l’appunto, dalla corresponsione o meno dell’indennizzo il canone vada corrisposto; questa interpretazione, giusta o meno che sia, degli artt. 1891 c.c. e ss. non è contestata, né può dirsi tale riferendosi alla diligenza usata dal concedente nella esecuzione del contratto di assicurazione.

11.- Due sono i motivi di ricorso incidentale della Reale Mutua.

11.1.- Il primo motivo denuncia violazione dell’art. 112 c.p.c.. La società adduce di avere espressamente fatto una ulteriore eccezione di decadenza, o di non operatività della polizza, vale a dire quella basata sulla clausola n. 2 della Convenzione in base alla quale l’assicurato decade ove il danno sia stato causato da dolo ed adduceva a prova di quest’ultimo elemento il procedimento penale pendente nei confronti dell’utilizzatore del bene assicurato. Questa eccezione non sarebbe stata presa in alcuna considerazione dal giudice di secondo grado.

Il motivo è fondato.

La ricorrente dimostra innanzitutto di avere posto la questione al giudice di appello, riportando il contenuto, in sintesi del relativo motivo. Non risulta invece alcuna pronuncia su tale eccezione, che peraltro non può dirsi assorbita da quella, analoga sulla decadenza, per difetto di comunicazione della esistenza di altra assicurazione, per due ragioni: la prima è che l’eccezione di dolo riguarda anche quei beni per i quali la corte di merito ha invece escluso la decadenza, la seconda è che gli effetti delle due eccezioni sono del tutto diverse, l’una attenendo alla operatività della polizza (quella che fa leva sul dolo dell’assicurato), l’altra invece alla decadenza da un diritto.

Trattandosi di una omessa pronuncia, la questione posta dai ricorrenti, con la memoria, secondo cui la assoluzione nel processo penale rende infondata quella doglianza è qui inammissibile, potendo, semmai, venire presa in considerazione dal giudice di merito, chiamato a pronunciarsi su una domanda in precedenza non decisa.

11.2.- Il secondo motivo lamenta omesso esame di un fatto rilevante e controverso ossia la circostanza che la Reale Mutua aveva espressamente contestato che si fosse verificato il furto del macchinario assicurato, adducendo prove di tale suo assunto, fatto di cui il giudice avrebbe omesso l’esame.

Il motivo è inammissibile.

Infatti, la corte di merito accerta, sia pure con motivazione succinta, che v’e’ stato furto, ossia pone a base della decisione un fatto, si, controverso, in quanto, come detto, la società Reale Mutua ha eccepito che non si è mai verificato, ma esaminato dalla corte, nel momento in cui lo dà per avvenuto; salvo a darne succinta motivazione.

In conclusione, rigettati tutti gli altri, va accolto solo il primo motivo del ricorso Reale, con corrispondente cassazione della sentenza e rinvio alla stessa Corte territoriale, anche per le spese. Raddoppio c.u. ricorsi principali.

P.Q.M.

La Corte rigetta entrambi i ricorsi principali. Accoglie il primo motivo del ricorso incidentale e rigetta il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di Appello di Milano, in diversa composizione, anche per le spese.

Raddoppio c.u. ricorrenti principali.

Così deciso in Roma, il 12 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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