Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 38923 del 07/12/2021

Cassazione civile sez. I, 07/12/2021, (ud. 11/11/2021, dep. 07/12/2021), n.38923

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco A. – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio – rel. Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7047/2017 proposto da:

R.R.M.D.C., elettivamente domiciliata in Roma, Via

Dora n. 2, presso lo studio dell’avvocato Russo Federico,

rappresentata e difesa dagli avvocati Di Ciaula Domenico, Curci

Emilio, giusta procura a margine del ricorso e procura speciale;

– ricorrente –

contro

S.G.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 29/2017 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 20/01/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/11/2021 dal cons. Dott. LAMORGESE ANTONIO PIETRO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La signora d.C.R.R.M., cittadina (OMISSIS), chiedeva al Tribunale di Foggia di dichiarare, ai sensi dell’art. 116 c.c., la nullità del matrimonio contratto il (OMISSIS) dai signori S.G. e C.F.. Affermava che quest’ultimo non aveva lo stato libero, essendo con lei coniugato dal (OMISSIS), data di celebrazione del matrimonio in (OMISSIS), dalla cui unione era nata una figlia; chiedeva di accertare la propria qualità di erede del C. (deceduto il (OMISSIS)), al fine di recuperare la proprietà dei beni del de cuius caduti in successione.

La R. osservava che la sentenza dichiarativa della cessazione degli effetti civili del suo matrimonio con il C., resa dal Tribunale di Foggia il (OMISSIS), non le era opponibile perché emessa nella sua contumacia, non le era stata notificata e non era stata riconosciuta in (OMISSIS).

La Corte d’appello di Bari, con sentenza del 20 gennaio 2017, rigettava il gravame della R., confermando la sentenza impugnata.

La Corte riteneva irrilevante la mancata esecuzione in (OMISSIS) della sentenza del Tribunale di Foggia dichiarativa della cessazione degli effetti civili del matrimonio tra il C. e la R., alla luce delle seguenti considerazioni: tale sentenza era passata in giudicato in Italia ed aveva resistito ad un ricorso per revocazione proposto dalla stessa R.; il mancato riconoscimento della sentenza in (OMISSIS) non poteva incidere sui rapporti giuridici sorti in Italia sulla base di essa; a proposito della giurisdizione del giudice italiano a pronunciarsi sulla cessazione degli effetti civili del matrimonio, la Corte osservava che non poteva trovare applicazione la L. n. 218 del 1995, trattandosi di sentenza pronunciata nel 1991, e che doveva applicarsi l’art. 17 preleggi, secondo il quale lo stato delle persone era regolato dalle leggi del paese al quale appartengono e, dunque, nella specie, dalle leggi dello Stato italiano.

Avverso questa sentenza la R. propone ricorso per cassazione, illustrato da memoria; la S. non ha svolto attività difensiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con ordinanza interlocutoria del 4 giugno 2021, il Collegio, in mancanza di prova della ritualità della notifica a S.M., ha disposto la rinnovazione della notifica del ricorso. La R. ha dimostrato che l’avvocato Giovanni Garofalo, presso il quale il ricorso per cassazione è stato notificato, era difensore domiciliatario della S. nel giudizio di appello, come risulta dalla comparsa di costituzione e risposta in appello prodotta dalla ricorrente, la quale ha comunque provveduto tempestivamente alla rinnovazione della notifica presso l’altro difensore della S.. Il rapporto processuale e’, pertanto, regolarmente costituito nella presente fase processuale.

