Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38927 del 09/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 07/12/2021, (ud. 24/11/2021, dep. 07/12/2021), n.38927

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 13927/2013 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale

dello Stato, elettivamente domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi,

12;

– ricorrente –

contro

B. & P. DI P.L. E B.G. & C.

sas IN LIQUDIAZIONE (C.F. (OMISSIS)), in persona del liquidatore pro

tempore, P.L. (C.F. (OMISSIS)), G.M. (C.F.

(OMISSIS)), B.M. (C.F. (OMISSIS)), B.F. (C.F.

(OMISSIS)), quest’ultima quale avente causa di B.G.,

rappresentati e difesi dall’Avv. ERMANNO BELLI in virtù di procura

speciale a margine del controricorso, elettivamente domiciliati

presso il suo studio in Roma, Via Rotellini, 88;

– controricorrenti –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia, n. 42/28/12, depositata in data 3 aprile 2012.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 24 novembre

2021 dal Consigliere Relatore Filippo D’Aquino.

 

Fatto

RILEVATO

che:

I contribuenti B. & P. DI P.L. E B.G. & C. sas IN LIQUIDAZIONE, P.L., G.M., B.M. e B.G. hanno impugnato diversi avvisi di accertamento con i quali, sulla base di un precedente avviso di rettifica e liquidazione ai fini dell’imposta di registro, veniva rettificata la plusvalenza, relativa al periodo di imposta 2003, derivante dalla cessione di ramo di azienda avente ad oggetto la produzione di parti meccaniche ed elettromeccaniche per auto, con conseguente imputazione per trasparenza dei redditi di partecipazione ai soci. I contribuenti hanno dedotto difetto di motivazione e insussistenza della pretesa impositiva da parte dell’Ufficio, contestando la sussistenza del valore di avviamento dell’impresa.

La CTP di Lodi ha accolto il ricorso.

La CTR della Lombardia, con sentenza in data 3 aprile 2012, ha rigettato l’appello dell’Ufficio. Ha osservato il giudice di appello che ai fini delle imposte dirette la plusvalenza non va determinata in base al valore venale, bensì quale differenza tra corrispettivo conseguito e costo non ammortizzato. Ha, inoltre, osservato il giudice di appello che l’Ufficio non ha fatto uso di ulteriori strumenti a propria disposizione, come gli accertamenti bancari, al fine di far emergere la asserita plusvalenza accertata. La CTR ha, infine, osservato come i contribuenti avessero assolto all’onere della prova contraria, avendo dimostrato come fosse insussistente il maggior valore dell’avviamento determinato dall’Ufficio, essendo l’impresa in perdita in due dei tre esercizi presi in esame.

Propone ricorso per cassazione l’Ufficio affidato a tre motivi, ricorso oggetto di rinnovazione della notificazione quanto alla contribuente B.G., cui resistono con controricorso i contribuenti e l’avente causa della contribuente B.G., ulteriormente illustrato da memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.1. Con il primo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 81, 82 e 86 (TUIR) e dell’art. 2697 c.c., nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto che il valore normale determinato ai fini dell’imposta di registro non possa fondare l’accertamento in relazione alla plusvalenza conseguita dalla società contribuente ai fini delle imposte dirette. Osserva il ricorrente che l’accertamento di valore effettuato in sede di applicazione dell’imposta di registro costituisce presupposto per la ripresa in via induttiva del reddito da plusvalenza patrimoniale. Censura, inoltre, il ricorrente la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto che l’Ufficio dovesse acquisire elementi ulteriori circa il fatto che il corrispettivo incassato fosse superiore a quello dichiarato in sede di cessione.

1.2. Con il secondo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione degli artt. 81,82,86 TUIR, del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 51, del D.P.R. 31 luglio 1996, n. 460, art. 2, comma 4, degli artt. 2424 e 2426 c.c., nonché insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Osserva il ricorrente che la CTR, dopo avere disconosciuto ogni valore alla presunzione di corrispondenza con il valore dell’azienda accertato ai fini dell’imposta di registro, ha preso in esame gli elementi addotti dai contribuenti a prova contraria in ordine alla prova dell’inesistenza di maggiore avviamento. Contesta, in proposito, la pregnanza degli elementi addotti a prova contraria dai contribuenti, osservando come la determinazione dell’avviamento è avvenuta da parte dell’Ufficio attraverso gli elementi di cui al D.P.R. n. 460 del 1996, art. 2, comma 4.

1.3. Con il terzo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, nullità della sentenza per violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36, comma 1, n. 4, nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto che l’Ufficio non avrebbe proceduto a contestare i dati contenuti nei prospetti depositati da parte contribuente, ritenendo che la motivazione sul punto sia apparente.

2. Il primo e il terzo motivo, i quali possono essere esaminati congiuntamente – posto che l’affermazione contenuta in sentenza secondo cui non vi sarebbe stata “contestazione dei dati presi a base per effettuare i corretti e doverosi prospetti depositati dal contribuente in primo grado” non costituisce autonoma ratio

decidendi – sono infondati. Come correttamente osservano i controricorrenti in memoria, lo ius superveniens di cui al D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147, art. 5, comma 3, (che ha disposto che “gli artt. 58,68,85 e 86 TUIR, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e il D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, artt. 5,5-bis, 6 e 7, si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende nonché per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro”) ha escluso, con valenza retroattiva, che l’Amministrazione finanziaria possa accertare in via induttiva la plusvalenza patrimoniale realizzata a seguito di cessione di immobili o di aziende solo sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro (Cass., Sez. VI, 6 giugno 2016, n. 11543; Cass., Sez. V, 17 maggio 2017, n. 12265). L’accertamento effettuato ai fini dell’imposta di registro degrada, pertanto, a elemento indiziario, che va corroborato con ulteriori indizi, gravi, precisi e concordanti, tali da supportare l’accertamento del maggior corrispettivo rispetto a quanto dichiarato dal contribuente, sul quale grava a sua volta la prova contraria (Cass., Sez. V, 18 aprile 2018, n. 9513; Cass., Sez. V, 8 maggio 2019, n. 12131; Cass., 20 ottobre 2020, n. 22849; Cass., Sez. V, 25 novembre 2020, n. 26810; Cass., Sez. V, 11 dicembre 2020, n. 28275; Cass., Sez. V, 15 dicembre 2020, n. 28590). La sentenza impugnata, nella parte in cui ha ritenuto che non sia sufficiente, ai fini dell’accertamento della plusvalenza ai fini delle imposte dirette, il maggior valore accertato in sede di imposta di registro ove facciano difetto ulteriori elementi di prova, non si è sottratta alla corretta applicazione dei suindicati principi.

4. E’, pertanto, assorbito il secondo motivo, relativo all’assolvimento da parte contribuente all’onere della prova contraria, dovendo ritenersi tale onere succedaneo all’assolvimento della prova diretta incombente sull’Ufficio, la cui ratio decidendi, preliminare all’esame della seconda, deve ritenersi definitivamente consolidata. E’, pertanto, conseguentemente assorbito l’esame degli ulteriori profili sollevati dai controricorrenti, come evidenziato in memoria, circa la non definitività dell’avviso relativo all’accertamento dell’imposta di registro.

5. Il ricorso va, pertanto, rigettato, con spese regolate dalla soccombenza e liquidate come da dispositivo. Non opera a carico dell’Agenzia ricorrente il raddoppio del contributo unificato (Cass., Sez. VI, 29 gennaio 2016, n. 1778; Cass., Sez. III, 14 marzo 2014, n. 5955).

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore dei controricorrenti, che liquida in Euro 8.000,00 oltre alle spese forfetarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 24 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

 

 

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