Con un unico complesso motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della Convenzione italo-(OMISSIS) firmata a Madrid il 22 maggio 1973 (artt. 11, 15, 17), ratificata con L. 9 giugno 1977, n. 605 della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 (art. 27) e dei regolamenti UE n. 44/2001 del 22 dicembre 2000 e n. 1348/2000 del 29 maggio 2000. Si contesta ai giudici di merito di avere ritenuto che il C. avesse lo stato libero per contrarre il matrimonio con la S. nel (OMISSIS), erroneamente dando rilievo alla sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio tra la R. e C., mai resa efficace in (OMISSIS) con apposito exequatur, non passata in giudicato e invalida per “difetto di competenza per territorio” del giudice italiano (la R. era cittadina (OMISSIS) e il matrimonio era stato celebrato in (OMISSIS)), per tardiva notifica del decreto di comparizione delle parti nel giudizio e difetto di prova della notifica della sentenza resa in contumacia.

Il motivo è infondato.

E’ decisiva la considerazione che la sentenza del Tribunale di Foggia del (OMISSIS), che ha dichiarato la cessazione degli effetti civili del matrimonio tra C.F. e d.C.R.R.M., è passata in giudicato nell’ordinamento italiano (resistendo anche a un ricorso per revocazione proposto dalla ricorrente) ed ha restituito lo stato libero al C., cittadino italiano, il quale è soggetto alla vincolante disciplina del codice civile anche per il matrimonio contratto all’estero con un non cittadino (cfr. Cass. n. 1395 del 1979).

Tale conclusione è coerente con la L. 31 maggio 1995, n. 218, art. 27 che, sebbene inapplicabile ratione temporis, ha rilievo sistematico ai fini interpretativi, laddove prevede che “resta salvo lo stato libero che uno dei nubendi abbia acquistato per effetto di un giudicato italiano o riconosciuto in Italia”.

La R. ha ammesso di avere ricevuto la notifica dell’atto introduttivo del giudizio di divorzio (pag. 2 del ricorso), ma denuncia errores in procedendo (tardiva notifica del decreto di comparizione delle parti) che avrebbe dovuto far valere costituendosi in quel giudizio e proponendo appello avverso la relativa sentenza, mentre non assume rilievo che abbia avuto notizia della sentenza solo successivamente (quando propose un ricorso per revocazione con esito negativo).

I parametri normativi richiamati nel motivo non sono pertinenti né decisivi: la Convenzione di Bruxelles del 1968 non si applica in materia di stato e capacità delle persone fisiche (art. 2, comma 1, n. 1), né è utile a dimostrare la non vincolatività del giudicato nei confronti del C.; i regolamenti UE n. 44/2001 (art. 34 n. 2) e 1348/2000 (art. 19) non sono applicabili ratione temporis e, comunque, riguardano il caso, diverso da quello in esame, in cui il convenuto non abbia ricevuto alcuna notifica o comunicazione della domanda giudiziale e non abbia avuto la possibilità di impugnare la decisione.

Ne’ è possibile argomentare il difetto di competenza giurisdizionale del Tribunale di Foggia a pronunciarsi sull’istanza di divorzio presentata dal C. alla luce della Convenzione italo-(OMISSIS) del 1973, il cui art. 15 non esclude il riconoscimento delle decisioni emesse dal Tribunale (cosiddetto “d’origine”) di uno dei due paesi che abbia (erroneamente) applicato le norme del proprio ordinamento, concernenti lo stato e la capacità delle persone, “quando l’applicazione della legge predetta (dell’altro Stato cosiddetto “richiesto”) avrebbe prodotto lo stesso risultato”. Nella specie, la ricorrente avrebbe dovuto dimostrare nel giudizio di merito – e invece non ha neppure allegato la sussistenza di fatti o ragioni che avrebbero impedito di pervenire a una analoga sentenza di scioglimento del vincolo coniugale nell’ordinamento spagnolo.

L’istanza di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia è inammissibile, essendo formulata in modo astratto e generico, indirizzata a disposizioni Eurounitarie non pertinenti e senza indicare specificamente le ragioni della violazione che si imputa ai giudici di merito.

In conclusione, il ricorso è infondato e dev’essere rigettato.

Non si deve provvedere sulle spese, non avendo la S. svolto attività difensiva.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Oscuramento dei dati personali.

Così deciso in Roma, il 11 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2021

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